Tre ipotesi sull’iniziativa militare di Erdogan in Siria di Eugenio Orso

A mio sommesso avviso, tre sono le ipotesi che si possono fare a riguardo del comportamento del neo-ottomano islamista Erdogan e del suo bellicoso regime.

Dopo il fallito golpe in Turchia, con lineamenti da operetta, che per alcuni è stato supervisionato dalla Cia americana, dopo il presunto riavvicinamento di Erdogan alla Russia successivo al golpe e alla conseguente epurazione di massa, dopo l’invasione turca nel nord della Siria, impiegando sul campo militari turchi e carri, nonché mercenari jihadisti detti “ribelli moderati” (nonostante partecipino i tagliagole di al-nusra mascherati), la situazione, nello scacchiere geopolitico siriano sconvolto dal conflitto (o meglio, da una serie di conflitti intrecciati), sembra che sia diventata illeggibile, così come paiono imprevedibili gli sviluppi futuri di questa situazione.

Indubbiamente, per la prima volta i turchi in armi hanno messo piede stabilmente in Siria, conquistando senza sforzo la città confinaria di Jarabulus, prima che la liberino dalla presenza dell’isis i curdi filoamericani. La motivazione ufficiale addotta è la solita “lotta contro lo stato islamico”, che, in tal caso, nasconde la volontà turca di impedire ai curdi siriani delle unità di protezione popolare (YPG) di assumere il controllo di tutta la fascia confinaria con la Turchia. L’invasione turca nel nord della Siria è diretta, quindi, principalmente contro i curdi siriani, vicini a quelli turchi del PKK. Altro motivo non dichiarato dell’invasione, che nasconde un interesse comune a Washington e Ankara, è la dissoluzione della Siria in staterelli fra loro conflittuali, che consentirebbe di prolungare il conflitto e la destabilizzazione di tutta l’area.

Per la verità, meno di anno fa – nel dicembre 2015, se non ricordo male – le truppe turche erano entrate e si erano stabilite nel nord dell’Iraq, in provincia di Mosul, sempre con la scusa della “lotta all’isis”, ma in una situazione diversa dall’attuale. Quella presenza fu più limitata e temporanea, perché i turchi si ritirarono, subendo anche le pressioni di Barack Obama. In Siria i turchi hanno intenzione di rimanervi in pianta stabile, a quanto sembra.

Il punto di partenza più ovvio della riflessione non può essere che il fallito golpe del 15 luglio 2016, poco chiaro se non sospetto sotto diversi punti di vista. Questi golpisti “in erba”, gulenisti o tardo-kemalisti che siano, evidentemente mal diretti all’onnipotente Cia (che, se giocava, giocava per farli perdere), si sono lasciati sfuggire il tiranno Erdogan. Costoro hanno sbagliato obbiettivi, nel senso che non si sono curati di personalità di primo piano del regime, come ministri e vice ministri, hanno mostrato cedevolezza nei confronti di quelli che apertamente li contestavano, o addirittura li affrontavano (avrebbero dovuto tagliarli subito in due con i mitragliatori, perché il golpe, in questo come la rivoluzione, non è una passeggiata …).

Non si comandano soldatini ignari, giovani e probabilmente inesperti, anche se ben sbarbati e pettinati, per un’operazione “sporca” come il golpe. Militari che in breve si arrendono, vista la malaparata, e almeno uno di loro è stato decapitato, dagli islamisti sunniti inferociti (questi sì determinati!) al grido di “dio è grande”.

Se si vuole che l’operazione abbia almeno una qualche speranza di successo, s’identificano correttamente gli obbiettivi da raggiungere, i gangli vitali e le personalità del regime nemico da colpire, ci si vale di uomini determinati e senza scrupoli, consapevoli di ciò che fanno, determinati e disposti a falciare la folla, se necessario (in tal caso tutta fecciaglia turca/turcofona, neo-ottomana e islamista, spinta a scendere in strada a sostegno di Erdogan).

