Enigma a cinque stelle di Eugenio Orso

Vediamo brevemente il contesto in cui s’inserisce quello che è un autentico enigma a cinque stelle, come dal titolo del presente post.

Siamo in una democrazia liberale (o liberaloide?’) rappresentativa d’interessi elitisti e non nazionali, distante dalle esigenze vitali del popolo italiano quanto lo Zenit dal Nadir. Lo stato è ormai ridotto a semi-stato sotto il tallone dei Mercati, prigioniero di Maastricht, dei trattati Ue, delle alleanze militari guerrafondaie che dominano l’occidente neocapitalista (e vanno a braccetto con il terrorismo islamosunnita). Siamo sempre più vicini al temuto collasso economico e alla devastazione finale del vecchio ordine sociale, nonché alla completa mercede del Mercato Globale Sovrano (leggi classe globale, entità sopranazionali e lobby finanziarie). La distanza fra le malridotte istituzioni liberaldemocratiche, svuotate di rappresentanza e subordinate al Mercato, e la popolazione della penisola è ormai massima, mentre la partecipazione alla vita democratica – afflusso alle urne, militanza di partito, coinvolgimento nel dibattito politico – si sta riducendo al lumicino.

In un simile contesto è nato e cresciuto il cosiddetto movimento a cinque stelle (cinque stelle, come se fosse un hotel con il booking nel sito di Trivago!), figlio 1) della fuorviante lotta alla casta politica sputtanata nel libro di Stella e Rizzo, degenere, arrogante, vile, imbottita di privilegi ma destinata a “essere mandata a casa” dai fantaccini di Grillo, nonché 2) delle geniali e opportunistiche intuizioni del comico genovese e del manager informatico Casaleggio, in veste rispettivamente di “immagine pubblica” del (presunto) movimento e di “ideologo” un po’ visionario, ma sicuramento legati, ambedue, ai loro interessi personali e a quelli delle loro società.

Il 2013, come sappiamo, ha rappresentato l’anno della svolta, perché il cinque stelle si è presentato alle elezioni politiche del 24-25 febbraio, raccogliendo a man bassa ben 8.797.902 voti, che hanno fruttato 109 seggi alla camera e 54 al senato. Presentandosi alle elezioni, il presunto movimento, “antagonista” dell’odiato sistema dei partiti, ha accettato senza riserve l’impervia e labirintica via liberaldemocratica ed elettorale per accedere alla stanza dei bottoni, mentre Grillo – immagine unica dei cinque stelle in tutta la penisola – tuonava nelle piazze per il cambiamento di rotta, per non lasciare nessuno indietro, per dare a tutti un reddito di cittadinanza (idea non sua, ma del defunto professor Auriti), per mandare a casa i politici di professione, senza distinzioni anacronistiche fra destra e sinistra.

Dalle fatidiche elezioni del 2013, che hanno incoronato il cinque stelle partito di opposizione con il più alto grado di purezza e illibatezza dentro il sistema (e non fuori!), sono passati quasi tre anni e i risultati della sua azione – trasformatosi, com’era inevitabile, in ennesimo partito presente in parlamento – praticamente nessuno li ha visti, alcuno li ha toccati con mano. Benefici per il popolo italiano non ce ne sono stati, visto che le politiche della Bce e della troika veicolate da Monti, opposte a quelle dichiarate pur confusamente da Grillo e dai grillini, hanno avuto pieno sviluppo anche con i governi successivi e, in particolare, con quello di Renzi.

La domanda che molti dovrebbero porsi è la seguente: “A che serve e, soprattutto, a chi serve, un ennesimo partito mascherato da movimento, che è quasi del tutto ininfluente dal punto di vista delle politiche concrete applicate al paese, che non fa nulla, dentro e fuori il parlamento (nelle piazze dei comizi elettorali di Grillo!), per contrastare la povertà dilagante, la disoccupazione massiva, il precariato diffuso, la fiscalità di rapina contro lavoratori e pensionati, la svendita o la distruzione della struttura produttiva nazionale?”

