Movimenti extrasistemici e controinformazione alla frutta di Eugenio Orso

Prendo spunto dalla chiusura di ComeDonChisciotte, il maggior sito di controinformazione italiano, ma estendo il discorso a tutto ciò che si muove – o meglio, sembra non muoversi più – fuori dal sistema.

Sulla specifica vicenda di CDC, ha scritto il mio collega Alceste su Pauperclass e ci sono vari interventi sul blog di discussione del sito che presto, a meno di ripensamenti dell’ultimo minuto, sarà offline:

http://pauperclass.myblog.it/2016/04/20/sulla-chiusura-comedonchisciotte-alceste/
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=94956
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=94945
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=94937
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=94935

E’ chiaro che nel caso della chiusura del maggior sito di controinformazione italiana possono aver pesato questioni particolari, vicende personali ed economiche, ma è da molto tempo che osservo “il deserto che avanza” fuori dagli steccati sistemici, anche in relazione a gruppi e movimenti che dovrebbero garantire qualche forma di rappresentanza effettiva alla popolazione italiana. Rappresentanza effettiva d’interessi vitali che all’interno del sistema le è negata, come gli è negata una corretta e veritiera informazione.

Oggi più che mai, in Italia, avrebbe senso l’esplosione del fenomeno politico dell’extraparlamentarismo, in grado di far valere le ragioni della maggioranza della popolazione – sovranità, giustizia economica e fiscale, contrasto ai criminali della grande finanza, rifiuto dell’accoglienza indiscriminata – fuori dalle regole a senso unico della liberaldemocrazia, applicando metodi di lotta “non politicamente corretti”, perché quelli “pacifici” e “democratici” sono del tutto inefficaci, come sappiamo per esperienza.

Oggi più che mai, parimenti, dovrebbero proliferare gli organi di controinformazione – per contrapporre la verità alle menzogne dei giornalisti servi del sistema – sia in rete che nella forma tradizionale della carta stampata. Fuori e contro dovrebbe essere la parola d’ordine di chi vuole evitare di sprofondare nella de-emancipazione, nell’ingiustizia sociale “santificata” dalla prevalenza della ragione mercatista, nell’irrilevanza come paese e nazione.

Eppure, non da ieri mattina, ma già da molti anni, si sta verificando esattamente l’opposto e al velocizzarsi della caduta dell’occupazione, dei redditi popolari, delle produzioni nazionali, si mantiene o addirittura cresce il consenso nei confronti dei carnefici-collaborazionisti piddini e liberaldemocratici, mentre fuori e contro il sistema, in termini di gruppi, movimenti popolari non eterodiretti e controinformazione, non solo non si muove nulla di nuovo e di rilevante, ma il poco che rimane tende a scomparire.

In sintesi, da tempo osserviamo un paradosso apparente (che ho già analizzato, anni addietro): aumentano le sofferenze della popolazione, si riducono redditi, occupazione e risorse pubbliche dedicate all’assistenza sociale, ma la passività sociale aumenta di pari passo, mentre dovrebbe diminuire rapidamente (quanto il benessere materiale), lasciando spazio al dissenso conclamato, all’opposizione sociopolitica organizzata, financo alle rivolte di piazza e al crepitio dei mitragliatori.

Invece, tre decenni di rimbecillimento massivo organizzato hanno prodotto l’italiota inerte, che riceve continuamente colpi e non reagisce, nuove generazioni mute e inutili (giornalisticamente chiamate né-né, cioè ni estudia ni trabaja, oppure “NEET”, ossia Not engaged in Education, Employment or Training), vomitando addirittura, in buon numero, supporter lobotomizzati di una sinistra apostata, mercenaria della finanza mondiale e leccapiedi delle élite neocapitaliste. Italioti, nuove generazioni obnubilate e inutili, sinistroidi privi di materia cerebrale, sono da considerarsi gli scarti e i cascami di questo capitalismo assoluto, docili e orientabili nel senso (politico) voluto, o persino una nuova specie, nata da uomo e donna, che rappresenta una netta involuzione dell’essere umano.

