La guerra civile italiana [Alceste]

Uno cresce con alcune idee in testa.
Si passa la vita credendo di esserne l’artefice e invece, nella maggior parte dei casi, sono semplici foglietti appiccicati sulla coscienza.
Si nasce in un ambiente e si assimila una determinata concezione.
Si studia in alcuni luoghi e quell’idea si insinua naturalmente nella cervice.
Purtroppo interviene il tempo, supremo giudice.
Franco Battiato cantava: “Il tempo cambia molte cose nella vita/ il senso le amicizie le opinioni …”, e io rispondo, sempre colle sue parole: “si sente il bisogno di una propria evoluzione/sganciata dalle regole comuni/da questa falsa personalità …”.
I conformisti rimarranno della loro idea per tutta la vita, felici e arroganti insieme: chiameranno tutto questo “coerenza”.
Gli individui propensi al pensiero critico passeranno, invece, metà dell’esistenza a prestar fede a ciò che nell’altra metà porranno disperatamente in discussione. I voltagabbana di sé stessi.
Rischiare, assumersi colpe, rinunciare al letto caldo del conformismo, questo non è per tutti.
Il conformismo, infatti, è una droga potente; occorre un’operazione maieutica di lancinante dolore per sfuggire dal suo bozzolo: non tutti sono disposti a compierla.
Facciamo un esempio.
Nella mia testa c’era, marchiata a fuoco, la pazza idea che lo statalismo fosse di sinistra e il liberismo di destra.
Attenzione, sto semplificando, ma va bene così.
Programmazione, pianificazione, assistenza, regolazione, Stato: eguale sinistra.
Forze creative, laissez faire, privatizzazioni, individualismo, ambizione: eguale destra.
La pensavo così.
Non che queste fossero idee campate in aria, questo no; solo che esse riposavano su approssimazioni e sentimentalismi e, soprattutto (ecco il cuore del problema), suonavano in perfetto accordo con lo spirito dei tempi.
Ma lo spirito dei tempi muta col volgere dei voleri dei padroni.
Oggi, alle soglie del 2017, seppelliti quegli aneliti, posso affermare che lo statalismo (inteso come dispiegarsi della forza dello stato nazionale, in tutte le sue forme) non è altro che la longa manus della reazione neocapitalista postmoderna.
E che l’individualismo, o il libero percorso delle idee, persino le frattaglie dell’ideologia del laissez faire all’italiana (la mitologia berlusconiana e lombarda codificata nel motto “Andem a laurà”) sono rivoluzionarie.
Queste categorie le applico solo per illustrare il rigiro copernicano delle ideologie.
Si potrebbe far saltare la frittata semantica: quella neocapitalistica è una rivoluzione aggressiva, economica e culturale insieme, e coloro che resistono (noi) siamo l’ultima propaggine della reazione.
Basta intendersi sui termini.
Una cosa è sicura: la rivoluzione (o reazione, fate voi) delle élite sta vincendo e noi stiamo nelle catacombe a beccarci come quattro capponi.
E perché sta vincendo?
Perché è più allettante.
Perché è divenuta senso comune.
E perché – ecco il punto – la rivoluzione delle élite occupa manu militari lo Stato sin nelle sue più minute articolazioni.
La democrazia, le elezioni, i referendum, i media pubblici soggiacciono già a tale potere nascosto.
Ma questo è il minimo.
Ciò che atterrisce è che lo Stato, in tal modo inteso, si è ormai costituito in un fronte comune contro il cittadino.
Questo è il convitato di pietra: la guerra civile.
Tutti fanno finta di non vederlo, questo orribile ospite, e parlano per sottintesi, per ellissi, nascondendosi l’uno all’altro la verità. Per questo nascono discorsi, all’interno della controinformazione, in cui pare sempre mancare un tassello, in cui s’intuisce il non detto, la suprema bestemmia da evitare (soprattutto per chi proviene da sinistra).
Lo Stato è il nemico della libertà.
La guerra civile è in atto (Stato/élite vs cittadino).
Dire “Stato”, però, può far sorgere equivoci.
Esprimiamoci meglio.
“Stato” è, alle soglie del 2017, un’entità quisling variamente articolata, un Moloch oligarchico-clientelare che utilizza le ex istituzioni dell’ex Stato Italiano (esecutive, giudiziarie, legislative) per esaudire i voleri delle élite sovranazionali e, in cambio di tale tradimento, accaparra privilegi e prebende in grado di soddisfare gli interessi particolari delle varie corporazioni che lo compongono – un folle circolo vizioso che sta dissanguando il Paese, sostenuto dalla propaganda più abietta.
Questa è la Casta, altro che Rizzo e Stella (anche perché Rizzo e Stella, come giornalisti bene, ne fanno parte).
