La seconda carriera di Adolf Hitler [Alceste]

Adolf Hitler pone fine alla prima parte della propria carriera politica col suicidio, il 30 aprile 1945.
Il 1 maggio ne inizia una seconda, lui inconsapevole: quella di tetragono e instancabile difensore della democrazia occidentale.
Quando un Nuovo Ordine soppianta quello Antico, le spoglie di quest’ultimo vengono sempre utilizzate quale arma a difesa dei vincitori.
Perseo taglia la testa alla Gorgone e poi se ne serve per pietrificare i suoi nemici; Ercole scuoia il Leone di Nemea e ne fa un’armatura; Apollo uccide il gigantesco serpente Pitone: la pelle d’esso ricoprirà il tripode della Pizia, sua novella sacerdotessa.
L’Occidente uccide Hitler e utilizza i macabri resti del nazionalsocialismo per terrorizzare chiunque attenti, sia pur lontanamente, alla struttura ormai inconfutabile del capitalismo liberale.
L’Unione Sovietica, Saddam, Khomeini, Gheddafi, ma anche pensatori libertari, sindacalisti, artisti, scrittori … chiunque ebbe a mettere in discussione l’organizzazione della democrazia occidentale veniva segnato con l’epiteto scarlatto di “nazista” (o “nazifascista” o, più raramente, di “fascista”) ed espulso dall’arengo del dibattito civile (a volte per sempre). Con esiti, spesso, bizzarri: quando Aleksandr Solženicyn era un dissidente comunista gli occidentali (compresi alcuni comunisti) accendevano lumi davanti al suo santino; quando divenne un feroce critico del capitalismo e della società occidentale fu derubricato a nazista, o a fascista clericale, nonché a vecchio pazzo (e no, le case editrici non facevan più ressa attorno ai nuovi scritti, ormai clandestini).
Il tempo cambia, ma le abitudini no.
E così il povero Adolf viene riciclato in continuazione come baluardo del potere democratico: l’ISIS? Nazista. Putin? Nazista. I Talebani? Nazisti spirituali. Al Sisi? Nazista assassino di stagisti. Il Ciccio nordcoreano? Un nazista col doppio mento. Haider? Nazista. Hofer? Idem. I terribili padrini della Brexit, Farage e Johnson? Nazistissimi. Trump? Pure lui. Bossi e Grillo? Un po’ nazisti e un po’ fascisti. Hai qualche dubbio sulle politiche immigratorie? Nazista. Non ti piace il Gay Pride? Hai la svastica in tasca. Credi che Obama e Hillary siano stragisti seriali? Nazista! Critichi Israele? Sei un rossobruno. Non ti piace Enduring Freedom? Sei un nazistello, non ami la libertà. Vuoi uscire dall’Euro? Sei un nazista, evidentemente, che urlacchia Britain first. Monti un traditore della patria? Sei un nazista, te lo scrivo e sottoscrivo. Vuoi impiccare i capi di Equitalia? Nazista! Ti piacerebbe veder chiudere i principali media italiani? Sei pronto per le Waffen-SS. Non vomiti sulla tua Costituzione? Sei un nazista retrogrado. Fai notare che la Costituzione fu scritta proprio dai vincitori del nazifascismo? Allora sei un nazifascista provocatore. Il popolo bue non decide di impiccarsi da solo? Ha rigurgiti nazifascisti. La democrazia elettorale? È sinonimo di libertà, però, quando non si vota come vorremmo, allora è in odore di nazismo. Alceste? L’ho visto leggere il Mein Kampf. E così via.

Qui da noi un pugno di sciocchi ha re-intonato il mantra del “nazista!” dopo la vittoria del Leave … il vezzo è duro a morire … non che mi preoccupi, gli intellettuali italiani non sono una cosa seria.

La seconda carriera di Adolf Hitler [Alceste]ultima modifica: 2016-06-28T18:00:10+02:00da derosse
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3 pensieri su “La seconda carriera di Adolf Hitler [Alceste]

  1. Bravo Eugenio. La reductio ad hitlerum (inventata subito dopo la guerra dal neocon R. Kagan), ci ha decisamente rotto i coglioni. Da quello che avrebbe dovuto essere: la celebrazione della vittoria della civilta sulla barbarie, e diventata ormai l’unico strumento per conservare uno status quo vacillante nel quale una sopraffazione ancora piu’ degradante viene spacciata per civilta’. Una damnatio memoriae del genere non si e’ vista mai nemmeno nell’antico Egitto. Liberarsi di questa memoria imposta offre finalmente l’opportunita’ di unire cio’ che veniva artificiosamente diviso attraverso innumerevoli mistificazioni storiche, politiche e ideologiche, rendendo la pace successiva ad una guerra particolarmente devastante, una guerra strisciante senza fine. L’immaturita’ che consegue sempre la rimozione di un passato scomodo, e’ particolarmente visibile quando si tratta dell’inazione di molti popoli europei al cospetto di una distruzione sistematica dell’organizzazione politica, e fino della stessa vita dei cittadini, perseguita da una elite che non si sa bene come sia giunta al potere. In realta’ questo potere c’e’ almeno dal 1945 e, con la fine dell’URSS, si e’ alla fine manifestato per quello che e’. Il che spiega perfettamente quale fine avesse il Fronte antifascista dopo la fine della minaccia che intendeva neutralizzare. E, addirittura, restituisce agli sconfitti una dignita’ che sarebbe stato meglio riconoscere loro fino dall’inizio; come si e sempre fatto dopo ogni conflitto.

  2. Ottima osservazione, che ho sempre rilevato anch’io. Il nazismo sta facendo più danni adesso di quanti ne fece in vita. Se non ci fosse stato esso, il genocidio in corso contro i popoli europei, che avviene grazie alla loro alienazione fondata sul senso di colpa, non sarebbe stato possibile.

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