Il banco del pane [Alceste]

Durante la pausa pranzo chiamo un vecchio conoscente, per un panino e un caffé.
Non siamo amici in senso stretto. La nostra corrispondenza d’animo si basa, piuttosto, sull’appartenenza alla vasta area del reducismo. Reducismo di sinistra, in tal caso. A differenza del sottoscritto, che ama troncare senza preavviso dopo aver a lungo sopportato, egli ha intrapreso una progressiva e sfiancante Via Crucis: dall’apostolato “senza se e ma” si è incamminato verso il Golgota del sinistrume più residuale e ridicolo. Rifondazione, Cossutta, movimentismo, SEL. Non comprendo ancora come un tizio intelligente e sarcastico come lui si sia fatto abbindolare dall’Orecchinato, ma è così.
A volte anche i migliori si perdono; oppure (ipotesi più probabile) agisce nei cuori una vergogna, un pudore: è la nostalgia di ciò che fummo. Abbandonare il passato equivale ad abbandonare una larga parte di noi stessi e perciò vi rimaniamo attaccati con ogni scusa e forza, al di là di quella ragionevolezza imposta dalla cruda disamina dei fatti.
SEL! Torna a suo merito, comunque, l’esserne scappato a gambe levate. Per sfotterlo a volte lo chiamo “Il Sellin fuggiasco”.
Invece del bar usuale insiste a portarmi presso un ipermercato che ha aperto i battenti lungo un’importante via romana.
Non siamo al centro della città, ma al suo limitare; la clientela è mista, fra popolare e alta. La via è trafficatissima: essa, infatti, reca il viaggiatore dalle periferie di Roma nord sino a San Pietro.
Verso le 2 è affollatissimo anche l’ipermercato. “Questo è il nuovo inferno” mi dice. Il vocìo della clientela, indaffarata a riempire carrelli e a telefonare (ma a chi?), si somma al frastuono della musica e degli annunci sugli sconti berciato dagli altoparlanti: le trombe di Gerico del convincimento pubblicitario. Si fatica a dialogare. Percepisco solo frasi smozzicate mentre ci si fa largo tra gli inebetiti compulsivi: “Sei ore al giorno sette giorni su sette in questo casino … non male come fine del lavoro … al banco del pesce ci metterei Rifkin … tutele crescenti … la scolarizzazione del personale è alta … quasi tutti diplomati, qualcuno laureato o laureando …“. “Prima il pezzo di carta, mi raccomando …” motteggio, e lui sghignazza.
Presso il bancone del pane e della pizza (sempre appena sfornata: pizza bianca romana, alta, che si può aprire nel mezzo e farcire a piacimento) c’è una mezza ressa. Studenti in libera uscita, tutti eguali o quasi (li distingue la qualità dell’accessorio: scarpe, smartphone, piumini), impiegati del terziario avanzato  (“mi mangio un bel pezzo di bianca …“: in realtà vogliono risparmiare), qualche impiegato meno giovane (si nota da come guarda la fila: con aria rassegnata), giovani madri vestite come zoccole, casalinghe, perdigiorno e disoccupati (si annusano subito), anziani dimessi e curvi (leggi: vecchi) oppure anziani più dignitosi, memori di una scarna eleganza oggi non più di moda, signore bene, col cane e senza, operai con la tuta, colf asiatiche col pupo della padrona, ariano e frignone, già stupido a due anni, un paio di professionisti (uno ha la borsa in pelle dell’avvocaticchio; l’altro è un maneggione inciuciato col Comune et similia: lo evinco dalla conversazione slabbrata in cui parla di soldi e di far conoscere qualcosa a un dirigente della Ripartizione et cetera).
Perché mi hai portato in questa bolgia di idioti?” già fremo.
Fenomenologia antropologica. Non eri tu che affermavi una relazione diretta tra welfare e bellezza femminile?“.
Certo, e lo riaffermo. Anche maschile, se è per questo. Nelle donne, tuttavia, spicca di più il salto generazionale. Basta guardare una foto delle nonne e delle loro nipoti. Ma già le mamme, rispetto alle nonne, avevano un aspetto più curato: le ossa cominciavano a raddrizzarsi, i peli a scomparire, le frasi a perdere la patina del dialetto … il linguaggio si uniformava a una dizione più pulita e meno espressiva. Vantaggi o svantaggi della scuola dell’obbligo … A sedici anni, oggi, sono quasi tutte carine, mediamente istruite. Difficile trovarne una veramente brutta“.
Te lo dico” mi fa lui “perché, in un certo senso mi hai convinto. In effetti le ragazze sono più belle … più curate, più gentili … almeno finché rimangono parcheggiate all’università. Poi quando attaccano a lavorare, a fare un lavoro come questo …” e indica la commessa del pane, che ruota frenetica il coltello a dividere pagnotte e filoni, e imbusta disperata panini, pane arabo, pane alle olive, pane di Lariano per non far aspettare la pressante clientela. Una biondina un po’ sciatta, rotonda, con gli occhi chiari, lievemente cerchiati; occhi che non alza mai verso i petulanti elemosinieri di rosette, rustici e sfilatini. Una cuffia in testa un po’ storta, le mani in due informi guanti di plastica trasparente; il cicalino dell’eliminacode sembra impazzito.
Quella ragazzetta lì – avrà venticinque anni – la conobbi appena entrata. Aveva i capelli più corti, studiava non so cosa … ah, no … si stava laureando in design … design, arredamento, una roba del genere. Era magretta, parlava a voce bassissima, con fare aggraziato. Graziosa, timida, quasi bella. Guarda lì, sta sfiorendo come un mazzo di fiori senz’acqua …
In effetti sembra sciupata. Devitalizzata. “Vuoi dire che il junk food e i carboidrati stanno imbruttendo le italiane? O forse è il treno Treu-Fornero-Poletti il vero responsabile? La scoperta dell’acqua calda. Le nonne avevano le gambe storte e le nipoti prima o poi torneranno a incurvarle. Certo, è così. Prima o poi, di questo passo (di questo passo!), una pauperclass dovrà ingrossare sempre più. Meno protezione, meno welfare, lavori più schifosi. Non ti curi i denti, la sciatica, i capelli, mangi male, t’ingrassi … per questo i poveri sono brutti e sporchi. E se sei brutto, sporco e senza avvenire, diventi cattivo. Che vuoi dirmi? Che li vuoi reclutare alla causa rivoluzionaria? Questi saranno poveri di un nuovo conio. Se pensi che siano barricaderi stai fresco …
No, la rivoluzione no, ma è su questi che bisogna puntare. Non hanno rappresentanza politica. Una rifondazione a sinistra parte da qui“.
Rifondazione a sinistra? Arrivato alla mezza età non ho voglia di rifondare un bel niente.
Stammi a sentire” gli faccio “i poveri come li intendi tu erano sempre stati in basso. Questi vengono dall’alto, dai cellulari e dalle seghe dei videogiochi e delle chat. I poveri possedevano risorse e disprezzavano chi era in alto; conoscevano tecniche da poveri: rubare galline, a esempio. Spesso erano campagnoli e in campagna si trova sempre qualcosa da mettere sotto i denti. Questi, invece, sono agnellini diversi, teneri, malinconici e depressi. Hanno il motto di change.org sul desktop. Devo dirti che mi fanno pena? Potevano pensarci prima. A me l’unica cosa che fa pena è l’Italia, l’Italia svenduta. Questi sono prodotti del volgere della storia … o si svegliano o li mangiano … come gli Eloi di Wells, ti ricordi il racconto? … non ho voglia di fare il capopopolo o il Testimone di Geova degli imbecilli …
Per essere un ex di sinistra sei proprio un bastardo all’ultimo stadio“, e dice sul serio, non per burla.
