Annegare nella libertà [Alceste]

Quasi tutti hanno sentito parlare del delitto del Collatino (un quartiere di Roma).
Due pervertiti hanno irretito, seviziato e assassinato un ventitreenne, Luca Varani.
Il loro gesto era premeditato. “Volevamo provare l’effetto che fa“, ha dichiarato uno di loro, in una grottesca parodia del classico di Jannacci. Premeditato, benché attuato sotto il pesante effetto delle droghe.
Alcuni opinionisti (fra questi Maurizio Blondet) hanno evocato le categorie di Bene e Male.
È logico che Blondet lo faccia: è cristiano e cattolico; giudica secondo la morale cristiana e cattolica.
Credo, tuttavia, ch’egli sia fuori strada.
Fare appello a un sistema di valori (qualsiasi esso sia) rende necessariamente incapaci alla comprensione della vicenda. Parimenti inadeguato è riferirsi agli autori dell’omicidio quali “annoiati figli di papà”: il censo, o la noia, qui, entrano poco o nulla.
Meno fuorviante è il richiamo alla pazzia; a patto che con tale termine s’intenda un tipo di pazzia del tutto inedito: una affezione nichilista dell’animo.
Ritengo, infatti, che l’assassinio di Varani sia avvenuto in una zona al di là del Bene e del Male.
Stragi, torture e delitti son sempre avvenuti. Tutti, però, originavano o da una morale o da una visione dell’esistenza o quale reazione all’infrazione delle stesse (erano, quindi, accettati o riprovati in nome di un codice superiore).
Persino l’act gratuit di Gide ne I sotterranei del Vaticano ricade in tale categoria: nel romanzo vi è sì un gesto omicida insensato (poiché senza movente), ma questo è pur sempre la negazione di un’etica dominante ancora valida e riconoscibile da tutti.
L’assassinio del festino omicida del Collatino, però, si invera nella più totale assenza d’una morale. Interna ed esterna. In esso non rinveniamo, come vuole Blondet, il Male, come antitesi al Bene, ma nel vuoto: esso ha la propria radice nel Nulla (degli animi e della società).
Qui hanno patria i nudi fatti: abbiamo agito così.
Questo è accaduto. E basta.
E perché è accaduto? I due assassini non lo sanno, e, temo, non lo sapranno mai. Questi due pupazzi di paglia (We are the hollow men, we are the cave men) sono l’inevitabile prodotto della soppressione di ogni morale. Voluta e gestita dal potere.
Il vuoto è un fenomeno universale, proprio al capitalismo postmoderno: trasversale, epidemico, senza differenza di classe o ceto (i poveri hanno le medesime pulsioni, solo che non possiedono abbastanza denaro per soddisfarle; e sono distratti dalle durezze del vivere, come direbbe Padoa Schioppa).
La morale ha una propria genealogia, come insegna Nietzsche. Si è formata storicamente. Non vanta rilievo assoluto, metafisico.
Può considerarsi, quindi, “una santa menzogna”.
E tuttavia ci mantiene in vita. Si è stratificata e sublimata in tal modo per consentire la vita. La sua abolizione, che procede speditamente grazie ai dettami del turbicapitalismo, viceversa, non consente più la vita.
Nietzsche fu un geniale distruttore; la sua architettura del futuro, però, è smentita dal futuro stesso, che è il nostro presente.
Egli anelava alla pienezza dell’esistenza, ma la sua utopia – che è l’oggi – ristagna in una palude mortifera.
Oggi si annega nella libertà.
Nel deserto del “Fa’ ciò che vuoi”.
A poco son valsi gli ammonimenti classici, di cui solo ora si comprende l’immane portata: il “nulla di troppo” greco; il senso del limite latino.
Per capire ciò che intendo voglio portare alla vostra attenzione alcuni passi di un racconto di James Ballard, Cubicolo 69.
Nel racconto, tre cavie umane (Avery, Gorrell e Lang) vengono deprivate del sonno grazie alla chirurgia (blocco delle sinapsi midollari).
La loro giornata si allunga a 24 ore. Giocano a ping pong, a scacchi. I tre sono continuamente scrutati. Vivono, senza segreti, in una camera sempre illuminata a giorno. In un eterno mezzogiorno, dunque, “quand’ombra non rendono gli alberi”.
Per loro si avvera, fisicamente, la profezia di Nietzsche, quando il profeta Zarathustra annuncia il Superuomo:

Abbiamo tolto di mezzo il mondo vero: quale mondo ci è rimasto? forse quello apparente?… Ma no! col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente!
(Mezzogiorno; momento dell’ombra più corta, fine del lunghissimo errore; apogeo dell’umanità: INCIPIT ZARATHUSTRA)

Lo scienziato responsabile, Neill, esclama: “State tranquilli. Il dado è tratto. Ormai non potreste dormire nemmeno volendo“.
Quindi Neill, in un breve colloquio con un collega più giovane e scettico, Morley, esalta il proprio esperimento:

Questo è un progresso grande quanto il passo avanti compiuto dal primo ittiode trecento milioni di anni fa. Abbiamo alfine liberato la mente, l’abbiamo sottratta a quell’arcaica palude chiamata sonno, la sua notturna fuga nel midollo spinale … con un sol colpo di bisturi abbiamo aggiunto vent’anni alla vita degli uomini”.
“Spero solo che sappiano cosa farsene” commentò Morley …
Stanco … Neill si stropicciò gli occhi: “Cos’è che ti preoccupa?” …
Morley disse: “So che non hai fatto altro che interrompere alcune connessioni dell’ipotalamo … innescherai probabilmente la più grande rivoluzione sociale ed economica dai tempi del peccato originale. Ma chissà perché non riesco a togliermi dalla mente un racconto di Cechov … quello dell’uomo che accetta per scommessa, con in palio due milioni di rubli, di restarsene quindici anni completamente segregato senza veder anima viva. Ci prova, ci riesce, ma poco prima dello scadere, abbandona volontariamente la sua cella. Naturalmente è impazzito …”
Neill sbuffò lievemente. Immagino tu stia cercando di dire che il sonno è una specie di attività di gruppo e che adesso quei tre uomini sono isolati, esiliati dall’inconscio collettivo, il tenebroso oceano dei sogni. È così?”
Può darsi [disse Morley] …. Ciò che intendo veramente è che … sono prigionieri di sé stessi. Non saranno mai più capaci di liberarsi, neppure per un paio di minuti, figuriamoci per otto ore. E in quale misura ci si può sopportare? Forse ci servono otto ore per superare il trauma di essere noi stessi
“.

Morley ha ragione.
Voi intanto provate a sostituire il termine ‘sonno’ con ‘morale’ o ‘etica’ o ‘disciplina’. E il termine ‘passato’ a ‘midollo spinale’. Morley ci parla, in realtà, di morale, di qualsiasi morale.
Il limite.
La morale pensa per noi, e ci libera dalla follia di essere signori e padroni di ogni nostro atto. L’uomo non può sopportare la verità continuamente. La piena luce dei riflettori. Ha bisogno di staccare, di mentire, di raccontarsi favole. La favola della morale (o di una disciplina, una qualsiasi) ci consente di vivere.
In questo sbagliava Nietzsche.
Il superuomo non esisterà mai, è psichicamente insostenibile.
Si possono liquidare i valori pregressi, ma è impossibile creare in ogni momento la nostra etica in quanto sopraffattori; è folle (e veicolo di follia) tentare di dare un senso al reale tramite l’affermazione diuturna della volontà di potenza.
Sostituirsi al Dio negato annienta non solo la società, ma anche l’individuo.
Come detto, si annega nella libertà.
I selfie dei due assassini fermano l’immagine dell’Übermensch del nuovo millennio. Nessuna grandezza, solo una desolante catatonia interiore, altro che aristocrazia.
Annegare nella libertà.
E così accade ai pazienti di Ballard. Collassano su sé stessi: “I loro volti palesavano l’espressione vuota, assente, dello zero psichico“.
Nessuna zona d’ombra, nessun legame l’uno con l’altro, un eterno presente.
Come la nuova società postmoderna.
Chiosa Morley: “Una condizione d’ininterrotta consapevolezza è più di quanto il cervello possa operare … a un certo punto l’autocoscienza cerebrale si ottunde. Non riesce più a comprendere chi è, perché è, e va alla deriva“.
Un crollo psicotico. I tre hanno modificato la realtà, tutta la realtà, adattandola a sé stessi. Il mondo coincide con l’individuo. Un narcisismo parossistico.
Nessun divieto, nessun peccato, nessun limite; oltre il Bene e il Male. Si scende nell’abisso. L’abisso chiede altro abisso. La realtà vera emana, allora, solo un flebile richiamo, quasi inaudibile. Ci si crogiola rivoltandosi nel brago. Il piacere dell’annientamento, sempre per citare Nietzsche. Ma non v’è nulla di eroico. L’infamia si somma all’infamia sino alla dissoluzione (per citare Sade; o il Blondet de Gli Adelphi della dissoluzione).
Gli assassini hanno piantato un coltello nel cuore della vittima e hanno dormito tranquillamente accanto al cadavere. Perché no? Chi lo vieta? Cosa lo vieta? Lo Stato e le sue leggi?
No, poiché lo Stato, e il Superstato globale, incoraggiano proprio l’opposto.
Pasolini, con Salò, aveva compreso l’essenza di ciò ch’era in ballo, anche se lo impacciavano ancora preoccupazioni ideologiche e di classe, oggi scomparse. Egli stesso intuì il fondo della verità quando affermò, nell’ultima intervista a Furio Colombo, che il pezzente o il piccolo borghese desiderano ciò che desidera il dirigente o il magnate (“Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono”).
Il programma del Moloch che ci governa brucia le tappe.
L’abolizione del passato e della morale è il loro principale obiettivo. Hanno fretta.
Stanno creando milioni di malati. Interi popoli e paesi sono oggi malati. Ebbri della follia della libertà infinita.
Ricordate i replicanti di Blade Runner? Per impedir loro di impazzire i programmatori della Tyrell Corporation erano costretti a impiantargli falsi ricordi d’infanzia e un falso passato. Una falsa morale-cuscinetto.
Purtroppo le élite al potere non leggono Ballard, Cechov e Philip Dick; e manco guardano Ridley Scott. O forse sì, e fanno il contrario.
E allora si continua la giostra del piacere: via il peccato! Dai matrimoni e dalle adozioni omosessuali si passerà all’abolizione delle droghe. Poi all’eutanasia. Quindi al suicidio assistito per tutti: non sopportate la realtà? Venite al Centro della Buona Morte! Poi sarà la volta della pedofilia. Perché no? Non è amore anche quello? E la zoofilia? Vogliamo lasciarla indietro?
Ci aspetta un futuro sconfinato di piaceri sconfinati.
Alla luce di un sole eterno.
Nessuna ombra né segreto né tabù.
Sino all’impazzimento.
Not with a bang, but a whimper.

