De profundis per la vecchia umanità [Alceste]

Di guerre per l’Occidente ne rimangono poche.
L’Occidente ha vinto. La sua vittoria ideologica è così schiacciante che può addirittura permettersi di scomparire. La sua eredità spirituale persisterebbe comunque.
Gli unici avversari ideologici a questa avanzata sono le nazioni che assommano più storia e che, quindi, non vogliono (forse in modo inconsapevole) sottostare a tale imperio del nulla. Ho detto nazioni, ma intendevo: regioni dell’anima. La Russia e alcune parti dell’Islam resistono; la loro battaglia, però, è senza speranza. Potranno, al massimo, ritardare la sconfitta – una sconfitta, lo ripeto, della mente e dei cuori.
Il materialismo occidentale avanza come un blob immondo. E va bene a tutti. Vi saranno scontri militari, eccidi? Sicuramente, ma l’uomo del futuro (fra cui militerà il russo e l’islamico) è ormai avviato alla pace perpetua, a uno stato di torpore spirituale, all’onnipresente Nirvana: egli anela la fine della storia, non vuole più agitarsi; in fondo ha tutto disponibile: una casa di cartone, gadget da quattro soldi per cui si è indebitato a vita, una soddisfacente connessione hyper wi-fi che gli consente i giochi, la pornografia in HD e la messaggistica istantanea. L’uomo del futuro sarà superbo e ignorantissimo, non proverà sentimenti o passioni, ma simulacri d’essi (beninteso: da acquistarsi in comodi pacchetti preconfezionati); non avrà opinioni personali; non ambirà a nulla d’elevato, non ricorderà padri e madri, o lotte o nazioni o ciò che è stato; egli bramerà sempre il nuovo e a questo verrà addestrato: ad apprezzare l’ultima trovata; non saprà riconoscere la bellezza: le architetture di Sant’Apollinare e quelle dell’ipermercato Euroma 2, con quegli obelischi massonico-kitsch, che farebbero orrore persino a Fuksas, per lui pari son ….; egli non avrà un lavoro, un mestiere, un’arte, una occupazione qualsivoglia: probabilmente verrà sovvenzionato da un minuscolo pastone statale che gli permetterà di vivere assecondando un dolce microconsumismo, nell’accezione sopra delineata. A lavorare, e capire, sarà una ristretta élite di tecnici e specialisti devota al vero potere: tanto basterà.
La nuova Atlantide occidentale sarà ingiusta, ovviamente, assolutamente ingiusta.
Una piramide feudale basata sul censo. E tuttavia chi oserà sperare in un nuovo mondo? Nessuno. Speranze vi saranno, ma saranno speranze fallaci, gettate astutamente come una manciata di grano a un esercito di galline.
E non ci saranno rivoluzioni.

Le rivoluzioni le fanno gli uomini e i maschi; per questo le due categorie sono, quotidianamente, sotto schiaffo. Ne abbiamo già parlato. Il maschio occidentale è universalmente esecrato: è omofobo, razzista, misogino, tiranno. L’hanno castrato per benino. E non sono state le femministe … un maschio snervato, rispettoso, ripulito, è perfetto per il potere: il classico tipo che porge il biglietto da visita a chi l’ha cornificato. Questo nel migliore dei casi. Lo ripeto: questo nuovo maschio mansuefatto che ha terrore di toccare il culo alla segretaria è davvero il maschio del futuro: non si azzarderebbe a rovesciare un cassonetto, altro che rivoluzione.

Le rivoluzioni le fanno quelli sani: per questo oggi, nella propaganda ufficiale, vi è un perpetuo inno alla devianza, declinata in qualsiasi forma. Un uomo fedele che si guadagna il pane e la sera torna alla famiglia è il residuo impensabile e pericoloso d’una società barbarica …

Le rivoluzioni le fanno le anime semplici, i generosi e coloro che sacrificano la propria purezza ideologica sull’altare dell’utopia. Oggi, invece, son tutti puritani individualisti … non cedono d’un millimetro … boriosi, cinici, saputi, dall’insulto facile, impermeabili alle ragioni dell’altro … in una parola: inetti all’azione.Le rivoluzioni le fanno coloro che sanno fare qualcosa: orientarsi, accendere un fuoco, compiere rapine, sparare, rendersi latitanti. E noi? Ma su questo abbiamo discorso a sazietà, inutile dilungarsi.

