Il respiro dei nostri padri [Alceste]

Cosa ne sarà dei giovani italiani quando i padri e le madri esaleranno l’ultimo respiro?
Tempi impensabili aspettano i ventenni, i trentenni e i quarantenni italiani; quelli che, oggi, smanettano allegri in metropolitana o chattano tontoloni passando da un lavoricchio all’altro mentre il Bullo di Firenze (uno dei tanti usurai), tra una barzelletta e l’altra, gli smonta il welfare, il futuro e il loro stesso paese, lentamente, con la sicumera e l’arroganza del vassallo, ogni giorno, bullone dopo bullone, legge dopo legge, comma dopo comma, capoverso dopo capoverso.
Che ne sarà di loro?
Possibile che non dimostrino nessuna vera inquietudine?
Possibile che gli sbocchi di bile, un impasto irrazionale di odio cieco e rassegnazione, vengano solo a chi ha già dato alla vita, come me?
Possibile che nessun giovane ventenne o trentenne o quarantenne si accorga che c’è una bestia immane celata nell’ombra del suo destino?
Non provano costoro rabbia – quella furente depressione che nasce dall’impotenza di fronte ai venduti, ai criminali, ai porci che svendono il territorio, le aspirazioni, la storia, l’arte, il genio e il passato dell’Italia?
Non sanno di essere già oggi, mentre smanettano sul cellulare perdendo tempo con Le Iene o Crozza o altri buffoni di regime (scene a cui assisto ogni giorno), perdendo tempo con baruffe chiozzotte (l’arresto di Corona!) – non sanno di essere già pezzi di carne appesi ai ganci del macello?
Sanno questi ventenni o trentenni o quarantenni gozzovigliatori e stupidi che il filo della loro spensieratezza è legato al respiro dei padri e delle madri?
Sanno che i loro vecchi sono l’unico ammortizzatore sociale a cui potranno fare ricorso? E che, eliminato quell’amorevole paravento, il futuro (che non potranno intaccare di un micolo perché allora il futuro sarà già presente, inscalfibile come una roccia) li inghiottirà nelle fauci per risputarli ancor più pavidi, rassegnati, impotenti e poveri?
Io leggo e leggo l’infame letteratura italiana di oggi, ma non trovo nessuna paura, nessun timore. Di che parlano questi imbecilli? Nostalgie da liceo, qualche cascame delle lotte comuniste, ciarpame da Beautiful, amoretti da Moccia, fantasy escapista, saggi politicamente corretti, stupidaggini contro la mafia, scemenze assortite.
In che mondo vivono? Li hanno evirati? Che fanno? Li hanno gli occhi? Tutti in punta di penna o menefreghisti. O arrampicatori sociali, come quel tizio (scrittore ignobile) che, grazie alle lappate di partito, è riuscito a arrivare alla dirigenza di un famoso Salone del Libro. Oppure scrittori lounge, come Baricco, facitore di operine inutili, buone per le signore bene che, leggendo lui, credono di accedere al cenacolo dell’arte e non sanno di essere nello stanzino di un imbonitore midcult.
Certo, ogni tanto qualcuno dice la verità. Sono sprazzi, però, piccoli ritagli in un mare in bonaccia. Ecco uno di quegli sprazzi. È il breve estratto da un romanzo di Francesco Maino, Cartongesso. Il protagonista, avvocato quarantenne, è il tipico ragazzo cresciuto dei nostri tempi, un pupazzotto postmoderno vien da dire; uno di quelli che va avanti nella vita a forza di inerzia. Un indifferente, amorfo, né carne né pesce. Ha affittato una casetta (la chiama casa B), ma sostanzialmente vive nel cono d’ombra dei genitori (la cosiddetta casa A). È l’italiano, più o meno, di cui prima ho tentato la definizione. Nelle pagine iniziali del romanzo l’autore intercetta fuggevolmente una verità. Una verità, o forse la verità su tale generazione di futuri poveri e di futuri falliti. Leggiamo:

“... io non pranzo mai nella casa B, e neppure ceno, se è per questo … Mi faccio una doccia al mattino, metto sui fornelli la pentola della pasta e scaldo l’acqua su fornelli, visto che la caldaia non funziona, col gas faccio solo questo, nel Duemila mi lavo ancora come nell’Ottocento, lo specchio di fronte, appannato, a controllare la decadenza di faccia e pancia. Poi quello che faccio prima di metter piede nello studio legale, con i vestiti vetusti dell’avvocato, è entrare nella casa A, l’altare caldo della madre. Percorro il corridoio che separa la cucina dalla camera da letto, come un sagrestano, o un guardaparco della laguna, mi affacci giusto il tempo di verificare se le schiene di mia madre e mio padre, l’una contro l’altra, nel letto del matrimonio più che trentennale, respirano. Sì. Ci sono. Sono schiene vive. Va tutto bene, mi dico. Non pensando alla loro fine, non penso alla mia. Respirano, quei due. Sono vivo anch’io. Nel buio che filtra, a gennaio, tra le stecche delle persiane degli anni Settanta, vedo il suono dei respiri, sento il movimento della pancia di mia madre e di mio padre che si alza e si abbassa di pochissimo, come due mantici … esco e affronto spettinato, disarmato … il mondo violento della professione dentro l’Italia schiantata … A pranzo mi scaglio da mia madre, nella casa A. Dipendo da mia madre, inutile girarci intorno …Pago l’affitto della casa B, fingendo una supponente indipendenza … ma continuo a vivere anche nella casa A, con l’ombelico quarantenne attaccato all’ombelico sessantenne di mia madre. Almeno fino a che mia madre sarà viva, cioè per sempre. La mia vita è tutta qui: una serie ininterrotta di tentativi d’affrancamento dal giogo di mia madre, dalla perentoria autorevolezza di mio padre, che mai abdicherà, lo so, a mio favore, a favore di suo figlio primogenito …

Questa è la verità. Tutti i giovani, la naturale carne da rivoluzione, vive all’ombra dei padri e delle madri. Il loro respiro è ciò che li tiene in vita, come in una mostruosa placenta. E quando i padri non respireranno più? Cosa farà la menefreghista, bella gioventù? Quando si troverà di fronte il notaio che gli succhierà via metà patrimonio e li abbandonerà con uno stipendio da mille euro (se gli va bene) davanti ai grassatori istituzionali, alla sanità inesistente, al welfare inesistente, ai mille balzelli sulla casa, al nuovo mercato libero dei servizi, sempre più onerosi e truffaldini, all’inefficienza dello Stato, alla complicità omertosa dei sindacati?
Cosa farà allora il ventenne che sarà trentenne, il trentenne divenuto quarantenne e il quarantenne sulla via del declino fisico?
Cosa accadrà a tale generazione quando il grasso da tagliare sarà esaurito e ognuno, da solo, spietatamente solo, dovrà affrontare una società disastrata, in cui il vecchio ordine, tanto deriso, è stato sostituito dall’individualismo più feroce, dal darwinismo sociale, dal feudalismo plutocratico? In cui dovrà rappattumare la propria vita fra supermercati da quattro soldi, legami affettivi insidiati dall’edonismo straccione, perso senza nessun riferimento politico, religioso e culturale?
Chissà se fra dieci o vent’anni l’ex giovane, con l’alito fetente per le carie che nessuno gli curerà più, ciarlerà di diritti civili, matrimoni gay, libertà un tanto al chilo.
Qualcuno mi dice che questo stato di cose, inevitabile, segnerà un ritorno a sentimenti reali di cambiamento. Alla rivoluzione.
Io, invece, ne dubito.
Ho da tempo passato il regno delle sicurezze.
Una volta credevo che la consapevolezza della verità portasse all’azione. Ora non più. Vedo, anzi, che la verità, evidentissima, viene accuratamente negata in luogo del rassicurante tepore dei pregiudizî.
Allo stesso tempo credo che l’impoverimento generale testé descritto recherà solo rassegnazione ulteriore.
Quando leggo La Grassa che scrive: “Manca una forza durissima in grado di spazzare via tutti i venduti agli Usa …” o qualcun altro parlare di “mitra” e “lotta” o quant’altro non posso che sorridere.
Non è un sorriso cinico, s’intenda.
È disperato.
Manca una forza durissima; e mancherà, caro La Grassa.
Per cambiare serve il mitra, ma soprattutto chi lo imbraccia. E chi lo imbraccerà qui da noi? Non si riesce nemmeno a organizzare uno sciopero degno di questo nome!
Stiamo scherzando? Quanti, oggi, fra noi, sanno sparare? E sanno la differenza fra le varie armi? Chi sa come procurarsi munizioni? Esplosivi? E un documento falso? Sapete fare una molotov? Chi conosce il segreto di nascondersi alla macchia? Chi conosce come opera la polizia politica (sì, c’è ancora)? I suoi trucchi? Chi riesce a procurarsi cibo in clandestinità? Chi sa spellare un coniglio? Chi sa orientarsi, accendere un fuoco, coltivare un campo? Chi può vivere senza luce e acqua? Chi possiede nozioni mediche di base? Sapete attivare un timer, una radio, un automobile ferma da anni? Intercettare un telefono? Schermare comunicazioni? Chi è in grado di tacere se un tizio dei servizi gli fa saltare dieci denti con un colpo di manganello? Chi sa resistere di fronte alle minacce fisiche alla propria famiglia? …
E non dite che la battaglia non è fisica, ma culturale … in fatto di cultura il sistema ne sa più di noi. Guardate le visualizzazioni dei video di Lady Gaga …
No, ne sono certo. Solo un implosione del sistema può donarci un barlume di speranza.
Da noi non è lecito aspettarsi niente.
Continueremo a vivere a spanne, un po’ cialtroni un po’ barricaderi da tastiera. Qualcuno, più avvertito degli altri, durante l’alta notte, si chinerà sui corpi dei padri e delle madri che riposano leggeri; farà questo con cautela, furtivo come un ladro, sospeso fra tenera nostalgia e interessata sollecitudine. Vuole sincerarsi disperatamente della regolarità di quel respiro, ultimo baluardo a una realtà senza preoccupazioni, lontano dai mostri di ogni giorno.

