Perché in Italia si parla poco della grève francese? di Eugenio Orso

Grève – sciopero in lingua italiana – è un’espressione poco usata che incute sempre meno timori nei dominanti, di questi tempi. Ciò è particolarmente vero in Italia, in cui le manovre piddino-renziane contro il lavoro, che partono da Monti e dalla Bce (troika), non hanno suscitato, nel mondo del lavoro, una sola reazione degna di nota. Del resto, con sindacati come quelli guidati da Camusso, Furlan e Barbagallo la passività sociale è una certezza e l’inerzia delle maestranze è assicurata.

Detto in lingua francese, le droit de grève – il mitico diritto di sciopero, espressione moderna, un po’ edulcorata, dello scontro sociale – acquista una certa solennità e un’indiscussa concretezza, come accade in questi giorni nel paese d’oltralpe. Solennità e concretezza che in Italia, terra delle grandi lotte operaie negli anni sessanta e settanta, oggi mancano completamente. Dopo gli ultimi scioperini testimoniali, pacifici, democraticissimi di otto ore o addirittura di quattro, orchestrati dalla triplice per far passare contratti-truffa e controriforme su lavoro e pensioni, la rassegnazione, la paura e l’apatia dilagano. I lavoratori nostrani lo prendono in culo quotidianamente, dallo jobs act alla diffusione di milioni di voucher in tutti i settori, senza neppure accorgersene.

A differenza di quella italiana, la popolazione francese è cosciente dei rischi che sta correndo e un po’ più combattiva. Per tale motivo ha reagito all’imposizione dello jobs act/loi travail (Renzi docet!) da parte dei socialistoidi di Hollande e Valls, euroservi e filo-atlantisti. E’ possibile che la fecciaglia al governo in Francia abbia sbagliato i suoi calcoli – se la riforma è passata senza scosse in Italia, potrà passare anche in Francia – e sottostimato la reazione popolare, confondendo i francesi con gli italiani. Inoltre, la minaccia jihadista concretizzatasi al Bataclan sembra non aver aiutato a sufficienza Hollande e Valls, diffondendo il terrore nel volgo e distogliendo l’attenzione dalla prioritaria questione sociale. Sono certo che questi due infami, servi delle City finanziarie e di Soros, invidiano il loro compare italiano Matteo Renzi, che può contare sull’encefalogramma piatto di gran parte degli italiani.

Se il governo socialistoide francese è simile a quello sinistroide e collaborazionista della troika insediato in Italia (stesso gruppo al parlamento europeo, alleanza progressista dei socialisti e dei democratici!), i francesi mostrano, per loro fortuna, di non essere troppo simili agli italiani, cioè di non essere ridotti a gregge di miti pecorelle belanti da condurre, senza troppe difficoltà, alla tosatura.

Da noi, sarebbero inconcepibili occupazioni di raffinerie e centrali nucleari (che in Italia non sono attive …) appoggiate dai sindacati, oppure scioperi illimitati nei trasporti pubblici, capaci di paralizzare un paese per settimane. Il trio Camusso, Furlan e Barbagallo è già tanto se partecipa a inutilissimi tavoli di discussione con l’esecutivo (come quello per l’uscita anticipata dal lavoro), quando glieli concede. Qui, da noi, si è passati in una manciata d’anni dalla concertazione governo-sindacati, su materie riguardanti il lavoro, alla concertazione, dietro le quinte, delle sole inculate a lavoratori e pensionati.

I francesi hanno subodorato che restando inerti avrebbero fatto la fine degli italiani, perciò sono passati alle vie di fatto, in una situazione che sembra evolversi dallo sciopero alla rivolta. La fine che fanno i lavoratori in Italia la conosciamo, basta guardarsi intorno, ascoltare le storie di quelli che incontriamo quotidianamente. Qui, siamo già oltre lo jobs act, che si sta sgonfiando con il crollo dei contratti (fintamente) a tempo indeterminato perché sono finiti gli sgravi fiscali. La diffusione abnorme dei voucher non è che il passo successivo di flessibilizzazione del lavoro e la punta dell’iceberg del lavoro nero.

Un piccolo insignificante caso può servire per comprendere in che direzione sta andando il mercato del lavoro in Italia e perché i francesi, che non vogliono fare la nostra fine, sono disposti alla rivolta e all’uso della violenza di piazza, contro i collaborazionisti socialistoidi euroservi che vogliono imporgli la loi travail.