Le rivoluzioni le fa chi sente in sé una responsabilità storica verso la famiglia, la comunità, il paese. È una questione di sangue. Anche le antiche rivendicazioni di classe vi erano ricomprese. Ma chi ragiona più in tali termini? Siamo tutti atomi impazziti, in fuga l’uno dall’altro. La gente sfugge il contatto, si vergogna del contatto. Vuole starsene da sola, in pace. La pace perpetua.

Le rivoluzioni le fa chi ha un corpo da gettare nella mischia e accetta la ventura di perderlo. Ma oggi chi possiede il coraggio di tale rischio? Tutti abbiamo da perdere qualcosa. Non posso fare questo! Cosa penserebbero di me i genitori, gli amici, i parenti? Questo è ciò che passa per la mente … per tacere della nostra vigliaccheria ormai congenita, e del rispetto della divisa …
E il corpo? Chi possiede più un corpo? La smaterializzazione del corpo è l’effetto più alto della rivoluzione digitale e tecnica. L’uomo liofilizzato, senza pensieri, immerso nella formaldeide dell’eterno presente. E felice di esserci! Ecco il servaggio.
Questa sì una rivoluzione! La stiamo vivendo da poco, e perciò non ne abbiamo calcolato gli effetti. Servirebbero dieci Marx e dieci Tocqueville per comprenderne la portata immane, la spaventosa potenza … una potenza tanto più terribile poiché esplicata in un arco di tempo ridotto.
Marcuse l’aveva imbroccata alla grande: il vero terrore d’oggi è la tecnologia. Il potere non ha più bisogno di guerre, carestie, morti, repressioni, braccia slogate, torture.
Ecco la tecnologia, la tecnica, l’orrore.
È agghiacciante constatare come in pochi decenni essa abbia proliferato attorno all’antico tronco dell’uomo come un’entità maligna. E non c’è modo di staccarla da noi. Uomo e parassita sono ormai in simbiosi, la morte dell’uno provoca quella dell’altra. È questa la forza del potere, dell’Occidente. Se anche oggi, per assurdo, il blocco occidentale implodesse su se stesso, in una gigantesca autodistruzione, il virus della tecnica attaccherebbe le anime restanti.
La vittoria dell’Occidente compirebbe il suo corso nonostante la scomparsa dell’Occidente stesso.
L’eventuale disfatta potrebbe solo rallentare la metastasi in atto. Un’invasione islamica tanto paventata quanto durerebbe? Una generazione al massimo.
Nessun antico valore può vivere sotto il sole meridiano della tecnica.
La tecnica, questo mostro incubato da millenni, sradicherà l’umanesimo alle fondamenta.
All’Uomo di Vitruvio leonardiano, a Seneca, a Montaigne, al Cristo di Andrej Rublëv essa griderà sfottente: “Vae victis!“.
Se non altro possiamo vantare un privilegio: quello di assistere a uno spettacolo epocale, forse definitivo.
Tutto ciò che è stato creato non avrà più senso per l’uomo a venire. Già ora le meraviglie del mondo giacciono neglette e incomprensibili di fronte alla massa. Il Colosseo restaurato … l’avete visto? Inesplicabile come un manufatto extraterrestre … un turista postmoderno apprezza il Colosseo come può apprezzare Las Vegas. La foto digitale di se stesso e del Colosseo subito condivisa sui social … ecco l’evento che lo appaga. In realtà quei blocchi di marmo non gli dicono più nulla, non lo ricollegano a una storia, a una civiltà … i suoi figli, peraltro, trovano molto più trendy la passeggiata sul lago d’Iseo approntata dall’artista nichilista Christo, quella sì un evento da facebook … pare che le strade d’accesso al lago che ospitava l’opera fossero intasate da lemmings bramosi di camminare sulle acque … camminare sulle acque, quale sensazione! E tutti a fotografare, a chattare, a estasiarsi. Io, ingenuo, pensavo si potesse già provare quel brivido: su una barca …
L’uomo senza passato, liquefatto, senza corpo, senza odori e afrori, renitente alla lotta come un servo sciancato, questo è il Frankenstein del terzo millennio.
Il corpo (il corpo che ricorda la storia e ciò che si è) è l’ultimo inciampo per il potere. Il dominio coinciderà con l’assenza del corpo, e dei suoi moti e passioni.
Si sta preparando l’assalto al cielo contro l’ultima nemica, la Grande Mietitrice, la consolatrice dei poveri, la Morte, quella che il poeta metafisico Henry Vaughan chiamava “Dear, beauteous Death!“.
Leggo, infatti, da Wikipedia: “La Alcor Life Extension Foundation … è un’organizzazione no-profit statunitense nata nel 1972 con sede a Scottsdale in Arizona che fa ricerca inerente alla crionica, la conservazione di esseri umani in azoto liquido dopo la morte legale della persona, con la speranza di riportarle in vita in piena salute quando la tecnologia del futuro sarà sufficientemente sviluppata per farlo“.
In realtà la Alcor conserva teste. Del corpo si è già sbarazzata. Dietro una cifra invero modica (nemmeno 200.000 dollari) la vostra testa galleggerà in un sonno senza sogni attendendo un futuro più benigno … quando (la suddetta capoccia) verrà trapiantata su un corpo biocibernetico scattante e giovanile … vecchi ricordi nuove energie!
Un breve sonno in attesa della resurrezione. Il paradiso in terra, finalmente.
E questo è solo un primo timido passo!