Fatte questi semplici considerazioni sul tentato golpe in Turchia, che chiunque poteva fare, già durante la notte fra il 15 e il 16 di luglio, è bene presentare, di seguito, le tre ipotesi in merito al comportamento e alle intenzioni di Erdogan, che sta invadendo la Siria senza incontrare troppa resistenza, diplomatica e militare:

1)    Il tentato golpe, per quanto raffazzonato, non era destinato aprioristicamente a fallire, gli Usa sono sospettati di averlo appoggiato almeno in un primo tempo, se addirittura non organizzato, la Ue non ha condannato prontamente, fin dalla prima ora, il colpo di stato e il tiranno turco, nemico dei curdi più che dell’isis, si è indispettito per questo. Un Erdogan vittorioso, scampato per un pelo alla cattura o alla morte, ha incassato un grande consenso popolare (è oggettivo: i turchi lo appoggiano in maggioranza), ha dato il via, prontamente, alle incarcerazioni e alle epurazioni di massa che sognava da tempo (con liste di proscrizione già confezionate) e si sta progressivamente allontanando dagli Usa, dalla Nato e dalla tremebonda Ue che costui è solito ricattare (a suon di miliardi di euro, per non inondare di profughi il vecchio continente). Altro elemento che ha allontanato Erdogan dall’occidente a guida americana è stato il rifiuto degli Usa di concedere l’estradizione in Turchia del miliardario sunnita Fethullah Gulen, venduto dal regime turco come l’ispiratore del golpe. Se così stanno le cose, naturale che il tiranno ottomano e il suo governo cerchino di cambiare di campo, riavvicinandosi a Mosca, all’Iran e addirittura manifestando pubblicamente l’intenzione di normalizzare i rapporti con il governo siriano. In tal caso, l’invasione del nord della Siria da parte dei suoi giannizzeri (esercito turco e mercenari jihadisti) sarebbe stata preventivamente e segretamente concordata con la Russia, che però nega di aver dato l’assenso, e avrebbe spiazzato gli Usa, che sono stati costretti a far ritirare i curdi e ad approvare l’invasione in territorio siriano denominata “Scudo sull’Eufrate”.

2)    Erdogan sta facendo il doppio gioco e cerca di tenere il piede in due scarpe, non rompendo definitivamente con Usa e Nato, da una parte, e non concedendo concretamente troppo a Russia e Iran, dall’altra. Così spera di fregare sia gli americani sia i russi, ottenendo il massimo vantaggio geopolitico – occupare l’ultimo tratto di confine con la Siria non ancora in mano curda, tarpando le ali al nemico, impedendo il sorgere di uno stato curdo in Siria, occupando territori siriani – nonché il massimo vantaggio economico possibile – ad esempio, la ripresa del progetto Turkish (South) Stream che farebbe diventare la Turchia importante hub, anche se forse non più il principale, del gas per l’Europa. Sarebbe proprio il doppiogioco del tiranno Erdogan a rendere caotica la situazione, ma il suo barcamenarsi fra Usa/Nato e Federazione Russa/Iran non potrà durare in eterno e quando il farabutto sarà scoperto, dagli uni o dagl’altri, allora la situazione si chiarirà e la Turchia ne pagherà lo scotto. Per ora, Washington mostra “comprensione” per la mossa militare dell’infido sultano, i curdi si ritirano a est dell’Eufrate (coglionati dagli americani), i russi e i siriani disapprovano, ma non lo colpiscono.

3)    Non sarebbe Erdogan a fare il doppio gioco, spiazzando gli Usa e barcamenandosi fra Russia e americani. Si tratterebbe di un vero e proprio piano, ordito dagli americani con la collaborazione dell’infame Erdogan per far cadere la Russia (e la sua colazione) in una trappola. Ciò significherebbe che le schermaglie diplomatiche fra l’amministrazione federale americana ed Erdogan, per l’estradizione dagli Usa di Gulen, sono soltanto un’abile recita. Ancor peggio, il golpe da operetta destinato a fallire è sicuramento avvenuto, in ipotesi, con la supervisione della Cia ed Erdogan, probabilmente, ne era informato in anticipo, tenendosi pronto con liste per l’epurazione già pronte da qualche tempo. Costui sta recitando la parte di chi vuole allontanarsi dai suoi “alleati” tradizionali, cioè Usa, Ue, Nato, e riavvicinarsi a Russia e Iran, addirittura alla Siria di Assad. Un falso riavvicinamento, naturalmente, perché non mi pare che l’ottomano abbia concesso qualcosa d’importante ai russi e, finora, non ha rotto con la Nato. L’incontro con Vladimir Putin, a San Pietroburgo il 9 di agosto, farebbe parte della recita, propedeutica al “trappolone” che gli americani hanno preparato a Putin, con la collaborazione interessata di Erdogan, che è sempre stato in combutta con gli Usa. Washington cerca di provocare subdolamente una reazione russa all’azzardo di Erdogan (infido ma complice), alimentando il caos, nel quadro dell’ormai arcinota Geopolitica del Caos, prediletta dagli Usa per estendere i conflitti e perpetuare la destabilizzazione d’intere aree del pianeta.

