L’avanzata dell’Asse del Male, prima delle presidenziali Usa di Eugenio Orso

Collego tre eventi che apparentemente sono lontani, disgiunti, e sembra che centrino come i cavoli a merenda l’uno con l’altro.

Il primo evento, drammatico, luttuoso, foriero di ulteriori destabilizzazioni geopolitiche è la ripresa dell’offensiva jihadista in Siria, che vede nuovamente all’attacco lo stato islamico nei dintorni di Palmira, da poco liberata e oggi circondata su tre lati, e la rinnovata aggressività delle altre formazioni islamiste sunnite, guidate da al-nusra e al-qaeda, avanzanti a sud di Aleppo, grazie alla riconquista del villaggio strategico di Khan Tuman.

Il secondo evento è la raggiunta operatività del cosiddetto scudo antimissile Nato, o sistema di “difesa” Shield/Aegis Ashore ospitato in un’ex base sovietica in Romania, che dovrebbe ufficialmente proteggere l’Europa da missili a corto e medio raggio in arrivo dal Medio Oriente, ma in verità una vera e propria provocazione e un’arma offensiva contro la Russia, che gli americani dislocheranno prossimamente anche in Polonia.

Il terzo evento, sicuramente di minor impatto internazionale, riguarda l’Italia ed è rappresentato dalla tempesta giudiziario-mediatica scatenata contro la “politica”, che sembra entrata in una seconda fase, in cui l’obbiettivo non sono più i corrotti amministratori locali del piddì, ma quelli fino a ora “illibati” del cinque stelle.

La domanda da porsi è con quale logica si possono collegare questi eventi, in un quadro geopolitico complessivo insidiosissimo e in pieno movimento.

Anzitutto, questi accadimenti dimostrano che la perversa visione strategica dell’Asse del Male a guida statunitense non è cambiata, nonostante i temporanei rovesci subiti in Ucraina, in Siria e in Iraq – con la Russia che è riuscita a segnare qualche punto a suo e a nostro favore – e gli obbiettivi dell’asse maligna restano gli stessi di prima, da perseguire a ogni costo, senza attendere l’esito delle presidenziali americane di novembre:

1)    Garantirsi il controllo dell’Europa e impedire che la Russia faccia valere il suo peso, occupando il ruolo-guida che potrebbe avere nel vecchio continente. Ciò significa mantenimento in vita dell’unione europoide e dell’area euro, la continuazione della “politica dell’accoglienza” indiscriminata, la firma del TTIP che salderà le due sponde dell’Atlantico, il rafforzamento della Nato quale strumento di dominazione elitista, l’estensione della minaccia militare portata ai confini della Russia.

2)    Destabilizzare la Federazione Russa e provocare la caduta di Putin, anche se è molto più facile agire sul resto d’Europa, occupato militarmente e tributario (Italia, Francia, Germania, eccetera), che nei territori dell’Orso russo, in cui una popolazione cosciente appoggia il presidente e il governo e le forze armate difendono compatte il paese. Anzi, nonostante l’abbattimento del prezzo delle materie energetiche, usato come arma contro la Russia, l’Orso sta riassumendo a pieno titolo il ruolo di potenza mondiale, alternativa agli Usa. L’accanimento contro la Russia e il suo presidente Vladimir Putin, da parte degli Usa e dell’occidente, è un attacco furibondo all’unico argine alle nefandezze contro i popoli dell’Asse del Male (Ucraina, Siria, Iraq, Libia, Grecia).

