Piddini in lutto [Alceste]

Di una cosa sono debitore verso le elezioni di Roma: vedere i cari compagni del PD tutti in gramaglie, silenziosi e ideologicamente tumefatti, mi ha risollevato il morale.
Si campa anche di tali esili soddisfazioni.
Ieri sera, con cinico tempismo, mi sono recato in uno dei quartierini piu sciccosetti della Capitale Immorale (il diminutivo si attaglia perfettamente al piddino): una fetta di territorio che, tre anni prima, aveva regalato percentuali bulgare al partito Quisling italiano (l’unico Municipio in cui il rappresentante sinistro era stato eletto al primo turno). Più un paesello che un quartierino: si respira un’arietta bohemienne, di rilassata nullafacenza. È abitato in maggioranza da quella parte della sinistra che amo definire high casual (attori, funzionari RAI, giornalisti, operatori del sociale, ereditieri): un generone con rassicuranti conti bancari, proprietà e rendite di varia natura. Se la passano bene, senza sudare una stilla, e la loro way of life ostenta, come detto, una sobrietà (di vestimenti, di modi, di fattezze) che è anche un indelebile marchio antropologico: jeans, magliettine, scarpe piane, foulard, pagliacciate etniche. Quarantenni e cinquantenni, di modi gentili, pacati, pur se feroci nella loro sotterranea rivendicazione di classe che, alla fin fine, viene sempre fuori.
Anche i volti e i lineamenti (il fenotipo sinistro) si sono adeguati a tale way of life: i maschi recano barbette curate (nulla di troppo), parlano a bassa voce, non hanno mai fretta, sono discretamente mingherlini (la palestra è destropopulista), e dividono con le femmine le cure dei pargoli (il maschio solitario col passeggino è panorama frequente). Le femmine, pallide e magroline anch’esse, sono struccate, avendo in orrore l’esaltazione dei loro caratteri sessuali tramite tacchi e spillo, wonderbra, minigonne: tale sfacciata volgarità la lasciano, con un sorriso storto di gentile disprezzo, alle zoccole (leggi: quelle di destra, ovvero, sino a poco tempo fa, le berlusconiane d’ordinanza). Apparentemente dimesse, vantano un nocciolo duro di esaltato femminismo.
Il quartierino è ecumenico: accogliente verso il diverso, qualunque esso sia. Antirazzista.
Il quartierino, sempre lui, è infatti un porto di mare: americani, finlandesi, tedeschi, danesi, francesi, ne affollano le palazzine inizio Novecento assicurando un alto tasso di cosmopolitismo. Cosmopolitismo bianco, high class. Ma questo non sorprenda. Il sinistro, infatti, quando predica l’antirazzismo lo fa solo per dare del razzista a chi non la pensa come lui. Quando, dalla teoria, il sinistro viene precipitato nella prassi quotidiana ha comportamenti un tantino diversi. Non a caso nel quartierino non si vede un negro a pagarlo oro. Forse sì, qualcuno, ma come frutto esotico da gustare in solitario per soddisfare (e sfogare in pubblico) la propria traboccante generosità. Perché il sinistro, stampatevelo bene in testa, è buono, sommamente buono: siete voi i cattivi e lui ama ricordarvelo, sempre. Martin Luther King, Malcom X, Obama, Sidney Poitier … viva il negher … seppur con cautela. Viva il negher, ma quello bello, televisivo o cinematografico … il negher ordinario, invece, l’immigrato zozzo che non spiccica una parola, ragiona il piddaruolo, è tanto folcloristico, certo e lo aiutiamo … a parole … sì, abbasso il razzismo … maledetti negrieri, i barconi che affondano, i bimbi siriani, però a casa loro,  insomma, che adesso ho da andare dal parrucchiere, ho da stilare una tesi, devo tradurre le poesie di Parva Suleimani, femminista del Bangladesh … e, da ultimo, mi tocca controllare la lettiera del gatto che, da un po’ di tempo in qua, ha il colon irritabile, povera bestia … e comunque abbasso Salvini!
Questa sequela di pensieri, apparentemente lambiccata, attraversa il cervello dei sinistri in pochi microsecondi … è la sua natura vera, inconfessata …
Antirazzista 2.
