Donald Trump: la palude e il fuoco di Alexander Dugin

Riporto questo importantissimo intervento di Alexander Dugin comparso sul sito Katehon e poi su Controinformazione, che esprime tutta la chiarezza del filosofo russo, al limite dello schematismo, nell’analizzare l’attuale situazione mondiale, oltre gli aspetti geopolitico/militari e il confronto nei vari quadranti fra due blocchi contrapposti, quello dell’Asse del Male a guida Usa/elitista e quello russo resistente. E’ chiaro che la “profezia” duginiana è di lungo periodo e fa riferimento ad ampi cicli che caratterizzerebbero la storia umana. Il passaggio da un ciclo all’altro non sarà indolore e implicherà conflitti, distruzioni di paesi, morti. Come sempre, la liberazione e l’avvio di nuove prospettive per l’umanità, o almeno per parte di essa, richiederà sangue, lacrime e sacrificio. E’ sempre stato così, nel corso della storia.

DONALD TRUMP: LA PALUDE E IL FUOCO

Alexander Dugin

“La Palude” sta per diventare il nuovo nome della setta globalista: gli adepti della società aperta, i maniaci LGBT, l’esercito di Soros, i post-umanisti e così via. Bonificare la palude non è un imperativo categorico solo per l’America. Si tratta di una sfida globale per tutti noi. Oggi ogni popolo ha la sua “Palude” che lo opprime. Noi, tutti insieme, dobbiamo dare il via alla lotta contro la Palude russa, la Palude tedesca, la Palude italiana eccetera. E’ arrivato il momento di liberare le nostre società dall’influenza della Palude. Piuttosto che combattere tra di noi, proviamo a bonificarla insieme. Scaricapalude di tutto il mondo, unitevi!

L’altra questione cruciale è che l’anti-americanismo è giunto al capolinea. Non che fosse una posizione sbagliata, anzi: però oggi sono gli stessi americani ad aver dato il via alla rivoluzione contro quegli aspetti dell’americanismo che tutti noi abbiamo detestato. Ora le classi dirigenti europee, come anche una parte delle élites russe (tutt’ora liberali), non possono essere imputate come prima di essere troppo filo-americane. A questo punto bisogna accusarli semplicemente di ciò che sono: una banda di corrotti, perversi, avidi bankster, distruttori di culture, traizioni ed identità. Soltanto così potremo prosciugare la palude europea. Basta con Hollande, Merkel e Bruxelles, l’Europa agli Europei! Soros e la sua setta dovrebbero essere pubblicamente condannati come criminali.

Da questo momento in poi, la Palude va considerata un fenomeno extra-territoriale, alla stregua di una rete terroristica internazionale. La Palude è ovunque e in nessun luogo. Ieri il centro della Palude, il suo nucleo, si trovava negli Stati Uniti, oggi non più. Ci troviamo di fronte un’opportunità unica per tutti noi di cominciare a darle la caccia. La Palude non si manifesta in una forma territoriale precisa. Tuttavia essa esiste ed è ancora molto, molto potente. Adesso, però, la sua natura anti-nazionale è finalmente evidente. La Palude non può più nascondersi dietro l’America. E’ in esilio. Ma dove? In Canada? In Europa? In Ucraina? Su altri pianeti dove vari attori ed attrici drogate hanno loro promesso di poter emigrare in caso di vittoria di Trump? Bene, è arrivato il momento per loro di mantenere la promessa. Sembra di essere di fronte al “ratto dei globalisti”. Come se fossero stati risucchiati in un non-spazio, in una u-topia, nella utopia liberale – la terra di nessuno. Ci troviamo ad essere i testimoni della de-territorializzazione della Palude, l’élite globalista, e del Governo Mondiale.

Qual è la struttura della palude?

Innanzitutto la Palude è un’ideologia – il Liberalismo. C’è bisogno di una Norimberga del Liberalismo, l’ultima ideologia totalitaria della Modernità. Solo così potremo chiudere questa pagina di storia.

In secondo luogo la Palude è quella speciale cultura detta Post-moderno. Essa è basata sulla decomposizione di qualunque entità tramite la digitalizzazione, la schizzofrenia obbligatoria ecc. Annientarla significa ricostruire l’unità dell’arte apollinea. L’arte dove ritrovare la sua dimensione olistica.

Terzo, essa è il capitalismo globale trans-nazionale. Esso è il motore materiale della Palude. Mi riferisco al prestito ed alla stampa di quei velenosi biglietti verdi della Federal Reserve. Occorre porre fine a tutto questo e tonare alla produzione reale e al Mercantilismo.