No, guarda, ero comunista, non di sinistra. La sinistra, se c’era, ha solo tradito il socialismo …” e, mentre parlo, lo trascino all’uscita. Qui non voglio comprare niente. Rincaro: “E pure l’empatia, chissenefrega. C’è solo da comprendere ciò che deve essere compreso … ed eventualmente rompere qualche testa e far sanguinare qualche naso …“. Lo affronto così perché so, che, nel fondo dell’animo, egli rimane un sinistrorso, ovvero una parodia della sinistra che, a sua volta, è una parodia del socialismo. Una coazione a ripetere: a ripetere le consunte e logore parole d’ordine del Sessantotto, aggiornate, negli ultimi decenni, alla fatwa del PolCor: antirazzismo, femminicidio, antimachismo, viva i migranti … In sintesi: il cascame degenerativo dell’antica fedeltà al Partito Comunista. Si votava e si agiva perché lo diceva il Partito, senza fronzoli e individualismi; così come, per de Maistre, il cattolico era cattolico perché ubbidiva al Papa. Il PCI non c’è più, nemmeno il comunismo, non c’è più neanche la sinistra a veder bene, ma solo un vago sinistrismo PolCor … l’atteggiamento di devozione, però, agisce ancora. Tutto ciò che non rientra negli ottusi schema del sinistrume sessantottino (che, infatti, non era comunista) è sentito come inaffidabile, folle, populista, fascista …
Se ne sta zitto. “Parla, parla … che vuoi dire …?“. Tanto già so cosa vuol dire. E, infatti, lo dice.
Credo che quella ragazza lì, a quaranta ore la settimana e mille al mese … se ci arriva a mille … e tutti i suoi colleghi … che poi, non so se lo sai … sono gestiti in blocco da una cooperativa … sia quelli fissi che quelli stagionali … credo che lei e tutti gli altri siano la futura manovalanza di un regime assoluto … se degenerano le cose non ci pensano due volte, basta che trovano qualcuno che li mette in riga …
Insomma, saranno la carne da cannone del fascismo futuro. E del nazismo, del peronismo?
Certo è così, sono il serbatoio sociale di una eventuale svolta autoritaria a destra“.
La destra, come tu la chiami in pieno 2016, non esiste … se esistesse l’avreste creata voi, caro mio …
Sì, bonanotte …” fa liquidatorio.
No, no, aspetta … esiste? Allora è la compagna Fedeli e il compagno Landini della CGIL ad averla creata, un compromesso dopo l’altro … Tiziano Treu … la compagna Fornero, moglie del compagno di Repubblica … come si chiama? E poi il compagno Padoa Schioppa … il tovarich col loden dove lo metti … aspetta … e non la destra hanno creato, attento! … col loro comportamento hanno solo permesso il formarsi di stati di coscienza a livello mondiale … il fascismo e il populismo non sono che temporanee concrezioni storiche che soddisfano questi nuovi revanscismi e queste suggestioni … Banca Etruria e Jobs Act e Steagall Act alla lunga votano Trump, Salvini, Grillo … sono atti difensivi, umani …
Si lascia cadere le braccia con una smorfia.
Allora attacco, esagerando, il pistolotto.
Non voglio dire che abbiano ragione a votare e sostenere Trump, Salvini o Grillo … ma cerca di comprendere … destra e sinistra sono stati dell’animo, non definizioni politiche … si nasce gretti o altruisti … oppure col bernoccolo degli affari o con la voglia di fare il dipendente … ognuno poi si orienta come meglio crede … è l’intelligenza umana a creare i partiti, i filtri, i simboli, le sublimazioni … la destra, come la chiami, è sorgiva e istintuale, e torna inevitabile nei periodi di basso impero … la sinistra ha bisogno, per affermarsi, di una elaborazione concettuale tesa a soddisfare i bisogni primari: pane lavoro istruzione … in questo momento storico la sinistra istituzionale ha tradito, punto e basta. E il redneck dell’Arkansas, il fabbro della Carinzia e, forse, quella biondina al banco hanno paura e vogliono salvare la buccia sociale … e farvela pagare, in un certo senso … in modo bonario, per ora … quando manca il pane, o il futuro s’annerisce, è inutile offrire adozioni gay … voi avete creato le condizioni e il problema, anzi, a dirla tutta, siete voi, politicamente e fisicamente, il problema …
Guarda che ormai mi sono ritirato …
Troppo tardi. Col 3% avete dato al potere maggioranze bulgare …
Mi sono ritirato prima …
Continuo, per provocazione: “… e l’avete data a Prodi, Letta, Monti, Renzi … a tutti … ma non è questo il cuore del problema. Ascoltami: il fatto è che avete evocato il Golem, ovvero una situazione sociale insostenibile … e poi, col consueto disprezzo, chiamate fascismo l’unica risposta a Esso … settecentomila immigrati a Roma in vent’anni e voi lì col mito di Nelson Mandela, coi ristorantini etnici, l’internazionalismo straccione, i razzisti cattivi, le trecce rasta e le canne dei centri sociali … poi quando, nel 2016, un pensionato rifila un pugno a una zingara che gli sfila il portafoglio allora quello è un fascista, un carnefice … avete rotto i coglioni … la destra non esiste, non esiste più … è solo istinto di sopravvivenza, una pulsione indistruttibile dell’animo … dov’è il cattolicesimo pievano, il Sillabo, i colonnelli col tintinnar di sciabole, lo Strapaese reazionario? Forse, e dico forse, si riformeranno vaghi partiti di destra … ma, ricordati … voi ne siete i primi fondatori, mettitela in testa …
Insomma, che devo fare, niente?
Niente, che vuoi fare. Vai a predicare come i frati cercatori, avvelena qualche pozzo, bestemmia. Altro non puoi. Hai aperto google oggi? Sul cellulare, prima ancora di digitare, compaiono gli argomenti più cliccati: al terzo posto c’era l’autosospensione di Sala, al secondo l’arresto di Marra, al primo la scelta di Clarissa Marchese …
E chi è?
Vai a vedere … una ragazza di successo la Marchese … un’altra che ha successo si chiama Camilla Mangiapelo … è tutto fasullo … credimi, andrà come deve andare. Le ruote della storia hanno ripreso a girare e ci può salvare solo un’anarchia sanguinosa o un liberatore esterno, noi da soli non siamo capaci di far nulla … la destra? I colonnelli non fanno più i colpi di Stato … i colonnelli greci dove stanno? Con Tsipras al mare, probabilmente … quelli italiani, invece, si sono scavati una tana nel parmigiano a rodere il cacio rimasto … il cacio della mia IMU, per esempio … magistrati e giudici, invece, i colpi di Stato li fanno, ma solo a favore dei burocrati Euro e Nato … o dei tangentari locali con cui dividono gli stuzzichini il venerdì sera … non sono lì certo per liberare l’orizzonte del sol dell’avvenire … l’avvenire si è ristretto, ormai, al banco del pane … ma dove sarà mai questa destra terribile … e poi, ammettilo, manca il materiale umano … e l’odio, quello vero … quello che può essere disciplinato in falangi …. questi sono solo depressi, o saputelli …“.
Mentre una BMW targata “RO” sfreccia a pochi centimetri dai nostri alluci, aggiungo conciliante: “Dai … ti offro il pranzo e un caffettino … è un po’ dura mangiare con un rossobruno, ma fai lo sforzo …“.
Mentre sbocconcella un panino mi fa un’intemerata al contrario. Più lo ascolto e più mi faccio la convinzione che il sistema può solo collassare su sé stesso. Inutile aspettarsi qualcosa. Siamo degli inetti.
Poco male, anche oggi una buona azione l’ho comunque fatta. Ho tentato di avvelenare un animo.
Che altro posso fare? … non mi rimane che questo dysangelium contro il potere …
Sbaglio? Ditemelo voi.
Ogni tanto vado a rileggermi le ultime righe de L’agente segreto di Joseph Conrad:

L’incorruttibile Professore camminava, evitando di guardare le odiose masse del genere umano. Il futuro non esisteva per lui. Disprezzava il futuro. Egli era una forza. Accarezzava, nella sua mente, immagini di rovina e distruzione, mentre avanzava fragile, insignificante, misero e meschino – terribile nella semplicità d’un idea: la follia e la disperazione chiamate a rigenerare il mondo. Nessuno si curava di lui. Egli passava, insospettato e micidiale come la peste, nella strada piena d’esseri umani“.

Il banco del pane [Alceste]ultima modifica: 2016-12-17T11:12:35+01:00da derosse
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42 pensieri su “Il banco del pane [Alceste]

  1. Gran bel pezzo, complimenti, stringe il cuore, e non solo per voi reduci dalla sinistra, ma anche per i vecchi come me, reduci della destra, che abbiamo visto tutte le nostre idee marcire, e non perchè siamo finiti ai Berlusconi e ai Fini, ma perchè è stata annullata la spinta ideale che sola giustificava la destra. E ora ci ritroviamo insieme a voi nella landa desolata dei rosso-bruni. Ma stia attento, non ci ritroviamo male. Noi sotto sotto i comunisti li rispettavamo e li amavamo, non eravamo borghesi forcaioli e mozzaorecchi. Vi invidiavamo i giovani pionieri col fazzoletto rosso, come i balilla, Stalin che voleva l’arte socialista e non astratta, Togliatti che su Rinascita criticava Hollywood. L’unica soddisfazione, quando ora vi accorgete che con l’immigrazione e gli uteri in affitto ai gay vi hanno fregato, è poter dire che vi avevamo avvertito.

    • Per Nieuport

      Dovrebbe entrare nella zucca degli italioti – missione praticamente impossibile – che la rappresentazione teatrale in parlamento, nella celebrazione untuosa e ipocrita della democrazia, è solo uno schermo dietro il quale si nascondono subdolamente le élite e i loro lacchè sub-politici. Destra e sinistra le riconsegniamo alla storia, per ridargli una dignità, e contrapponiamo muro contro muro la sovranità nazionale, politica e monetaria, alla globalizzazione e al cerbero neocapitalista con tre teste, liberista, liberale e libertaria.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Lo sai cosa è che mi fa incazzare?
    Il fatto che gli attuali attori della pauperclass non si rendono conto che stanno subendo non, “strali del destino crudele”, bensì colpi inferti loro dal solo nemico: la classe ricca.
    Warren Buffet l’ha candidamente ammesso: “E’ lotta di classe, baby, e noi stiamo vincendo!!!”.
    Se meno del 1% della popolazione detiene la maggior parte della ricchezza, la soluzione è semplice.
    Farli fuori.
    Sembra poco?
    Significa che, dopo, mal che vada, ognuno in media possederà il doppio.
    Perchè mai 7 miliardi di persone dovrebbero campare male per consentire a meno di 100.000 di loro di accumulare centinaia di miliardi di dolari, che anche volendo non potrebbero spendere?

    http://www.lastampa.it/2016/01/18/economia/disuguaglianze-record-la-met-della-ricchezza-mondiale-in-mano-a-un-club-di-supermiliardari-tpB6inUFwcAttCB2qCnNpI/pagina.html

    Eppure, i poveri non hanno ancora capito che , esseendo il 99% della popolazione, se si mettessero d’accordo potrebbero fare qualunque cosa.
    Un governo, eletto con il 99% dei voti, potrebbe pure cambiare la Costituzione, introducendo chennesò, il “divieto” di possedere più di , chennesò, due milioni di euro.
    Come mai non lo facciamo???

    • Per Tizio.8020

      Il problema di fondo, dal quale il male delle ineguaglianze origina, è l’esaltazione liberal-liberista della “libera iniziativa economica privata” e della proprietà privata. Il libero mercato origina, infatti, dalla sintesi dei due abomini iniziativa privata e proprietà privata, la quale non è solo un furto, ma, come costatiamo oggi, un crimine contro l’umanità.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • La proprietà privata non è il problema – anche lei è proprietario se paga l’IMU – ma il suo uso e sfruttamento. Direi invece che il problema più grande è la democrazia che , per dirla come Hoppe è ” il dio che ha fallito”.