Non resta che lo sballo notturno con abuso di alcol e assunzione di droghe, i rulli dei tamburi delle discoteche, oppure, durante il giorno, le sale slot per imbecilli, che distruggono i risparmi residui e ingrassano ancor di più le élite.

Il paradosso che ho evocato è, quindi, solo apparente e la passività sociale è destinata ad aumentare, per quanto riguarda la maggioranza lobotomizzata e diminuita. In altri casi (minoritari) in cui esiste ancora un barlume di coscienza di classe e un po’ di capacità di analisi sociopolitica, agirà lo sfinimento, la necessità impellente d’affrontare l’incertezza quotidiana, il peso delle rinunce e dei ricatti economici, che inibiscono la riflessione e fanno passare in secondo piano l’analisi della realtà, la ricerca di soluzioni possibili (Che fare?), dentro ma soprattutto fuori del sistema.

Lo spazio che un tempo chiamavamo extraparlamentare, popolato da numerosi gruppi (super)politicizzati, aggressivi e spesso vicini alla lotta armata (mai rimpianta abbastanza), ormai non ospita che “rivoluzionari colorati” sponsorizzati o adottati (a distanza) dalla Cia e dal Pentagono – il popolo viola di qualche anno fa? La Notte in piedi francese di oggi? – improbabili coalizioni sociali alla Landini, principale esponente del “sindacalismo televisivo”, per trattenere la protesta e i voti “di sinistra” (utili anche al piddì contro eventuali “populisti” e “razzisti” come Salvini), centri sociali venduti a Soros e alle grandi banche d’affari che bastonano innocui leghisti e altra, variegata feccia che non ha niente a che vedere con l’extrasistemico.

Anche la controinformazione langue o chiude i blog, mentre le fila del vero dissenso  e della potenziale opposizione, futura o “futuribile”, si assottigliano sempre di più. Anzi, ormai ci sono pochi soggetti, isolati, che vanno avanti per inerzia, ma che nel prossimo futuro potrebbero mollare. Non serviranno neppure minacce e ricatti, visto che si va spediti verso l’estinzione.

Movimenti extrasistemici e controinformazione alla frutta di Eugenio Orsoultima modifica: 2016-04-22T17:42:01+02:00da derosse
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9 pensieri su “Movimenti extrasistemici e controinformazione alla frutta di Eugenio Orso

  1. La chiusura di Comedonchisciotte sito nel quale, con opportune scremature dettate dall’interesse e dalla intelligenza propria del singolo. è stato messo a disposizione matiale davvero utile ed interessante, impoverisce anche l’altro aspetto e collima col degrado descritto testé: la fine di offerte di natura culturale anche elevata, di nicchia, emancipatoria che terminano così raggruppate nelle scalette del sito, si uniscono alla pauperizzazione distruttiva che non ha più nemmeno l’anelito ottocentesco alla crescita personale. Aggiungo anche la perdita del sito Stampalibera, da tempo offline e non posso che condividere l’allarme dell’autore. Saluti

  2. Non so se davvero i blog di controinformazione si stiano estinguendo, oltre questo blog ce ne sono abbastanza altri (potrei citare i siti Aurora, Ogigia, Pandora, Saker it e conflitti&strategie) che, francamente, mi sembrano teoricamente molto meglio attrezzati di quel CDC o di qualche altro estinto o in via di estinzione.
    Direi piuttosto che siamo in una fase di (utile) scrematura dopo la quale sopravvivranno i migliori.
    In fondo troppo rumore non necessariamente è sempre un bene, anzi è molto meglio che alla quantità subentri la qualità.
    Anch’io leggevo CDC quasi quotidianamente (e se sopravvivrà – come sono quasi certo che avverrà – continuerò a leggerlo) ma se dovesse davvero chiudere non mi strapperei i capelli per il dolore perché ho sempre trovato spunti di riflessione molto, molto migliori su ben altri siti.