L’ipotesi numero uno – Erdogan scampa a un vero e proprio golpe, che fallisce, e si avvicina a Putin e all’Iran, allontanandosi dagli Usa e della Nato – la considero la meno probabile delle tre, ma è sicuramente la più diffusa, perché la suggeriscono molti media occidentali per confondere le idee.

L’ipotesi numero due – Erdogan doppiogiochista, Usa spiazzati e Putin che un po’ abbocca all’amo, pur con qualche riserva – è quella alla quale ho aderito subito dopo il fallimento dello strano golpe e le manovre, improvvise e sospette, per il riavvicinamento dell’infido neo-sultano alla Russia.

L’ipotesi numero tre – quella del piano ordito dagli Usa, con la partecipazione di Erdogan, per spingere la Russia a reagire cadendo in una trappola –  l’ho dedotta un paio di giorni addietro leggendo un commento, firmato da Salvatore Penzone, a un articolo comparso su Controinformazione dell’ottimo Luciano lago, dal titolo “Comandante iracheno accusa gli USA di aver fornito false informazioni sull’ISIS” (Fonte Pars Today), il cui link è: http://www.controinformazione.info/19248-2/

In questo momento, mentre gli eventi accadono, i bombardamenti turchi in Siria mietono vittime e l’incertezza permane, sono addirittura più propenso a scommettere sulla terza ipotesi, piuttosto che sulla seconda. Del resto, le élite finanziarie che controllano gli Usa hanno usato prima le “primavere arabe”, poi i mercenari jihadisti per destabilizzare e smembrare Siria, Iraq e l’intero Medio Oriente. In seguito, in Siria, hanno manipolato i curdi che dopo la conquista di Manbij, strappata allo stato islamico, hanno attaccato per la prima volta le truppe siriane ad Al-Hasakah e Qamishli, contro il loro stesso interesse, perché poi sono stati costretti a ritirarsi dagli americani davanti all’invasione turca. Le élite finanziarie occidentali non hanno scrupolo alcuno e usare i curdi “democratici”, l’isis oppure la soldataglia turca per raggiungere obbiettivi geostrategici per loro è indifferente …

Tre ipotesi sull’iniziativa militare di Erdogan in Siria di Eugenio Orsoultima modifica: 2016-08-28T21:03:26+02:00da derosse
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10 pensieri su “Tre ipotesi sull’iniziativa militare di Erdogan in Siria di Eugenio Orso

  1. Quindi, in base all’ipotesi n.3, anche il blocco della base aerea turca usata dagli ammericani faceva parte della sceneggiata? Anche il trasferimento, dopo il golpe, delle testate nucleari americane da quella stessa base turca e per portarle in romania in tutto o in parte, sarebbe parte della sceneggiata? Anche la corsa del vicepresidente americano in turchia, ricevuto da un vicesindaco turco sarebbe parte della sceneggiata? Mi sembra che questa ipotesi presuppone una sceneggiatura degna di Hollyvood…poi, per carità, come si suol dire, “tutto è possibile”!
    M domando: quale sarebbe stato lo scopo di questa sceneggiata (a parte, ovviamente, fornire a erdogan il pretesto per fare un repulisti nell’esercito e non solo) ?
    Nel commento in un altro blog e da cui Orso ha tratto ispirazione si dice: “Putin sarebbe caduto in una trappola molto sofisticata che, ancora più di tutte le provocazioni attuate finora per spingere la Russia a una reazione, con una strategia subdola di invasione mascherata, avrebbe
    creato le condizioni per rendere inevitabile una risposta.”
    Ebbene dov’è “l’inevitabile risposta” di Putin al golpe stesso o al successivo intervento in Siria? O Cia ed erdogan hanno fallito per l’ennesima volta nel tentativo di spingere la russia a una reazione oppure l’ipotesi non regge.
    Nel commento di quel Penzone citato da Orso si legge ancora:”Una situazione estremamente pericolosa per i destini globali. La Russia se volesse replicare dovrebbe presto denunciare all’ONU l’azione turco-americana e stigmatizzare la violazione delle norme del diritto internazionale, dopo di che approntare una immediata e letale risposta tale da prendere di contropiede gli USA e lasciare la NATO incapace di reagire.”
    Ma come? questo Penzone non aveva detto immediatamente prima che la russia non doveva cadere nella provocazione e reagire perché questo era proprio uno degli obiettivi del golpe e dell’intervento in siria?
    Ora invece dice che la russia, dopo le rituali denunce all’Onu, dovrebbe “approntare una letale risposta” …immagino, anche se non lo specifica, che questa risposta dovrebbe avvenire contro la turchia.
    Insomma mi sembra che ci sia qualche contraddizione in quello che dice e, quindi, l’ipotesi del golpe come sceneggiata mi sembra fantapolitica.