  3. Bellissimo pezzo come sempre. Sono anche io così, cerco di mettere dei dubbi, chissà che qualcuno rinsavisca. Sinistronzi e sinistrati purtroppo non capiscono un cazzo, o sono grulli o sono in malafede. A volte preferisco quelli in malafede, perchè i sinistri mentecatti sono i peggiori di tutti. La destra in Italia non esiste più, E’ finita decenni fa, c’era rimasto qualche missino di primo pelo, ma ormai sono morti tutti. Magari ci fosse una sana destra sociale in Italia. Non è rimasto niente. Casa Pound, Forza Nuova hanno lo 0,2%. Dove vogliamo andare?! Speriamo nella Le Pen, speriamo in Putin. Ha liberato Aleppo, libererà anche Roma…magari. Dobbiamo pazientare e nel nostro piccolo destabilizzare, insinuare il dubbio, e sperare che qualcuno che viene da lontano ci salvi ( e non mi riferisco ai negri clandestini, quelli ci affossano soltanto da bravi parassiti quali sono).
    Ad Maiora

    • Per Marcello

      Da quel che leggo nel tuo commento, hai compreso un aspetto cruciale che riguarda la situazione italiana. Per come è ridotta la popolazione – sospesa fra idiotismo di massa, lobotomie mediatiche e ricatti di ogni genere – non dobbiamo aspettarci che la liberazione parta dal paese, da nuove élite rivoluzionarie (peraltro inesistenti) che trascinano le masse. Solo eventi esogeni di grande portata geopolitica, se positivi, potranno contribuire alla liberazione dell’Italia dalla gabbia atlantista e dall’euro-lager in cui si trova. Le residue speranze sono legate alla crescente potenza russa, che per l’Europa tutta (non solo per l’Italia) in futuro potrà “fare la differenza”.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Caro Alceste, io sono reduce un pò di tutto. Del Fascismo in quanto ho frequentato l’estrema destra da ragazzino, altrimenti quegli altri mi ammazzavano di botte. E non certo in quanto avessi una visione politica qualunque che ancora non avevo. Poi la visione si è sublimata e ho metabolizzato il cambiamento, ma nessuno mi ha fatto le sue scuse: nè personalmente, nè politicamente. Con il che, è facile intuire che la tendenza ad autoassolversi per ciò che si è fatto all’esterno è fondamentale nella visione comunista. Così come quella dell’autodafè all’interno. Infatti non è cambiato nulla: la salvezza sta sempre e solo all’interno e chi ne esce è uno scomunicato. Non importa se rinneghi il Lavoro: la tua identità è una questione di fazione. L’Antifascismo è più importante fino del Comunismo. Con questo modo di procedere si giunge facilmente a capire l’oggi e il perchè la classe dirigente che si accanisce contro un proletariato ormai senza nemmeno la prole, magari già retrocesso dalla piccola borghesia, venga proprio dall’esperienza comunista. Infatti, per chi ancora pretende di stare dentro ad una macchina ormai scassata, con l’illusione di conservare il proprio senso di superiorità, la cosa è inspiegabile: dentro c’è la salvezza e fuori la dannazione. Perfetta parodia della visione cristiana trasferita in politica.
    Eppure io ricordo che i fascisti non erano meno sensibili alle questioni sociali. Solo che le coniugavano all’interno della nazione, ma per il resto le differenze erano solo cosmetiche. Una mobilitazione rivoluzionaria a sinistra non era molto diversa da quella di destra; se non per la storia pregressa e l’istituzione di una Repubblica i cui custodi erano i referenti dei vincitori. E così, i polli di Renzo hanno continuato a scannarsi tra di loro mentre al di sopra di loro si preparava la suprema rivoluzione: quella vera, non quella utopica in cui tanti avevano creduto. Ed ora che la Rivoluzione si è rivelata per quello che è il vecchio comunista si sente a disagio. Non si capacita del tradimento dell’intera sua classe dirigente, che vede come un accidente inspiegabile della storia. Ciò significa una cosa sola: l’analisi era sbagliata. I comunisti sono sempre stati ingannati: molto più dei fascisti. Quando il padre di E.Berlinguer restituì ai “legittimi proprietari” le imprese socializzate dalla RSI fece qualcosa di comunista ? Certo. Altrimenti la Lotta di Classe non avrebbe più avuto ragion d’essere. Quando si smantelleno anche le ultime conquiste sociali instaurate dal Fascismo (e non dal Socialismo riformista di Turati), si fa qualcosa di comunista ? Forse no, ma sicuramente di antifascista. Vuoi dell’uno o dell’altro, questo si poteva benissimo prevedere; non solo nel primo dopoguerra, ma addirittura nel 1921, quando nacquero contemparaneamente il PCI e il PNF entrambi usciti dal Socialismo. Ora che la nostra storia sanguinosa ci presenta il conto non capiamo quale sia stata la variabile impazzita che ha così stravolto le nostre convinzioni. A ben vedere, l’invasione e l’impoverimento collettivo sono entrambi figli della stessa visione; oppure, trovano legittimità nella stessa visione. Fondamentalmente quella anti-razzista, che di fatto impedisce di conservare la proprietà collettiva e interrompe la catena della tradizione, il che significa anche che tu da tuo padre non erediti nulla e nulla puoi rivendicare nei confronti di chi si insedia oggi in casa tua. Siete uguali, anzi, per accelerare la transizione, tu vali un po’ meno e ciò che resta del tuo patrimonio devi impiegarlo per comprare la corda a cui sarai appeso. Dobbiamo finalmente ammettere che i fascisti su questo avevano idee molto più chiare. E pure sulle dimensioni dello scontro militare le avevano. Chi oggi vuole rimanere aggrappato alle vecchie convinzioni, per non sentirsi escluso dalla comunità originaria, non ha a cuore le sorti dell’umanità, e nemmeno quelle della sua comunità nazionale: ha a cuore solo sè stesso. Alla fine si vede chi è più individualista: se il fascista o il comunista. Detto questo, ormai siamo oltre l’oltre. L’esigenza di unità deve concretizzarsi almeno di fronte ad una crisi esiziale. Eppure, si sta ancora a disquisire circa l’indegnità della destra e il ruolo progressivo della sinistra.

