Vai avanti Trump, sei tutti noi! Di Eugenio Orso

Ricordate il patto di desistenza francese, fra i burattini socialistoidi e le camarille sub-politiche del “rinato dagli scandali” Nicolas Sarkozy? E’ stato rimesso in funzione, di recente (soprattutto da Valls e Hollande), per far perdere alle dipartimentali il Front National delle due Le Pen, cosa che purtroppo si è verificata.

Gli euroservi, in Ungheria, si sono coalizzati, presentando un’unica lista, per cercare di resistere al ciclone Orban e alla sua Fidesz, ma, in quel caso, non gliel’hanno fatta e sono stati messi in minoranza dal popolo ungherese.

In Germania, tutti contro Alternative für Deutschland per isolarla criminalizzandola, il che non ha impedito a questa formazione politica – espressione, comunque si giudichi e si giudichino i tedeschi, della popolazione germanica – di crescere nelle recenti elezioni in alcuni lander, come la Sassonia-Anhalt.

Persino in Italia, dove di vera opposizione “populista”, “razzista”, “xenofoba” ce n’è ben poca e dispersa, i ridicoli e vili sinistroidi radicali si coalizzano ancora, nelle elezioni amministrative, con il piddì, entità subpolitica al servizio della Nato e della troika, e qui da noi, purtroppo, fanno vincere l’entità euroserva.

Gli Usa, però, sono il cuore del potere del neocapitalismo a vocazione finanziaria ed è là che si giocherà la battaglia principale, in occasione delle elezioni presidenziali di novembre. Per questo l’eccentrico (e persino clownesco) miliardario Donald Trump è soggetto a ogni tipo di attacco, persino dall’interno di quello che dovrebbe essere il suo partito, cioè il partito repubblicano.

Ci hanno provato in molti, nel grand old party, a contrastare l’ascesa di Trump che rischia di vincere le primarie, contrapponendosi alla russofobica e guerrafondaia Clinton, al soldo delle grandi banche d’affari, beniamina dell’establishment militare e spionistico (Pentagono e Cia).

Tentativi in tal senso sono stati fatti dall’ancor potente famiglia Bush, con la candidatura di Jeb Bush e poi un certo appoggio a Marco Rubio. Persino Mitt Romney, trombato alle precedenti presidenziali del 2012, e il tristo senatore John McCain, trombato nelle elezioni presidenziali del 2008, hanno avuto parole di fuoco contro Trump, che non è un genio, ha ereditato la sua fortuna e non è un “self made man”, non può essere comandante in capo delle armate a stelle e strisce, eccetera.

Oggi, come extrema razio, i due candidati dell’elefante Ted Cruz e John Kasich, superstiti alle primarie repubblicane nel fronteggiare il ciclone Trump, “coordinano gli sforzi”, si coalizzano contro di lui con una specie patto “di desistenza” (simile a quello francese, caldeggiato soprattutto dai socialisti?) che riguarda stati come Oregon, New Mexico e Indiana.

Come se non bastasse, “attivisti” progressisti e per i soliti diritti umani, disturbano i comizi del miliardario newyorkese, cercano di impedirli, provocano, compiono atti violenza, debitamente finanziati dagli squali di Wall Street, da JPMorgan e Goldman Sachs. Persino il Ku Klux Klan contesta Donald Trump, se è vero che un incappucciato che disturbava un comizio del tycoon è stato picchiato da un supporter di Trump … stranamente afroamericano! E’ troppo per un sol uomo, attaccato persino da papa Francesco: populista, razzista, fascista e … traditore della razza bianca?

Persino inutile dire che la stampa, al soldo dei signori della finanza e del dollaro, è schierata come un sol servo al fianco di Hillary Clinton, con sparute eccezioni come quella del New York Post (di Rupert Murdoch!), che pare non essere aprioristicamente ostile a Donald Trump, pur avanzando riserve sul personaggio.

