“E benvenuti a ‘sti frocioni …” [Alceste]

Mi son da poco rivisto uno degli ultimi rantoli della commediaccia all’italiana: Fracchia, la belva umana (regia di Neri Parenti, 1981).
Riassumo la trama per i quattro o cinque che non l’hanno visto: la vita del goffo impiegato Giandomenico Fracchia (Paolo Villaggio) è stravolta da un imprevisto; egli rassomiglia, come una goccia d’acqua, a un criminale folle e sanguinario soprannominato la Belva Umana (ancora Paolo Villaggio). Sulle tracce dello spietato psicopatico (con qualche problema edipico; la madre, oppressiva, è interpretata da Gigi Reder) son tutte le polizie della Repubblica: i Carabinieri, la Digos e, ovviamente, la Polizia di Stato guidata nella caccia dal Commissario Auricchio (Lino Banfi).
Le tre polizie, felicemente disorganizzate, l’una all’oscuro di ciò che fa l’altra, arrestano l’uomo sbagliato, ovvero il povero Fracchia; e lo arrestano per tre volte, sottoponendolo a perquisizioni e sevizie sempre più brutali (alla fine dovranno rilasciargli un documento per distinguerlo dalla Belva, ma servirà a poco …).
Lino Banfi è il motore comico del film: il suo commissario Auricchio alterna esplosioni di arroganza e desolanti dimostrazioni di inettitudine (si strappa i pantaloni con un portachiavi, esce dalla volante direttamente in una fontana, rimane incastrato nelle portiere, alla radio capta solo canzonette FM); non solo, ma è pure ignorantissimo tanto che il vero cervello della squadra è il sottoposto, il timido De Simone, che egli vittimizza (“De Simone, disgraziéto maledetto“) e a cui ruba le idee migliori, intestandole, quindi, alla propria inesistente genialità investigativa.
A un certo punto arriva una soffiata: la Belva Umana è stata avvistata presso il ristorante Sergio e Bruno Gli Incivili assieme a una presunta vittima (in realtà è ancora una volta Fracchia col suo segreto amore, la signorina Corvino – Anna Mazzamauro).
Auricchio e i suoi non perdono tempo e organizzano un agguato di astuzia luciferina.  “Raghezzi, mi raccomando ogni nostra azione deve essere sincronizzata al secondo. Che ora fate?“. Risposte: “Le dieci e trenta … le undici e un quarto … le dieci e venti … le dieci e un quarto … le dieci e trentacinque”. “Facciamo a occhio che è meglio …” sentenzia Auricchio.
I poliziotti si fiondano verso il ristorante che, lo ricordo alle minoranze linguistiche, è la parodia di un noto locale romano dove i camerieri insultano sguaiatamente i clienti. Sulla porta è uno stornellatore con tanto di chitarra, buzzurro e panzone.
Auricchio sta per declinare le proprie generalità, ma questi, scambiando la squadra per un gruppo di clienti, li canzona intonando questi amabili versi:

E benvenuti
a ‘sti frocioni
belli grossi e capoccioni
e tu che sei un po’ frì frì
e dimme un po’ che c’hai da dì …

Auricchio rimane impassibile; medita vendetta, ma la cela sotto una risatina isterica. “Continui … continui …” fa allo stornellatore … poi tira fuori il tesserino, lo squaderna sotto gli occhi dell’Incivile e piglia a cantare:

Non sono frocione
non mi chiamo Frì Frì
sono commisserio
e ti faccio un culo così!