Gli oligarchi italiani (individui intercambiabili espressi delle élite dominanti) sono i patroni di un vasto esercito di clientes: sindacalisti, attivisti di partito, banchieri, usufruttuari di beni pubblici, membri di organizzazioni criminali, porzioni delle forza di polizia, del settore militare e della magistratura, grand commis di Stato, alti funzionari ministeriali o delle partecipate pubbliche, cascami confindustriali, banchieri, politicanti assortiti a livello locale. Costoro formano un blocco d’interessi compatto a protezione dello status quo (un esercito quisling, appunto).
Tutti coloro che non rientrano in tale infame patriziato sono carne da cannone, una plebaglia buona solo a ingrossare una maggioranza silenziosa, impotente, disorganizzata, gonfia di risentimento, impotente e confusa.
Questa la guerra civile in atto.
E questa la struttura dello Stato, oggi, in Italia.
Ciò spiega anche le inusitate alleanze che si stringono fra i vari settori dei clientes anzidetti, apparentemente (solo apparentemente) contrapposti.
Prendiamo alcuni eventi come l’Expo, le Olimpiadi, o il referendum prossimo venturo.
Se le cose filano lisce per i nostri quisling di Stato il blocco rimane in sonno (moderato supporto dei media, scarsa opposizione civile et cetera).
Se l’opposizione, invece, raggiunge livelli di guardia la Bestia si desta subito.
In caso di allarme rosso le varie cellule clientelari dello Stato si attivano subito: un momento prima erano neuroni dormienti e isolati, ora sono un battaglione che colpisce diviso, ma all’unisono.
Il cittadino medio non sa interpretare questi segni: crede che la magistratura, i partiti, le associazioni, le ONG, le banche, i sindacati siano organismi separati o estranei fra di loro o addirittura nemici l’uno dell’altro e, invece, rappresentano i muscoli, le ossa e i nervi di un unico mostro.
Questo è lo Stato, un composito Frankenstein nelle mani di interessi sovranazionali (quelli nazionali si accontentano della mancia sottesa).
I consueti imprenditori privati coi soldi pubblici, i politici locali, le imprese che fanno capo a mafia e camorra, le cooperative di Stato, il Parlamento, i leccapiedi, i paggi, prefetti e funzionari disseminati lungo la dorsale criminale della penisola, i magistrati, le polizie – subito la falange oplitica si stringe in difesa dei voleri dei dominanti.
E noi? Il cittadino comune bofonchia, sbraita, maledice sottovoce, ma è solo, solo, disorientato, rabbioso, vendicativo, controllabile. Una maggioranza schiacciante di uomini non forma una società né una forza d’opposizione; il Moloch statale, alla lunga, avrà la meglio. A volte lo si può rallentare, ma tornerà sempre all’attacco. Sino a ottenere ciò che vuole.
Il bello (o il ridicolo) è che molti combattono le battaglie del Moloch statale a loro insaputa.
I numerosi piddini, miei conoscenti, che si stracciano le vesti per la vittoria eventuale di Trump o la bocciatura delle Olimpiadi neanche sanno perché fanno e dicono ciò che dicono e fanno. Essi son parte del Moloch e ne ripetono le sciocchezze propalate da media e giornalai. Sono i clientes più stupidi e fanatici, ultimo gradino della piramide massonica in cui è degenerato lo Stato nazionale.
Negli strati più bassi non si sa cosa bolle in pentola in quelli più alti. Si agisce per l’interesse della piramide massonica, come automi (in cambio si ottengono sinecure e bassi privilegi che soddisfano a livello corporativo). A mano a mano che si salgono i gradini del Moloch statale aumenta la consapevolezza. Troviamo così politicanti locali, imprenditori privati statalizzati, mafiosi, magistrati, spacciatori internazionali di droga, funzionari di Equitalia, boiardi, assessori regionali, generali, mignottoni, ministri, capi di stato … prostituzione e droga non fanno parte del PIL? … ci sono tutti … e tutti con le loro corti (e coorti) e famelici bacini elettorali … su su … sino ai vertici, che non sono ruoli certo ricoperti da italioti.
Questa piramide massonica statale è il blocco sociale ed economico che paralizza l’Italia in una guerra civile a bassa tensione che viviamo tutti i giorni.
Le privatizzazioni dei servizi, dell’energia e dell’acqua.
La devastazione del territorio.
I disoccupati che degenerano in piccola borghesia criminale.
Una burocrazia edace e minuziosa incapace di filtrare il malaffare e capacissima, invece, di scoraggiare il cittadino più intraprendente.
La garrota fiscale, ormai agli ultimi giri.
Il nodo scorsoio delle pensioni.
I trucchi continui ai danni di lavoratori e imprese.
L’eliminazione o la cooptazione nella piramide di ogni forma di associazione in grado di mediare fra cittadino non connivente e istituzioni statali.
La corruzione endemica che taglia fuori chi non fa parte del sistema.
Indagini magistratuali o incursioni fiscali e poliziesche per fiaccare la resistenza di chi si ostina a resistere.
La vampirizzazione degli ultimi lacerti di produttività operata sistematicamente a favore di un ceto inadempiente e parassitario.