Un cinquantaseienne senza lavoro del basso isontino, appena uscito dal fallimento di un’attività commerciale che gestiva da anni, inseguito dall’agenzia delle entrate (50.000 mila euro contestati per il solo 2013), è andato in cerca di un’occupazione qualsivoglia per riuscire a sopravvivere. Finiti i tempi in cui possedeva la Bmw, una moto e uno scooter e se ne andava regolarmente in vacanza, l’unico lavoro che ha trovato, quasi per miracolo e su “raccomandazione”, è quello di lavapiatti in un ristorante giapponese posticcio gestito da cinesi. Rischiando di perdere anche la casa e avendo esaurito i risparmi, costui accetta di lavorare per sei giorni la settimana una caterva di ore, con giorno libero a discrezione dei cinesi che glielo comunicano, a sorpresa, la sera prima e una retribuzione non superiore ai settecento euro mensili.

Il protagonista di questa storia riceve dai datori di lavoro con gli occhi a mandorla qualche sparuto voucher, acquistabile e pagabile in tabaccheria assieme alle sigarette, e gran parte del salario di lavapiatti in nero. Il primo mese, un buono lavoro da 45 euro e circa 600 euro in nero, il secondo mese ben tre voucher da (udite, udite!) sette euro ciascuno e circa 650 euro in nero.

Non c’è da stupirsi, dunque, che ci siano in circolazione migliaia e migliaia di buoni lavoro non pagati e che quelli pagati, in molti casi, servano come specchietto per le allodole, mascherando il nero, che rappresenta il massimo della flessibilità imposta ai lavoratori, oltre gli stessi voucher e lo jobs act.

Non bisogna prendersela con i datori di lavoro cinesi dell’italiano “caduto in disgrazia”, perché i figli dell’impero di mezzo, immigrati nel basso isontino, non fanno che assumere comportamenti generalizzati e diffusi in tutto il paese, favoriti dalle controriforme degli ultimi anni e dall’imposizione di una flessibilità esasperata, che non si accontenta neppure dei voucher ma porta a preferire la totale irregolarità e, implicitamente, lo schiavismo “di ritorno”.

I francesi, sospesi fra gli scioperi della Confédération Générale du Travail e la rivolta violenta di piazza, tenuti a bada con difficoltà da polizia e gendarmerie nationale, rifiutano coscientemente di scivolare per la china sulla quale siamo scivolati noi.

E’ facile capire perché in Italia si parla poco della grève francese, grazie ai pennivendoli dei giornali e ai media asserviti a Bruxelles, Francoforte e New York.

I motivi sono essenzialmente due:

1)    La loi travail del governo euroservo di Valls è l’equivalente dello jobs act italiano, ma rincara la dose elevando l’orario di lavoro. Non si deve spiegare chiaramente agli italiani assopiti che i francesi sono in rivolta contro una riforma che soggiace alle stesse logiche che hanno portato allo jobs act renziano, e alla diffusione in tutti i settori dei voucher. Meglio che gli italiani continuino a dormire.

2)    Ciò che stanno facendo i lavoratori francesi, se dovesse avere qualche riscontro positivo, anche soltanto edulcorando la riforma e/o diluendola nel tempo – visto che Hollande e Valls non sono disposti a ritirarla – potrebbe essere d’esempio per milioni di lavoratori italiani, che negli ultimi anni hanno solo subito. Meglio non favorire “comportamenti imitativi” dei cugini d’oltralpe, diffondendo troppe notizie.

Resta il fatto che se i francesi otterranno qualche vittoria contro il governuncolo euroservo e socialistoide (gemello di quello renziano/piddino), la portata della cosa non potrà più essere nascosta alle masse e allora, forse, ne vedremo delle belle anche qui …

Una piccola speranza è meglio di niente.

Perché in Italia si parla poco della grève francese? di Eugenio Orsoultima modifica: 2016-05-28T15:58:30+02:00da derosse
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38 pensieri su “Perché in Italia si parla poco della grève francese? di Eugenio Orso

  1. Temo che in italia non vedremo un bel niente anche se, per avventura, i sindacati francesi dovessero spuntare qualcosa.
    Ma non ne do la colpa all’ebetismo degli italiani…casomai a quello dei sindacati italiani totalmente annichiliti.
    E poi non dimentichiamo mai il ruolo negativo svolto dalla presenza della chiesa e dei clericali in italia.
    Infine non dimentichiamo che l’italia è una colonia americana che ha perso l’ultima guerra mondiale mentre i francesi forse non hanno di questi complessi.
    Questo paese (l’Italia) è senza speranze, è morto e sepolto.
    Ci vorrà forse solo una guerra mondiale prima che si risvegli…ammesso che dopo una guerra del genere ci sarà ancora qualcuno in grado di risvegliarsi!

    • Per stefano

      I punti a sfavore degli italiani sono molti, ma credo che una vittoria anti-socialistoide e anti-europoide in Francia non resterà confinata al paese d’oltralpe, per la sua importanza (non solo simbolica).