    • Per Rudi

      L’antifascismo si è rivelato una trappola liberal-liberista. Alla partecipazione dei comunisti al movimento antifascista, in Italia, fu contrario nel dopoguerra persino il comunista d’alto rango (senza alcuna ironia!) Amadeo Bordiga, che fu fra i fondatori del PCdI con Antonio Gramsci …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Conosco Bordiga, Eugenio… e chi non lo conosce ? “L’antifascismo è stata la peggiore eredità del fascismo”. Potrei anche capire la logica frontista staliniana durante una guerra, ma qui si intende molto di più, ovvero, la genuinità di un ideale che nasce con Wall Street e lì trova il suo compimento. Si tratta di una riflessione sull’Internazionalismo, prima che sul Comunismo. Basta leggere il Manifesto, non c’è alcun bisogno di leggersi tutto Das Kapital. Ciao e auguri.

    • Su alcune cose concordo, su altre no.
      Il fascismo originario, quello del “manifesto di Sansepolcro”, per capirci, poteva avere un senso.
      In sostanza, chiedeva condizioni migliori per i lavoratori (giornata di 8 ore, minimo di paga), terre ai contadini, espropriazione parziale di tutte le ricchezze, sequestro dell’85% dei “profitti di guerra”, etc etc.
      Sequestro di tutti i beni delle Congregazioni Religiose!!!
      Un bel colpo alle Classi ricche!
      Poi , cosa hanno veramente realizzato?
      Il contrario, o quasi.
      Non dimentico che dobbiamo al fascismo la Mutua, l’INPS con le pensioni, l’INAIL con le assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro, le colonie, etc.
      Ma vi risulta che le Classi ricche abbiano sofferto, sotto al Fascismo?
      Manco per nulla.
      Commesse militari a iosa, a prezzi assurdi, e di qualità men che scarsa.
      Nesun controllo.
      Si sono ostinati a produrre quel che volevano gli industriali, e non quel che serviva.
      Leggetevi i memoriali di chi in guerra c’è stato, e vi renderete conto di che razza di attrezzature ed armamenti avevano in dotazione i nostri.
      Quindi, un movimento nato per distruggere i ricchi, ha finito per farli arricchire ancor di più.
      L’antifascismo invece cosa ha fatto?
      Sotto la copertura della Democrazia, ha posto le condizioni per un servaggio perpetuo.
      Ha sostanzialmente riconfermato ognuno al suo posto, tanto che gli stessi giudici che magari nel 1936 hanno condannato gli antifascisti al confino, poi nel 1946 hanno condannato …i fascisti all’epurazione!!!!!
      Sempre gli stessi.
      Con la scusa che DC, PSI, PCI non si mettevano daccordo, non si è fatto nulla.
      La finzione è durata fino alla divisione in due blocchi.
      Poi son cadute le maschere: dal 1994, si è ben visto che non esistevano destra e sinistra, ma solo due gruppi di ladri e traditori.
      8 anni è stata al governo “la destra”, 12 anni la “sinistra”.
      E sostanzialmente hanno suonato lo stesso identico spartito.
      Hanno tolto diritti, e confermato privilegi.
      Le “leggi ad personam” sono una schifezza, ma anche il NON aver fatto Leggi CONTRO il conflitto di interessi, è una schifezza.
      Per me, sempre son stati d’accordo.
      E adesso, che qualcuno si è svegliato, non sanno più come nascondere il cadavere (della democrazia).
      Ti vogliono convincere che le colpe sono dell’Europa, dell’euro, della Troika…
      Dal 1992 stanno svendendo il Paese, e lo stanno portando sottacqua.
      Leggetevi la lista di chi ha votato contro al MES , al “Fiscal Compact” e a tutti i provvedimenti suicidi degli ultimi anni.
      Quisling scappò in Spagna, alla fine della Guerra.
      Questi sono ancora qui.
      O ci svegliamo, e scorrerà del sangue, oppure faremo la fine della rana bollita.

      • Per Tizo.8020

        “O ci svegliamo, e scorrerà del sangue, oppure faremo la fine della rana bollita.” Sono completamente d’accordo … Non saranno certo la democrazia liberale e il voto a salvarci, essendo la democrazia uno strumento di dominazione elitista e uno schermo dietro il quale si nasconde la classe dominante.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

  5. Talmente urtante, nel suo restituire la realtà senza filtri, da dispiacersi del fatto che il romeno non si sia tenuto un po’ più sulla destra… Un pugno nello stomaco. “Sbaglio? Ditemelo voi”, nel disarmante finale. “No, purtroppo non sbagli”. Pezzo notevolissimo.

      • La “tristezza” è lo stesso sentimento tanto diffuso in USA dopo la vittoria di Trump. Li chiamano “snowflakes”, fiocchi di neve, sono i giovani che interpretano la realtà solo attraverso il filtro di uno sciocco sentimentalismo. Non hanno altri strumenti, intellettuali, creativi, logici, solo tremori interiori qual foglia al vento. Sono gestibili come automi. Li hanno programmati così, fin dall’infanzia.

        • Per Cris

          Passi per la “tristezza”, ma costoro hanno pagato manifestanti-teppisti che assalivano i votanti di Trump, anche se si trattava di donne e anziani.
          Pensiamo a quello che hanno fatto in Siria …
          Per questo l’AK 74 (con il supporto russo, si spera) sarà più utile del voto democratico, un dì.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  6. Pezzo ottimo e amaro come sempre. Posso aggiungere una cosa che mi ha colpito qualche mese fa: una mia amica (intorno ai 25 anni), mai interessatasi di politica in modo approfondito, espresse “tristezza” per la Brexit. Tristezza, non preoccupazione, curiosità, dubbio ma tristezza! La guardai negli occhi e mi resi di conti di avere di fronte una zucca vuota; il suo cervello era un terreno in cui il potere può mettere dentro quel che più gli aggrada. Ho provato un brivido.

    Detto questo, concordo che le cose in Italia potranno cambiare solo dall’esterno (come è spesso stato dalla fine del Rinascimento ad oggi). Vi sono alcuni elementi che mi danno un filo di speranza e rispetto al cupo pessimismo di qualche anno fa, sono oro.
    1) La Russia è salda all’interno; questo basta, perchè la Russia non può essere sconfitta dall’esterno. Per “salda all’interno” non intendo “il potere di Putin è saldo”, quello è secondario; intendo che la Russia come popolo e classe dirigente è sana (almeno in parte), perchè riesce a resistere alla globalizzazione dei valori. Difatti in Russia negli ultimi anni è accaduto un miracolo: un boom delle nascite che noi europei in via di estinzione/sostituzione possiamo solo sognare.
    2) Il pragmatismo di Trump. Spero vivamente che Trump capisca la insostenibilità del dominio unipolare degli Stati Uniti (dominio che è stato imposto a forza nel 1989-2015) e sappia regolarsi di conseguenza. Di questa insostenibilità erano consapevoli anche Obama&Clinton, ma la loro risposta era “facciamo guerra alla Russia adesso che siamo ancora in posizione di superiorità”.
    3) La Francia. Che vinca Fillon o Le Pen (sempre meglio quest’ultima ovviamente) vi sarà un netto cambio di passo in politica estera.