Conoscevo una tipa del quartierino che impartiva lezioni di lingua italiana a un’eritrea (o era un’etiope?). L’eritrea si alzava presto dal suo lettuccio alla periferia di Roma (una casa famiglia gestita da una coop, ça va sans dire), e, assieme al ragazzino, si recava faticosamente a questi convegni settimanali … la poverina non ci capiva un’acca di condizionali e gerundi, ma la sinistrata, in quei sessanta minuti, oltre a rinvigorire il proprio Ego e percepire un adeguato guiderdone, colmava voluttuosa il proprio aspersorio spirituale di rinnovato amore, empatia e brama d’accoglienza – aspersorio con cui, in seguito, avrebbe esorcizzato, come un Padre Merrin del politically correct, i reprobi e i malvagi (come me).
Infatti, terminata l’oretta didattico-boldriniana, l’eritrea riprendeva i suoi cenci e si dileguava nei decentrati e luridissimi suburbi romani, laddove è pianto e stridor di denti; e dove eritrei, calmucchi,  romeni e andini si contendono, a fine giornata, i pochi, sgangherati autobus con i razzisti (come me). I compagni, invece, assolto il dovere, si fanno l’happy hour fianco a fianco con la sorella dell’ambasciatore del Liechtenstein.
Un vero esercizio di doppia verità!
Hypocrite gauchiste – mon dissemblable – mon ennemi!
Ed è lo stesso in altri campi.
L’intellettuale.
Questa figura così sinistra … l’Italia non produce nulla di rilevante da quarant’anni eppure non è mai stata tanto ricca di maestri del pensiero. L’enclave bene di cui stiamo discorrendo rappresenta le Galapagos del genio sinistro: vi si incontra l’Intellettuale Postmoderno Cosmopolita della Sinistra Capitalista: allo stato puro; nella sua purezza platonica, verrebbe da dire; eccolo accanto a voi, come una tartaruga verde, un pinguino o un’iguana marina. Potete quasi toccarlo, è un figlio del popolo … discorre, ciancia, profetizza … anzi no, non potete toccarlo, è permaloso … seppur vanesio. Anche qui doppia morale: il sinistro gode di tale eletta posizione (egli legge libri! mica è un leghista, un populista, un berlusconiano!) che lo rende superiore: egli è vero democratico, vero impegnato, vero europeo, vero cittadino del mondo … ma anche qui, grattata la porporina dell’engagement, rimane poco … in tutto il quartiere, infatti, non c’è una biblioteca, una libreria, un centro culturale … solo un teatro con una programmazione di sfiancante idiozia politicamente corretta … come sopra: si predica bene e si razzola male. La forza intellettuale di questo crogiolo di geniacci ha il suo apice creativo nella celebrazione di Pasolini, che abitò nel quartiere negli anni Cinquanta e Sessanta … una celebrazione superficiale, pappagallesca, rituale, derivativa … la solita tiritera parecchio restia a entrare nel merito per timore di scoprire la propria falsa coscienza, o la coscienza che Pasolini, negli ultimi anni di vita, era il contrario di ciò che loro sono adesso: un populista sfrenato, disperatamente retrivo e conservatore … uno che se uscisse dalla tomba li prenderebbe a calci nei denti.
E però il sinistro si dà arie, va in TV, occupa posizioni culturali chiave, case editoriali, giornali, centri di italianistica, università, licei … tutto ciò che produce però è aria fritta, le sue menate hanno successo poiché operano in regime di monopolio, la rilevanza delle sue sparate a salve è pari a zero, i risultati delle sue velleitarie e vetuste battaglie culturali sottozero … eppure parla, parla, parla … mentre si ingozza di tartine e spritz esternando la sua desolazione per la fresca sconfitta … Roma è finita, dicono … i cavalli dei barbari si abbeverano alle fontanelle del quartiere … in realtà ciò di cui hanno paura è che si interrompano i comodi finanziamenti pubblici per le loro iniziative da quattro soldi, le liberatorie per spettacoli e spettacolini, i bandi col trucco … alla fine sono i danari di Pantalone l’oggetto segreto delle angosce … sono gli euro il cruccio, altro che la cultura … il che è intollerabile per questi Èmile Zola della mutua, questi Che Guevara con la paghetta e domestiche del libero pensiero.
Da questo punto di vista sono più attivi, e onesti, quelli di Casapound, che amano il duce e si satollano per qualche iniziativa teppistico-futurista.