Annegare nella libertà [Alceste]ultima modifica: 2016-03-11T18:27:10+01:00da derosse
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19 pensieri su “Annegare nella libertà [Alceste]

  1. Per Alceste

    Grazie per l’articolo. Mi trovo sempre d’accordo (quasi sempre in realtà, ma forse per mancanza di informazioni sufficienti) con quello che scrivete tu e Eugenio, questo per me è confortante.

    Detto ciò, con Nietzsche ci avevo litigato a 20anni, ero molto meno arrogante a quell’epoca, ora ci ho fatto pace, contestualizzandolo, respingendo alcune posizioni a modo mio, interpretandolo.

    “Non c’è nessuna armonia prestabilita fra il progresso […] e il bene dell’umanità” (517. Intuizione fondamentale – Umano, troppo Umano)

    “[..] Non c’è più alcuna ragione di prendere la vita in maniera difficile e addirittura di lamentarsi […]– e se Dio non fosse la verità […] Se egli fosse la vanità, la bramosia del potere, l’impazienza, il terrore, l’estasiato ed inorridito delirio degli uomini? “ (93. Che cos’è verità – Aurora)

    L’uomo crea se stesso e, creando se stesso, crea la Storia ed il Mondo che lo definisce o che lo annichilisce – dunque “è valida sia […] l’affermazione pratica del mondo o del suo contrario” (29. Inebriato dal profumo dei fiori – Umano, troppo Umano)

    I fatti orrendi a cui assistiamo quotidianamente non fanno altro che proporci distruzione, è la fine della civiltà, è la fine dell’umanesimo (se mai è esistito) – come scrivevi in un post recente, oramai “l’umanità è inutile”.
    Un bambino guarda la TV e cresce con la convinzione che la vita non ha alcun valore, vede morire ammazzate migliaia di persone, senza una ragione per quanto gli riguarda, egli stesso, divenuto grande, non ha alcun valore, non esiste legge che lo tuteli, non esiste partito che lo rappresenti, non c’è angolo di Mondo dove poter “scappare”, – davanti a sé c’è il “nulla”, non ha nulla da perdere…. “intere classi sociali saranno portate al macello”… “comprensibilmente” qualche uomo o qualche bestia, più o meno inconsciamente, non importa, impazzirà, si ucciderà o agirà in modo disumano contro altri simili e neppure più ci stupiremo.