[per immaginare qualche sviluppo potete leggere le ultime righe di questo mio vecchio articolo: http://mvl-monteverdelegge.blogspot.it/2013/05/angelina-jolie-e-i-destini-dellumanita.html]

Quando il materialismo impera risorge la magia” profetizzava Joris-Karl Huysmans. E quanto si sbagliava! Oggi il materialismo della tecnica promette tutto ciò che la magia e la religione promisero agli uomini per millenni. Promette miracoli. E li mantiene! Non solo, ma esso si fa carico addirittura della speranza cristiana per eccellenza: la resurrezione dei corpi e il giusto godimento dell’eternità …
S. Paolo piagnucolava: se la resurrezione (dei corpi) non esiste allora la nostra fede è vana … oggi San Paolo lascerebbe subito Damasco per l’Arizona … una carriera da amministratore delegato alla Alcor placherebbe ogni sua ansia ultraterrena. Sic transit.

Avanza l’uomo nuovo. Egli è una tabula rasa. Il Golem della tecnica lo veglia e lo blandisce. Non si ribellerà mai. I giocattoli attorno a lui lo soddisfano. È felice? A volte sì, a volte no … un tarlo segreto lo rode: il passato … ma è questione di attimi … una nuova speranza scorre ora nelle sue vene esangui. In cambio il nuovo Adamo baratterà qualsiasi aspirazione di giustizia; ogni dignità.

De profundis per la vecchia umanità [Alceste]ultima modifica: 2016-07-06T09:35:12+02:00da derosse
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13 pensieri su “De profundis per la vecchia umanità [Alceste]

  1. Quanta verità, in fondo è quanro diceva Pound nel suo canto contro l’Usura, e purtroppo da quando lui lo capiva e lo scriveva (come olo lui avrebbe potuto) la situazione e ben peggiorata, e io penso alla scura che si abbatte sul noce, le mie mani giovani e forti di bambino, il dolce odore che si sprigiona e i miei figli, se mai ne avrò, di questo non sapranno niente, non capiranno niente, ed anche io o sto quasi già dimenticando. Eppure ora mi sembra di essere stato vivo solo quando con la mia famiglia andavo a lavorare in montagna. Non è finita la storia, è finito, o sta finendo, l’Uomo.

  2. Le rivoluzioni (almeno quelle che ho studiato io) non le fanno i puri di cuore, ne i semplici.
    Lenin avrebbe bocciato questa tesi, caro Alceste.
    Le rivoluzioni le fanno i figli di puttana con grandi doti strategiche, i manipolatori e quelli capaci, all’occorrenza, di accoltellare alle spalle il proprio miglior amico.
    Le rivoluzioni non le fanno mai i Jeshua, le fanno i Costantino.

    • Per Matteo

      Le Rivoluzioni le fanno nuove élite con nuovi quadri, in genere più favorevoli alla massa e più vicine agli interessi vitali dei dominati (come quella bolscevica nei riguardi dei contadini poveri).
      Certo che la Rivoluzione non è una passeggiata (come ebbe a dire ironicamente qualcuno) e bisogna sporcarsi le mani …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Il futuro dell’uomo così efficacemente descritto nell’articolo è solo una delle possibili strade che ci stanno davanti, ma la storia è imprevedibile e chissà quali altri sentieri sta tracciando già ora, senza che ce ne accorgiamo, davanti all’umanità.
    Se, ad esempio, quei supertecnici sapientoni (descritti nell’articolo come unico frammento di classe che il capitalismo alimenta) in futuro dovessero ribellarsi proprio loro ai padroni del vapore? Come evolverebbe la storia umana? probabilmente in modo abbastanza diverso da come l’ha tratteggiato l’autore dell’articolo.
    E se, ancora, dovesse esserci un cataclisma nucleare, sopravvivrebbe il capitalismo?
    E se russia e/o cina dovesse/ro prevalere nel confronto con gli Usa, che tipo di uomo ci sarebbe in futuro? Davvero sarebbe l’uomo acefalo, inetto e appagato dalla tecnica come paventato nell’articolo?
    Insomma l’articolo descrive un tipo di uomo (quello occidentale) attuale ma si avventura troppo nella descrizione di quello del futuro.
    L’uomo del futuro così descritto è solo una delle infinite possibilità che il futuro ci riserva, nient’altro.
    Comunque ho trovato piacevole la lettura.

