Malaffare e piddì, un binomio inscindibile di Eugenio Orso

Sarò telegrafico, perché su questo argomento di drammatica attualità non serve sprecare molte parole. E’ sufficiente leggere le cronache, in rete o sui giornali e rifletterci un po’ sopra.

Il malaffare – abbia o non abbia rilevanza penale, sia o non sia oggetto d’inchieste della magistratura – e il piddì filo-atlantista euroservo vivono in simbiosi e lo dimostrano ogni santo/maledetto giorno che passa.

Nel governo piddino c’è la “soubrette” delle Banche (con Etruria nel cuore, in famiglia e in portafoglio) Maria Elena Boschi, piacente guappa di schiatta affaristica e manageriale, e c’era, fino al momento delle dimissioni da ministro, Federica Guidi, l’”intrattenitrice” del malaffare petrolifero (Tempa Rossa, Total, Eni, il ramo siciliano d’inchiesta, l’amante-imprenditore ben ammanigliato) intercettata come non mai.

Ricordo a tutti che stiamo parlando, rispettivamente, della ministra in carica per le riforme costituzionali (cui Renzi ha legato le proprie sorti con il futuro referendum) e i rapporti con il parlamento, nonché dell’ex ministro donna dello sviluppo economico. Non si tratta di sciacquette qualunque … e scusate se è poco!

Il presidente piddino e consigliere regionale di una grande regione come la Campania, Stefano Graziano, si è distinto ed è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre un giovane e rampante consigliere comunale piddì – Antonio Bonafede, detto Tony, che “esercitava” a Siracusa – è stato arrestato per detenzione di stupefacenti (20 chili di droga!), mentre stava per partire per Malaga.

Tutti casi recenti di malaffare, quelli cennati, intimamente connesso al partito democratico, compreso l’ultimo, riguardante il sindaco piddino di Lodi, Simone Uggetti, arrestato dal locale nucleo tributario della guardia di finanza per turbativa d’asta, in relazione all’appalto per le piscine comunali (i soliti appalti truccati e/o perturbati, per farci la cresta sopra e favorire gli “amici”).

Da sud a nord non è che la situazione cambi di molto, e la stretta relazione, ormai simbiotica, fra piddì e malaffare emerge sempre più chiaramente.

I demokrat del piddì, baluardo della democrazia contro il “populismo”, non si fanno mancare proprio niente, dagli inciuci con le banche in dissesto, per razziare il piccolo risparmio popolare, al pingue affare del petrolio e dello smaltimento dei rifiuti, dal “sodalizio” fruttuoso con le organizzazioni criminal-mafiose-camorriste, nell’Italia che diventa una grande Gomorra, agli appalti truccati, fino alla detenzione e (al probabile) spaccio di droga.

Per la verità, ci sarebbero ancora, in aggiunta a quanto già c’è, il traffico di schiavi, di organi umani e di armi, ma sono certo che i piddini, così capaci, rapaci e brillanti nel delinquere, colmeranno rapidamente la lacuna …

A quando la notizia d’inchieste dei magistrati su “Joint venture” fra scafisti ed esponenti del piddì?

Malaffare e piddì, un binomio inscindibile di Eugenio Orsoultima modifica: 2016-05-03T11:58:45+02:00da derosse
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Un pensiero su “Malaffare e piddì, un binomio inscindibile di Eugenio Orso

  1. Per integrare il mio post, copio di seguito un’Ansa di oggi, che dimostra come nel piddì la “questione morale” sia grande, ormai, come l’Everest:

    (ANSA) – CAGLIARI, 5 MAG – Il segretario regionale del Pd Renato Soru si è dimesso dall’incarico. La decisione poco dopo la condanna a tre anni di reclusione, inflitta dal tribunale di Cagliari al patron di Tiscali, per evasione fiscale di 2,6 milioni di euro nell’ambito di un prestito fatto dalla società Andalas Ldt (sempre di Soru) a Tiscali.
    “Ho già comunicato alla presidente dell’Assemblea regionale Giannarita Mele la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna, per i necessari adempimenti”. E’ la comunicazione ufficiale inviata al partito da Soru che dal tribunale di Cagliari è stato anche interdetto per due anni dalla carica di manager. L’assemblea del partito dovrà ora discutere delle dimissioni e decidere se accettarle o respingerle. Inoltre sinora Soru non ha manifestato alcuna intenzione di dimettersi dalla carica di parlamentare europeo: non essendo definitiva la condanna, non rischia neppure il posto in base alla legge Severino.

    Cari saluti

    Eugenio Orso

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