L’antifascista.
Le lezioni non sono mai elezioni per il sinistro. Sono ordalie, giudizi divini. Loro, così democratici, fanno una fatica boia ad accettare qualsiasi altro risultato che non sia la continuazione della loro mediocrità … e questo avviene perché sono diversi: democratici … e non democratici qualunque, ma democratici di un impasto democratico vero, originario e autentico … in una parola: sono antifascisti. E chi rema contro è, con logica stringente, fascista. Col corollario che tale appellativo si porta appresso in tale epoca ordonovista: nazista, omofobo, razzista, incompetente, maschilista, sciovinista, terrorista …
Basta leggere la pagina facebook della presidentessa piddina del quartierino, fresca trombata: una bella citazione di Antonio Gramsci:
Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano”.
E sotto, in esergo, a rincarare la dose, ecco il commento personale:
fa paura la storia quando minaccia di ripetersi“.
Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere: salse lacrime. L’antifascismo senza fascisti è una specialità della casa piddina (e della sinistra europea), una forzatura portata sistematicamente oltre l’orizzonte del ridicolo più estremo … la citazione (incompleta) di Gramsci è solo un automatico e stizzito “Noli me tangere” … una lampante dimostrazione di puerilità e strafottenza … il che ci porta in carrozza alle considerazioni conclusive del nostro breve reportage post elettorale:
Cos’é un piddino?
La domanda mi assilla da tempo. Sono arrivato a diverse conclusioni, tutte provvisorie … ma che vantano, gradatamente, una sempre più soddisfacente forza di comprensione concettuale … ecco l’ultima formulazione:
Il piddino è lo stadio ultimo della degenerazione antropologica del socialista storico“.
I tratti forti del socialista (non necessariamente di sinistra: autodeterminazione, libertà dall’oppressione materiale, uguaglianza di fronte allo Stato, fraternità mondiale, pane e rose) hanno subìto un progressivo stravolgimento culminato con la trasvalutazione sessantottina: ai predetti valori si sostituirono, infatti, la libertà sfrenata, l’amoralismo godereccio, il circo, la goliardia, le rivendicazioni da debosciati.
La caduta del blocco sovietico favorì una ulteriore decadenza dai tratti primigenî, oggi irriconoscibili, tanto si sono deformati e rimpiccioliti. Da diritto universale a farsa ci son voluti cinquant’anni, o poco più. Per tale motivo il piddino è psicotico: si sdoppia continuamente. Da un lato crede, a volte in buona fede (ma sempre con arroganza incrollabile), di recare la libertà e la verità metafisica dei diritti civili (eredità sessantottina, socialismo già degenerato); dall’altro, placata in tal modo la coscienza, difende il proprio particolare suggendo la mammella del clientelismo più feroce (eredità della Bolognina, partito Quisling degli affari et cetera).
A volte i due piani, almeno negli individui più smaliziati, come si è visto, convivono in delittuosa simbiosi: mi faccio gli affari miei (la mia carriera, le mie ambizioni, la mia vita da artista, da giornalista, da maggiordomo ideologico) dietro lo schermo dei diritti: non è un caso che, proprio a Roma, rifugiati e immigrati, vittime di stalking, associazioni antiomofobia, coop sociali, case famiglia, fossero la carta argentata che celava un assistenzialismo da tangentari, in una grottesca e allucinante parodia dei valori fondanti del socialismo d’antan.
Oggi il piddino medio è in lutto. I fascisti attentano alla sua virtù democratica (nonché al portafoglio). Persino Il Re Sòla, garante del sòla dell’avvenire del Partito della Nazione, ha ammesso una qualche difficoltà … capita ai traditori … e ai fessi … e a tutte e due le categorie … ma voglio rassicurare i sinistrati: passata la buriana si riprenderà come sempre … non scoraggiatevi per qualche temporaneo rovescio … il futuro è più radioso di quanto non sembri … ammesso che un futuro per l’Italia esista e non l’abbiano già cartolarizzato per mettere insieme la paga di Giuda.