    Quanto agli “italioti” rimbecilliti neanche di questo sarei tanto sicuro.
    Parlerei piuttosto di stanchezza per le tante sconfitte subite finora e, quindi, di una qualche forma di fatalistica rassegnazione e/o di apatia che colpisce anche la parte più consapevole e più antisistema…. magari in attesa di tempi migliori e di migliori organizzazioni politiche.
    L’italia spesso si è dimostrata un laboratorio politico, non a caso il fascismo e il comunismo sono nati o si sono sviluppati qui più che in altri paesi… lo stesso ’68 o fenomeni di lotta armata (indipendentemente dal giudizio che se ne voglia dare) sono nati o si sono sviluppati qui più che altrove.
    Perciò non sottovalutiamo o disprezziamo troppo gli “italioti”… in realtà sono molto più in gamba di quanto altri o essi stessi pensino di loro.

    .

    • per Stefano
      Vero lo dice la storia che gli Italiani sono in gamba e ingegnosi ma i cambiamenti si dovevano fare 30 anni adesso abbiamo tutti 50 anni di media e chi ha capito e spessimo isolato inoltre le varie ipotesi politiche YMHO sono la cura peggio della malattia.
      Cordiali saluti

    • Per stefano

      Onde corroborare le mie tesi, ti dirò che la “scrematura” nella controinformazione (come la chiami tu) sembra essere un po’ forzata, frutto di una riduzione ultradecennale degli spazi e delle platee all’esterno del sistema, velocizzatasi con la crisi strutturale iniziata nel 2008.
      Quanto alla stanchezza degli italioti per le sconfitte subite finora – osservazione che giudico corretta e intelligente – direi che è essa stessa il frutto del processo di “desertificazione” in atto, che coinvolge tutto l’extrasistemico, dai gruppi e movimenti genuini nella società “reale” all’informazione alternativa in rete e sulla carta stampata. Notiamo, ad esempio, come abbiano negativamente agito (dal nostro punto di vista, oggi del tutto minoritario) sui movimenti popolari e sulle lotte le “misure” sistemiche per la loro frantumazione categoriale e territoriale. Se ci pensi sopra, ai tempi del boia Monti, primo piccolo Quisling della finanza occidentale sovrana, quelli della Val di Susa (gli anti-TAV, espressione della popolazione locale e di gruppi extraparlamentari esterni alle valli), non si sono in alcun modo raccordati, per estendere la lotta e avere maggiori probabilità di successo, ai metalmeccanici, colpiti da Marchionne sostenuto dagli esecutivi, o ai Forconi e Forza d’Urto che agivano allora in Sicilia … Inoltre, notiamo che profonde divisioni – ignorando ingenuamente che si tratta di un divide et impera scientemente stabilito – attraversano il mondo della controinformazione, in cui gruppettarismi, piccole differenze di visione e rivalità personali agiscono negativamente, e portano a scagliarsi contro veri o supposti avversari ideologici perdendo di vista il nemico principale (esempio, una mia vecchia polemica, in difesa di Preve, con gli euroasiatisti e quelli di La Grassa. Tutti noi siamo caduti, almeno una volta, nella trappola).
      Potrei continuare, ma credo di aver reso l’idea.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Bisogna vedere prima di tutto cosa si intende con “controinformazione”, perchè CDC non è (insieme ad Aurora o Pandora) controinformazione, ma propaganda rossobruna, in cui l’80% di commentatori sono dichiaratamente fascisti e razzisti.
    I pochi articoli pubblicati di segno diverso e i pochi commentatori ragionevoli, sono chiaramente tatticismi per rendersi accettabili, ma l’ideologia di fondo si capisce bene quale sia.