Persino in Italia, paese privo di sovranità e schierato in toto con le grandi City finanziarie, è in corso la campagna mediatica anti-Trump. D’uopo citare il solito rotolo di carta igienica chiamato Repubblica, che, per fare un piccolo esempio, enfatizza episodi marginali della campagna elettorale del miliardario newyorkese, come segue: “Il manager della campagna elettorale di Trump accusato di aggressione”! Ben sapendo che costui ha semplicemente strattonato una reporter particolarmente molesta. Segno che anche nelle “province esterne”, piegate al dominio dei soliti noti che infestano le City, è in corso la demonizzazione del nemico numero uno dei poteri forti …

Dove voglio arrivare, scrivendo simili cose? Voglio semplicemente evidenziare due punti chiarificatori, che consentono di comprendere ciò che sta accadendo in America:

1)    Il trattamento che Donald Trump subisce, ci chiarisce che costui è veramente considerato un pericolo dalla classe dominante finanziaria, egemone in tutto l’occidente a partire dalla sua “culla” nordamericana. Se i socialistoidi europei, i bravi democratici Usa, o i comunisti apostati come ad esempio il “nostro” Napolitano, sono dei bravi servitori, fedeli al padrone per interesse personale, di clan e per vigliaccheria, un reazionario conservatore come il “mattatore” newyorkese rappresenta un fastidio non da poco, soprattutto perché esprime in pubblico l’intenzione di liquidare la Nato, troppo costosa, priva di scopo e di senso dopo il crollo dell’Urss, e il desiderio di migliorare le relazioni con la rinata potenza russa e quello che (forse) sarà il suo omologo d’oltrecortina, lo “spauracchio” Vladimir Putin. Peccato che la Nato sia la più potente organizzazione armata criminale di cui dispongono, ancor prima dello stato islamico e di al-nusra. Peccato che loro vogliano lo scontro con la Russia a tutti i costi, per ridimensionarla e “normalizzarla” in senso neocapitalista e anti-sovranista, e Putin lo vogliano morto o incarcerato. L’ideale, per loro, sarebbe una russofobica e guerrafondaia come la Clinton, la cui fondazione (The Clinton Foundation) foraggiano abbondantemente, ma, come seconda, terza o quarta scelta andrebbero bene anche Cruz, Kasich, o addirittura Sanders. E’ chiaro che se Donald Trump è un pericolo per il sistema dell’economia finanziaria mondiale, per noi delle “province esterne” europee è sicuramente il candidato ideale, che potrebbe liberarci dal giogo della Nato – e, di conseguenza, dell’unione monetaria europea – e dal rischio di una guerra nucleare con la Russia.

2)   Come in Europa, anche in America tutti i partiti succubi della finanza sovrana si coalizzano contro il “populista” di turno, che dichiara di voler sconvolgere il ferreo ordine costituito, rivoluzionando lo status quo. Da noi, socialisti, popolari e liberali fanno comunella quando c’è il rischio che passi, alle elezioni, una formazione politica “non omologata”, cioè ostile ai grandi padroni finanziari e ai loro interessi privati. Come dei cani da guardia, i sinceri democratici, i veri liberali, iniziano ad abbaiare in branco e praticano la “desistenza” contro le due Le Pen, nel caso francese, oppure “coordinano gli sforzi”, come i candidati repubblicani alle primarie contro Trump. E’ la stessa identica cosa, contando che in America i due principali “avversari” democratici, la guerrafondaia psicopatica Hillary Clinton e il fossile Bernie Sanders, all’unisono si sono pronunciati contro Trump, non contro le comparse repubblicane che cercano di contenerlo. In pratica, tutti contro Trump, democratici e repubblicani, così come in Francia, socialist(oid)i e unione per un movimento popolare (apostati del gollismo), sono tutti contro Le Pen e il Front National. Non è che notate qualche similitudine?

A questo punto, mi pare strano che i cosiddetti Panama Papers della Cia, sullo scandalo planetario dell’evasione fiscale, abbiano coinvolto la famiglia Le Pen, alcuni personaggi vicini a Putin, Cameron colpevole di aver permesso il referendum per il Brexit, e non anche, in qualche modo subdolo, il nemico interno numero uno, cioè il nostro Donald Trump … che il cielo lo conservi!

Vai avanti Trump, sei tutti noi! Di Eugenio Orsoultima modifica: 2016-04-25T14:12:56+02:00da derosse
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12 pensieri su “Vai avanti Trump, sei tutti noi! Di Eugenio Orso

  1. La cosa interessante e’ che TRUMP e’ stato attaccato da tutte le parti, ma non sugli argomenti ma sui capelli, perche’ diceva che la giornalista e’ una… che vedere in ufficio una donna che allatta gli fa schifo, ma MAI sugli argomenti che propugna.
    Non sono tanto d’accordo sul considerare Trump “clownesco” semplicemente esterna quello che la maggioranza americana bianca cova in petto da anni, anche WASP – (bianca e protestante) e non solo – quanti americani bianchi sono di origine russa, tedesca, italiana, irlandese, portoghese, greca e quindi sono si bianchi ma non protestanti. Erano classe media, ora fanno fatica e se il clown dice di mettere fine all’esportazione dei lavori in Cina o Messico, iniziati con Clinton magari raccoglie adesioni entusiastiche.
    Pensa solo che alla corte suprema non c’e’ un singolo giudice WASP, eppure sono ancora la maggioranza tra la popolazione. C’era Scalia, ma ora e morto – ora sono solo, non elaboro… X, African American e Latino, non un singolo bianco o se ci sono sono una infima minoranza.