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Credo anch’io che difficilmente vedremo qualcosa di simile in Italia (almeno per ora!), ma contrariamente a Stefano non ritengo i sindacati completamente responsabili di questa deriva. Credo invece che l’ebetismo italico è un fatto antropologico e andrebbe approfondito seriamente. Come è stato possibile passare dalle lotte operaie italiane degli anni ’70 al rincitrullimento dei giovani zombie dei nostri giorni?

      • Per Bettino

        Le responsabilità dei sindacati sono pesanti, ma non le uniche. Il passaggio dalle lotte operaie dei settanta al rimbecillimento attuale corrisponde all’affermazione di un nuovo modo di produzione, il nuovo capitalismo finanziario del ventunesimo secolo.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

  2. L’atteggiamento narcotico e soporifero dei lavoratori italiani è stato indotto da decenni e decenni di spirito di delega (in bianco) nei confronti della Trimurti sindacale e del loro collaborazionismo. Mi sono già trovata in Francia durante qualcuna delle loro temibili “grèves” ed è qualcosa di tremendo, impensabile da noi. Le città sono paralizzate, nelle autostrade non si trovava nemmeno un panino da mettere sotto ai denti., code e disagi dappertutto, perché la grève quando c’è DEVE saper creare disagio. Sennò, non è “grève”: Viceversa da noi si tratta di scioperetti-farsa annunciati da settimane, con cortei-passeggiata, con berrettini con la scritta IO CGIL, fischietti e bandiere arcobaleno, con tanto di cestino di merenda come Cappuccetto Rosso, perché le gite fuori porta mettono appetito. A scuola fanno scrivere l’annuncio sul diario 5 gg prima agli alunni in modo che vengano custoditi dai genitori. In caso contrario, la colpa ricade fatalmente sui docenti che diventano baby sitter negligenti a cui sfuggono i pargoli mettendosi nelle grane. Morale: domattina si dorme. E dormono (e fanno vacanza) alunni e insegnanti. Questo, tanto per fare un esempio tra “sciopero Trimurtino” e “grève”.

    • Per Nessie

      La tecnica usata dai sindacalisti (italiani!) mi è chiara. Mantenere le tessere è l’obbiettivo di sopravvivenza, ma ancor più importante è non disturbare il manovratore. Così, si fanno sfilate con i fischietti, gli striscioni e i tamburi, senza creare troppi disagi. Quando si tratta di grandi adunate – alle quali non segue nulla – i sindacalisti dicono che sono state fatte per “contarsi” e si vantano che sono state pacifiche, democratiche, fino al tocco commovente dei bambini sulle spalle e dei palloncini … Qualche volta c’è anche il concerto, con artisti compiacenti (e ben pagati).

      Disgustosa ipocrisia e imbroglio.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Beh.. che non se ne parli, segue il trend generale, in tutta Europa non vengono espressamente mostrate immagini di manifestazioni “pericolose” che avvengono in uno stato negli altri stati, in modo “sistematico”, potrebbero innescare la detonazione della bomba “europea”, pensi se in tutta Europa tutti i cittadini facessero sciopero in modo coeso, bloccando per un mesetto tutto, sarebbe un danno inconcepibile per Bruxelles, non è permesso una cosa del genere.
    Mi permetto comunque di esprimere un mio pensiero che mi frulla nella mente, vedremo veramente se i Francesi sono pecoroni come gli altri, oppure possono veramente innescare qualcosa di diverso, il banco di prova è vicino, tra una decina di giorni iniziano i campionati Europei di calcio, continueranno a fare sciopero, oppure il gregge si accomoderà negli stadi e davanti alle televisioni? 🙂

    Saluti

    • Per Jean

      Vedremo, perché nulla è certo e, fra l’altro, la repressione potrebbe essere durissima, avvicinandosi gli europei di calcio, tale da scoraggiare gli scioperanti (a questo punto, possiamo dire i rivoltosi).
      Mi chiedo, piuttosto, perché il Front National non abbia già colto l’occasione per tirate una spallata (senza elezioni, sarebbe magnifico!) al governo socialistoide europoide …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. mi viene un sospetto: e se le manifestazioni francesi in realtà fossero frutto di un piano delle elite dominanti per destabilizzare holland strumentalizzando il malessere delle masse francesi?
    Prima gli attentati jadisti, ora queste manifestazioni, troppo massicce, troppo improvvise, troppo decise per essere solo frutto spontaneo di malcontento.
    Ho l’impressione che i circoli dominanti vogliano colpire holland troppo accondiscendente verso il generale egiziano, troppo poco allineato anche riguardo all’ucraina.
    Se cosi stanno le cose, in francia non vedremo che una mini rivoluzione colorata utile a quei circoli per prender un più stretto controllo sulla francia in vista del possibile prossimo acutizzarsi della guerra contro la russia.