La mia proposta è di riscoprire le idee di Pitirim Sorokin. Egli interpretava la dinamica sociale della storia alla stregua di una catena di paradigmi sociali che denominò ideazionista, idealista e sensista. L’ideazionismo consiste nel dominio assoluto dello spirito sulla materia, l’ascetismo, e nella sottomissione violenta del mondo materiale alle aspirazioni spirituali e religiose. La fase idealista è equilibrata e basata sulla coesistenza armoniosa di spirito e materia; in essa la parte spirituale è leggermente dominante, ma senza essere esclusiva (come nella fase ideativa). Il sensismo si caratterizza per il dominio assoluto della materia sullo spirito, del corpo sull’anima. La Palude è la fase sensista della società. Fino a poco tempo fa, sembrava che “sensista” e “americano” fossero sinonimi. Ma dopo il trionfo di Trump la situazione è cambiata. Ora il sensismo è globale e sprovvisto di un centro. E’ qualcosa di simile ad una “Translatio Imperii”, è ovunque e in nessun luogo.

Sorokin ha sottolineato come la natura ciclica della società segua un unica catena di successione: dall’ideazionista all’idealista, alla sensista. La fase idealista non può venir dopo quella sensista, così come è impossibile per la Palude evolvere in una semi-palude. Dopo la Palude viene il Sole, e cioè, il Fuoco, lo Spirito – lo Spirito nella sua forma ideazionista radicale. Per prosciugare la Palude abbiamo bisogno del Fuoco solare – un Grande Fuoco di cui si possa disporre in abbondanza.

La Palude e il Fuoco sono due elementi opposti e presenti su tutta la terra. La Geopolitica ora diventa verticale. Ognuno di questi elementi può essere rilevato in qualsiasi luogo. Il valore semantico di luogo è da intendere adesso come il processo di svuotamento della Palude. Dove? Hic et nunc.

La Palude non è più l’egemonia americana, dato che il presidente degli Stati Uniti d’Amerca rifiuta tale egemonia. E’ l’egemonia “tout court”, l’Egemonia in quanto tale, con un puro vuoto post-moderno situato al suo centro.

Gli USA sono l’Estremo Occidente del mondo. Sono il luogo della Mezzanotte. Ed è lì che viene raggiunto il punto finale della Caduta. Quello attuale è uno di quei momenti in cui ha luogo un cambiamento di poli. L’Occidente si trasforma in Oriente. Putin e Trump sono i due angoli opposti del pianeta. Nel XX secolo questi due opposti sono stati incarnati dalle forme più radicali della Modernità: il Capitalismo e il Comunismo. Due mostri apocalittici, il Leviatano e Behemoth. Essi sono divenuti ora due promesse escatologiche: la Grande Russia di Putin e l’America che libera se stessa con Trump. Il XXI secolo è finalmente iniziato.

Ciò di cui abbiamo bisogno ora è il Fuoco.

http://katehon.com/it/article/donald-trump-la-palude-e-il-fuoco

http://www.controinformazione.info/donald-trump-la-palude-e-il-fuoco/

Donald Trump: la palude e il fuoco di Alexander Duginultima modifica: 2016-11-20T13:11:26+01:00da derosse
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12 pensieri su “Donald Trump: la palude e il fuoco di Alexander Dugin

  1. Io sono sempre dubbioso quando leggo Dugin, pensatore ambiguo al limite della skizofrenia, seguace di una setta 100 volte peggiore di quella mondialista: la Nuova Destra di de Benoist.
    A me sembra, quando scrive, vagamente allucinato.
    Non dimentichiamoci che, al lato pratico, se Putin avesse gestito la crisi ucraina come auspicato da Dugin (in pratica attaccando frontalmente gli Usa), saremmo stati spazzati via da un olocausto termonucleare.
    Per fortuna Putin non è un imbecille esaltato, ma un geniale stratega.

    • Per Matteo

      Anch’io, in passato, ero perplesso quando leggevo Dugin (cose come “i cavalieri templari del proletariato), ma negli ultimi tempi ho trovato delle corrispondenze fra ciò che penso io, di formazione e fede previana, e ciò che scrive Dugin.
      Pur manifestando qualche perplessità davanti ai cicli descritti dal filosofo russo (estimatore di J. Evola …), non posso dimenticare che lo stesso spinge affinché la Russia assuma un ruolo guida in Europa, supportando la liberazione degli altri popoli europei.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Non credo che il suo concetto di liberazione sia in qualche modo simile al nostro, visto e considerato anche il fatto che è radicalmente avverso all’idea stessa di Stato nazionale sovrano, ed un ammiratore dell’impero zarista.

        • Per Matteo

          Come estimatore di Julius Evola, più probabilmente fa riferimento a un’idea di impero tradizionale, molto più antico dell’impero zarista.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