    • Per Ianzo

      E’ chiaro che negli Usa non vedono gli aspetti positivi che noi vediamo in Trump, ma ne vedono altri, per noi meno interessanti.
      Io ho scritto da europeo (delle “province esterne”) e in lui vedo il ritorno dell’isolazionismo, la possibilità di liquidare la Nato (e l’unione europide!) e, forse, la possibilità di un futuro ruolo preminente della Russia nell’Europa continentale (escludiamo pure la GB dal discorso …). La possibilità, quindi, di liquidare il piddì in Italia e l’emersione di forze popolari autentiche, senza il ricatto atlantico e quello della moneta unica a strozzo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Tifare per Trump può anche andar bene (sempre meglio della Clinton) ma è inutile illudersi perché Trump non vincerà e se per caso fortuito dovesse diventare presidente o lo ammazzano subito dopo o la Cia e la Nato lo ammorbidiranno a dovere. Figurarsi se riesce a sciogliere la Nato! Tutt’al più riuscirebbe a imporre agli altri paesi Nato costi maggiori per il suo mantenimento.
    Più o meno lo stesso vale per i vari partiti europei che si dicono contro le politiche russofobe e guerrafondaie dei propri governi.
    Anche su questi non mi faccio illusioni e penso che tanto in Usa quanto in Europa le cose cambieranno solo a seguito di eventi drammatici e a costo di molto sangue.

    • Per stefano

      Le attese positive dopo l'(eventuale) elezione di Trump a presidente non escludono altri esiti, naturalmente, che potrebbero rivelarsi catastrofici come quelli che ipotizzi tu. Tuttavia esiste la speranza, per quanto piccola, che Trump riesca ad arrivare fino in fondo, sempre che manterrà fede alle sue promesse. Le due promesse che ha fatto e che ci interessano di più, come italiani e europei, sono la possibilità data ai paesi del vecchio continente di uscire dalla Nato, se non proprio lo scioglimento dell’alleanza atlantica, e il miglioramento dei rapporti con la Russia di Putin.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Scusa Orso ma chiariscimi una cosa, cioè cosa esattamente avrebbe promessoTrump? Di sciogliere la Nato o di consentire ai membri di uscirne? nel secondo caso saremmo proprio davanti a una palese presa in giro perché mi risulta che già adesso ogni membro della Nato (teoricamente) se lo volesse potrebbe uscirne.

        • Per stefano

          Da quel che ho letto, Trump ha dichiarato che la Nato è un costo per gli americani e gli “alleati” ci marciano sopra … non accollandosene i costi. Per conseguenza, Trump vorrebbe aumentare le spese a carico degl’altri, dandogli, se non vogliono pagare di più, la possibilità di uscirne. Inoltre, ha dichiarato che la Nato non ha più senso dopo la fine dell’Urss, lasciando intendere che vorrebbe liquidarla …

          Trump: NATO Is Obsolete And Expensive

          Cari saluti

          Eugenio Orso

          • egregio Orso e Stefanoche io sappia le basi americane in Italia sono assolutamente a carico dell’Italia e non esiste indagine giudiziaria o politica che ti puo’ far accedere in una base di queste.Non dimentichiamo che la ns democrazia nasce dalla sconfitta e ci sono protocolli segreti non di pace ma di resa incondizionata.Non illudiamoci senza uno scossone finanziario-militare pilotato da Cina e Russia (sempre x i loro interessi) l’Italia non si liberera’ dei servi euro-atlantici (termine che si calza a pennello) che ci costringono a stare nella nato,ue,fmi ecc.
            cordiali saluti

          • Per myopinion

            Sono stato troppo ottimista? Non proprio, perché non era mia intenzione rincorrere (bei) sogni. Ho semplicemente ricordato che esiste una possibilità futura, nel caso di vittoria di Donald Trump. Del resto, un progressivo disimpegno nel tempo della Nato – e degli Usa che sono centrali – in ragione di politiche neo-isolazioniste, sarebbe già un fatto positivo, almeno sul medio-lungo termine. Significherebbe, un allentamento progressivo della presa sull’Italia e sull’Europa e, di conseguenza, maggior campo libero, a occidente, per la rinata potenza russa, nonché maggiori possibilità di arrivare al potere per future, vere opposizioni politiche …