    Noi ci accoderemo quando le cose saranno chiare. Amaro, ma è così.

    • Per Teddy

      Punto 1 su Putin e la Russia. Dovrebbero essere più attivi e più positivamente “invasivi” nell’appoggiare le forze anti-sistema e anti-Ue in Europa.
      Punto 2 su Trump. Non è ancora presidente e oggi c’è la fatidica scadenza in cui il comitato elettorale (formato dai delegati) deve approvare l’elezione a presidente di Donald Trump … Ci potrebbero essere sorprese clamorose (i delegati si possono comprare o minacciare impaurendoli).
      Punto 3 su Fillon e Le Pen. Fillon mi pare uno specchietto per le allodole che sottrarrà consensi a Le Pen e, una volta eletto, non porterà sostanziali cambiamenti nelle alleanze francesi e in politica estera.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  7. Bellissimo articolo che insieme agli altri dello stesso autore potrebbe essere raccolto in un libro da leggere per comprendere gli anni del declino che stiamo vivendo.
    Meravigliosa la conclusione finale : “poco male, anche oggi una buona azione l’ho comunque fatta. Ho tentato di avvelenare un animo “.
    Ai tempi dell’inizio della crisi economica ,verso il 2007 ,mi ero illuso che l’impoverimento generale avrebbe portato le persone a concentrarsi sui veri valori della vita e che sarebbe stato possibile una maggiore coesione sociale .Mi sbagliavo :.le persone si adattano facilmente al peggio senza reagire e per quanto depauperati da soldi e diritti le loro priorita’ rimangono il cellulare ,la palestra ,la possibilita’ di farsi un bel tatuaggio od un piercing e di permettersi una settimana di vacanza a ferragosto in un villaggio turistico .
    Perse quindi le ultime illusioni in un riscatto degli italiani mi limito anche io ad agire localmente tentando ,quando possibile ,. di avvelenare qualche animo che mi capita a tiro con le mie peggiori elucubrazioni spesso piu’ disperate di quelle sfoggiate da Alceste.

    Saluti

  8. questi di sel, o come cazzo si chiama oggi, questi dell’ex sindaco milionario di milano, sono IL NEMICO.
    i collaborazionisti sono i primi da eliminare.
    col nemico si tratta.
    coi collaboratori no.

    • Per MDA

      Infatti … se si dovrà trattare (cosa oggi impossibile), si tratterà direttamente con il padrone sopranazionale, non con i servi locali.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • cmq bene la costanza di alceste di vomitare in faccia il nostro diprezzo a ste gente di merda qua.
        è il disprezzo della maggioranza silenziosa per questi pezzi di merda, per questi cattivi maestri, che hanno avvelenato l’italia dal 92 in poi anzi da prima molto prima.
        la feccia va guardata, annusata e anche toccata. si ci sporca di merda, questo si, ma è un bene fargli sentire il disprezzo.
        per certe cose non c’è prezzo….

  9. La “sinistra” e la “destra” esistono ancora.
    Basta leggere i vs commenti.
    Punti in comune, ne esistono (nemici in comune…) ma appena sarà possibile vi metterete le dita negli occhi.
    Dovrei scrivere “ci metteremo”, ma non ho più voglia.
    Ah, il post è fantastico, una delle migliori sintesi di sempre della attuale sitazione
    Grazie.
    Wile

    • Per Francesca

      Non basta la disponibilità ad ascoltare, operando una critica politica e sociale al sistema, perché ci vuole anche il coraggio di rischiare, di mettersi contro, se necessario di combattere … Tutto ciò mi sembra che manchi, oggi, in Italia.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  10. Ho sempre considerato i comunisti degl’idioti e dei misantropi, idioti perchè “ai tempi” quand’ero ragazzino i compagni andavano per la maggiore… erano “di moda” il massimo (del conformismo) e poi avevano il monopolio della Moralità, la cosa che me li faceva sembrare idioti era la stessa definizione di idiota, colui che non ha il cervello per vedere al dilà del proprio naso, di valutare le conseguenze dei propri gesti, ricordo le innumerevoli volte quando l’idiota comunista Tizio o Caio mi arringava: “se tutto è proprietà dello Stato tutto è più giusto bla bla bla” io replicavo:”Ma chi è lo Stato, guarda che lo Stato sono burocrati e politicanti, ovvero il peggio di qualunque società” ma l’idiota, si confermava tale, non capendo nemmeno il senso mia obiezione.
    Notai anche che quasi tutti gl’idioti comunisti erano dei misantropi, odiavano la gente, alcuni li frequentavo, ma sentivo solo odio verso gl’altri mascherato dalla Moralità Superiore del Comunista e questo me l’ha ricordato quanto su scritto, un odio viscerale, un disprezzo assoluto dell’umanità, degl’italiani in particolare, un qualcosa di così vergognoso da non riuscire ad ammetterlo, così dal dissimularlo nel falso altruismo verso la classe operaia, però con sogni, malcelati, di sterminio verso tutti i non comunisti.
    Infine il “babau” il “belzebù” la causa dei tutti i mali, la parola d’ordine che scatena i cani: il fascismo (o peggio: nazismo!). Che era chiunque non la pensasse come l’idiota misantropo comunista, ma non avevano la minma idea di cosa fosse il fascismo o il nazismo, tanto essere comunista comportava anche una Conoscenza e Cultura Superiore, dunque che bisogno c’era di studiare, leggere informarsi, era sufficiente esercitarsi nella supercazzola (prematurata) del gergo marxista di cui oggi, solo quel parassita di Bertinotti è capace, peccato quel gergo era l’unica cosa divertente (ridicola) dei compagni.
    Infine dimenticavo l’elitarismo e l’ipocrisia degl’idioti comunisti, il termine “redneck” qui in Italia lo usano soltanto i compagni con la puzza (la loro) sotto il naso, “redneck” vuol dire: “contadino che si spacca la schiena sotto il Sole dalla mattina alla sera e perciò dietro alla nuca ha il collo arrossato, invece noi comunisti non facciamo un cazz# e campiamo sulle spalle del contadino che irridiamo e sbeffeggiamo anche” non amo i termini in inglese, però devo ammettere che “redneck” è molto più breve di tutto il virgolettato, a proposito (Glass) Steagall act temo sia stato usato a sproposito, era infatti una legge per mettere un freno alle banche d’affari separandole da quelle che raccoglievano il risparmio, la legge fu abrogata da BillClinton dietro pagamento di milionarie bustarelle, ho una foto dell’evento, dietro a Bill ci sono tutti i banchieri più delinquenti degli USA che sfoggiano sorrisi entusiasti, Bill e la moglie Pazza non a caso sono icone della sinistra. Comunque mi diverto anch’io a prendere per i fondelli i compagni, a rigirare il coltello nella piaga quando li vedo dubbiosi, vacillanti, ma so che aldilà di un mio effimero divertimento, l’idiota al momento in cui si troverà solo in cabina elettorale, voterà Renzi-Bersani-PD o il suo clone ogm il m5s.