    • Per Stefano

      Se dovesse essere come sospetti tu, vedremo se rimetteranno al governo il dannoso Sarkozy, perché, a quel punto, ridimensionato il partito socialista euroservo, dovrebbero puntare sulla ump …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Caro Eugenio, io aggiungerei un’altro punto, che per me e’ fondamentale: l’aspetto generazionale. Infatti in Francia il sindacato ha avuto un ruolo riconosciuto dal lavoratori fino ad un epoca posteriore rispetto all’Italia. Quindi, non si e’ ancora estinto come da noi. Volendo se ne potrebbe aggiungere un’altro che potrebbe riguardare l’efficacia degli obbiettivi raggiunti nelle rispettive nazioni. A questo proposito, avrei non pochi episodi da raccontare circa i miei rapporti con personaggi il cui lavoro era costituito dal presenziare alle spesso inutili manifestazioni sindacali degli ultimi vent’anni. CGIL, ovviamente. Alcuni di questi trascorrono il tempo lamentandosi per la propria pensione conseguita almeno vent’anni prima di cio’ che la legge impone ora. Forti della loro “esperienza” si pavoneggiano come agitatori tra i lavoratori COOP e si sentono popolari e determinanti. Ovviamente, detti lavoratori (ho ottimi rapporti con molti di loro), da dette agitazioni, non hanno guadagnato un belino, come e’ ovvio che sia, ma il successo della manifestazione, quello c’e’ stato. Siccome quando il sottoscritto intavola questi argomenti con i vecchi compagni storicamente tesserati CGIL, si becca regolarmente di “comunista” senza mai esserlo mai stato, mentre si becca di “fascista” (magari con qualche ragione in piu’), quando auspica un’uscita drastica da questo casino globale, la crisi d’identita’ lo attanaglia. Sara’ comunista o fascista ? Non ci dorme la notte.

    G.Stallman

    • Per G.Stallman

      Ho conosciuto anch’io sindacalisti di quella fatta, il cui unico, vero scopo era di affermarsi nel direttivo del sindacato, almeno provinciale, se non regionale o nazionale. Ciò accadeva financo nella troppo mitizzata fiom (il più vecchio sindacato italiano in essere, se non sbaglio), che oggi è, come le altre federazioni, un’autentica cloaca. Io, però, non sono rimasto in buoni rapporti, amichevoli, con costoro … anzi, ho tagliato i ponti seccamente, manifestando tutto il mio disprezzo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  6. Volevo aggiungere un’altra perla: lo sciopero per come lo conosciamo, ha senso e incisivita’ in un sistema nazionale nel quale esiste una parte con cui contrattare. In uno internazionale non serve a niente.

    G.Stallman

    • Vero, anzi peggio.
      Chiunque sappia qualcosa del circuito monetario, sa bene che i lavoratori al massimo possono strappare alle imprese incrementi del salario nominale, ma in una situazione di mobilità dei capitali, nemmeno quello è possibile.

      • Per Matteo

        I lavoratori italiani, oggi, sono in una tale situazione di minorità (a prescindere dal loro numero), senza alcuna rappresentanza effettiva, né politica né sindacale, che pensano sempre di più alla mera sopravvivenza. Aspettative decrescenti e autentica paura del futuro dominano incontrastate.

        Cari saluti

        Eugenio Orso

  7. Il commentatore precedente sostiene che i Francia, diversamente dall’Italia, ” i sindacati non sono ancora estinti”.
    No n sono assolutamente d’accordo.
    Vi risulta che negli ultimi decennio anni i sindacati francesi abbiano dimostrato una combattività maggiore di quelli italiani? Non mi sembra proprio, mi sembra invece che sono delle merdacce quanto e più di quelli italiani.
    Per questo mi sembra sospetto questo improvviso guizzo di combattività.
    Qualcuno gli ha detto di mobilitare la gente per mettere in difficoltà hollande.
    Sono manovrati come quelli italiani.

    • Sono abbastanza d’accordo con Stefano. La CGT non ha una rappresentatività maggiore della sua omologa italiana CGIL (entrambe nate storicamente come “cinghia di trasmissione” degli omologhi partiti comunisti). E’ che i lavoratori francesi hanno (rispetto ai nostri) mantenuto un tasso di combattività maggiore dei nostri e allora la CGT è costretta a corrergli dietro. In altre parole, in Francia si dorme assai meno che in Italia.