A questo botta e risposta, quasi per le rime, è impossibile non ridere.
Andatelo a vedere su youtube, se non ridete siete malati o Polcor.
Faceva già ridere negli anni Ottanta.
Negli anni Ottanta si sganasciavano tutti, persino gli ungheresi. Ma sì, gli ungheresi, conosciuti durante uno scambio liceale (ungheresi che parlavano italiano meglio di noi). Quei liceali ungheresi, specialmente le ragazze, molto educate e compite, studiosissime, furono conquistate da questa scemenza. Se la ripetevano di continuo fra di loro … forse come formula liberatoria …
Liberatorio è l’aggettivo esatto …
Oggi una battuta come questa è politicamente impossibile, si rischierebbe grosso.
L’imperio del Polcor sovrasta le genti (ricorro all’acronimo sillabico Polcor, à la Philip Dick, per indicare il politicamente corretto).
Le vacche sacre hanno i loro occhiuti guardiani … un passo falso e ti ritrovi l’Arcigay sul pianerottolo … compreso Vendola, ritornato dal buen retiro con l’orecchino impermalito … per tacere dei sindacati polizieschi …
Oggi gli scorrettissimi Banfi, Milian e Maurizio Merli sono in soffitta, sostituiti dai correttissimi Don Matteo, dalla carabiniera Manuela Arcuri e dall’altra bionda che non ricordo … ah no, è Alessia Marcuzzi …
La polizia dei telefilm del nuovo millennio è inappuntabile: non mena, aiuta i gay, i migranti, le donne (stuprate o migranti; meglio tutte e due) … aiuta i bambini, i matti, le femministe, i trans, gli ecologisti … forse ogni tanto si fa una canna, ma sono birichinate … chi non si fa una canna? Farsi una canna è ormai Polcor … anche i criminali sono Polcor: cattivi, ma non troppo … se lo fossero, cattivi intendo, il pubblico in poltrona potrebbe svegliarsi … se talvolta fanno i cattivi, i cattivi veri, è solo perché incarnano l’antitesi del Polcor: il mondo normale, dagli appetiti normali, qual era una volta (oppure perché sono o siriani o russi o terroristi, a scelta).
Il fatto che ci siano fan club di Merli, Milian, Henry Silva e Banfi e non di Margherita Buy, Pif e Alessandro Gassman e compagnia corretta non impedisce che il Polcor riporti una vittoria dietro l’altra.
Naturale che il più popolare dei Polcor, il commissario Montalbano, sia corretto, correttissimo … schematico, poco problematico … incorrotto … egli è il Fabio Fazio dei tutori dell’ordine … altro che Milano odia, la polizia non può sparare
Anche nell’intrattenimento spicciolo, insomma, l’adeguamento alla neolingua e al bispensiero è totale.
I telefilm e i film sono importantissimi per capire l’evoluzione del costume quale è desiderato e plasmato ai piani alti della propaganda mondiale.
Sui neocon dice più una puntata di NCIS Los Angeles che non le memorie di Colin Powell … sul transumano è molto più eloquente Nip & TuckCalifornication e Sex & The City sono, invece, le vere Bibbie dell’amorale postmoderno.
Se Marx tornasse sulla terra passerebbe le ore a vedere DVD, altro che Inghilterra.
Ancora: Sorrentino e Benigni, a esempio, gli ultimi premi Oscar italiani, sono perfetti agenti della propaganda Polcor. Pedine di livello internazionale. Loro lo sanno, accettano il tutto, ne ricevono in cambio i benefici … certo, così facendo la creatività si spegne lentamente… ma questo non pare interessarli … quando mai è stata l’arte il loro scopo?
Questi discorsi, assai lontani dalle premure geopolitiche, sembrano fatui.
Non è così.
Non c’è nulla di irrilevante in ciò che l’uomo crea.
Anche la produzione più minuta (Fracchia, NCIS, Nip & Tuck) rivela il fondo essenziale di un’epoca. Anche perché molta fiction è attentamente pianificata dalla propaganda per far sembrare normale ciò che normale non è.
La scomparsa di un cinema pecoreccio e vitale come quello italiano di serie B non è casuale. Esso fa data dalla metà degli anni Ottanta, in perfetta sincronia con l’invasione ideologica e commerciale americana del Polcor (di quell’ideologia universale, insomma, che ha la propria scaturigine, solo contingente, negli Stati Uniti d’America).
E questa ideologia, partita a metà dei Sessanta, cela il Grande Scambio Politico degli ultimi decenni; un baratto implacabile, occulto e preciso: quello fra i diritti veri (lavoro, istruzione, sicurezza) e i diritti civili truffa (LGBT, ecologismo da strapazzo, parafemminismo …).
Sbiadiscono i diritti veri e necessari sostituiti dai diritti farsa.
Il Polcor è la dittatura che sovraintende nell’immaginario collettivo a tale gigantesca sostituzione.