Piddini in lutto [Alceste]ultima modifica: 2016-06-21T16:51:58+02:00da derosse
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20 pensieri su “Piddini in lutto [Alceste]

  1. L’approccio di Alceste non è sociologico, o freddamente economico … piuttosto si potrebbe definire letterario.
    Il quadro del piddino benestante, che resiste al Cerbero neocapitalista e al Leviatano della globalizzazione economica, beneficiando di rendite o soldi pubblici, mi pare perfetto.
    Apparentemente garbato, capace di porgerci una “delicata Art Impression” della figura del piddino-sinistroide tipo, politicamente corretto, cosmopolita, non soggetto alle durezze del Libero Mercato imperante, Alceste scava in profondità e ci offre un bozzetto di vita quotidiana dei piddini e piddioti di rara potenza espressiva.
    Costoro sono quelli che hanno sostenuto la marionetta renziana Roberto Giachetti, arroccati nel quartierino bene, lontanissimi dalle periferie degradate, disinteressati alla questione sociale che monta come un uragano, immersi in un’Italia fantastica e futuribile che Renzi descrive a ogni occasione … a loro uso e consumo.
    Queste merde (io non sono elegante come Alceste!) fra un po’ saranno assediate da masse straccione che neanche la repressione poliziesca più dura riuscirà a contenere. Assediati nella loro “zona rossa” (Parioli?) come in una ridotta, continueranno fino alla fine a inneggiare al “sogno europeo” e a esorcizzare i cattivi populisti, i razzisti, gli xenofobi, i sessisti, gli omofobi, i fascisti … cioè tutti noi, che avremo un futuro neoplebeo da diseredati!

    Cari saluti

    Eugenio Orso

    • Grazie mille dell’articolo,

      Attendo sempre con ansia lo sguardo sullo sfacelo direttamente dal cuore dell’organismo, Roma, che voi sapete offrire.
      Io penso lo stesso, sento lo stesso e affronto la stessa battaglia vissuta interiormente alla maniera vostra, esteriormente quel poco che si può tenendo alto un modo di vivere basato sull’umanità, l’integrità la verità e l’onore e non i “valori” decadenti riprodotti in serie a uso e consumo disimpegnato delle masse indifferenziate.

      Se questo “essere uomo tra le rovine” non bastasse ad essere causa di solitudine (e di forza) già da sè da semi-giovane laureato italiano lavoro all’estero per una multinazionale. Non c’è scelta o questo o cameriere stagionale nella località balneare dove sono cresciuto,

      Contribuendo a smentire il mito su cui avete scritto in passato della “generazione erasmus” ed altre fesserie retorico-definitorie, stare “fuori” è desolante. “Fuori” non incontri “altre culture” ma la medesima mistura di abitudini, gesti ripetitivi e reazioni coatte a ripetersi che prevalgono da noi, semmai con un pizzico di colorazione folcloristica diversa. Cio’vale per tutti i luoghi di cui ho avuto esperienza diretta e continuata in Europa Occidentale (Tralascio dal ragionamento l’Europa Orientale che meriterebbe un capitolo a parte). Ovunque vedo solo due tipologie: quelli cresciuti con le “garanzie” socialdemocratiche e corrispondente credo e prassi che si stanno abituando di cattiva voglia a faticare tanto per avere in cambio giusto la decenza e quelli che vengono dai paesi extraeuropei, come gli Indiani, che ci erano abituati già da prima.