    “Il pericolo di queste comunità forti, fondate su individui uniformi e pieni di carattere, è l’istupidimento gradualmente accresciuto dall’ereditarietà […] – Sono gli individui più liberi, molto più insicuri e moralmente più deboli, quelle dai quali dipende, in tali comunità, il progredire intellettuale – [-…] Le nature più forti conservano il tipo, quelle più deboli aiutano a perfezionarlo. – ”Forse tutta l’umanità è soltanto una fase evolutiva di una determinata specie animale di durata limitata: sicché l’uomo è divenuto da una scimmia e in scimmia ancora si trasformerà […]Proprio perché possiamo renderci conto di questa prospettiva, siamo forse in grado di prevenire una tal fine dell’avvenire (247. Circolo dell’umanità – Umano, troppo Umano) –

    E’ necessario tenere viva la brace.…

    Cari saluti.

    Arianna

    • Non esiste connessione fra progresso e bene dell’umanità: giusto; esiste anche una de-evoluzione. Per l’Italia la vedo così, rinunciare a ciò che si è stato porta all’estinzione. Poco male, dirà qualcuno …
      Per l’impazzimento generale: ridurre le zone d’ombra dell’uomo, i segreti, il non detto, porta alla psicosi di massa; essere continuamente social, venire scrutati dallo Stato, e dai nuovi Stati che sono le corporation reca alla follia. Il sonno ristora, il mondo interiore inespresso dona la pace, la morale comune tacitamente accettata permette la vita.

  2. Mi spiace, io non sono d’accordo con la seppur interessante interpretazione che l’autore fa di Nietzsche.
    Ci sono due strade per disinnescarne il pensiero, ed in questo noto la contrapposizione fra Eugenio ed Alceste.
    Il primo sposa la tesi ortodossa marxista (Losurdo, Brandes, ecc…) per cui Nietzsche è in sostanza il teorico del classismo elitista praticamente castale.
    Il secondo, la tesi postmoderna del Nietzsche libertario che però ha il difetto (già evidenziato per esempio da Sossio Giametta) di ignorare volutamente (perché altrimenti l’intero impianto del postmodernismo salta) la differenza esistente fra superuomo ed ultimo uomo.
    Il superuomo è colui che redime la storia accettando l’innocenza dell’avvenire in senso volontaristico (in questo Nietzsche è più vicino a Fichte di quanto Preve amasse ammettere), l’ultimo uomo è il subumano perfettamente delineato da Alceste.
    Il paragrafo 5 della Prefazione dello Zarathustra è inequivocabile, l’ultimo uomo è “quanto vi è di più spregevole”.
    Per Nietzsche la Terra “è diventata piccola e su di lei saltella l’ultimo uomo che rende tutto più piccolo. La sua razza è inestinguibile come quella della pulce di terra; l’ultimo uomo vive più a lungo di tutti”.
    Peraltro, nella Gaia Scienza, l’aforisma 125 (quello del folle uomo) riesce a rendere questa idea in modo se possibile impressionista.
    I comportamenti del tutto contrapposti fra gli uomini del mercato e il folle uomo di fronte al medesimo fatto storico rivela l’opposizione radicale fra due tipi: ovvero fra l’ultimo uomo e il superuomo. L‘ultimo uomo è perciò l’uomo a cui non importa nulla della morte di Dio e di conseguenza di ciò che ha un qualsiasi valore spirituale. Si compiace della propria condizione esistenziale di piccolo cabotaggio, appagato di quello che il mercato gli offre. Il superuomo è lo stesso folle uomo che si rende conto di dover compiere un salto sovraumano per essere all’altezza dell’assassinio degli assassini. La proposta di accettare una vita superomistica è un invito che scaturisce da un terribile dramma, e perciò diventa di per sé una proposta eroica.

    L’ultimo uomo sa, come il superuomo, che Dio è definitivamente morto, ma si limita a prendere atto della distruzione della Verità e dei valori e si crogiola nella dimensione di un nulla spirituale in cui nulla ha più senso. Egli è, come direbbe Nietzsche, un nichilista completo, però passivo, in quanto accetta la dimensione spirituale della debolezza e del “lasciarsi andare”. Heidegger lo dipinge magistralmente nel suo libro “Essere e tempo” quando descrive fenomenologicamente l’esistenza inautentica, che deietta l’esserci “a livello degli oggetti” (la Verfallenheit) e che si disperde nella dimensione di un Si passivante in cui domina la chiacchiera (il saper tutto senza saper nulla) la curiosità (il veder tutto senza vedere nulla) e l’equivoco in cui non vi è più nulla né del proprio io né del sé, inteso come apertura all’essere.