PS di Alceste

Non mi chiamo Maino, né conosco Maino, né ambisco a fargli pubblicità.
Ho quarantotto anni.
Disprezzo il termine “bamboccioni” e chi lo usa o lo ha usato

Il respiro dei nostri padri [Alceste]ultima modifica: 2016-10-14T16:17:06+02:00da derosse
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26 pensieri su “Il respiro dei nostri padri [Alceste]

  1. Io ho dieci anni buoni più di Alceste, che è quarantottenne.
    Devo dire, però, che nel mio caso la sorte è stata forse un po’ più “benigna”, nel senso ho acquistato la totale indipendenza dai miei (anzitutto in termini di reddito!) prima di compiere trent’anni.
    Negli ultimi anni di vita di mio padre e mia madre, sono tornato a casa, a vivere con loro, perché non me la sentivo di lasciarli soli … In particolare, ero presente quando è morto mio padre e mia madre aveva bisogno di sostegno.
    Posso dire, perciò, che negli ultimi anni di vita di mia madre, morto mio padre, era lei a dipendere da me, non io da lei.
    Tuttavia, capisco benissimo, pur non avendo esperienza personale della cosa, i tanti che passati i trent’anni, o anche a più di quaranta, devono starsene a casa con i genitori/i nonni/gli ascendenti, in parziale o totale dipendenza dai “vecchi”, e non possono, per ragioni squisitamente economiche – legate alla de-emancipazione di massa in atto – acquisire una totale autonomia e progettare liberamente il loro futuro.

    Cari saluti

    Eugenio Orso

  2. Imbracciare un fucile vuol dire essere disposti a morire ma questa disposizione implica l’ambire a qualcosa che è più che vita. Implica a dare la vita per qualcosa che vale più della stessa.. L’idea, la visione del mondo, l’onore, l’eterno, il sacro.. Dov’è tutto ciò? E DIo è morto da un pezzo in Europa. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia diceva Andreotti.

    • Per Giovanni

      Eppure, considerato lo stato comatoso della popolazione italiana di oggi, pare proprio che il tristo Giulio Andreotti – simbolo di tutto ciò che disprezzavo, quando ero giovane – abbia ragione …
      Il tirare a campare, subendo colpi non restituiti (riforme delle pensioni sempre penalizzanti, diffusione dei voucher/precarietà, tagli continui alla spesa sanitaria, eccetera), è diventato una specialità degli italiani, ridotti come sono a massa informe di imbecilli che non riesce più a concepire nemmeno l’idea di alzare la testa e combattere per i propri diritti.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Ma come fanno a combattere per qualcosa che non conoscono? Ce li vedete i servi della gleba a battersi per la settimana corta?
    Noi lo ricordiamo come si viveva PRIMA, negli anni ’70, 80. Chi è nato dopo non sa nulla, gli sembra normale così, per cosa dovrebbe combattere? L’umano si adatta alle condizioni che TROVA, non ambisce a quelle che gli vengono “raccontate” e che appartengono ad una mitica età perduta.
    Noi abbiamo vissuto il prima, e saremmo disposti a combattere per riaverlo e/o non perderlo. Ma loro? Qual è la loro “carota” per rischiare la vita o la libertà?