3)    Continuare la destabilizzazione di paesi mediorientali e nordafricani come la Siria, l’Iraq e la Libia, estendendola anche ad altri paesi dell’area (Libano, Tunisia, eccetera), mantenendo in vita il più a lungo possibile la minaccia bestiale rappresentata dallo stato islamico e, in Siria, da al-nusra/al-qaeda. S’intende continuare, con la fattiva complicità di altri membri dell’asse maligna, quali la Turchia e l’Arabia Saudita (veri stati-canaglia), a devastare con la guerra il mondo arabo, in funzione anti-russa e anti-iraniana, e a scagliare ondate di profughi disperati contro l’Europa, per modificarne la composizione etnico-religiosa. La jihad neocapitalista, sostenuta dagli Usa, alimentata da Turchia e monarchie del Golfo, spalleggiata da Israele, ha la vitale necessità che le orde barbariche islamosunnite non siano clamorosamente sconfitte in Siria e Iraq, ma solo ridimensionate, nella prospettiva di usarle anche in Europa. Infatti, recentemente gli Usa, che “lottano contro lo stato islamico” armandolo e impedendone la sconfitta totale sul campo, hanno stranamente paventato il rischio di attentati anche in Italia … Si tratta di una minaccia, di un auspicio o di ambedue le cose?

4)    In ultimo, l’estremo oriente e la Cina, alla quale gli Usa riservano particolari attenzioni, pur concentrandosi a effetto sulla minaccia nucleare rappresentata dall’ostracizzata Pyongyang di Kim Jong-un (Corea del Nord, epigono delle Repubbliche Popolari), fra i principali produttori al mondo di frutta fresca! La guerra con la Cina è valutaria, economica e forse, in futuro, militare. Gli Usa puntano a contenere l’espansione e l’influenza cinese nel Pacifico, con qualche tensione nel mare cinese meridionale, dove i cinesi costruiscono basi, sugli atolli, per prevenire la minaccia militare, area e navale statunitense.

I tre eventi significativi richiamati nell’articolo – ripresa dell’offensiva jihadista in Siria, scudo antimissile Nato in Romania e, prossimamente, anche in Polonia, inchieste della magistratura contro il piddì e ora contro il cinque stelle in Italia – s’inseriscono tutti, come altrettanti tasselli, nel mosaico geopolitico dominato dalla strategia del Caos, che l’Asse del Male a guida statunitense persegue con micidiale caparbietà. Il terzo evento, quello che riguarda la penisola, è ovviamente meno importante degli altri due, ma non per questo privo d’impatto e, in ogni caso, è da considerarsi interno alla stessa strategia, che vede in cima alla lista dei target il controllo totale neocapitalistico del vecchio continente (e quindi anche della piccola Italia).

Per quanto riguarda specificamente l’Italia, qualcuno potrebbe pensare che nella magistratura operino due fazioni, una che si è scagliata contro gli amministratori piddini, oggettivamente colpevoli di ogni sorta di reato, dalla detenzione e traffico di droga agli appalti truccati, e l’altra che ha risposto colpendo i sindaci del cinque stelle in due delle tre principali città amministrate da questo partito emergente (Livorno e Parma). Filippo Nogarin, a Livorno, è accusato di concorso in bancarotta fraudolenta, mentre Federico Pizzarotti, a Parma, si becca l’abuso d’ufficio per la nomina del direttore generale del Teatro Regio. Se fosse veramente così, significherebbe che la “politica” prevale comunque sulla magistratura, mostrando uno scenario in cui il secondo apparato è subordinato al primo e riproduce al suo interno la divisione in fazioni dell’altro …

Per quanto mi riguarda, credo che la “politica” e la magistratura siano apparati sottomessi allo stesso potere esterno, cioè a quelle élite finanziarie occidentali che si servono dell’Asse del Male, a guida statunitense, per imporre i loro interessi di classe in tutto il mondo. La mia sarà pure una visione classista ispirata dal pensiero di Marx, ancorché eretica, che molti potrebbero giudicare “fuori moda”, ma mi consente di comprendere ciò che accade e perché accade, ossia di individuare le cause dei fenomeni sociopolitici (e geopolitici) senza confonderle con gli effetti.

Trattandosi di due apparati soggetti allo stesso padrone, per quanto siano possibili contrasti reciproci anche virulenti, non possono che muoversi ambedue – “politica” liberaldemocratica e potere giudiziario – nella stessa direzione, quella decisa dalla classe dominante che li manovra.

Se così è – ed io sono fermamente convinto che lo sia – l’attacco dei magistrati al piddì e le recenti “attenzioni” per il cinque stelle, favoriscono oggettivamente la costituzione nel prossimo futuro del famigerato “partito della nazione”, in sostituzione dell’attuale piddì.