Le generazioni post ’89 sono integralmente Polcor (mutanti morali e autentici fessi politici); sono i figli e i nipoti dell’Ur Polcor, il Sessantotto.
Il Polcor, la Bestia dalle unghie smaltate, metà Gandhi metà Lady Gaga, ormai detta la narrazione generale. Narrazione onnipresente e a cui è difficile sfuggire.
Guardiamo alla recente scomparsa di Fidel Castro.
Persino Trump, in un empito Polcor, ha ciancicato: era un feroce dittatore …
Come Saddam, Gheddafi, Assad e compagnia, insomma.
Opprimeva il popolo. E come? Conculcando i diritti civili, ovvio …
I gay in galera, orrore! I malati di Aids al confino! Il nazionalismo, orrore! Il protezionismo … la libertà … la libertà … e via di fanfaluca in fanfaluca … il fatto che i cubani avessero, nonostante un embargo criminale, l’isolamento internazionale, la vicinanza della maggior fabbrica di crimini politici al mondo, sanità e istruzione gratis dice poco ai Polcor di casa nostra, ormai sintonizzati su una frequenza unica. Per loro, infatti, lavoro, scuola e sanità sono anticaglie inservibili … stabilire dove pisci un babbeo sbalestrato che non si sente né uomo né donna, invece, getta una luce di progresso su tutto l’Occidente … gettare via il diritto a una istruzione decorosa in cambio del diritto dei trans a scegliersi un bugliolo tutto loro: ecco l’avanzamento morale … oppure barattare l’utopia di una sanità gratuita per tutti con la marcia dei trans: queste le sorti progressive … dimenticare la dignità del lavoro, ormai inteso come mancia e umiliazione, soprattutto per le donne, per far posto al femminicidio … una fattispecie inventata di sana pianta sulle basi del nulla sottovuoto … questa l’autentica democrazia … cadere in una cisterna nel 2016 e crepare per mille euro al mese è una fatalità … negare la reversibilità alle vedove è austerità … l’emancipazione a colpi di m16, invece, è Polcor … un po’ come la bandiera della libertà che sventola sulle aste del governo di Kiev …
Che gioco di prestigio il Polcor!
Sentirsi buoni e umani distruggendo quel poco di umanesimo e socialità costruito nel dopoguerra … sentirsi di sinistra annientando ogni conquista della sinistra … o di ciò che si riteneva la sinistra … accettare la deriva dell’inumano, del bizzarro, dell’idiota.
Vi dono un breve esempio di questo immane slittamento di senso e rivendicazioni.
Qualche tempo fa, a Roma, parlavo con un tale del disastro dell’agricoltura italiana. La solita mia lagna. Questo tizio, che fa parte dell’associazione tal dei tali, mi guarda e s’illumina. Anzi, più mi lagno e più s’illumina. “Stiamo facendo qualcosa … stiamo facendo qualcosa …” mi dice. “C’è modo di uscirne …” ripete.
E insiste per condurmi in una strada periferica secondaria; chiusa al traffico, abbandonata da Dio e dall’urbanistica. A sinistra, lungo di essa, per circa quattrocento metri, c’è effettivamente qualcosa. Terrazzamenti coltivati. Guardo meglio. È così: sottili lembi di terra,  zappettati con cura, attraversati da minuscoli camminamenti. Ogni riquadro ha qualche pianticella: sembrano cavoli. Una minuscola serie di orti.
Comincio ad annusare tanfo di PD.
L’interlocutore scambia la mia allibita sorpresa per entusiasmo. Allarga il braccio orgoglioso a ricomprendere simbolicamente il tutto, probabilmente come fece qualche capoccia ebreo rivolto ai suoi in vista della terra promessa. “Orti urbani” mi dice. “Non una soluzione, ma l’inizio di una soluzione. Una risposta forte. Sensibilizzare dal basso. Coltivazioni biologiche. L’esempio viene da New York“. Il sangue mi pulsa lievemente dietro le orecchie. Come sempre, in tali casi, mi sdoppio. La pulsione primaria mi ordina di spaccare il cranio a quell’imbecille, ma il doppelgangër gentile che mi assiste, il Super-Io custode, ha già preso l’iniziativa. Mi sorprendo a dire, infatti: “Bella iniziativa. Lodevole. Vi ammiro …” e via col tango dei salamelecchi.
Capito? L’agricoltura italiana va a ramengo e i Polcor si trastullano con queste cose qui. Migliaia di tonnellate di frutta e ortaggi al macero e questi si dilettano con l’esempio delle melanzane di Michelle Obama … l’agricoltura italiana, ciò che mangiamo, il paesaggio, la bellezza, la tradizione, l’economia sono svendute da una banda di criminali (Prodi, in primis) e in cambio l’ecologista Polcor si accontenta di quattro cavoli allo smog …
Capito lo scambio epocale?
Il Polcor è potente … così potente che ha, persino, trasformato l’irriverente Banfi/Auricchio nel Polcor Nonno Libero … e così pure Banfi è diventato un santino del Nuovo Ordine … ipnosi di massa.