    Un’armata di ultracinquantenni… non ce la faremo mai.

    • Per Cris

      Ricordo sempre, in tali casi, che gli schiavi romani nati in cattività nella domus del padrone (verne o vernaculi) avevano esperienza solo della condizione schiavile e, probabilmente, quasi nessuno fra loro poteva concepire una vita libera, fuori dalla loro condizione che percepivano, essendo nati schiavi, come “naturale”.
      Il giovane precario tende a non concepire neppure la pensione, il diritto a una vecchiaia serena, almeno dal punto di vista economico – e sanitario … con uno stato sociale attivo – perché la precarietà è l’unica condizione in cui ha vissuto. Ricordiamoci che la precarietà lavorativa – e di conseguenza esistenziale! – è stata inoculata nel sistema ormai da una ventina d’anni, dal criminale giustiziato e consigliere governativo in materia di lavoro Marco Biagi, 1997 “pacchetto Treu”, ecc. Ormai è un dato acquisito, nella società italiana di oggi, quanto lo schiavismo in quella dell’antica Roma. Coloro che nel mondo antico si sono ribellati, in armi, alla condizione schiavile erano nati liberi … pensiamo al siriano Euno in Sicilia (II secolo avanti Cristo, prima rivolta “servile”) o al celebre gladiatore Spartaco in Campania (I secolo avanti Cristo, terza guerra “servile”).

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. I rapporti di forza sono radialmente cambiati e il potere lo sa.
    Quando io ero giovane, anni 50, da una parte c’erano i carabinieri, la polizia, l’esercito, (ma di cui fidarsi poco, era di leva) ma dall’altra parte i sindacati potevano mettere in piazza un milione di persone, e sapevano reggere il campo come a Genova nel 1960, la polizia sapeva manganellare, e anche sparare, ma in Italia c’erano milioni di fucili da caccia. Fra i milioni di operai, il 90 per cento aveva fatto il servizio militare, sapeva caricare un fucile e tirare una bomba a mano, e decine di migliaia avevano imparato a manovrare un cannone o un carro armato. I trentenni e quarantenni avevano fatto tre guerre, il partigiano o il repubblichino. Con il PCI avevano una rete di migliaia di sedi in tutto il paese, collegamenti, reti. Centinaia di depositi di armi dei partigiani sotterrati in mezza Italia.
    Al livello superiore c’era l’America, la NATO e le bombe atomiche, ma dall’altra c’era l’URSS con 30.000 carri armati e altrettante bombe, oltre un certo limite non si poteva andare.
    Ora ci sono sempre le polizie, ma sono enormemente evolute, hanno, e ce lo ricordano continuamente, i corpi speciali, i GIS, ROS, incursori, Col Moschin, con mezzi che prima non avevano: bull dozer, veicoli corazzati, non più le camionette della Celere, droni, Swat team, gente che non si vede più in faccia, vestiti di nero, addestrati con tecniche che non ci sono rivelate. L’esercito è piccolo, tutto di volontari, molto più affidabile.
    In piazza non ci vanno più gli operai, ma i gay pride, e comunque, da ogni media, che si parli di stadi o di vita quotidiana, c’è un martellamento continuo: la violenza mai, chi prende un fucile non è un partigiano, è un terrorista. E per il terrorista tutto è lecito, da Guantanamo agli assassini con i droni.
    Passare allo stato d’emergenza sarebbe facile, ed è stato provato a fondo, ad esempio a Boston dopo la finte bombe alla maratona.
    Nessuno può muoversi, comunicare con qualcuno, leggere qualcosa senza che ciò vada negli archivi del potere: tracciati coi telefonini, ripresi da milioni di telecamere, spiati dal cielo, con le nostre visite in rete e le nostre mail schedate e archiviate. Manca solo una cosa, per la quale si sono mobilitati i piddini: sostituire il denaro reale con quello elettronico, tutto in un chip, in modo che possano controllare tutto quello che spendiamo, e impedirci perfino di fare un’elemosina.