Questo lo stato dell’arte alle soglie del 2017.

Se abbiamo abbandonato con coraggio il mito della destra e della sinistra occorre lasciare a riva, almeno per un certo tempo, anche la superstizione dello Stato paterno, che opera con la stessa sollecitudine del buon padre di famiglia.
Il 1989 non è passato invano, occorre adeguarsi alla rivoluzione copernicana.
Lo Stato è un nemico.

La P2 è ormai entrata a far parte della costituzione materiale.
Presto, col sì al referendum, diverrà costituzione a tutti gli effetti.

La guerra civile italiana [Alceste]ultima modifica: 2016-10-04T18:00:01+02:00da derosse
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9 pensieri su “La guerra civile italiana [Alceste]

  1. Guerra di classe a senso unico, insomma, come accade almeno da tre decenni …
    Le élite costantemente all’attacco e nessuno che risponde ai colpi.
    Intanto i servi delle oligarchie governano indisturbati e non corrono alcun rischio, in termini di incolumità personale. Neppure una semplice e insufficiente sberla, a costoro. Dopo che il “padre” della precarietà del lavoro, Marco Biagi, è stato giustiziato nel 2002, nessuna azione di guerriglia ci è pervenuta … Chi mai ha osato toccare Marchionne o la Fornero, oppure la Camusso o, ancora, Napolitano il basista istituzionale che ha fatto entrare Monti, primo Quisling delle oligarchie europoidi.
    La guerra civile presuppone due parti in conflitto, come in tutte le guerre, ma nel nostro caso la parte perdente è inerte e non da segni di vita.

    Cari saluti

    Eugenio Orso

    • Cosa posso dirti?
      Gli individui che desiderano il cambiamento hanno due speranze:
      che il sistema imploda su sé stesso
      che venga qualcuno da fuori a liberarci
      Entrambe, però, sono forme della rassegnazione e dell’inazione.

      • Per Alceste

        Tu definisci le forme dell’impotenza politica che ci attanaglia tutti “forme della rassegnazione e dell’inazione” …
        Ovviamente, c’è rassegnazione e conseguente inazione se si è minimamente consapevoli della propria impotenza, dell’impossibilità di modificare, attraverso il pensiero critico e l’azione concreta, la realtà sociopolitica.
        E’ ciò che accade anche a noi.

