Guardare il mostro in faccia [Alceste]

E va bene, lo ammetto.
Ho sprecato il mio tempo.
Molti di noi l’hanno fatto ed è bene, anche per loro, addivenire, prima o poi, a un mezzogiorno di fuoco dell’anima.
Si nasce, si ama, si studia, si impara, si vive.
Ma quanto di ciò che abbiamo vissuto è frutto della nostra scelta? Non sarà che abbiamo preferito, più o meno consciamente, il caldo letto del conformismo?
Non intendo coinvolgervi; parlerò solo di me (che sono nato a sinistra, altri declineranno l’esame di coscienza a loro modo).
Sin all’inizio degli anni Duemila votavo a sinistra. Perché?
A dir la verità non lo so. La mia famiglia era piuttosto tiepida. Si votava PCI, ma i miei vecchi rimanevano sempre dei simpatici reazionarî in tema di diritti civili. Mettiamola così: desideravano un’Italia più pulita e confidavano, blandamente, nei dirigenti comunisti. E tuttavia mai comprarono una copia dell’Unità, mai si iscrissero al Partito, mai ne frequentarono le sezioni o le manifestazioni. Il loro motto, insondabile, era: nulla di troppo. E la politica attiva, militante era, appunto, qualcosa di troppo: ideologica, forsennata, un po’ fanatica.
Il sottoscritto, invece, declinò la giovinezza  e la media età proprio sotto l’ombra dei diritti civili. Era naturale supportare sinistra e diritti civili. Anche il mito americano (veltroniano!) esercitava il suo fascino: non erano gli americani che avevano liberato l’Italia dalla dittatura fascista?
Parallelamente coltivavo il culto per la Resistenza e i suoi uomini.
Partecipai a convegni, congegnai incontri, approfondii alcune figure di patrioti, portai alla luce cinema e letteratura di quegli anni.
Bene. Cosa resta di quel tempo glorioso oggi?
Un bel niente.
Si può affermare, in tutta tranquillità, che passerò la seconda età dell’esistenza a rinnegare ciò che ho fatto.
La sinistra, la Resistenza, i diritti civili … ormai li considero alla stregua di ciarpame. Rischio di gettare via bambino e acqua sporca, grano e loglio insieme? E sia. Se questo serve a una comprensione migliore del mondo.
Rinnegare sé stessi, a questo ci si riduce in un’epoca di menzogne.
Cancellare d’un sol colpo decenni di esistenza.
Sì, poiché occorre guardare in faccia il mostro, sempre.
Inutile abbellirlo, o girargli intorno per scrutarlo alle spalle, o mentire riguardo il suo aspetto con gli ospiti, o rimuovere gli specchi da casa.
Un mostro è un mostro e lo si deve ammettere sempre e comunque, anche a costo di pagare in termini di pace interiore.
E allora, a distanza di anni, devo ammettere che la Resistenza e la sinistra, col loro atteggiamento compromissorio, c’hanno messo il mostro in casa. Consegnare il paese a una potenza militare straniera, stendergli il red carpet dell’umiliazione, farsi carico della sua politica estera omicida (e spesso disastrosa per noi) si sta rivelando un cappio sempre più stretto. Finché la Natoamerica prosperava prosperammo anche noi, chi lo nega? Ma il declino, civile, economico e morale ci porterà sempre più a fondo, come un condannato in mare legato assieme a un cadavere.
La dichiarazione dell’ambasciatore natoamericano Phillips a favore del Sì al referendum è solo l’ultimo atto. E, purtroppo, non è un’ingerenza, ma una precisa direttiva.
E a questo ci ha portato non la sconfitta, ma la resa.
Sì, nel 1945 era meglio perdere, rovinosamente, e ripartire da una disfatta invece di sacrificare noi stessi (e ciò che siamo stati) sull’altare di questo nichilismo autodistruttivo.
E come rifiutarlo?
Non c’è che un modo: cancellare il nostro recente passato politico. L’antifascismo, il piano Marshall, il 25 aprile, la mitologia del partigiano, Sordi che fa l’americano … dobbiamo dimenticare tutto, a qualsiasi costo, anche quello del torto e dell’ingiustizia verso figure storiche integerrime e coraggiose.
Guardiamo il mostro in faccia: ci siamo consegnati mani e piedi a coloro che ci distruggeranno.
L’ambasciatore americano Phillips non è un semplice colonizzatore. È il portavoce di un potere sovranazionale (la cui scaturigine contingente sono gli USA) che aspira a un ordine neofeudale mondiale da attuare con ogni mezzo: militare, psicologico, economico. Merkel, Tsipras, Blair, Schroeder, Renzi, Hollande sono le comparse, sempre rinnovantesi, di tale atto (a senso) unico.
C’è ancora chi soggiace al fascino della destra e della sinistra, della democrazia, dell’Occidente, della libertà, del progresso. E la Natoamerica è la sirena che dolcemente modula questa litania.
Ecco il solo modo per scappare, lo ripeto. Rigettare in massa i miti politici del dopoguerra. Tutti. Compresi quelli del buon soldato americano, Sciuscià, la Resistenza, i fratelli Cervi, la democrazia, la destra e la sinistra, il progresso civile, il Sessantotto, le lotte studentesche, l’Europa di Spinelli, l’umanesimo illuminista et similia.
Questo, lo ri-affermo a scanso di equivoci, vale per me.
Altri dovranno rigettare l’anticomunismo alla Guareschi, il cattolicesimo pievano, il fascismo da operetta col busto del duce in anticamera e così via.
I miti politici del dopoguerra sono degenerati in una sovrastruttura che impedisce l’azione e paralizza ogni lingua. Allora meglio disfarcene e ragionare esclusivamente in termini di realpolitik dura e pura.
Guardare il mostro in faccia.
Tabula rasa.
Fare astrazione di settant’anni di storia e immaginarsi, nel 2016, come fossimo nel 1945.
Domandarci: siamo sotto scacco. E allora chi può liberarci dai liberatori? Un partito razzista tedesco? Ben venga! Il terribile Trump? Ben venga! Gli isolazionisti inglesi o norvegesi? I secessionisti scozzesi e catalani? Si accomodino!
E questo metodo va applicato per un semplice motivo: poiché il potere ragiona allo stesso modo.
Il potere va per le spicce.
Chi serve per destabilizzare l’Ucraina? I nazisti? Ben vengano!
Chi ci occorre per fare pressioni su Siria e Iran? I tagliagole sunniti? Perfetto, si apra subito un corridoio umanitario gonfio di armi e dollari!
Chi abbiamo sul campo in Afghanistan per cacciare i sovietici? Quel guevarista di Massoud? Bene, lo si inondi di Stinger!
Chi può aiutarci a frantumare la Jugoslavia? I compagni comunisti? Facciamo eleggere Baffetto con un colpo di mano in Parlamento! Tanto il Mortadella quello che doveva fare (impostare l’Euro) l’ha già fatto!
Capisco che la nostalgia e il ricordo possano impacciare tale operazione di pulizia.
Ma va fatta.
Il potere è apolide e pragmatico.
E quindi pragmatici e brutali dobbiamo diventarlo pure noi.
La zavorra sentimentale va gettata via senza rimorsi. Per non restare a terra.
La riprenderemo a bordo in tempi migliori.