    • Per Nieuport

      Mi permetto di intervenire …
      Osservando, in Italia, polizia e carabinieri che circolano per strada, sapendo cosa fanno e cosa sono veramente, dubito che si siano enormemente evoluti. Anzi, direi che sono marciti con il resto del sistema, in questo semi-stato burattino diretto dal remoto da poteri esterni. Il discorso droni, veicoli corazzati, swat team, eccetera, riguarda ristretti gruppi, in quanto la maggioranza dei poliziotti e dei carabinieri sa a malapena sparare con pistolette e mitragliette e le usa raramente. Costoro, se possono, si defilano e cercano di portarsi a casa i soldi della paga con il minor sforzo e il minor rischio possibile. Molti di questi sono delle autentici escrementi, “forti con i deboli e deboli con i forti”, che vorrebbe dire una delle peggiori forme di vigliaccheria.
      I collaborazionisti sub-politici della troika e del pentagono li hanno esentati dalle riforme delle pensioni che ci hanno colpito tutti selvaggiamente, forse perché pensano che questi escrementi, in caso di bisogno, li difenderanno a rischio della vita … Grave errore! Se dovesse accadere il peggio (per loro, per noi il meglio) costoro scapperanno in massa come conigli e alcuni butteranno anche le divise.
      Il lato negativo (per noi) è che la popolazione italiana – al di sotto del popolume di Roma nei suoi peggiori momenti storici – non ha né coscienza né dignità per ribellarsi e, quindi, per ora i collaborazionisti sub-politici locali sono al sicuro (se non in una botte di ferro …) e poliziotti e carabinieri possono continuare a fingere di tutelare l’ordine pubblico e la popolazione.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Capisco la tua amarezza, che è la mia, ma purtroppo si può fare nulla, c’è ancora tanta ricchezza caro Alceste: pare ci siano 8000 miliardi di euro nelle banche e alla posta.
    E in ogni caso manca la classe dirigente. Non c’è un governo, non c’è una opposizione, non ci sono imprenditori degni di questo nome, non c’è chi rappresenta i lavoratori. Lavoratori che poi sono divisi. I disoccupati non hanno le stesse aspettative dei precari o delle partite iva o dei dipendenti del settore privato. O dei dipendenti pubblici. Siamo divisi. E se non bastassero le divisioni tra italiani, han fatto arrivare milioni di stranieri, milioni di persone che vengono qui per prendersi tutto, prima ai poveri, poi agli altri.
    Il potere, anzi i servi d’Italia di chi detiene il potere nella nostra terra, nella nostra Patria ridotta a colonia dal 1945, sa fare bene i propri calcoli.

    • un brav’uomo, morto purtroppo anni fa, mi disse in tempi non sospetti che un bel giorno in italia, sarebbe tornata la famiglia: nonni che vivono coi nipoti, cognati e cognate insieme con i propri figli, tutti insieme. Come si viveva quando lui era giovane.
      io non credo sia un male questo.
      il male è la mancanza di prospettive, di futuro, di lavoro.

    • Per pippo

      Spogliare gli italiani della ricchezza privata residua, che potrebbe ancora salvarli per uno o due decenni da un futuro di autentica miseria e conseguente schiavitù, è uno degli obbiettivi non dichiarati che le élite finanziarie demo-liberal-libertarie hanno assegnato ai governi Quisling collaborazionisti, da Monti a Renzi.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Lo so. Lo sappiamo tutti.
        Come sappiamo tutti perché fanno arrivare tutti sti poveri profughi che casualmente sono tutti maschi giovani. In caso di disordini di massa, sarà un attimo dare la cittadinanza a questa legione straniera e riportare l’ordine.

        • Per Pippo

          Nel caso, del tutto ipotetico vista la sconcertante “passività sociale” degli italiani, dovessero esserci rivolte della popolazione per il collasso definitivo della situazione economica, polizia e carabinieri – corrotti e incapaci – non saranno in grado di difendere i governi collaborazionisti del pentagono e della troika. Allora cercheranno di impiegare reparti dell’esercito italiano, che però è ridotto all’osso, con i migliori impiegati in “missioni all’estero” (leggi: in supporto alla guerra neocapitalista).Ciò potrebbe non bastare. Non è escluso l’arruolamento di immigrati per reprimere le rivolte, ma il grande asso nella manica elitista sarà, in quel caso, la Nato, che occuperà militarmente il paese … Fine dei giochi!