        Mi pare chiaro che se così stanno le cose (e stanno proprio così, anche per quanto mi riguarda personalmente), non resta che fidare su eventi esogeni di grande portata che possano rimettere in moto la storia anche per noi.
        Esempio, una chiara vittoria – preferibilmente politica – della Russia sugli Usa, che potrebbe avere effetti benefici in Europa, e/o il collasso dell’unione europide e dell’euro.
        L’implosione del sistema neocapitalista, con respiro planetario, invece, oggi non mi pare alquanto improbabile, perché il nuovo capitalismo finanziario è giovane – due/tre decenni di affermazione e espansione – e le sue élite saldamente al potere. Il guaio è che se continuerà così ancora per qualche annetto – come scrivevamo Preve e io qualche tempo fa – avranno vinto per tutto il ventunesimo secolo, o quasi.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

      • Io penso che non tutto è il risultato di decisioni o politiche “pensate” e attuate con le conoscenze a disposizione.
        Per esempio, nel periodo della guerra fredda l’opposizione tra URSS e “mondo libero” non aveva nessun senso nell’ottica del potere. Stalin era abbastanza pragmatico da poter entrare in accordo con chiunque, per non parlare dei grandi vampiri nostrani. Eppure la contrapposizione c’era altroché.
        Se fosse dipeso dalle scelte razionali il nuovo ordine mondiale sarebbe già stato realizzato dopo la guerra, forse anche prima.
        Per cui ogni previsione sul futuro ha poche probabilità di azzeccarci, che ci saranno “tempi interessanti” si, ma mi sa che pure i padroni del mondo avranno delle brutte sorprese…

  2. Condivisibile, ma io la metterei cosi’: se con Destra intendiamo il Capitalismo e con Sinistra il Socialismo, che presuppongono entrambi una dimensione internazionale, lo Stato è comunque il nemico sia dell’uno che dell’altro. Lo si può usare per accelerarne la distruzione, ma tutto finisce qui.

    Invece, Stato, sta per Civiltà. E’ ciò che la concezione europea (greca e latina) ci ha lasciato in eredità con le incongruenze che il Cristianesimo ha portato in seguito, ma pur senza distruggerlo, anzi, rafforzandone il significato. E’ la massima organizzazione che un popolo può darsi. Si può discutere della sua efficienza ma non della sua esistenza, altrimenti si finisce nel calderone internazionale del Mercato o del moderno Soviet: l’ONU.

    Quindi è necessario riappropriarsi dello Stato per metterlo al servizio della Nazione. E per fare questo ci vuole una classe dirigente capace di prendere il potere e gestirlo. E’ questo il vero problema: questa classe dirigente non siamo più in grado di esprimerla. Nondimeno, è la condicio sine qua non.

    L’inazione di cui ci si lagna è dovuta all’erronea convinzione che basti una consapevolezza diffusa per far fronte al problema, mentre non è così: è necessaria una Volontà che si incarni in un uomo, o in un gruppo di uomini, dei quali si possa avere fiducia.

    La sfiducia nell’Uomo (quindi in sè stessi) è cresciuta con il crescere della fiducia nelle sovrastrutture (tra cui lo Stato sesso), fino al punto che non è più rimasto nulla nè dell’una nè dell’altra.

    • Per Rudi

      Come scrivo e dico spesso, oggi noi viviamo in una sorta di semi-stato, non socialista anticipatore di una vera e propria fase comunista, ma neocapitalista …
      Un semi-stato qual’è oggi l’Italia è privo di sovranità monetaria e politica (la prima condicio sine qua non per la seconda), è retto da collaborazionisti dei poteri esterni, è caratteristico di un paese occupato e di un popolo sottomesso, impossibilitato a decidere del suo futuro.
      Se all’internazionalismo proletario si è sostituita la globalizzazione neoliberista che ha avuto un grande successo (mentre l’internazionalismo proletario non si è mai concretato), è chiaro che questo semi-stato, diminuito, collaborazionista, nemico del popolo e della nazione, prelude a un governo sopranazionale prima europeo – secondo i sogni/gli incubi spinellati di Ventotene-manifesto 1941 – e poi tragicamente mondiale. L'”Europa libera e unita” dello spostato radicaloide Altiero Spinelli è quella che, mutando in unione elitista, concretamente ci ha ridotto in simili condizioni.
      Non contro lo stato veramente sovrano, quindi, ci si deve muovere, ma contro il progetto delle élite finanziarie neocapitaliste che voglio dissolvere lo stato e imporre nei secoli il loro governo, apolide, anti-umano e assolutista …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Quanto fosse destinato a diventare rivoluzionario l’individualismo, cioè la libertà vera, lo capì molti decenni fa l’autore di The Lonely Crowd.