    • Nel non far nulla o quasi in ucraina non ci trovo niente di “geniale” e Putin, riguardo all’ucraina, è stato solo un po’ fortunato perché con l’elezione di trump , forse, i golpisti e nazisti di Kiev non potranno muovere guerra alla russia….ma se alla presidenza Usa oggi ci fosse una guerrafondaia come la Clinton vorrei proprio vedere il genio di Putin come se la caverebbe.
      Penso che sarebbe costretto a quello “scontro diretto” con gli Usa che all’inizio della questione ucraina Putin ha evitato solo perché gli Usa non erano affatto pronti ad affrontarlo mentre Putin non è stato in grado di approfittarne.
      In realtà in ucraina a suo tempo Putin ha sbagliato (magari avrà anche delle scusanti – quinte colonne, sopravvalutazione della forza Usa e quant’altro) ma ha sbagliato) e ammesso che Dugin abbia esagerato nel parlare di scontro diretto con gli Usa, non credo abbia sbagliato nel criticare la sostanziale inazione di Putin.
      Il Putin di oggi, quello della siria per intenderci, lo preferisco a quello dell’ucraina perché probabilmente ha capito che l’impero Usa capisce solo il linguaggio della forza.
      Spero che con trump gli Usa cambino un po’ ma francamente non mi illudo molto come mi sembra facciano Dugin e anche molti commentatori.
      Prima di incensare troppo Trump, preferisco vedere le sue prossime mosse…sperando che non lo facciano fuori prima!
      Per il momento noto che trump comincia a rinnegare quanto da lui affermato in campagna elettorale sulla questione dell’immigrazione, su quell’altra degli accordi sul clima, sulla denuncia della Clinton … tanto per dirne una.
      Spero che non cambi posizione anche riguardo alla volontà di migliorare i rapporti con la russia

      • Per stefano

        Anche se Trump potrà deludere le attese per molti aspetti (ancora non lo sappiamo …) sarà probabile, però, che ridurrà al minimo i rischi di scontro diretto e guerra aperta con la Russia. Questo sarà già un grande risultato, per noi …

        Cari saluti

        Eugenio Orso

        • in Usa c’è oramai un tale conflitto di poteri che c’è da aspettarsi di tutto e non mi sorprenderebbe che già prima dell’insediamento effettivo di Trump, qualcuno di questi poteri metta in atto provocazioni tali da costringere lo stesso Trump a una qualche guerra contro la russia.
          Insomma, non illudiamoci troppo neppure sulle intenzioni non bellicose di Trump riguardo alla russia (sebbene anch’io ho festeggiato per la vittoria di Trump).
          A leggere qualche articolo sul blog di Saker stesso sembra che gli ucronazi stiano meditando qualcosa di losco contro la crimea.
          Se attaccassero la crimea e la russia rispondesse militarmente, come reagirebbero la Nato la UE? di sicuro con l’escalation della propaganda antirussa ma forse anche militarmente, cioè almeno fornendo agli ucronazi le armi che chiedono insistentemente)…a quel punto Trump manterrebbe fede ai suoi impegni? Ne dubito!

          • Per stefano

            Io non vedo scontri fra poteri, ma, al pari di Dugin, credo che i centri di potere Usa siano tutti in mano elitista/neocon e siano compatti nel reagire, respingendo i “corpi estranei”. E’ quasi certo che costoro metteranno in atto provocazioni militari (ottimo terreno la Siria, ma anche l’Ucraina) per costringere la Russia a rispondere e Trump, volente o nolente, a dichiarare guerra …

            Cari saluti

            Eugenio Orso

  2. Dugin non mi piace e non conta un tubo. E’ più famoso in occidente che al suo paese dove ha pure perso la cattedra. E’ un euroasiatista ovverosia un mondialista in piccolo. Non mi piace lui e non mi piace il suo linguaggio: norimberga per i liberal.
    Norimberga è la più grande vergogna nella storia dell’umanità, il male assoluto, altro che storie. basta questo per squalificare il suo pensiero.
    PS:
    I liberatori venuti da est li abbiamo visti in azione tra il 1944 e il 1945 mi sembra.E poi ancora nel 1956 a Budapest. No grazie. Rapporti amichevoli si, ma se ne stiano nella loro terra, non abbiamo necessità di sostituire invasori da 70anni con nuovi invasori. E cerchiamo anche di capire che ad est non sono paranoie quelle che hanno. Sennò ad est avrebbero ragione a considerare paranoici noi che non vogliamo gli americchioni in casa nostra.

    • Per MDA

      Io, invece, su temi politici e geopolitici – pur non essendo euroasiatista, ma eurocentrico del tutto minoritario – sento che Dugin non è distante da noi. Il suo linguaggio, più “lieve” e misurato del mio, non mi disturba. Sul fatto che ci vorrebbe una Norimberga per i liberal, concordo. Anzi, proporrei una spietata e capillare caccia “all’uomo” (io i liberal non li considero neppure tali …), per fare pulizia in ogni angolo della società e mettere, una volta e per tutte, l’immondizia fuori dalla porta della storia.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Magari fosse un Rasputin2. Non è niente, manco un Putin in sedicesimo. E’ solo uno che vuole sostituire la Nato con le orde mongole/russe. L’europa ha già dato. I russi se ne stiano a casa loro, la russia è molto grande mi pare.

        • Per MDA

          Data la situazione italiana e quella di altri paesi europei, noi dobbiamo stare dalla parte della Russia per poter sperare di salvarci. Da soli, non possiamo nulla per come siamo ridotti e i nostri paesi sono interamente nelle mani di collaborazionisti delle élite. Quando si capirà questo, forse sarà troppo tardi …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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