Che vi devo dire?
Non ho soluzioni.
Non mi viene in mente niente.

Raghézzi, sono volatili per diabetici … chézzi ameri …

“E benvenuti a ‘sti frocioni …” [Alceste]ultima modifica: 2016-11-30T09:50:16+01:00da derosse
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11 pensieri su ““E benvenuti a ‘sti frocioni …” [Alceste]

  1. Questo articolo fantastico sfonda con me una porta aperta. E’ esattamente quello che ho sempre pensato. I messaggi, subliminali o meno, che un film/telefilm fa passare sono molto più totalitari che non, ad esempio, la vecchia, inefficace ed elefantiaca propaganda fascista.

    Così come è stato fatto con l’omosessualità (che ha ormai attraversato tutte le fasi della finestra di Overton) penso che verrà fatto con la pedofilia, che è ancora all’inizio del percorso, ma è già stata declassificata da malattia ad orientamento sessuale.

    • Per Teddy

      Abbiamo imparato, a nostre spese, che la pubblicità della Coca-Cola è stata molto più “efficace” e invasiva delle numerose divisioni corazzate del povero Stalin …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Ragionavo di questioni analoghe con un vecchio camerata, anche per quanto riguarda i film holliwoodiani.
    Non si vedono praticamente più machi (che poi, a mio giudizio, sono semplicemente maschi normodotati) che fumano, pigliano a sberle una puttana collusa con un malavitoso, ed usano un linguaggio normale.
    Persino quando vengono fuori personaggi “politicamente scorretti” come protagonisti, devono menartela sempre e comunque con il “disagio”: non sono così realmente, è che la mamma non li amava da piccoli.
    E via delirando…

    • Eh no: NON si può dire “mamma”, NON è Polcor.
      Si dice “genitore 1″ e ” genitore 2″.
      Quando arrivò a casa la circolare della scuola per l’iscrizione all’anno succesivo, con queste indicazioni, mi son caduti i c…

      • Per MyBlog

        La genitorialità, in effetti, è un espediente efficace per superare i ruoli del padre e della madre, fondamentali nella famiglia naturale/tradizionale. Prova della potenza del linguaggio imposto, che condiziona il pensiero e l’azione.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

    • Per Matteo

      I ruoli maschile/macho e femminile hanno avuto, però, una certa utilità, nel sistema capitalista a vocazione produttiva, per differenziare e moltiplicare le produzioni, aumentando i profitti (dopobarba per l’uomo, crema per il viso per le donne, eccetera eccetera). Oggi, le neoplebi destinate a vivere sotto il giogo del neocapitalismo a vocazione finanziaria posso pur essere “unisex” … si è modificata, in un certo senso, anche la logica del profitto, subordinata alla creazione del valore finanziaria, azionaria e borsistica.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Grandissimo articolo di Alceste, una fra le tante frasi da incorniciare <>.
    Mi è capitato, di recente, di sentirmi dare del razzista, a mo’ di riflesso pavloviano, per avere definito il calciatore Balotelli un imbecille. Non sto neanche a prendermela più di tanto: mi cadono solo le braccia.
    Mi sono poi venuti in mente alcuni versi di una nota canzone ampiamente sedimentata nell’immaginario nazionalpopolare:

    Ho perso un’altra occasione buona stasera
    è andata a casa con il negro la troia…

    …l’ho vista uscire mano nella mano con quell’africano
    che non parla neanche bene l’italiano,
    ma si vede che si fa capire bene quando vuole…

    La canzone è “Colpa d’Alfredo” di Vasco Rossi e risale al 1980; oggi lo stesso Vasco Rossi, pur venendo da altro filone sottoculturale, è finito ad occupare, nel presepe del politicamente corretto, lo stesso ruolo di Lino Banfi.
    Saluti, Moravagine.

    • Per moravagine

      Il “politicamente corretto” funziona anche nelle relazioni quotidiane di ciascuno, è talmente invasivo che se non rispetti i tabù che pone, puoi trovarti isolato …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Veramente questo è proprio in “cuore” del Polcor: la dittatura si realizza quando hai paura a parlare dentro casa tua. E questo sta succedendo a tutti.
        L’altra sera, prima di fare battute su gay e simili, tra amici ci siamo velatamente e inconsciamente accertati di “pensarla tutti allo stesso modo”… credo che in a Cuba o in Cile nel 1973 accadesse la stessa cosa.

        • Per Cris

          Sono in sintonia …
          I tabù politicamente corretti impediscono uno sviluppo del pensiero critico e favoriscono una sorta di autocensura. E’ anche vero che alcuni hanno paura di parlare, in modo politicamente scorretto, dentro le quattro mura domestiche. Io non ho di questi timori, ma i miei (sono il capofamiglia/decano) in diverse occasioni cono comprendono il senso di quello che dico …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  4. “Anche perché molta fiction è attentamente pianificata dalla propaganda per far sembrare normale ciò che normale non è”
    Da incorniciare.
    Godibilissimo anche al bar dello sport, con una Mara Venier ancora ruspante, zio Lino, zio Lino, di che sesso sono le tartarughe ? Ma che c.. ne so io, non c’anno sesso, sono ricchione.
    .

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