    • Per Riccardo

      Grave errore di valutazione, il tuo. CDC e anche Aurora e Pandora fanno parte integrante di quel poco di controinformazione che esiste in Italia e CDC, in particolare, ci ha fatto conoscere ciò che si muove all’estero in tal senso. Non vedo alcun “tatticismo” nell’operato delle redazioni dei siti da te accusati di “rossobrunismo” …
      Inoltre, “propaganda rossobruna” è un’accusa solitamente usata da coloro che servono questo sistema immondo, per delegittimare a priori quelli (i pochi!) che si pongono al di fuori del sistema stesso …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Buongiorno. Mi permetto di chiedere un po’ del Vs spazio, per diffondere il materiale relativo a un romanzo che affronta – indirettamente, in stile noir apocalittico – vari temi che anche Voi trattate. Vi ringrazio anticipatamente della Vs attenzione e generosità. Andrea Di Cesare –::))
    http://www.ideabiografica.com/nuovosito/gallery/prodotto/reggae-bang-bang/
    Andrea Di Cesare
    REGGAE BANG BANG
    Presentazione di Silvia Petrone
    La storia narrata è in parte una sincera autobiografia, in parte una pura invenzione letteraria, e le diverse forme narrative presentano elementi tra loro distinti ma complementari: la brevità del lasso temporale della novella, la magia e l’eccezionalità dei personaggi della fiaba, e l’attenzione rivolta ai meccanismi mentali ed emotivi dei protagonisti del romanzo psicologico. Lo stile apocalittico di questa storia, si lega all’uso sperimentale e innovativo della punteggiatura, un uso non solo grammaticale, ma in certi passaggi – a sottolineare con enfasi la trama – respiratorio e teatrale, quasi a far voler entrare il lettore nello stesso “respiro” del protagonista.

    Idealmente accompagnata dai suoni sofisticati ma brutali del reggae, di partiture elettroniche e gregoriane, di sonorità etniche e religiose, prende corpo la descrizione di un suburbio freddo e distante (ma sempre amato), in cui si muove Corrado, l’eroe del romanzo, nella sua evoluzione frenetica e complessa, che lo conduce a sorpresa verso un epilogo imprevisto.

    “Adesso che sono entrato nelle magioni di Corso Venezia e Piazza San Babila, rimpiango le notti passate al bar con egiziani armati e trans fatti di coca, era gente più onesta. Qui, tra queste mura iper-eleganti, segretarie evanescenti con accento dell’Est, corridoi che conducono al cuore del Potere di M., dove tutto sembra a posto e ben stirato, non mi sento affatto sicuro.”

    Mentre raccoglie i cocci di una esistenza rabbiosa e di protesta verso se stesso e verso il Sistema costituito, Corrado incontra casualmente Marina, La Dea, che – muovendosi sinuosa come un serpente – lo inizia alle arti marziali e al sesso tantrico. E’ sempre più difficile per lui condurre un’esistenza normale, tra loschi figuri di periferia, un amico di infanzia che a 50 anni fa ancora a botte con bande marocchine, ed un animo sensibile che si pone mille interrogativi, faticando a perdonarsi gli sbagli del passato

    “Mi rendo conto di essere un oggetto complesso, che prima di avvicinarmi, bisogna leggere le istruzioni per l’uso, solo che le istruzioni, sono scritte in ebraico …”.

    La lunga frequentazione di uno studio psicoanalitico, giustifica questa affermazione di Corrado che, in ultimo, prende le distanze dal suo analista, e prosegue la strada da solo, in una vicenda che esamina il rapporto dell’Uomo contemporaneo con la Tecnologia, i Poteri Forti, il senso di lealtà e il Terziario, sostenuta dal leitmotiv di un vecchio volo in parete, risalente alle sue giovanili esperienze alpinistiche, che diventa il Simbolo di una ricerca, di uno scampato pericolo, attraverso le tinte del Rosa e dell’Ambra (le tinte del pre-morte), che avrebbero percorso l’intera esistenza di Corrado.