Guardare il mostro in faccia [Alceste]ultima modifica: 2016-09-18T09:47:10+02:00da derosse
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11 pensieri su “Guardare il mostro in faccia [Alceste]

  1. Almeno tu ti sei ravveduto sulla via di Damasco. Il problema sono tutti quei sinistronzi che continuano a guardare dove gli asini volano…
    Personalmente sono sempre stato dalla parte giusta, anche se non è servito a molto visto che la parte giusta sono settanta anni che non governa più.
    Abbiamo un paese rovinato ed un’Europa che è sulla stessa strada.
    Hai ragioni, dobbiamo sperare in Putin, Trump, Le Pen, Alternative für Deutschland, i secessionisti inglesi,Orban, ecc.
    Però vorrei che tu Alceste ti cospargessi il capo di cenere, perchè se questo povero mondo e paese sono finiti in queste condizioni, i colpevoli, oltre ai giudei di tutto il pianeta, sono proprio i sinistri coglioni che con la loro idiozia hanno fatto il male di tutti i popoli della terra.
    Cordiali saluti

    • Per Walter

      Divertente e nuova l’espressione “sinistronzi”, buona per i nostri articoli e commenti.
      Ammettiamo, però, due cose che sono di sostanziale importanza: 1) i comunisti, in origine, erano diversi e opposti alla cosiddetta sinistra borghese, o revisionista, considerata una sorta di quinta colonna, nel proletariato, della quale liberarsi; 2) la sinistra, in questi ultimi tre decenni, è passata dalla rivendicazione sociale – più o meno spinta – all’interno del capitalismo, al più disgustoso collaborazionismo nei confronti delle élite dominanti finanziarie, buttando a mare le classi dominate.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Ciao Alceste e un saluto al grande Eugenio.

    Volevo scriverti che il tuo passato politico è identico al mio tranne i tempi. Io non voto più a SINISTRA, AHIME’, solo dal 2010. Il mio è un pentimento puro suffragato da anni di studio, letture e approfondimenti sia filosofici che politici.

    Sono passato dall’altra parte della barricata, pur superando le odiose dicotomie destra/sinistra.