    • Lo posso motivare meglio. Le obiezioni sono corrette, ma la forza dei lavoratori, prima che dalla loro rappresentanza, dipende dal proprio numero. Ti risulta che la grande industria francese sia stata smantellata come quella italiana ? Fermiamoci pure al solo settore automobilistico, anche se tutto il resto dell’industria pesante concorreva all’indotto in modo importante. Facciamo la conta delle marche francesi e italiane ? Quindi, ne consegue che, siccome la forza del sindacato dipende dall’entita’ dell’industria (in specie quella metalmeccanica), se smantelli l’industria smantelli anche il sindacato. L’esempio di scuola e’ quello della Ruhr, che era “la fabbrica” per eccellenza: un’intera regione dedita alla produzione industriale pesante, che e’ stata anche il contenitore nel quale sono nati e cresciuti i movimenti operai di massa. Chiusa la Ruhr, finito tutto. Il che, ovviamente, non esclude la responsabilita’ degli inutili e dannosi capataz di cui sopra.

      G.Stallman

  8. Mi dispiace, ma i francesi un occasione c’e’ l’avevano avuta: votare la LePen una persona seria e non cazzara come Salvini – adesso sono cazzi loro.

    • Per Ianzo

      Purtroppo sono anche affari nostri, perché ho l’impressione che i destini dei popoli europei (prigionieri nell’eurolager) sono legati …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Hai parzialmente ragione, ma come si dice, non siamo tutti uguali. Ai tedeschi non interessa una fava del destino dell’Italia o della Grecia o dei terroni dell’Europa, non c’e’ interconnessione. Ma poi c’e’ la schizofrenia di vole accogliere tutti i siriani e finti siriani, Non ci capisco piu’ niente, te lo confesso,
        Mors tua vita mea. A sto punto – fuori,

        • Per Ianzo

          Purtroppo non puoi “chiamarti fuori” per evitare il peggio …
          Non ci sono più spazi veramente alternativi, a riparo dai rischi di guerre e disastri ecologici o sociali in cui rifugiarsi, non è può possibile la fuga nell’esotico, nel lontano, come ai tempi del pittore Paul Gauguin.
          Dovremmo piuttosto accogliere la locuzione latina (da te richiamata) Mors tua vita mea e rovesciarla, contro il nostro nemico sociale, cioè le élite finanziarie globali e i loro servi.
          Nel confronto sociale in atto, all’interno della società conflittuale e spaccata, ci sarà un solo vincitore.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  9. Caro Eugenio, sono ancora una volta d’accordo con te su quasi tutto,salvo sulla annosa questione della rappresentanza sindacale,o meglio dei lavoratori.Certo,la triplice, complice dei vari governi “amici”,è stata fattivamente collaborativa nel varo di vere e proprie leggi disegnate e messe in opera per umiliare e rendere inoffensivi i ceti dominati, ed ha certamente giocato un ruolo determinante;ma è riconducibile solo a questo l’ignavia,l’indifferenza,l’irreggimentazione delle coscienze e la mancata reazione di fronte ad un vero e proprio massacro di ogni diritto sociale che riguarda ,obtorto collo, la maggioranza di chi vive del proprio salario?Non posso credere che un lavoratore a cui è stato negato persino il diritto all’esistenza non sappia comprendere quanto nefasto sia il modo di produzione capitalistico e quanto sia brutale, nefasta per l’umanità e per i ceti dominati la sua soppravvivenza. Io credo invece sempre più, che, arrivati a questo punto di devastazione, non si debba più giustificare l’odierno stato di cose con la sola categoria del tradimento dei gruppi dirigenti,ma si debba invece scavare a fondo sulle radici CULTURALI della maggioranza di questo paese,sulle convizioni radicate e inscalfibili di un senso comune ANCHE e soprattutto dei lavoratori che li tiene inchiodati al mito dell’eternità del sistema.Del resto non è forse vero che,ragionando dialetticamente,non potrebbe esistere un vertice senza una base che lo sorregge?Scusa la brevità,ma penso sia necessario sfatare un certo mito che continua ad aleggiare in certa sinistra, perennemente ancorata al leggendario assunto del ” punto di vista delle masse” da seguire e che sarebbe sempre e comunque giusto.Non è più così,oggi le masse la coscienza di classe non sanno neppure cosa sia.Un saluto con stima.Pierre57