Questa domanda non è capziosa, mal impostata o irrilevante, ma sorge spontanea anche se non ci fossero l’inchiesta e l’inevitabile scandalo politico-mediatico, in relazione alle vicende del comune campano di Quarto, governato dai grillini e infiltrato dalla camorra. Quarto Flegreo senz’altro ha cambiato le cose, ponendo fine all’”illibatezza” conclamata del partito a cinque stelle, ma i dubbi su di lui prescindono dalla penosa inchiesta in corso, per voto di scambio fra politica e camorra, subdolamente amplificata da media e piddì sempre a braccetto, avvicinandosi le elezioni amministrative del 2016.

Lasciamo correre, dunque, le vicende della sindachessa grillina Rosa Capuozzo e dell’assessore (stesso partito politico) amico dei camorristi, perché provano soltanto che il partito di Grillo non è diverso dagli altri, non ha anticorpi sufficienti per impedire ovunque collusioni con organizzazioni criminali, non è un vero movimento popolare impermeabile all’affarismo mafia-politica e sconta gli stessi rischi di forza Italia e del piddì.

Il punto cruciale della questione è comprendere bene a chi e a cosa serve il cinque stelle. Compreso questo, si risolve l’enigma.

I] Il cinque stelle – è la risposta – serve sostanzialmente a mantenere in essere il sistema di potere applicato all’Italia, che ne ha ridotto progressivamente la sovranità nazionale (questione decisiva, questa, ma poco trattata, guarda caso, dai grillini), come binario morto sul quale incanalare la protesta popolare, prima che rincrudisca e si “radicalizzi”, mettendo a rischio la stabilità del sistema stesso e la “governabilità”, ossia la sopravvivenza di governucoli collaborazionisti della troika, delle City finanziarie e della Nato, come quello renziano.

II] Il cinque stelle, inoltre, può tornar utile all’entità collaborazionista della troika chiamata piddì per appoggi esterni alla sua maggioranza di governo, sostituendo nell’ingrato compito forza Italia se Berlusconi fa le bizze, o addirittura il nuovo centro destra del ministro Alfano, se questo dovesse votare contro su singoli provvedimenti del governo. Appoggio effettivamente garantito al piddì, quello dei rappresentanti grilli in parlamento, come nel caso dell’elezione dei tre giudici della corte costituzionale.

Se dovessero esserci veramente, entro il 2018, elezioni politiche e il cinque stelle dovesse vincere al ballottaggio con il piddì (o il centro-destra), cosa accadrebbe?

III] Personalmente credo che un cinque stelle al governo a) non potrà sottrarsi a quello che il proconsole elitista e globalista Mario Draghi ha chiamato “pilota automatico”, capace di mantenere la rotta decisa dalla Bce e dalle altre istituzioni sopranazionali, chiunque sia al governo in quel momento, continuando con le politiche neoliberiste e (contro)riformiste di Monti. b) Il cinque stelle al governo non ci libererà dall’abbraccio mortale dell’eurozona, perché questa non è mai stata una sua priorità, ma solo materia da usare temporaneamente in campagna elettorale, prospettando referendum inattuabili sulla base dei sondaggi “d’opinione”. c) Il cinque stelle, che ha un’anima filo-americana, non ci farà uscire dalla Nato, assumendosene i rischi, e, nella migliore ipotesi, cercherà di limitare gli impegni internazionali armati dell’Italia, al seguito dell’organizzazione guerrafondaia. Infine, d) questo partito dovrà in futuro cercare alleanze, come gli altri suoi compari in parlamento, cedendo ai compromessi. Per questo sarà costretto a gettare definitivamente la maschera del movimento duro e puro, che ancor oggi insiste a voler portare, per gabbare una parte consistente dell’elettorato.

Enigma a cinque stelle di Eugenio Orsoultima modifica: 2016-01-18T14:06:00+01:00da derosse
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