    • Per stefano

      Concordo in pieno con l’imprevedibilità della storia che può mutare direzione improvvisamente (contro ogni finalismo, religioso o ideologico).
      Purtroppo Alceste ha ragione nel dirci che c’è una grande probabilità – al momento – che le cose si mettano come lui ha supposto, osservando la realtà.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Alceste sei un poeta.
    Magari va come dici te.
    Al momento siamo ancora a metà del guado.
    L’unica cosa certa è un paese (l’Italia) sempre più disgraziato, con milioni di italiani disoccupati, milioni di italiani poveri e milioni di clandestini (buoni solo per fare i parassiti o delinquere).
    Rivoluzione? Boh?
    L’Italia è diventata un gran merdaio. Nessuno reagisce. Le strade sono sempre più preda del caos, del degrado, dei fuorilegge. Naturalmente è solo uno schifo anarchico che non porterà a nessuna presa di coscienza, però…mai dire mai.

    • Per Mario

      La passività sociale e politica degli italiani è ormai proverbiale, così come la capacità di assorbire continuamente colpi senza reagire. Tuttavia, se per qualche motivo/miracolo la parte migliore del paese si scuoterà dal torpore, appunto per la lunga passività che ha portato a subire senza reagire, la reazione sarà violentissima, feroce, sanguinaria …
      I piddini, i sinistroidi imbroglioni servi di Soros e, in generale, tutti i collaborazionisti della troika sono avvertiti!

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Egregio Alceste articolo da incorniciare x i posteri (se mai ci saranno posteri che sapranno leggere) e commenti che aggiungono interesse e riflessioni.Sul consumismo applicato all’uomo lo scriveva Pasolini gia’ nel 70′ e sono passati 50 anni.Ed io mi chiedo Alceste vogliamo parlare del fallimento della democrazia( almeno quella che viene intesa oggi).
    Cordiali saluti

    • Per myopinion

      Mi inserisco affermando che la democrazia – come possiamo osservarla oggi, perché altro non c’è – non è un fallimento, ma semplicemente uno strumento di dominazione della classe globale finanziaria, oppure, se vogliamo, un abile mascheramento (che continua a funzionare abbastanza bene) del potere assoluto dei Mercati & Investitori. La democrazia, di conseguenza, è il nostro principale nemico sul piano politico, così come lo è il liberalismo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Egregio Orso e Alceste ho cercato su wikipedia ”liberalismo” per approfondire cosa si intende in specifico mi potreste chiarire che governo e cittadino vorreste in un eventuale progetto politico.
        Cordiali saluti ad entrambi

        • Per myopinion

          Nell’ultimo periodo di vita, Costanzo Preve ha avuto modo di riflettere brevemente – per poco tempo, purtroppo, perché le sue condizioni sono repentinamente e notevolmente peggiorate – sull’alternativa al sistema di governo liberaldemocratico, che malcela l’assolutismo del libero mercato. La dittatura, per secoli, ha rappresentato un normale sistema di governo, come testimoniano le esperienze storiche della Roma repubblicana, quella breve dei giacobini (seconda rivoluzione francese) e la cosiddetta dittatura del proletariato bolscevica. In seguito, la dittatura è stata demonizzata dai pubblicisti del liberalismo e del neoliberalismo politico per sostenere la democrazia di matrice liberale (l’unica concretamente esistente, di cui oggi abbiamo esperienza).
          A mio dire, dovrebbe iniziare una seria riflessione sulle forme di governo – senza dimenticare la lezione di Lenin che ha contrapposto al parlamentarismo borghese i Soviet – e una rivalutazione della dittatura, che può essere pensata in nuove forme, totalmente alternative all’assolutismo del mercato chiamato, sul piano politico, democrazia liberale.
          Questo lo penso io, Eugenio Orso, e non posso ovviamente parlare per Alceste …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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