      Il quadro è desolante: condivido casa con un Ungherese, uno Scozzese e un Cinese di età tra i 25 e i 50 anni.
      Me incluso nessuno conosce nessuno, nessuno ha una vita sociale, mai visto un amico di qualcuno a casa. Tutti vanno a lavorare, si cucinano qualcosa, vanno a dormire e riavvolgono il nastro.

      Cambio spesso posto e aziende affinchè l’appiattimento sull’abitudine non mi tolga anche quel poco di voglia e curiosità residuate. Ma non mi resta nulla, sono in un loop vuoto.

      5 anni fa ho creduto che il problema fosse il pressapochismo, provincialismo, cialtroneria etc etc dell’Italia, e come molti altri ipostatizzavo la frustrazione derivante in Berlusconi e adepti e nella gente che rassomigliava a ciò che si vedeva nelle sue televisioni, pensavo una volta rimossa quella incarnazione con la scomparsa di essa pian piano le cose avrebbero iniziato a prendere una direzione diversa da un inesorabile decadimento intellettivo, etico, d’ ideazione, d’ingegno, di dignità, di capacità d’associarsi per conseguire scopi di portata più che soggettiva etc

      Da quando sono all’estero “per scelta altrui” ho compreso che signica realmente il sostantivo “il sistema”, un termine che quando ero più ragazzino usavo spesso, adesso praticamente mai.
      Da quando ho capito cosa significa realmente però non mi faccio più illusioni.

      Non è Berluscono il provincialismo e tale realtà non finisce nè si affievolisce affatto andando oltre Ventimiglia o il Brennero.

      Ormai lo vedo come ciò che Phil K Dick chiamava l’ “Impero”, una sorta di sortilegio che controlla l’inconscio collettivo per mezzo del dominio degli archetipi funzionando alla maniera di una “libertà vigilata”.

      Quando ho capito cosa significava questo d’impulso ho capito anche cosa significava popolo, perchè interessava tanto a Pasolini, che hai citato nell’articolo.

      Mi scuso il divagare tra i pensieri un pò come viene, volevo solo dirvi grazie per scrivere un bell’articolo ogni tanto e dirmi come vivete, cosa vedete, come lo percepite, come sopportate e come lottate.

      Grazie

      • Per Francesco

        Sul chi siamo, cosa facciamo e come viviamo un presente “di grandi trasformazioni” sotto il tallone neoliberista e mercatista, posso soltanto dire, per quel che mi riguarda, che io sono cinquantottenne e nonno, laureato, ho un posto di lavoro a tempo indeterminato, con vecchio e buon contratto da trentun anni, vivo in Friuli Venezia Giulia e, per ora, non sono in gravi difficoltà economiche, costretto a cercare un lavoro purchessia e in ogni dove (come tanti, giovani e non più giovani).
        Il punto dolente, oggi, è proprio la lotta contro il sistema, che in questo paese sembra impossibile, ricordo sempre più confuso e sbiadito di un passato lontano (anni settanta). L’impotenza politica dei singoli e la passività sociale la fanno da padroni, perché è chiaro che le élite sono riuscite nel loro intento di azzerare la coscienza sociopolitica dei dominati (non più proletari, non più ceti medi figli del welfare postbellico) e addirittura di ridurre al lumicino gli spazi “extraparlamentari” (come si diceva in altri decenni) dove può nascere una vera opposizione radicale. Idiotizzazione di massa e ricatto economico garantiscono al parlamentarismo di matrice liberale stabilità e possibilità di riprodursi, in un contesto in cui la sovranità politica e monetaria sono quasi completamente evaporate … verso l’alto, cioè verso il sopranazionale, spazio inaccessibile alla volontà popolare in cui la dominazione elitista si consolida giorno dopo giorno.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

  2. Ho smesso di scrivere su cdc dopo uno scontro con un certo Freda , tipico intellettuale idiota. Continuano comunque a metterlo in prima pagina con le sue baggianate scritte in perfetto italiano ma che trasudano palese disprezzo verso chi non è alla sua altezza.