L’arresto del consigliere piddino di Siracusa per droga e l’arresto del sindaco di Lodi, anche lui del piddì, per turbativa d’asta, mirano a demolire la (residua!) credibilità del partito democratico – non di Renzi, che potrà essere il liquidatore dei demokrat! – e ad aprire le porte al “partito della nazione”.

Ai poteri esterni serve una nuova entità subpolitica, collaborazionista della troika e della Nato, con poca “militanza” popolare – essenzialmente con meno tesseramento popolare, in una scatola ancor più vuota e agile del piddì – ma con grandi potenzialità per allargare lo spettro del collaborazionismo a figuri “non di sinistra”, come Verdini e soci.

Gli avvisi di garanzia ai sindaci del partito a cinque stelle di Livorno e Parma (manca all’appello Ragusa, ma forse gli inquirenti riusciranno a colmare la lacuna!), mirano a impedire che m5s diventi troppo forte attraendo una valanga di consensi, vista la frantumazione del cosiddetto centro-destra, prima che si costituisca l’utilissimo (per le élite) partito della nazione, secondo i desideri della classe dominate finanziaria occidentale.

Si tende a “calmierare” il partito di Grillo e Di Maio, per dare il tempo a Matteo Renzi di costituire il “partito della nazione” sulle ceneri del piddì. Segno che la sostituzione del piddì con il cinque stelle – paventata da alcuni visti i recenti, importanti incontri di un Luigi Di Maio, che si “accredita” come giovane leader emergente con ambasciatori europei e avvoltoi della Trilateral – non è la prima scelta delle élite sopranazionali che controllano il nostro paese ma, tuttalpiù, un piano B per non perdere la presa sull’Italia.

Si lascia la mano libera ai magistrati, in un senso e nell’altro, senza “rimettergli il guinzaglio” e fermarli, per arrivare a ottenere (anche) attraverso le inchieste giudiziarie e il conseguente clamore mediatico il risultato voluto.

Qual è il risultato che vogliono conseguire, riassumendo e concludendo?

La “dismissione” del piddì, ormai obsoleto (oggettivamente, va in tal senso l’azione di Renzi e dei renziani) e il “contenimento” del cinque stelle perché non cresca troppo in fretta, prima che sia pronto l’asso nella manica delle élite per mantenere il controllo dell’Italia, cioè l’entità subpolitica collaborazionista, ancora piuttosto vaga, ma già ampiamente annunciata, nota come il “partito della nazione”. Per noi, la prossima botta in testa.

Questo è quanto, almeno per ora.

L’avanzata dell’Asse del Male, prima delle presidenziali Usa di Eugenio Orsoultima modifica: 2016-05-15T10:20:17+02:00da derosse
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4 pensieri su “L’avanzata dell’Asse del Male, prima delle presidenziali Usa di Eugenio Orso

  1. Io, come quarto caso, metterei anche il trattamento “Berlusconi” che subisce in questo momento Trump.
    Si muovono le corazzate: NYT e Washington Post.
    In più, pare che Mitt Romney stia organizzando una fronda interna piuttosto robusta.

    • Per Alceste

      Ovviamente sì, perché il “pericolo Trump” è del tutto interno all’Asse del Male, troppo vicino alla City. Volendo, si potrebbero individuare altri eventi interessanti, ad esempio legati alla caotica situazione in Libia … ma ho deciso di limitarli a tre, fra i quali quello che ci interessa da vicino (purtroppo) è il meno importante a livello internazionale – Trump lo è di più – però è parte del target controllo dell’Europa.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Molto importante anche il Brexit, che potrebbe scombussolare parecchie cose. Non a caso si usa il trattamento Trump, ovvero “cavallette, morte e pestilenze” in caso di vittoria del Brexit.

    • Per Cristina C.

      E’ importante anche il Brexit, ma credo che la ripresa dell’offensiva jihadista in Siria e l’accerchiamento della Russia portino più speditamente alla guerra globale …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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