    La prima ipotesi, invece, credo che sia vera almeno in parte: il golpe era autentico, sicuramente la Cia (ammesso che non ne sia stata l’ispiratrice) ne era almeno a conoscenza e si è limitata a stare alla finestra (comportamento non certo gradito da erdogan e indegno di un “alleato”). Però Erdogan sicuramente ha saputo in anticipo del golpe, ha lasciato che si sviluppasse per strumentalizzare la cosa e probabilmente molte delle carenze operative con cui il golpe si è dispiegato sono dipese anche da forme di sabotaggio attuate all’interno delle stesse file golpiste da alcuni falsi golpisti in combutta, invece, con erdogan.
    Quanto alla seconda ipotesi (erdogan doppiogiochista) è vera anche questa ma nel senso che ha saputo giostrare bene tra i due campi avversi (ammericani e russi). Col suo riavvicinamento alla russia (non del tutto falso) ha costretto gli ammericani a dargli quello che finora gli avevano sempre negato: la possibilità d’intervenire in siria per assicurarsi quella “zona cuscinetto” che aveva sempre inutilmente reclamato in passato.
    Ma probabilmente la stessa cosa ha ottenuto anche dai russi perché altrimenti non si spiegherebbe come mai i famosi s300 o 400 sono rimasti a terra anziché colpire almeno gli aerei turchi se non anche quelli ammericani che hanno dato il loro fattivo contributo alle mosse di erdogan in siria.
    Gli ammericani e erdogan – in base alla terza ipotesi – avrebbero sperato proprio questo per scatenare l’apocalisse della 3a guerra mondiale? mbè, ripeto, allora sono rimasti delusi ed hanno fallito.
    Si dice: Putin, in cambio del suo perdono ad erdogan, ha ricevuto poco o niente.
    mbè proprio niente non direi! ha ripreso i commerci con la turchia (una delle poche nazioni che non ha aderito alle sanzioni contro la russia) e, fatto non di poco conto per le casse russe, ha rimesso in moto il progetto del turkish stream…
    poi, forse, per quanto infido, si è creato un quasi alleato all’interno della Nato che potrebbe tornargli utile.
    Certo, personalmente avevo auspicato che ci fosse una frattura netta all’interno della Nato e che Erdogan cambiasse di campo…così non sembra che sia ma questo non significa che i rapporti turchia e Nato siano tutte rose e fiori.
    Se mettiamo assieme tutti questi piccoli fatti si può benissimo ipotizzare (cosa che peraltro avevo fatto fin dall’inizio in qualche altro commento su qualche altro sito) che l’intervento turco in siria sia avvenuto anche per gentile concessione di Putin (oltre che degli ammericani) il quale, peraltro, proprio in questi giorni e per non si sa quanto tempo, ha perso quella base che gli iraniani gli avevano precedentemente concesso per gli attacchi ai terroristi del Daesh. In fondo, se erdogan, con le buone o le cattive, sgombra dall’Isi alcune aeree della siria, per Putin (e forse anche per Assad) è un bene e non un male.
    Il male in tutta questa vicenda, per noi osservatori sempre più aggrovigliata e contorta, è che Putin col suo eventuale beneplacito dato a erdogan per il suo intervento in corso, in pratica ha dato anche a erdogan il nulla osta per l’occupazione di un pezzo di siria…alla faccia di tutti gli altisonanti proclami anche suoi sull’inviolabilità della sovranità di Assad su tutta la Siria…perciò sta dando (intendo Putin) il suo contributo alla disintegrazione o spezzettamento della siria.