    La mia corrente politica è inequivocabile: SINISTRA NAZIONALE (Stanis Ruinas, Beppe Niccolai Docet,) … Fabrizio Fiorini (L’uomo Libero)
    e spazia da Paolo Signorelli, a Freda, a Letture Antagoniste: ERETICAMENTE
    ITALIA PROLETARIA (https://italiaproletaria.wordpress.com).

    Tutto quà.

    Un cordiale saluto a tutto lo staff di PAUPERCLASS

    Salvatore

  3. Vengo da origini cultural/familiari opposti alle tue – “liberali” non fascisti, padre militare con medaglia d’argento, anzi sempre ridicolizzato il fascismo, mezzi atei, ma anticomunisti veraci, Da ragazzino preferivo leggere Paese Sera anziche’ il Tempo, anche se il Borghese mi arrapava, per le foto, Gianna Preda (la puzzola aretina – riferito a Fanfani) ancora me la ricordo. A squola… eh, eh si, con la q l’ambiente era decisamente di destra, chiaro parlo del liceo,
    Eppure oggi come oggi, nonostante le divergenti origini sono esattamente sulle tue posizioni. Crescendo…

  4. A tutti:

    mi auguro che il processo di liberazione mentale coinvolga ognuno di noi (anche quelli – lo dico con un sorriso – che hanno il busto del duce in anticamera, o la foto di Saragat col lumino acceso).
    Dobbiamo stare ai fatti e solo ai fatti, il resto – la tifoseria, l’ideologia, la destrasinistra – è bene metterla fra parentesi per un paio di decenni almeno.
    Almeno.
    Per conto mio ritengo che le disgrazie della sinistra (o meglio: del comunismo) cominciarono coi goliardi del Sessantotto … ma ne ho già parlato.
    A Lanzo: pensa un po’ che da qualche tempo a questa parte colleziono i libri del Borghese (quelli vecchi). Ci si trova parecchia roba, da Sun Tzu a Brasillach a I pericoli del Concilio …

  5. Per Alceste

    Concordo con il tuo commento soprariportato, nonchè superare le tifoserie e ideologie, ma se proprio occorre inquadrare i tuoi <> articoli insieme a quelli di Eugenio… se proprio occorre farlo sono tranquillamente inquadrabili in una corrente politica semi-sconosciuta e cioè: SINISTRA NAZIONALE con richiami al pensiero PREVIANO (Interessantissimo) e al Comunitarismo.
    Non scandalizziamoci tuttavia se ognuno di noi tenti di ricercare, anche di questi tempi, un corretto “Inquadramento politico” (se vogliamo definirlo così) che, per quanto mi riguarda, credo di averlo trovato…poi, va da sè, che ognuno debba farsi un’opinione su fatti e accadimenti aldilà di schemi e ideologie imposte.

    In primis questo blog (che trovo interessantimo e assolutamente condivisibile nella quasi totalità -il quasi è d’obbligo ..eh..eh-) ma non disdegno, anzi al contrari non mi nascondo di approfondire letture in siti web di informazione e blog di formazioni politiche “ROSSOBRUNE” (perchè di questo si tratta… ed è proprio il vostro sito un bellissimo BLOG ROSSOBRUNO ,come lo era anche il grande filosofo Costanzo Preve)… cioè:

    – ITALIAPROLETARIA (https://italiaproletaria.wordpress.com) –> Socialismo Nazionale, Rossobruno e di Sinistra Nazionale)
    – EURASIA rivista di Claudio Mutti
    – Il DISCRIMINE (http://www.ildiscrimine.com) di Enrico Galoppini
    – L’interessantissimo e Nuovo AZIONE CULTURALE, Socialista Rossobruno di stampo quasi staliano ma con giovani autori indipendenti (http://www.azioneculturale.eu)
    – gli articoli di ARIANNA EDITRICE
    – Il Blog di Federico Dezzani
    – L’Intellettuale Dissidente
    – Diorama Letterario
    – Alain de Benoist (su facebook – in italiano)
    – Costanzo Preve (su facebook – in italiano)
    – Il faro sul Mondo
    – Controinformazione.info
    – Ereticamente
    – Centro Studi la Runa

    etc… etc…

    Come vedi un ampio ventaglio di letture dove è possibile approfondire diverse tematiche politiche ed economiche

    Un Saluto

    Salv.

    • Per Salvatore T.