    • Per Pierre57

      Sono consapevole che le gravi colpe dei sindacati “gialli” non escludono il concorso di colpa delle classi dominate, cioè di coloro che subiscono la brutalità delle controriforme neocapitaliste. La massa, però, è principalmente “massa di manovra” e ciò che è mancato è l’alternativa reale, l’opposizione vera – sia sul piano politico che su quello sociale – che latita da molti anni.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  10. Alcuni di voi pensano che la classe operaia francese dorma meno di quella italiana (nessie) anche perché più numerosa (stallmann).
    Io non ho dati sul numero della classe operaia francese e non so se questo sia davvero un elemento sufficiente per spiegare una maggiore combattività di questa o quell’altra classe operaia ma so che la classe operaia francese, così come quella italiana, inglese, americana, svedese, autraliana ecc. non ha fatto assolutamente niente quando la francia distrusse la Libia assieme a Inghilterra italia e Usa. Né mi risulta che scenda in piazza contro la Nato e contro le sanzioni alla Russia.
    Ora lo fanno perché toccati sulla pelle e per evitare di fare la fine fatta dall’italia col job act? ammettiamolo pure. Ma allora bisognerebbe spiegare perché non è riuscita a fare lo stesso la classe operaia italiana. Lo so, la risposta di molti, è che in italia la classe operaia dorme mentre quella francese è più sveglia!
    Ma io non credo a questa storia del maggiore o minore acume della classi operaie! credo invece che sia in francia che in italia e dovunque nel mondo la classe operaia (ammesso che di “classe” si possa ancora parlare) è manovrata da sindacati e partiti e quindi si muove solo se e quando questi ultimi lo vogliono.
    Se questo è (sostanzialmente) vero allora viene da domandarsi: perché sindacati e partiti italiani non si sono mossi contro renzi e le sue leggi mentre i sindacati francesi lo fanno contro hollande ( sindacati che, peraltro sarebbero “de sinistra” come lo stesso Hollande)?
    la mia risposta l’ho già data: perché renzi andava e và ancora bene al padrone americano (se si preferisce diciamo pure che renzi va ancora bene “all’elite mondialista dominante”) mentre probabilmente non è lo stesso per hollande.
    Ecco che allora qualche manina dei circoli dominanti (specie quelli che siedono a new york) comincia a muovere le proprie pedine anche nel sindacato dormiente. Questo comincia a sua volta a incitare le masse operaie (e studentesche…proprio come nel ’68) e, siccome sente di avere le spalle ben coperte, allora fanno i coraggiosi e spingono addirittura ad occupare le centrali nucleari.
    Alla fine dei giochi forse il job act francese sarà alleggerito ma di sicuro Hollande sarà ridimensionato se non addirittura liquidato.
    Fine dei suoi giochi con Al Sisi in Egitto, fine dei suoi giochi per frenare Poroscenko!

    p.s. Naturalmente non sono un estimatore di hollande ma preferirei che fosse liquidato da una vera rivolta polare e non da una rivoluzione colorata come temo che sia quella attuale in francia…comune vedremo meglio in futuro e spero proprio di sbagliare.

    • Non è solo questione di essere più svegli e di “dormir di meno”. E se non vogliamo chiamarla “classe operaia”, chiamiamoli pure “lavoratori”. E’ che i lavoratori di Citroen e Renault il loro fossato, nel bene e nel male, l’hanno saltato: votano per Marine Le Pen infischiandosene dell’ipoteca storica dell'”antifascismo”, che da noi pesa ancora e che viene usata e brandita come una zavorra.
      ” Mes intérêts d’abord” è un qualcosa che da noi non si sa ancora applicare.

      • davvero i lavoratori di citroen e Renault hanno “saltato il fossato” perché schierati con Le Pen? E come mai Le pen non si vede nei cortei?
        Anche in Italia moltissimi operai sono schierati con la Lega., e tuttavia non riescono a fare scioperi come i francesi.
        Insomma c’è qualcosa che non quadra, almeno cosi mi sembra… sarà perché non ho più il mito della classe operaia ( che però non disprezzo affatto come fanno altri)!
        La parte di classe operaia più cosciente manca di qualsivoglia rappresentanza politica-sindacale decente… l’altra parte (nettamente maggioritaria) è totalmente manovrata da sindacati e partiti che sono solo cinghie di trasmissione dei progetti di élite interne ed internazionali. Chissà per quale miracolo, i lavoratori francesi sarebbero riusciti a spezzare le catene che invece non sono state spezzate dai lavoratori italiani! Tutto questo solo perché votano Le Pen? O perché, piuttosto, c’è qualcuno che li manovra e vuole sbarazzarsi di Holland?

        • Tutto può essere. Ma se fosse per davvero una rivoluzione colorata come sospetti ( e intendiamoci, anch’io qualche dubbio ce l’ho), avremmo titoloni cubitali di supporto sui nostri media prezzolati. Eugenio, invece non ha torto: per ora se ne parla assai poco e di sfuggita.Vedremo…

          • Per Nessie

            Se ne parla poco e di sfuggita, dando rilievo ad altre notizie.
            Un piccolo esempio. Di recente, l’Ansa ha dato notizia dell’arresto di uno jihadista, fra l’altro psicolabile, in un quartiere di Parigi. Per prendere lo psicolabile sono stati impiegati molti poliziotti. L’Ansa ha chiuso la notizia sottolineando il disagio degli abitanti del quartiere, anche perché (attenzione alla furbata!) a 200 metri di distanza c’erano altre forze dell’ordine, impegnate a causa di una manifestazione di scioperanti contro la loi travail.
            Avrebbero dovuto dare la notizia dello sciopero, magari in due righe, separatamente dall’arresto dello jihadista psicolabile, ma evidentemente hanno preferito metterla in secondo piano …