    • Per stefano

      Il fatto che l’ipotesi n. 3 finora sembra non funzionare, nel senso che non ha prodotto l’intervento russo, è dovuto alla proverbiale prudenza di Putin. Craig Roberts ha scritto, non a torto, che la prudenza russa, scambiata forse da taluni per debolezza, ci ha evitato confronti militari più pesanti degli attuali nel mondo, aggiungo io con probabili esiti nucleari devastanti, anche in Europa. Poi, è possibile che il piano sia ancor più contorto di un semplice “trappolone” e preveda altre fasi, sempre più insidiose, che al momento non possiamo prevedere. Intanto hanno occupato un pezzo di Siria, assicurandosi il controllo, anche sul lato siriano, di una parte della frontiera e la Turchia, non dimentichiamolo, è ancora membro della Nato …
      Per fortuna Putin sembra non fidarsi troppo di Erdogan, ma gli ha teso un po’ freddamente la mano per disarticolare la Nato.
      Ultima cosa, è possibile che i russi non mentano, quando ufficialmente sostengono di non aver approvato l’azione turca in Siria.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • se i russi attaccassero i turchi in siria, penso che che nella Nato, a parte forse gli ammericani e i loro lacchè in Medioriente, nessuno accetterebbe d’intervenire a favore di erdogan in base al famigerato art. 5 dell’alleanza. Il motivo è ovvio e non si sarebbe neppure bisogno di esplicitarlo: è la turchia che ha aggredito la Siria e non il contrario.
        A me non convince per niente questa storia tanto diffusa della “prudenza” di Putin sempre bravo ad evitare le trappole che vorrebbero costringerlo a intervenire militarmente.
        L’ ucraina, si è detto, era una trappola, gli ultiimi tentativi di sabotaggio in crimea sono una trappola, l’intervento turco in siria è una trappola!
        Sicuramente ci saranno in futuro altre occasioni per dire che si tratta dell’ennesima trappola alla quale il prudente e geniale Putin non abboccherà.
        Perché non proviamo a valutare le cose da un altro angolo visuale? Putin non è intervenuto in ucraina o perché frenato dalle elite filoccidentali (così sostiene anche quell’ ex comandante russo – Strelkov ) oppure perché né lui né i russi si sentivano e si sentono “avversari” degli ammericani ma preferiscono considerarsi “partner”, “colleghi” e roba del genere.
        Per queste stesse ragioni probabilmente non ha reagito più di tanto al tentativo di sabotaggio in crimea.
        In siria è intervenuto tardi e se ne andato troppo presto perché non vuole vincere ma, come al solito, vuole arrivare a un qualche accordo di partenariato con tutti gli altri (ammericani e turchi compresi).
        E siccome in un eventuale accordo di pace non potrà non fare concessioni territoriali a turchi, curdi i cosiddetti “moderati” e, almeno di fatto, alla stessa Isi, Putin sta semplicemente accettando il piano occidentale della frantumazione della siria.
        C’è poco da girarci intorno: putin – peraltro sicuramente condizionato anche dalle forze liberiste che gli si oppongono all’interno o con le quali comunque deve fare i conti – è sulla difensiva in tutti i campi di battaglia e la sua strategia è nient’altro che quella di limitare i danni.
        Tutto questo gli altri (ammericani, ucraini, turchi e quant’altri) lo hanno capito benissimo e, quindi, se ne approfittano diventando anche arroganti (vedi poroscenko)
        Non dico affatto che Putin sia un traditore venduto agli ammericani, dico semplicemente che non agisce come agisce per i motivi prudenziali che si sostiene e per evitare una guerra nucleare, ma perché nelle sue condizioni e, in parte per sue stesse convinzioni, non può fare diversamente.
        Perciò, almeno in questa fase e per chissà quanto altro tempo è inutile aspettarsi di meglio da Putin e dai russi.