    • Per Matteo

      Lascio ad Alceste il compito di rispondere in modo articolato. Per quanto mi riguarda, preciso che un pensiero non si può disinnescare, ma lo si può criticare e contrastare efficacemente, per svelarne contraddizioni e punti deboli …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Posso accettare la distinzione fra ultimo uomo e Oltreuomo. Tuttavia, come ho cercato di spiegare (è un debol parere), la figura dell’Oltreuomo o Superuomo è insostenibile psicologicamente (e pure fisicamente) nel nostro tempo. È una finzione letteraria: Cormac McCarthy in Meridiano di sangue ce ne dona una.
      Forse in un’altra era diverrà possibile … per ora vedo solo macerie.

      • Vero, la via dell’eroe è ora come ora impraticabile, sono d’accordo.
        Del resto, molti di quelli che hanno provato ad intraprenderla nella modernità sono finiti pazzi e disprezzati, il che ha senza dubbio voluto dire qualcosa.
        Cionondimeno, essendo Dio morto, qualcosa dovremo pure inventarci per tirare a campare.

        • Per Matteo

          Scusate se mi inserisco, ma vorrei dire una cosa. Se giustamente “qualcosa dovremo pure inventarci per tirare a campare”, possiamo pensare fin d’ora alla ricostruzione – difficile, implicando un grande cambiamento culturale – di legami comunitari e solidaristici, a una nuova concezione del lavoro umano oltre quella capitalistica, a una nuova gestione e un nuovo utilizzo dell’energia, alle necessità di redistribuzione della ricchezza, prima che le società esplodano(o implodano), eccetera eccetera.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  3. Causa recente decisione tribunale genova che ha portato a processo x violazione legge mancino consigliere regionale reo di commento anti-gay, mi astengo dal commentare.

    • Per pippa

      Gli interdetti e i tabù stabiliti dal politicamente corretto funzionano a dovere. Abbiamo l’omofobia e il sessimo, molto à la page, che fra un po’ diventeranno gravi reati penali, con anni e anni di reclusione. Consiglio a tutti di leggere il saggio di Costanzo Preve “Elementi di Politicamente Corretto”, per capire meglio la situazione …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Ottima analisi.
    Ed ottimi anche i commenti sovrastanti.
    Nella speranza di non sfigurare, vorrei dir la mia su “Bene e Male” (alla Blondet) e sul “Nulla” (all’Alceste).
    Perché differenziare il Male dal Nulla? Potrebbe anche darsi che, ad esistere, sia solo il Summum Bonum e che il male – con la minuscola – non sia che una carenza di Bene. Carenza che può spingersi fino ad un’assenza quasi totale (“quasi”, perché un’assenza totale sarebbe un’inesistenza). Così potremmo affermare che non esiste il buio, ma solo una maggiore o minore carenza di luce (se non Luce).
    Non è questione metafisica, nel senso letterale di “sovrannaturale”, perché un barlume infinitesimale di Bene deve sussistere anche nel male, Nulla o Satana che lo si voglia chiamare, tutto il creato essendo manifestazione dell’Unico. E nell’ambito del creato – o della Natura, come si preferisce – non può esistere qualcosa di diverso o di alternativo al Creatore, ovvero al Bene.
    Also sprach …
    Per favore, non linciatemi.

    • A mio avviso il discrimine è proprio nell’assenza di morale o etica o disciplina o di una semplice visione della vita.
      Come si può giudicare qualcosa in assenza di un tribunale interiore? Come si può operare il bene o il male senza tali coordinate dell’anima?
      Questi accadimenti sono puri fatti.
      Noi li giudichiamo come ‘male’ solo perché in noi residuano antichi moniti.
      Sono semplici fatti, invece; la loro spiegazione è nel loro svolgimento e basta. Non a caso i due assassini non li sanno giustificare con nessun sentimento profondo.

  5. Gran bell’articolo. Mi colpiscono due passaggi:
    “E in quale misura ci si può sopportare? Forse ci servono otto ore per superare il trauma di essere noi stessi“.
    “L’uomo non può sopportare la verità continuamente. La piena luce dei riflettori. Ha bisogno di staccare, di mentire, di raccontarsi favole.”
    Su questo ci sarebbe molto da parlare tra persone pensanti. Togliendo una certa dose di menzogna giornaliera, ad esempio ci si renderebbe conto che l’asservimento al lavoro è un grande auto inganno che ci priva di vita reale…sia in quantità che in qualità.