            Cari saluti

            Eugenio orso

  11. Stefano: Non intendevo dire che il calo di numero sia l’unica causa, ma che sia comunque determinante, quanto se ad un esercito si tolgono le truppe. Hai un bel voglia ad avere grandi generali se mancano i soldati. Se poi i generali sono traditori… Ma in alcuni casi, come il nostro, la classe operaia e’ scomparsa in quanto classe, per la somma di tutti questi fattori. Quanto alla “coscienza di classe” a livello internazionale, e’ sempre stata una chimera. la dialettica si e’ sempre svolta tra due parti (o al massimo tre): il Sindacato e lo Stato. Deindustrializza e diminuirai il potere del primo e del secondo contemporaneamente. Unitamente a tutto il resto.

    G.Stallman

    • Stallman, la classe operaia (o lavoratori) italiana è rimasta inerte anche quando il processo di deindustrializzazione ancora non aveva inciso fortemente come adesso.
      E così è stato perché oramai è da tempo che i lavoratori italiani non hanno più una vera rappresentanza politico-sindacale.
      Sono rimasti orfani e non sono stati in grado di costruirsi una diversa rappresentanza…che piaccia o no questa è la dura realtà.
      E’ ora di lasciare da parte certi miti sulla “classe operaia rivoluzionaria”! forse andavano bene fino a qualche secolo fa ma la storia ha preso un’altra svolta rispetto a quella preconizzata da Marx e in questa storia la classe operaia può essere coinvolta in un processo rivoluzionario solo in caso di disastro generale (globale) e solo se almeno sospinta da qualche forza politica decente.
      La classe operaia francese è sostanzialmente nella stessa condizione di quella italiana e quindi come mai ora sembra scuotersi? è da qui che nascono i miei dubbi sull’autenticità della rivolta in francia.

  12. Lungi da me il desiderio di fare il sapientone, ma visto che la Francia è anche il mio pane quotidiano, mi permetto di sollevare alcuni punti che possono aiutare forse a delineare meglio la situazione.
    La prima cosa che vorrei dire è che ci sono due manifestazioni, che “sembrano” a prima vista non “incanalate” dalla stessa mano, la prima è “Nuit debout”, dove ci sono per lo più studenti, anche del liceo, con personaggi che pare c’entrino poco, ma che a guardare bene sembrano come gli atlantisti di Podemos, dietro la cosa è organizzata dai centri sociali di sinistra.
    Però, quando un ’68 ino, Finkielkraut, si è presentato in piazza gli hanno sputato in faccia e lo hanno mandato via, lui ha dato del fascista ai manifestanti, insulto contraccambiato:
    https://www.youtube.com/watch?v=Fk4mh6BrFbc
    La seconda sono gli scioperi, dove il sindacato, anzi il segretario generale della CGT, Philippe Martinez, ha chiamato tutti allo sciopero generale.
    Ho dei dubbi sulla “canalizzazione” comunque di quest’ultimo.
    Altra cosa che vorrei aggiungere, in Francia c’è un pò più di informazione tramite la rete, la gente non crede più a coloro che chiamano partito unico PSUMP.
    In Francia, c’è (grazie ai sindacati) ancora una assistenza che funziona molto bene, sia per a livello medico, sia a livello sociale, con lo “chomage”, (la disoccupazione) che è quasi come una paga, assistenza a 360° famiglie, figli, etc etc. in più, ci sono molti pensionati privilegiati, come i nostri baby pensionati, ma ci sono ancora masse salariali privilegiate, i ferrovieri hanno una paga media di 2500 Euro e lavorano 25 ore settimanali, tanto per dirne una, quelli delle centrali nucleari idem con patate, quelli delle raffinerie anche.
    Quindi questa massa salariale è stata toccata nel portafogli per intenderci, visto che la legge sul lavoro implica che per quella paga dovranno lavorare 35 o 39 ore settimanali.
    Era anche circolata abbastanza bene l’informazione relativa alla legge Europea, relativa al “Lavoratore distaccato Europeo”, che in Italia forse la conoscono una decina di persone, l’ho spiegato bene nei commenti su un altro Blog:
    http://rossland.blogspot.it/2016/04/la-parte-giusta-della-storia.html
    Mi scuso con l’autore di Pauperclass per il link, se non consono lo elimini.
    Una ultima riflessione relativa alla Le Pen, mi sembra chiaro che per come il sistema elettorale è strutturato, non vincera mai le elezioni, o comunque le probabilità sono molto basse, tanto meno scenderà in piazza, i cosidetti “antifa” (centri sociali) sono il braccio armato atlantista, se scende in piazza i FN scoppia la guerra in strada.
    Mi scuso per essermi dilungato.