    • Hai ragione è “l’abrogazione del Glass Steagall Act” a votare Trump et cetera ….
      In quanto a redneck è un termine come un altro. D’estate, in campagna, quando poto gli olivi, divento anch’io un redneck … in città, invece, sono un rossobruno … secondo alcuni sono un rossoverdebruno … insomma, siamo nel campo delle goliardate, ognuno ha i propri nomignoli.

      • Per Alceste

        Io, invece, nel tempo mi sono beccato del “comunista”, “marxista-leninista”, “terza posizione”, “fascista”, “rosso-bruno” o “nazi-maoista”, eccetera.
        Credo di essere tutte queste cose insieme, tranne “nazi-maoista”, non avendo mai avuto simpatie “naziste” e non conoscendo bene il maoismo inteso come eresia marxista …

        Salute

        Eugenio Orso

  11. Un lettore scrive in un commento: “i comunisti erano dei misantropi, odiavano la gente, alcuni li frequentavo, ma sentivo solo odio verso gl’altri mascherato dalla Moralità Superiore”. È vero, e per quanto abbia detto che l’estrema destra rispettava i comunisti, e quasi li amava, quello che li distingueva dai socialisti era che in fondo al cuore avevano odio. I socialisti, gente come Nenni, Pertini, Craxi, erano arruffoni, cialtroni goderecci, immersi fino al collo in un ambiente corrotto, ma si sentivano parte del popolo italiano e lo amavano, i comunisti no. Si guardino i loro ultimi epigoni, Craxi a modo suo voleva bene agli italiani, Napolitano no.

    • Vorrei chiarire questa cosa una volta per tutte.
      Quando si parla di “comunista” con disprezzo si fa riferimento a un personaggio di sinistra, cresciuto e allevato nel pollaio del Sessantotto, Settantasette ed esperienze affini.
      È quel tipo di “comunista” che si è affermato nell’immaginario collettivo “anticomunista”: il tipo salottiero, come Lucio Magri, o la femminista a oltranza come Luciana Castellina, i corifei del Manifesto … tutte figure degenerate nel piddino attuale, da Nanni Moretti a Veltroni et cetera.
      Di questi tipi (che, infatti, avversavano il PCI delle origini) si può dire che sono radical, chic, snob (nonché attentissimi al gruzzolo succhiato dallo Stato, vedi Benigni, Fazio ….).
      I comunisti ante 68 erano operai, piccoli impiegati, redneck meridionali. Anche gli intellettuali (a parte quelli ricchi di famiglia, come Rossellini e Visconti) avevano le pezze al culo. E amavano l’Italia.
      Napolitano è un caso a sé. Io lo ricordo odiatissimo dai comunisti d’antan già nei Settanta.
      A margine noto che la stessa involuzione riguarda anche i figli della destra. La Russa, la Meloni e Fini sono camerati?
      Un mondo è finìto, finito nel 1989.
      Che i socialisti amassero l’Italia, poi, non mi trova proprio d’accordo … ho scritto pure un pezzo su ciò che erano i socialisti nel 1990, lasciamo stare. Forse qualche tranviere e ferroviere della CGIL socialista amava l’Italia …

      • Per Alceste

        Voglio aggiungere ancora una piccola considerazione, rinforzando il tuo discorso (che naturalmente condivido).
        Addirittura i cosiddetti “operaisti” dopo Raniero Panzieri, scomparso nel lontano 1964, non erano comunisti e, men che meno, di estrazione operaia … A meno che non si giudichino tali un Toni Negri (San Toni da Padova, per distinguerlo da Sant’Antonio) e un Massimo Cacciari, oggi commentatore e “filosofo” nei Talk show televisivi! Anche qui siamo davanti a una progressiva e “sinistra” degenerazione del comunismo marxista, realmente esistito nel novecento.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

  12. Credo di fare cosa buona e giusta chiedendo ad Alceste di avvelenarci l’animo un po’ più spesso.
    Anch’io, nel mio piccolo, ci provo, ma ormai desisto quasi subito: non provo repulsione di alcun tipo, solo noia.
    Nell’osservare il prossimo mio, poi, questo prossimo che secondo il “sinistro” dell’articolo dovrebbe “rifondare la sinistra”, cadono ulteriormente le braccia.
    Alceste parla in termini quasi lirici dei poveri di una volta, che prima di ogni altra cosa disprezzavano i ricchi; oggi, la commessa o il magazziniere definiscono la propria identità socio-culturale in base al modello di smartfono posseduto, al gestore telefonico, al profilo fessbuc ricco di “amici”, e come modello di vita hanno Gianluca Vacchi; il capitalismo turboconsumista è entrato dentro di loro in profondità tale che il solo pensiero di estirparlo ne causerebbe la morte, civile, socio-culturale e biologica.
    Saluti, Moravagine.