        • per stefano

          Se così fosse al 100%, l’Asse del Male non incontrerebbe troppi ostacoli nel suo cammino e saremmo fottuti anche noi …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

          • nient’affatto! Pur coi suoi limiti, Putin sta svolgendo un lavoro essenziale per il contenimento dell’impero e forse, nel medio lungo periodo, se certi suoi programmi assieme ai cinesi (la famosa via della seta) o coi turchi (turkish stream) o coi tedeschi (2° ramo del North Stream) andranno in porto, lui o chi altro al suo posto potranno anche decidersi di tirare fuori le unghie o, almeno, di essere un po’ meno sulla difensiva e meno disposti al compromesso (in perdita) con l’impero e l’occidente in genere.
            Il problema è vedere se riuscirà a sopravvivere e a far sopravvivere la russia ai prossimi attacchi che subirà in varie parti (bielorussia? Uzbekistan? paesi baltici e polonia? Caucaso? di nuovo l’ucraina?).
            Qui figli di puttana di ammericani purtroppo hanno solo l’imbarazzo della scelta nei loro piani di isolare e punzecchiare la russia….ma tutto sommato, a parte momenti di sconforto, sono ottimista sul fatto che l’impero non riuscirà a vincere.
            saluti

  2. L’ipotesi 3 è affascinante, ma mi pare troppo complicata. Una manovra così complessa a) non la vedo alla portata dell’attuale dirigenza USA, che non brilla b) in caso sia davvero in atto, le incognite che presenta sono troppe: è una mossa imprevedibile e incontrollabile nei suoi effetti.
    Quanto al ruolo di Putin: a parer mio, bisogna sempre tener presente che la Russia NON attacca: si difende, e anche bene. L’impero USA è in fase di decadenza, ma è ancora l’egemone mondiale, e tale resterà ancora per molto (salvo un precipitare di eventi imprevedibile, ad esempio una sconfitta in campo aperto tipo Adrianopoli). I rapporti di forza Russia/USA quelli, sono. Quando Putin parla degli USA come “partner”, non dice che gli stanno simpatici o che ci vuole uscire a cena: indica il suo obiettivo strategico. Il giorno che gli USA diventassero davvero “partner” della Russia, cioè una grande potenza COME LE ALTRE e non quel che oggi sono e pretendono di essere, cioè la fonte del diritto e della legittimità per tutto il mondo, l’Impero USA sarebbe finito e la Russia avrebbe vinto la sua battaglia.

    • Per sarastro

      Non sottovalutarli … non sono dei pazzoidi semi-idioti, ma lucidi criminali senza scrupoli, in grado di ordire piani contorti … che possono funzionare. purtroppo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Dico la mia.
    1) Solo un mese fa, lo sconfinamento di un turco in Lambretta avrebbe scatenato i missili russi, per tacere della (ottima) macchina dell’informazione russa. Invece, tutto fermo e tutto in silenzio. E’ evidentissimo che Putin ha dato l’ok in anticipo… anche gli USA non avrebbero rischiato tanto per bombardare 2 curdi.
    2) A proposito di curdi, al momento sembrano gli unici perdenti, sòlati come al solito dagli USA e getta. Lo stop ai curdi è quello che voleva Erdogan: perché è stato accontentato da tutti?
    3) L’Iran che nega la base ai russi è un teatrino. C’è una convenzione internazionale che vieta questo tipo di concessioni di basi, e quindi per evitare interventi dell’ONU Iran e Russia si sono accordati su un va e vieni, in pratica ogni volta rifanno la trafila del permesso. In ogni caso, hanno dato entrambi un segnale significativo.
    4) Rimane oscuro (almeno a me) chi abbia aiutato Erdogan a salvarsi le penne. E’ inspiegabile che lui non sia stato il primo obiettivo dei golpisti e abbia potuto scappare tranquillo (NON credo che l’abbia fatto in aereo, a meno che i russi non l’abbiano portato prima in Siria). Questo ovviamente depone per il falso golpe, a cui però non credo. Boh!

    Quanto a Putin, io lo ammiro molto ma condivido l’opinione di Stefano: la Russia è ancora debole, e Putin sta freneticamente prendendo tempo e contemporaneamente cercando di adeguare la sua forza. Se non ce la farà prima che scoppi la guerra (che scoppierà secondo me), dovrà mettersi in mano ai cinesi, il che non è una gran prospettiva. Frattanto sta facendo il katechon, compito non da poco.

    • Per Cristina C.