    “Si potrebbe far saltare la frittata semantica”

    I fini non ci mettono molto a ridursi a mezzi. E le cose vengono chiamate più spesso coi nomi contrari a ciò che sono che con quelli veri.

    “Stato” è, alle soglie del 2017, un’entità quisling variamente articolata, un Moloch oligarchico-clientelare che utilizza le ex istituzioni dell’ex Stato Italiano (esecutive, giudiziarie, legislative) per esaudire i voleri delle élite sovranazionali e, in cambio di tale tradimento, accaparra privilegi e prebende in grado di soddisfare gli interessi particolari delle varie corporazioni che lo compongono – un folle circolo vizioso che sta dissanguando il Paese, sostenuto dalla propaganda più abietta.”

    Ma li hai visti i Renzini su Twitter, all’avanguardia d’Europa, a Twittare che il TTIP ci serve e prima si fa meglio è?
    Voglio dire, in una gara di servitù vincono a mani basse la competizione e degli altri partiti italiani e del resto della pur ubbidiente Europa (che ancora il TTIP non lo ha avallato, malgrado le pressioni e gli incentivi sul piano personale per gli avallatori che possiamo immaginare).

    Questi sono l’ultradestra, mentre continuano a chiamarsi sinistra, e gli alleati delle élites.
    D’altra parte la destra è diventata il partito del popolo, da partito dei ricchi.
    Alla falce e martello succedono caviale e champagne.
    Le cose impiegano poco a trasformarsi in ciò che intendevano negare poco prima.

    “Il cittadino medio non sa interpretare questi segni: crede che la magistratura, i partiti, le associazioni, le ONG, le banche, i sindacati siano organismi separati o estranei fra di loro o addirittura nemici l’uno dell’altro e, invece, rappresentano i muscoli, le ossa e i nervi di un unico mostro.
    Questo è lo Stato, un composito Frankenstein nelle mani di interessi sovranazionali (quelli nazionali si accontentano della mancia sottesa).”

    E certo. Loro continuano a chiamarsi con nomi diversi l’uno dall’altro.
    Tu leggi il Sole 24 Ore e credi di non star leggendo l’Economist.

    Senti le valutazioni delle agenzie di rating e credi che non siano di proprietà dei principali soggetti che devono valutare.

    Vedi che lo spread sui titoli di stato decolla e pensi che il governo avrà fatto errori (errori diversi da disobbedire a chi lo spread dei titoli pubblici lo determina).

    Gli attori sono tanti che una persona normale, con un tempo normale da dedicare alla riflessione su questi fatti, una tendenza a riflettere normale, non ha scampo dalla tela dell’inganno.
    Sono troppi perché siano tutti d’accordo.
    Dicono bugie troppo grosse perché possano essere bugie.

    Vedi come è andata a Tremonti, che dopo la “crisi” del 2008 denunciò cause e colpevoli e chiese che quei soggetti fossero sottoposti a regole.
    Vedi come è andata a Draghi, che diresse l’organismo di regolati che doveva… fissare le regole.
    Dove è oggi Tremonti, dove è oggi Draghi?
    Dove è stato Mario Monti, dove è Padoan?

    Comunque dici bene: a livello nazionale, quantomento per ciò che concerne l’Italia, si tratta di misera ubbidienza e frenetica collezione di mance; non si determina nulla.
    La tecnologia ha portato il mondo nell’età della simultaneità, e in effetti i confini varii sembrano, come dire, degli ostacoli non necessari.

    Bene il mercato libero, bene le frontiere aperte.
    Ma chi li sta imponendo lo fa con le peggiori intenzioni possibili.
    Sono quelle intenzioni e quei secondi ma primari fini che devono essere corretti o stroncati.

    E sarebbe facile se la gente fosse in grado di pensare.
    Per questo è sempre stato così micidialmente arduo.

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