    • Per moravagine

      E’ necessario abbandonare l’idea di sinistra (e di destra) che si aveva in passato, diciamo almeno trent’anni fa.
      Oggi la sinistra è il valletto subpolitico della classe dominante neocapitalista e non il rappresentante, rivendicativo di redditi e diritti, delle classi dominate.
      La sinistra – dal piddì e dal partito socialista francese a syriza e a “sinistra italiana” – ha abbracciato il liberalismo, nemico principale sul piano politico, e il liberismo, cioè il capitalismo di libero mercato globale, nemico principale sul piano economico. Così sosteneva Costanzo Preve in un suo saggio, noto come il ritorno del nemico principale.
      Personalmente credo che quello che oggi si definisce ancora, furbescamente sinistra, nostra nemica su molti piani, sia il valletto del Cerbero neocapitalista, le cui teste, tutte da tagliare, sono il neoliberismo, il neoliberalismo e il neolibertarismo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  13. “Destra” e”sinistra” non esistono più, han gettato la maschera.
    Il partito Comunista era il partito della povera gente, i loro “nipotini” del PD tutto fanno tranne difendere i poveri!
    Anzi, se scorri l’elenco dei personaggi del PD vedi tutti figli delle classi alte, arricchiti e manutengoli vari.
    Che vuoi capiscano loro di cosa significhi campare da lavoratore precario con famiglia?
    Neppure gli interessa, è un altro mondo, non li tange.
    E la cosa peggiore, è che i vari precari figli di precari, non aspirano ad “un mondo migliore”, in cui chiunque abbia diritto ad un lavoro dignitoso, giustamente remunerato, che consenta di mantenere la famiglia…
    Dopotutto, lo dice la Costituzione, è un diritto inalienabile!
    No, ‘sta massa amorfa di deficenti aspira solo ad avere le gocce di grasso che cola, l’ultimo modello di Smartphone, amici su FB, etc.
    Cazzate, che non garantiscono diritti e/o un futuro.
    E mi prendo pure io le mie colpe perchè i giovani che ho in casa, son così.
    E non siam certo ricchi, anzi.
    Si arriva a fine mese con le unghie e con i denti.
    Eppure, la situazione esterna viene sempre vista come “normale”, normale non ci sia lavoro , normale non ci sian diritti, normale tutto.
    Se devono essere i giovani (questi giovani) a cambiar le cose, siam belli che spacciati.

    • Per Tizio.8020

      Concordo in pieno sul fatto che c’è da due o tre decenni un grave problema generazionale, che non ha consentito di difendere le conquiste sociali e del lavoro dell’epoca precedente.
      Concordo molto meno sulla linea di discendenza diretta del piddì dal vecchio e ormai dimenticato PCI, non solo per la presenza al suo interno di ridicole componenti neo-democristiane, centriste, socialistoidi, liberal.
      Se ci poteva essere ancora un debole “cordone ombelicale” ai tempi dei democratici di sinistra (cioè fino all’autunno del 2007), con la nascita del piddì si è definitivamente interrotto. Il piddì è nato per volontà dei poteri esterni (più che di Veltroni, Prodi e compagnia) e non è un partito, men che meno nazionale, pur avendo molte risorse, diverse migliaia di covi/circoli sparsi sul territorio e centinaia di migliaia di tessere. Stiamo parlando di una vera e propria entità collaborazionista delle élite neocapitaliste, che attraverso questa governano il nostro paese occupato. Un’entità collaborazionista siffatta non ha bisogno di storia e “discendenza”, di valori e tradizioni politiche, in quanto nasce per fare gli interessi (privati, finanziari) dei veri padroni del paese, contro quelli vitali di grandissima parte della popolazione. Si tratta di un’entità subpolitica che dovendo fare gli interessi dei poteri esterni non elabora autonomamente le linee guida di politica economica, ma riceve gli input in tal senso dall’esterno e dall’alto (ad esempio dalla troika).
      La distanza dell’entità subpolitica piddì dal vecchio PCI, per quanto dagli anni settanta berlingueriano, eurocomunista, sempre più socialdemocratico e meramente rivendicativo, è perciò abissale.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Purtoppo la sostanza è quella.
        ma credimi che la maggior parte dei “vecchi” (anagraficamente e politicamente) nostalgici PCI, vota PD, magari turandosi il naso, o illudendosi di ritrovare una continuità con i valori delle origini.
        E qui sta l’inganno peggiore, si sono trovati in casa il “nemico”, inteso come la discendeza (politica) di quei notabili DC che tanto hanno avversato in gioventù!
        Sai quanti ne ho conosciuti, sul lavoro, ex comunisti prossimi alla pensione, che in qualche maniera (ma nel fondo dell’anima lo sanno!) cercano di convincersi/ti che il partito è ancora dalla parte loro…
        Gente iscritta per tutta la vita alla CGIL, come possono d’un tratto votargli contro?
        E la soluzione quale sarebbe?
        Ogni giorno ci viene erosa una piccola parte di “terra sotto ain piedi”, non il superfluo, ma proprio l’indispensabile.
        Siamo già alla strategia della “rana bollita”, e mi sa tanto che l’acqua sia già calda.
        Le cifre son chiare.
        Il potere di acquisto garantito dal mio reddito è circa la metà di quello che garantiva il reddito di mio padre, neanche trenta anni fa.
        Mio padre, figlio di un orfano, penultimo di sei fratelli, ha potuto costruirsi una casa (spartana fin che vuoi, ma sua) e mantenerci tutti senza grosse privazioni, con un normale lavoro da autista di camion.
        Io, che ho sempre lavorato anche durante gli studi, la casa non ce l’ho, e fatico ad arrivare alla fine del mese.
        I nostri figli, se tanto mi da tanto, campeggeranno sotto ai ponti.
        Quando affronto certi argomenti con i ragazzi che passano per casa, le reazioni sono di due tipi.
        Stupite, come di chi non si aspettava simili rivelazioni.
        Stizzite, di chi magari il sentore l’ha avuto, ma non vuole assolutamente pensarci.
        Qualcuno mi risponde che non è vero, i redditi son cresciuti (certo, per vassalli, valvassori e valvassini è così!), ci sono parecchi ragazzi che già dopo la prima laurea hanno trovato lavoro all’estero!
        La dicotomia è totale: una massa enorme di sottopagati/precari/voucheristi, contro una minoranza che sta meglio di prima.
        Smartphone, SUV, vacanze , abiti firmati, locali alla moda, contro voucher, stage, disoccupazione, curricula stampati e distribuiti ovunque, lavori come badante e pasti quando capita.
        Ma veramente i miei nonni han fatto la guerra per ritrovarci così???

        • Per Tizio.8020

          Che ci siano ancora vecchi con “patologie identitarie” che votano piddì (come votavano pds e ds), illudendosi che vi sia una qualche continuità con il compianto PCI, è certo possibile, ma costoro sono sempre di meno e costituiscono un residuo del passato non ancora “smaltito”.
          Per quanto riguarda la strategia della “rana bollita”, bisogna anche rilevare che negli ultimi cinque anni il processo di distruzione delle conquiste sociali e del lavoro si è velocizzato alquanto (da Monti in poi, almeno, ma non dimentichiamo l’azione di Marchionne sui contratti di lavoro).

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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