    Insieme a lui attraversiamo l’abisso e ne usciamo, a fatica, sospinti dall’amore per la vita e dal cinismo disincantato di molte situazioni borderline. La storia di Corrado si dipana per vicoli bui, incontri di boxe truccati e traffici clandestini. Non è la vita di tutti noi, ma in lui ritroviamo debolezze e punti di forza che ciascuno può sentire come propri.

    Impossibile circoscrivere “Reggae Bang Bang” in un preciso genere letterario, poiché esso rappresenta ora un road movie di fine costruzione, ora un romanzo introspettivo e di potente maturazione, ora uno spaccato crudele della collettività contemporanea.

    “Chi possiede un cuore, rischia più degli altri, oggigiorno. Non è una società che ammetta di avere un cuore. Nei rapporti sociali, vale la regola messa in giro dai rotocalchi femminili e maschili – organi informativi dei Poteri Forti – che vincono le persone di successo, e per avere successo si debbono mettere da parte i sentimenti”.

    La sensazione è quella di incrociare un uomo perbene travolto da un potente flusso di coscienza, che riporta a galla vecchie emozioni in cui, parallelamente al cammino del lettore, crescono l’importanza e lo spessore della storia. Alla fine piangiamo con lui e soffriamo per le sue disavventure, come se Corrado fosse un amico, un amante, un fratello, e siamo al suo fianco fino all’ultima pagina, sperando nel lieto fine della storia.
    Silvia Petrone

  5. Personalmente credo che LA LOTTA E’ IMPARI e questo e’ il motivo per cui la controinformazione e’ destinata a perdere. I mezzi d’informazione hanno messo in piedi una “filiera” di livello mondiale dove ogni GIORNALISTA che scrive un articolo per una certa campagna RICEVE UN COMPENSO EXTRA, una MANCIA come quella che si da al cameriere per essere serviti meglio. I direttori dei giornali ed i giornalisti sono paghettati dalle diverse associazioni o multinazionali per portare avanti campagne pro o contro determianti prodotti o persone. NESSUNO CONOSCE I GUADAGNI DEI GIORNALISTI. E questa la differenza con la controinformazione che non avendo alcun tipo di compenso non potra’ mai sconfiggere chi guadagna MILIONI DI EURO grazie alla prostituzione intellettuale.
    L’unico modo che potrebbe COMBATTERE questo status quo potrebbe essere quello di far conoscere alla gente l’ammontare dei GUADAGNI dei giornalisti attraverso la PUBBLICAZIONE dei patrimoni (non quella dei redditi, dato che “le mance” sono rolex, viaggi….) e la RADIAZIONE DEI GIORNALISTI I CUI PATRIMONI INCREMENTANO INSPIEGABILMENTE. In tal senso ho appena creato una petizione sottoscrivibile qui
    http://bit.ly/TRASPARENZAinformazione
    http://bit.ly/giornalistiPAGHETTATI

    • Per fab_kl

      Una cosa è certa come la morte: si tratta di una lotta impari fra la (vera) controinformazione in fase calante, con spazi sempre più ristretti, e la disinformazione del sistema che ha invaso tutti i recessi.
      Rendere pubblici i guadagni (i redditi, ma credo anche i patrimoni, per rincarare la dose) di giornalisti, conduttori di talk show, qualche anchorman televisivo, eccetera, è una pia intenzione: non lo faranno mai. I fottuti servi del sistema, pennivendoli senza scupoli, si appelleranno alla solita (borghesissima, ottocentesca, ormai superata) “liberté de la presse”, o a qualche altro feticcio liberaldemocratico per evitare di mettere in piazza le loro vergogne. Non dimentichiamo che sono dei lacchè protetti dal grande padrone neocapitalista e neo liberale …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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