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  6. Alceste io ne ho 47 e le assicuro che gia’ a 18-19 anni avevo capito che avrei avuto pochi amici nei miei coetanei.All’ epoca ( fine anni 80) capii che avrei sempre dovuto subire la democrazia della maggioranza (maggioranza deficiente).Mi sono sempre trovato nella stessa situazione a scuola come a lavoro.Ho individuato nel comunista tipo (italiota) il mio opposto,personaggio col quale mi sono scontrato e mi scontro ancora oggi ma mi sono reso conto che e’ una lotta inutile finche’ ci saranno 3 pasti al giorno piu’ merenda.Condivido il suo articolo e sposto (YMHO) a fine anni 60 la gestazione delle generazioni attuali.
    Cordiali saluti

    • Per myopinion

      Mi permetto di osservare che la democrazia che subiamo oggi non è quella della maggioranza,sia pure deficiente (oggi più di ieri), ma soltanto quella imposta dalla classe dominante finanziaria, espressione politica dell’assolutismo del mercato sovrano.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  7. Tutti i commenti all’articolo hanno centrato una parte del problema.
    Nieuport ha chiarito, in modo esemplare e meglio di me, quali sono le ragioni “pratiche” della mancanza di un fronte d’opposizione al dispiegarsi della cancrena natoamericana (militare, poliziesca, psicologica et cetera).
    La “forza durissima” invocata da La Grassa non ci sarà.
    Anche perché, e di questo ne sono sicuro, la verità non rende liberi. La verità oggettiva non fa breccia. Si preferiscono i pregiudizi, le sciocchezze, il già visto, il già sentito e il tran tran in luogo della verità.
    Per tacere dei traditori e dei clientes: per costoro la verità è veleno.

      • chiedo venia x l’errore intendevo il seguente rigo-Penso che la verita’ dovrebbe rendere consapevoli non so se la verita’ rende liberi,cosa rende liberi secondo lei?
        Cordiali saluti

        • Intendevo questo: a livello individuale forse la verità rende consapevoli e, quindi, liberi nella propria scelta.
          A livello di massa ho, invece, notato che si preferisce di gran lunga il proprio radicato pregiudizio rispetto alla verità o all’evidenza dei fatti.
          Basta osservare (in Italia) il piddino medio per rendersi conto di questo.

  8. La verità e la morte sono terrore infinito nella società occidentale. Gli allogeni saranno gli squadroni della morte della guerra civile europea e i mercenari della guerra contro la Russia. Si cerca di allontanare la verità in ogni modo ma la morte arriverà inesorabile.

  9. e sempre piacevole leggere gli articoli di Alceste, mi piace lo stile sebbene non ne condivido il profondo pessimismo.
    Gli italiani, dice e si dice, sono rimbecilliti e non spira, né spirerà mai, un alito di vento contro tutto il marciume che va accumulandosi.
    Eppure a ogni nuova tornata elettorale, aumentano sempre più gli assenteisti…ora, se non sbaglio siamo quasi al 50% e sicuramente l’assenteismo diventerà presto maggioritario.
    certo, questo di per sé non significa niente o quasi perché lor signori continueranno a sgovernare anche solo col 20% di partecipazione alle urne in futuro, eppure potrebbe essere l’inizio di un processo di rivolta molto più consistente del semplice mugugno attuale che, purtroppo, per ragioni messe in evidenza da altri, per il momento non trova nessuno sbocco concreto.
    C’è ancora troppa gente che fa affidamento su questo sistema o su quelli che a parole sono contro (vedi m5s)…ma quando finalmente la maggioranza degli italiani avrà perso ogni illusione e quando i propri vecchi saranno scomparsi, allora credo che le cose prenderanno un corso molto diverso da quello attuale.
    Se poi nel frattempo ci sarà una crisi economica ancora peggiore di quelle che già ci sono state o addirittura esploderà un qualche evento bellico di portata generale allora i tempi della rivolta saranno addirittura anticipati.