            Cari saluti

            Eugenio Orso

  3. Secondo quanto riportato da un tg Trump, in uno dei suoi ultimi “comizi”, ha detto che “la politica estera di Obama è debole!”
    Mi domando: “debole” nei confronti di chi? Nei confronti degli stessi alleati Nato accusati (da Trump) di contribuire troppo poco al finanziamento della stessa?
    O forse Trump intendeva “debole” nei confronti dell’Iran, della Russia, della Cina e magari della stessa Cuba?
    O forse Trump si riferiva ad entrambe le cose?
    E questa sarebbe la tendenza “isolazionista” di Trump? La sua voglia di migliorare i rapporti con la Russia?
    Ha anche attribuito alla sua America il merito di aver sconfitto il nazismo e l’imperialismo giapponese nonché, naturalmente, il comunismo! Che troglodita ignorante e arrogante!
    Suvvia, non lasciamoci affascinare da questo ricco guitto (attore furfante)… non è molto diverso dalla guerrafondaia Clinton.

    • Per stefano

      In campagna elettorale si “devono” dire cose forti … però, certe espressioni più di altre rivelano le vere intenzioni. Trump, ad esempio, ha usato “America first”, che era un motto dei vecchi isolazionisti, contrari, fino a Pearl Harbour, ad impicciarsi dei fatti degli altri (Europa, Gran Bretagna, Francia, eccetera) partecipando al secondo conflitto mondiale. E’ solo una gaffe? Chiaro che non poteva dire, dandosi la zappa sui piedi, che “la politica estera di Obama è forte”! Anche se questa politica estera (di Obama per conto del grande capitale finanziario), ammantata inizialmente di “soft power”, è sicuramente forte, da un punto di vista criminale, e ultrastragista: oltre dieci milioni di profughi fra Siria e Iraq, più di quattrocentomila morti nei due paesi sotto attacco, con la benedizione sottaciuta del serpente Obama e del suo esecutivo federale.
      Ripeto ciò che ho già scritto in altre occasioni. Non stravedo per Trump, come europeo non m’importa di ciò che farà dentro gli Usa (muri sul confine con il Messico, armi da fuoco in tutti i supermercati, espulsione in massa di musulmani, peraltro cosa positiva, eccetera). Mi interessa il suo (malcelato?) piglio isolazionista – da decine di anni assente nella politica vincente in Usa – che potrà compromettere tutto lo spietato sistema di potere neocapitalista, centrato sul dollaro in combinata con l’euro, sulla nato e su altre entità sopranazionali malvage come l’unione europide.
      Spero di essermi spiegato bene, sia pur in breve …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      P.S.: Trump è molto diverso dalla russofobica e guerrafondaia Clinton, se non altro perché i soldi che spende sono suoi, mentre quelli della Clinton (c’è la fondazione omonima, creata per rastrellare masse di denaro) vengono dai detentori del grande capitale finanziario, che lei serve per arricchirsi e “andare al potere”. In verità, con lei presidente al potere ci andranno ancora una volta le grandi banche d’affari (che oggi manovrano Obama) … Con Trump presidente, invece, i grandi squali finanziari avranno qualche problemino, in quanto non lo controllano. Scusa la prolissità e questo P.S., ma ho colto l’importanza della tua provocazione, che merita risposte …

  4. Trump è uno che ha studiato nell’università dei gesuiti, è un gesuita come il papa, quindi uno che tifa per la mondializzazione.
    La sua elezione potrebbe essere una svolta nella direzione della fine di alcune guerre e ingerenze in alcune aree del pianeta per scendere a compromessi con Cina e Russia sulle proprie zone di influenza, da qui dare poi slancio a un mondo multipolare a livello geopolitico, ma con le multinazionali e transnazionali che vanno tranquillamente verso la mondializzazione, essendo un imprenditore è a conoscenza della decadenza delle infrastrutture del paese, potrebbe fare un piano di rilancio interno dell’economia del proprio paese per farlo uscire dalla crisi anche del debito.
    Un pò utopistico forse, ma nemmeno tanto, visto che l’ingresso dello yuan nel paniere delle valute non va che in questa direzione, della mondializzazione.

    Saluti

    • Per Jean

      Se anche fosse soltanto come scrivi tu, sarebbe un passo in avanti e uno scongiurare il rischio di un conflitto palanetario, forse con armi non convenzionali. Di sicuro sarebbe una catastrofe per tutti (compresi gli americani!) se vincesse la Clinton.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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