      Certo che ci sono punti oscuri e noi non conosciamo i retroscena (altrimenti, non saremmo qui a interrogarci). Credo che le due ipotesi “Erdogan sta facendo il doppio gioco” (n. 2) e “Erdogan è parte di un piano ordito dagli o con gli Usa contro la Russia” (3) siano le più probabili, con la 3 davanti alla 2. Questo nonostante le incertezze e i dubbi che tu sollevi.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. il golpe fallito forse con l’aiuto russo, il successivo riavvicinamento turco-russo, l’inerzia degli S300 o 400 d stanza in Siria contro gli aerei turchi dell’invasione e, più in generale, la debole reazione russa alla mossa di Erdogan, sono stati tutti fattori che inizialmente mi avevano spinto a supporre un qualche segreto o tacito accordo tra putin e erdogan affinché quest’ultimo facesse quello che poi ha fatto.
    In realtà non avevo tenuto nel debito conto un elemento fondamentale che, invece, forse spiega meglio di ogni altra cosa l’inerzia di Putin verso l’invasione turca della siria: l’intervento degli aerei ammericani a copertura delle truppe turche.
    In queste condizioni, anche se contrario alla mossa turca, cosa avrebbe potuto fare Putin? Assolutamente niente a meno di rischiare un confronto diretto con gli ammericani.
    Se questo è vero, l’inazione di Putin non è dovuta a nessun accordo sottobanco con erdogan e, quindi,, il ministero della difesa russo sarebbe sincero quando nega un qualsiasi accordo con erdogan.
    Né erdogan ha “tradito” i russi! Ha sempre detto – anche a s. Pietroburgo quando si è incontrato con putin, che “assad se ne deve andare”!
    Dunque Putin sapeva benissimo che su questo punto non c’era possibilità di accordo con erdogan.
    Forse erdogan si è solo impegnato a contrastare meglio di quanto non abbia mai fatto i tagliagole dell’Isi e, infatti, quando è arrivato in quella prima città siriana poi da lui occupata, non ha trovato un solo tagliagole perché velocemente fatti ritirare (da lui e/o dagli ammericani) dalle zone di passaggio dei turchi.
    Però bisogna dare atto a erdogan che è stato bravo a giostrare tra russi e ammericani…con la minaccia di lasciare la Nato , da questa ha ottenuto luce verde per creare quella zona cuscinetto sempre richiesta e mai prima concessa dagli ammericani. Evidentemente, almeno in parte, è riuscito a imporre agli ammericani di scegliere la turchia piuttosto che i curdi (almeno per le zone siriane che a lui – erdogan – interessano).
    Ai russi ha dato le sue scuse per la faccenda dell’aereo abbattuto (secondo me per iniziativa soprattutto di quel suo primo ministro poi dimissionato) , ha dato la possibilità di ripristinare rapporti non bellicosi e di riprendere rapporti commerciali prima interrotti (in particolare la ripresa, forse, del turkish stream).
    In pratica a erdogan è riuscito il giochetto che tempo fa invece non riuscì alla grecia per opporsi alle posizioni della Ue. Anche la grecia giocò la carta della russia ma ottenne solo qualche benevolo intervento ammericano per ammorbidire di qualche centesimo le pretese della merkel e company.
    Erdogan invece ha fatto goal e ora si gode la sua passeggiata in siria…almeno finché gli ammericani continueranno a dargli copertura aerea…quando smetteranno si fermerà anche erdogan e forse anche russi e siriani diventeranno più attivi contro la sua occupazione.
    Tuttavia credo che forse in siria ora si è arrivati a un punto di svolta che prelude a un qualche accordo in cui non credo comunque che i russi faranno i duri a respingere né le richieste di erdogan, né quelle dell’opposizione “moderata” né quelle dei curdi. Purtroppo lo “spezzatino” in siria forse è a buon punto di cottura.
    Ma non diamo la colpa a putin…ha fatto un grande sforzo e un grande lavoro per contenere l’aggressività ammericana…di più forse non gli si poteva chiedere (almeno lì in Siria…mentre in ucraina qualche dubbio continuo ad avercelo sulle scelte di putin…ma anche lì che ne sappiamo di quali condizionamenti abbia dovuto tener conto?)

    p.s. per fortuna i russi sono meno stupidi di chi ha programmato questi codici CAPTCHA per inserire i commenti …non funzionano quasi mai e sembrano fatti apposta per scoraggiare l’inserimento di commenti.

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