    • Per yago

      L’oggetto di discussione sarebbe l’ultimo post di Alceste, comunque credo che tu ti riferisca a Gianluca Freda, il quale, in passato, mi è parso molto supponente e un po’ stronzo …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      p.S.: Sia chiaro che sono io a dare dello stronzo a Freda, non Alceste …

  3. Per francesco e derosse

    Ho 53 anni lavoro a tempo determinato in una azienda sanitaria come infermiere e a luglio dovrò trovarmi un nuovo lavoro.
    Circa tre mesi fa con l’arrivo del nuovo dirigente (colore renziano) è iniziata una “riorganizzazione” interna all’azienda che ha determinato una riduzione del 40% del personale, riduzione del 20% dello stipendio, incremento dei carichi di lavoro e naturalmente una minor possibilità di erogare servizi assistenziali agli “utenti”.
    Circa tre mesi fa pensavo che quanto si prospettava fosse una ignominia che si sarebbe dovuto reagire – che per il valore del lavoro si sarebbe dovuto difendere quello che in tanti anni di lotte si era conquistato – che almeno bisognava difendere i diritti all’assistenza degli “utenti” ( anziani parcheggiati a vita in una casa di riposo) – che non eravamo noi i responsabili dei “dissesti” dell’azienda – che …. ma poi ho visto la reazione dei colleghi, anzi ho visto come sia stata annientata ogni forma di coscienza comune su cosa sia difendere o determinare una condizione lavorativa, ho visto come si obbedisca supinamente al nuovo datore di lavoro senza mettere nemmeno in dubbio il suo operato, come anzichè protestare si preferisca criticare il collega perchè non ce la fa a rispettare tutte le mansioni e come in sostanza i poveri (i lavoratori) preferiscano farsi la guerra quando la guerra è stata decisa dagli altri (il nuovo dirigente).
    Credo che derosse abbia fondamentalmente ragione nel dire che vi è stata una trasformazione antropologica, un cambiamento radicale nelle menti delle persone (parlo dei 35 – 40enni) che pur avendo vissuto le trasformazioni positive in termini di diritti al lavoro oggi non hanno più nulla da dire.
    E per i giovani, temo, no ci sarà più nulla da fare

    Lorenzo

  4. Per Leo Pistone:

    Con degenerazione intendevo proprio una patologia. Comunque la definizione è aperta, ognuno può aggiungere o sottrarre o arricchire concettualmente …

    Per Yago:

    Conosco Freda da tempo, da quando teneva un blog personale. All’inizio era di area sinistra, poi si è spostato – giustamente – su posizione di feroce critica al piddinismo imperante (e non solo). Dopo un periodo di silenzio è tornato, incattivito e con meno ironia di prima. Possiede una propria visione del mondo e la sa esprimere in fluente italiano. Purtroppo me esagera nelle risposte ai lettori … sono convinto che questi botta e risposta, col loro proliferare di astio e cinismo, siano del inutili e controproducenti (oltre che insopportabili). Ognuno, almeno nei consessi controinformativi, dovrebbe moderare i toni (perdonate l’espressione napolitanesca).

    Per Francesco e Lorenzo:

    Le vostre sono testimonianze belle e veritiere, soprattutto nello scoramento che si avverte per la mancanza totale d’una coscienza sociale (e su queste pagine si è insistito sull’impossibilità, almeno a breve, in Italia, di una risposta comune al sistema). Francesco aggiunge una citazione dal grande Philip Dick: è come se l’Europa fosse preda di un incantamento, di una illusione di massa che snerva qualsiasi capacità di reazione.
    Vi offro la mia solidarietà, neanch’io peraltro sto messo meglio. La storia ha scarti imprevedibili, ma temo che, prima di crepare, non avrò il piacere di assistere e partecipare a nessuna rivoluzione.

  5. Allora aveva ragione Barnard, quando affermava che l’inculata arrivava da sinistra, che era quella meglio radicata sul territorio e cui l’alta finanza e le multinazionali hanno puntato per invadere il territorio?

    Saluti

    • L’ha detto l’Avv. Gianni Agnelli, nel periodo 1992-1994, quando non c’era Internet, l’Italia si stava riassestando fra Tangentopoli e stragi e Scalfari e Repubblica spingevano il PDS: “Per governare grandi cambiamenti e far accettare riforme di destra è meglio la sinistra”.
      E scelsero Prodi.