    Saluti

    • Per Jean

      Ringrazio per le precisazioni e i link (consulterò con calma domani).

      In piazza, in effetti, accanto agli scioperanti concentrati sul significato delle trentacinque ore e simili questioni concrete (per chi lavora per vivere), ci sono anche i figuri della “notte in piedi” che, secondo certe fonti, è una creazione “disobbediente/destabilizzante” di …(mi pare)… Gene Sharp e la Albert Einstein Instiution, che ha predisposto anni addietro alcune “rivoluzioni colorate” (l’ombra della Cia …). Il logo con il pugno chiuso, usato con piccole varianti in altri contesti, potrebbe essere rivelatore (c’è chi lo ha analizzato).
      Credo che una volta bruciati i socialistoidi, sarà la volta del ritorno di Sarkozy e credo anch’io che la Le Pen, per via elettorale, ha poche probabilità di spuntarla (si chiama desistenza). Se scende in strada, invece, ammesso che abbia forze sufficienti per affrontare lo scontro con i mercenari di troika, Pentagono e Cia, la partita è da giocare.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  13. Sul sito ufficiale del FN è apparso un comunicato di Marion Maréchal-Le Pen. Lo si trova qui:

    http://www.frontnational.com/2016/05/blocage-des-raffineries-un-gouvernement-qui-flanche-face-a-une-ultra-minorite/

    Qui:

    http://www.azioneculturale.eu/2016/05/le-lacrime-di-coccodrillo-francesi-e-gli-scivoloni-di-marion/

    un breve ma significativo passaggio:

    «I nostri compatrioti sono tenuti in ostaggio da due minoranze: il governo, privi di una vera e propria maggioranza parlamentare, e l’unione CGT di piccoli gruppi che rappresentano solo 2,62% dei dipendenti. Per l’organizzazione di estrema sinistra, il diritto di sciopero equivale a calpestare i diritti delle persone francesi di muoversi e lavorare. Questi sindacalisti seguaci ultimi di una lotta di classe superata, non esitano a infliggere ai loro concittadini ulteriori difficoltà nella loro vita quotidiana. Le nostre aziende, che non sono beneficiari della legge sul lavoro, vedono il loro denaro indebolito e potrebbero essere costretti a mettere i loro dipendenti licenziati».

    C’è qualcosa che non torna.

    roberto r

    • Per roberto

      Non so quale sia l’opinione di sua zia (le posizioni delle due Le Pen sono diverse su alcune questioni), ma ritengo che queste dichiarazioni, così esplicite, siano un errore. Si ha l’impressione che Le Pen nipotina sia schierata con gli industriali (i “padroni”) e veda la questione unicamente sotto l’aspetto dell’ordine pubblico da garantire … Si consiglia, addirittura, una durissima repressione da parte del governo Valls.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Esatto. Si vorrebbe sottintendere che il FN appoggerebbe un’eventuale repressione del governo Hollande invece di cavalcarla ? Posso anche capire che delle “destre” siamo abituati ad avere una certa opinione, ma per arrivare a queste conclusioni ci vuole una qualche forma di patologia cerebrale grave.

        G.Stallman

  14. Interessante dibattito.
    Ciò che mi ha colpito durante una breve vacanza in Alta Provenza è il livello dei salari francesi: indubbiamente più alti dei nostri. Non so come sia la situazione in Germania (dicono che il metalmeccanico tedesco guadagni più di quello italiano), Austria ecc… Certamente va anche visto il potere di acquisto, quindi i prezzi di tutto quello che serve per vivere. Bisognerebbe poi vedere il modo di lavorare, la tassazione, il livello dei servizi dati al cittadino ed il discorso sulle pensioni….La mia sensazione è che a noi ci rifilino solo i lati peggiori dell’omologazione europea, mentre ci nascondano gli altri.

    • Per sarmata

      Il differenziale fra le paghe tedesche e quelle italiane è disgustosamente alto, il che chiarisce cosa significa, per noi, l’unione europoide e la moneta comune a strozzo.
      Sulla spinosa questione dell’ineguaglianza fra i lavoratori tedeschi e quelli italiani, c’è in rete un articolo de IlSole24Ore:

      http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-11-18/retribuzioni-private-in-germania-sono-piu-alte-30-cento-152340.shtml?uuid=ABfwFIFC

      Copio di seguito l’inzio:

      Retribuzioni più alte in media del 30 per cento con differenze che si accentuano fino a oltre il 70 per cento man mano si scende nei profili professionali. Il gap tra Italia e Germania negli stipendi del settore privato si conferma in tempi di crisi e le buste paga d’oltralpe svettano su quelle italiane nonostante i tedeschi abbiano tenuto a freno, negli ultimi dieci anni, la dinamica degli aumenti salariali rimasta indietro rispetto alla produttività.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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