    Stiamo soccombendo sotto il peso della menzogna della “vita più lunga” e dei “vantaggi di una posizione (a volte) agiata (spesso appena normale)”. Abbiamo accettato i 67 anni di età (o i 43 lavorativi) per andare in pensione. In realtà è un’altra grande balla che accettiamo. Probabilmente stiamo regalando gli ultimi anni vitalmente attivi in cambio di nulla. Della morte (se va bene) o della limitazione della qualità della vita.

    Per quanto riguarda invece quelle persone di cui parla la cronaca feroce di ogni giorno (assassini di varia specie ma spesso incoscienti ed esauriti nei neuroni), dovremo fare i conti anche con loro. C’è il rischio che un giorno li incontreremo lungo il cammino: non fosse altro per il fatto che saremo prede facili da rapinare o sopprimere.

    • Per sarmata

      Io sono rimasto a “Il ne faut pas se raconter d’histoires” di Louis Althusser, ma il monito non raccontarsi storie era rivolto ai marxisti che deformavano la realtà … L’uomo, in quanto tale, sembra che abbia bisogno, talora, di mentire, in primo luogo a se stesso.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  6. Premettendo che concordo con Facci che se la “coca” dovesse provocare comportamenti omicidi, saremmo a livello di migliaia di morti ammazzati al giorno, minimo.
    A parte il brutto tipo (ma bello, prestante, benestante Boettcher, si era pure candidato per FI credo illo tempore, quello dell’acido, delle marchiature a fuoco con la schiava cesso terrona – cose avvenute a Milano – ma la palma se la prende la provincia profonda da Cairomontenotte al fregoli di un paesino in provincia di Ivrea che seduceva e truffava zitelle cozze ed almeno una l’ha ammazzata.

    Copio e incollo, quanto ho commentato su CDC:
    Re: ANNEGARE NELLA LIBERTA’ (Voto: 1)
    di lanzo il Martedì, 15 marzo @ 13:25:16 GMT
    (Info Utente | Invia un Messaggio)
    In my humble opinion (IMHO) dai voglio fare l’anglofono… a me pare che se andiamo a contare i delitti piu’ orrendi, questi vengono commessi proprio nella tranquilla provincia: Stasi, Scazzi, Parolisi, la figlia stragista e fidanzatino ad Alessandria , quel signore in Toscana con amante che denuncia la scomparsa della moglie, uscita secondo lui di notte, in vestaglia e poi volatilizzata, ci sono stati casi del genere negli USA e anche senza l’habeas corpus, il sospettato fu condannato, Restivo (omicidio Claps) nel potentino, arrestato solo in Inghilterra per aver fatto fuori una coreana. In Italia Restivo avrebbe potuto dormire tranquillo. Tutti delitti avvenuti in piccole realta’ di provincia. Considerando che Roma e’ GRANDE ma moolto grande, con una percentuale di degenerati notevole, mi pare che se la cavi bene rispetto, chesso’ ad Avetrana.

    • Per Ianzo

      Le esplosioni di follia e di violenza, individuali o di gruppo, acquistano un senso tragico – e si possono spiegare – se rapportate al vuoto neocapitalistico, alla predominanza su tutto (Etica, Politica, Religione, solidarietà comunitaria e di classe) delle reti commerciali e finanziarie …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • x Eugenio
        che il vuoto neocapitalistico porti ad un aumento esponenziale della violenza è vero, ma non basta a spiegare. Anche nei paesi socialisti non mancavano i “mostri” a volte anche seriali. Da quel poco che ho visto solo Cuba si è discretamente salvata da questa follia. Ma parliamo di un’isola speciale…

      • O my God ! Come dicono gli ameriggani. Quindi parolisi avrebbe fatto fuori la moglie per un “vuoto”, zi michele si e’ stuprato la nipotina – magari anche morta – ed e’ diventato un personaggio ambito e pagato in TV, il senegalese che si e’ trombato e ucciso una mezza troia americana a Firenze, (mezza…) una che si fa rimorchiare da uno sconosciuto e lo porta a casa per trombare… Povera scema, vittima di 40 anni di TV e films dove il negro e’ sempre buono, facci caso – film o Tv americane, la bionda ed immancabilmente spunta il negro buono,

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