  6. @Alceste
    Innanzitutto complimenti per il tuo articolo, ottimo e condivisibilissimo..un affresco della borghesia benestante piddina da manuale !
    Ma davvero è tornato ? e dove scrive e “duella” ? (ho guardato “blogghete”-così si chiamava il suo blog-e ho visto solo 2-3 articoli recenti fra cui uno pregevole su Robespierre, ma senza lo straccio di un commento; molti rammenteranno credo, il mitico post-burla in cui si finse morto, per mostrare l’inaffidabilità delle notizie e diciamolo per prendere il giro il prossimo :D)
    Mi piacerebbe rileggerlo e se scrive da qualche altra parte ti pregherei di dirmelo..anche se visto che è incattivito, come dite un po’ tutti, mi guarderei bene dal commentare 😀
    Buona notte !

    • La falsa notizia della propia morte, oltre la patina della burla, rivela una certa propensione al “presenzialismo” a tutti i costi e la volontà di farsi pubblicità purchessia …
      Noi non coviamo queste pulsioni, per fortuna!

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  7. EDa ex Pariolino verace, ormai esiliato in terre assai luntane, ti posso assicurare che il quartiere -piaccia o no – era di destra, destra – una Meloni avrebbe sfondato altro che la faccia sinistrosa di Giachetti. Ora i pariolini sono i figli della mangiatoia politica odierna – ai tempi erano figli della mangiatoia politica d’antan, ma avevano classe, titoli – oltre che bancari – nobiliari, era tutto un altro mondo – ma e dico MA, ai Parioli ed e’ qui la differenza tra le altre capitali, le merde dei cani sono da SEMPRE state dapertutto, ti pare che – oggi – un DALEMA si abbassa a raccogliere la cacca ? Anzi, i cilindri fecali dei cani sono un indice della esclusivita’ del quartiere.

  8. estasiata dai “concetti” e dalla poetica “prosa”
    Complimenti
    Bel modo di dire la Verità
    parlano del treccartaro baro come uno di sinistra…invece è “$inistro” e demoNIOcristiano

    • Per Monia De Moniax

      Il treccartaro baro presumo che sia l’imbroglione fiorentino Matteo Renzi.
      Costui dovrebbe essere demoniocristiano e sinistro ma con il simbolo del dollaro.
      A mio avviso, egli è anche “di sinistra” come si dovrebbe correttamente intendere oggi la sinistra del partito unico della riproduzione neocapitalistica, avendo però ben poco a che vedere con la sinistra di una quarantina di anni fa.
      Se consideriamo il piddì – che sarà sostituito dal partito elitista della nazione, oppure velocemente soppiantato, in caso di rapido collasso, dal partito di riserva a cinque stelle – notiamo che origina da una ormai lunga catena involutiva, che parte dal piccì crepuscolare liquidato da Achille Occhetto e i suoi (triennio 1988-1991), passa attraverso le formazioni euroserve e filo-atlantiste chiamate partito dei democratici di sinistra (fino al 1994) e democratici di sinistra (fino al 2007), per poi diventare la principale entità subpolitica italiana collaborazionista della troika, antinazionale, filo-atlantista ed euroserva chiamata piddì. Questa catena involutiva-collaborazionista dei poteri esterni ha, però, anche un ramo collaterale (per così dire) originato dalla morte della democrazia cristiana e riguardante le sue correnti “sinistre”. C’è stato, quindi, in questo secolo, l’apporto di popolari vari e margheritini …
      La parola sinistra e quella democratici (con una spruzzata di popolari) sono ricorrenti come specchietti per le allodole, a uso e consumo degli idiotizzati, sinistroidi, illusi, politicamente corretti e identitari patologici.
      Questa è la sinistra oggi – secondo le espressioni in uso – involuzione in senso collaborazionista, antisovranista, mercatista e ultraliberista della sinistra rivendicazionista, ma comunque interna al capitalismo, del novecento.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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