    • Per stefano

      Ricordiamoci sempre che l’astensionismo elettorale è soltanto la precondizione per assicurare, a un movimento di vera opposizione, una base di consenso.
      Se c’è solo astensionismo in crescita, mancando una vera opposizione e la coscienza politica di massa come accade in Italia, possiamo ben dire di essere fottuti.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  10. Quanto vorrei che la paura abbandonasse per sempre le nostre anime così da avere i coglioni per ribellarci a questo sistema di cose che ci vede tutti quanti come dei pulcini impauriti se non dei veri e propri vermi striscianti.
    Quanto vorrei sentire riecheggiare il grido di Lawrence D’Arabia alzando la scimitarra: “Niente prigionieri!”. Quanto vorrei si fosse del valore degli spartani di Leonida alle Termopili. Possibile che mai un giorno… Possibile mai…Dannati noi e la nostra paura che fa sempre più morti tra i vivi …

  11. 181 – Ogni generazione è costretta, praticamente condannata, a dover fare i conti con i mali e i paradossi della propria epoca. Una situazione inedita, indelegabile.

    Nei telequiz delle 19.00 il conduttore offre un aiuto; in casi particolari puoi comprare una vocale, o chiedere la collaborazione del pubblico a casa. Ma sopra quei divani, a godersi lo spettacolo, ci sono gli stessi che hanno pisciato in lungo e in largo sulla moquette del transatlantico che per un problema al navigatore satellitare giace spaparanzato sugli scogli, con la sua mastodontica pancia, ed imbarca acqua (e merda) manco fosse un dromedario di ritorno da una lunga gita nel deserto.

    “Potrebbe andare peggio” assomiglia un po’ troppo al ritornello stonato “mal comune, mezzo gaudio”.
    Che triste consolazione ammirare alla moviola gli altri mentre muoiono scontando i nostri sbagli.

    «Potrebbe andare tutto molto meglio», recita Beata Ingenuità tenuta per mano alla sua amichetta scema Utopia, mentre una platea di sette miliardi e mezzo di sordomuti si distrae ipnotizzata dallo spot-lancio di una nuova linea di farmaci chemioterapici a dir poco miracolosi.

    foocault.is.dead

  12. Salve, comprendo il discorso dell’articolo di Alceste e i commenti del sig. Orso, hanno ragione entrambi sulla difficoltà oggettiva di una rinascita italiana.. l’italiano medio è troppo impegnato a pensare al grande fratello, al calcio e a dare del fascista a chiunque non la pensi come viene imposto dalla società odierna.. non c’è un fronte comune, ancora la gente si fida di sindacati e m5stalle, ancora la soluzione resta lo sciopero…
    Al tempo stesso volevo ricordargli che non tutti i ragazzi sono addormentati ed incapaci di reagire come pensano, non siete solo un armata di cinquantenni; ho 27 anni e vi assicuro che se avessi i mezzi vi avrei lastricato la via con le teste dei nemici della Patria!
    C’è bisogno come avete ben detto, di organizzarsi, di confrontarsi faccia a faccia su quelle che sono le mosse da fare, non più solo parole su internet, è arrivato il momento che chi come Voi ha più esperienza di vita, chi ha la conoscenza del passato e la consapevolezza della scomparsa del nostro futuro, aiuti e guidi anche noi più giovani in quella che sarà la grande battaglia per la libertà.
    I nostri nemici sono quasi riusciti nel loro intento di assoggettare tutti i popoli grazie al fatto che si sono seduti a tavolino e hanno discusso di come fare per raggiungere il loro obiettivo. Nulla è impossibile, crediamoci (e già ci crediamo) uniamoci (e qui è il nostro grande problema) e pianifichiamo la nostra strategia.
    Ave Italia, un tuo umile figlio…

    • Per Arsenio

      Mi rendo conto che non tutti, sotto i trent’anni, sono addormentati o peggio.
      Un esempio, che ho notato di recente, è quello di un giovane di 26 anni curatore di un pamphlet sulla riforma costituzionale, dal titolo “La costituzione del 2016”. Si legga l’intervista al seguente link: http://www.controinformazione.info/l-referendum-costituzionale-una-parata-dellestablishment-con-tutta-lopposizione-fittizia-al-seguito/. In questa intervista, il giovane in questione – di nome Ireneo Corbacci – dice cose molto simili a quelle che dicevamo e scrivevamo lo scomparso filosofo Costanzo Preve e io diversi anni fa.
      Tuttavia, noto che moltissimi giovani – in numero ormai superiore a quelli consapevoli – sono addirittura bestializzati, oltre che disoccupati e inattivi, perché vivono di rave party, alcol, droga, mix dei due e effimero a volontà, praticando lo sballo per esorcizzare la realtà intorno a loro …
      La manipolazione ha avuto successo, purtroppo, tanto che il fenomeno riguarda anche i meno giovani, dai trentacinque ai cinquanta e oltre.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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