      In passato, siamo stati accusati dai sinistroidi deviati di rossobrunismo e l’accusa ha investito anche Costanzo Preve, che era, in verità, un filosofo hegeliano, marxiano, intenzionato a rileggere Marx e l’intera storia della filosofia, partendo dagli Elleni.
      Il fatto è che non esiste nessun movimento Rossobruno, così come, oggi, non esiste alcuna vera opposizione in Italia. Intorno a me vedo soltanto il deserto e una continua riduzione della “diversità biologica” … in tal caso di pensiero.
      Altrove, in Europa, ci sono partiti e movimenti tacciati di “populismo”, che, in verità, non osano spingersi oltre una certa soglia, partecipano al rito delle elezioni liberaldemocratiche, talora ingoiano i brogli elettorali, non impostano azioni di lotta convincenti, se necessario estreme, nella società (esempio: l’alternativa per la Germania oppure il partito della libertà austriaco).Se poi osserviamo formazioni come alba dorata, in Grecia, notiamo che non rappresentano la soluzione al problema, ma soltanto un effetto collaterale dell’ingigantirsi dei problemi, sociali, economici e politici che investono l’Europa. Per quanto riguarda il comunismo, invece, si ha l’impressione che sia morto, oppure ridotto a un fossile della storia, che sopravvive tollerato perché marginale, ironia della sorte, nei recessi della politica liberaldemocratica …
      Il quadro che ne esce è sconfortante e questo non soltanto in Italia, anche se qui registriamo un “encefalogramma” ormai completamente piatto.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  6. “Sin all’inizio degli anni Duemila votavo a sinistra. Perché?
    A dir la verità non lo so. ”

    Ma come non lo sai. Chiunque dotato di un cervello, ma ancor più quelli che temono di non averne troppo e cercano rassicurazioni (qui non mi riferisco a te! Non leggere tra le righe ove non vi è nulla tra le righe) deve essere di sinistra.

    Ricordo i miei mediocri insegnanti di materie umanistiche… come ci ripetevano a scuola quello che avevano letto sulla Repubblica il giorno prima.
    Dato che, proprio in quanto non conoscevano i veri intellettuali, erano sotto l’incantesimo che mostrava loro come fossero tutti di sinistra, scrivessero per la Repubblica, vincessero lo Strega, … loro si affiliavano alla tribù che gli appariva più larga e vincente.

    E cosa c’è di più naturale.
    Io negli stessi anni ero un fan del Berlusca. Perché?
    Per l’esatto opposto motivo dei sopra detti.
    Le masse che hanno ragione e sopprimono chi devia dalla strada che tracciano con insulti ansimati con la bava alla bocca, le masse degli ipnotizzati, hanno sempre torto.
    Come i conglomerati di potere, seppure questi non siano mai in buona fede ma quelle sì (voglio dire… dài un’occhiata all’Unione Giornalistica Occidentale, sostanzialmente un’edizione unica impaginata sotto forma di diversi notiziari TV e testate giornalistiche, da Washington e New York e Hollywood passando per la City londinese arrivando alla Stampa/Corriere/Repubblica [a volte mi chiedo se i fax glieli mandino già tradotti in italiano, o siano i Nostri a curare la traduzione: in ogni caso è sempre molto fedele], dài un’occhiata dicevo, e sai che il versante giusto è quello della Brexit, di Trump, del no all’austerità, del no all’invasione che chiamano “immigrazione”. Lo sai perché loro sono tutti dall’altra parte, e loro non possono mai essere dalla parte giusta. Lo sai per esclusione).

    Sicché io ero col Berlusca. Con Almirante.
    Con chi perse le due guerre mondiali.
    Col coniglio quando incontra la volpe.
    Con la volpe quando incontra l’aquila.
    Con il Vietnam non comunista.
    Con i Coreani invasi dal Giappone, con i Cinesi invasi dal Giappone, con i Cinesi vittima di genocidio da parte di quelli che poi sono diventati i Cinesi per antonomasia, gli Han; con le etnie Giapponesi vittima di chi oggi sono i Giapponesi, i Yamato.

    Col cane cui una volta diedi un boccone di cibo buono e dalla cui bocca lo tolse un altro cane, senza che il primo si arrabbiasse.

    Chi perde ha sempre ragione
    La bellezza, caro Dostoevsky, non può salvare il mondo perché la bellezza è la debolezza.
    Non può salvare nemmeno sé stessa; non per questo smetterà di essere bella, almeno finché potrà non smettere.

  7. Chi può liberarci sarebbe la coesione razziale e la fede nella nostra razza.

    Dopotutto si tratta di un conflitto che, mentre si maschera da altro, è razziale al suo fondo e nella mente di tutti i partecipanti, dal nobilato internazionale emergente agli invasori che si affacciano dal Sud, tanto negli USA che in UE, tranne che in quella dei fessi che si trovano nella stessa situazione di chi a un tavolo da poker gioca da un’ora e non ha ancora capito chi è il fesso per la sola ragione che è lui.

    ISBN 978-1313706407 è un libro che lo dice bene, e al tempo spesso ci conferma le nostre sensazioni pessimistiche.

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