Gli “anticorpi” nella democrazia liberale di Eugenio Orso

Tutte le forze alternative che scelgono di muoversi dentro le regole del sistema di governo democratico, di matrice squisitamente liberale (l’unico esistente!), incontrano e incontreranno ostacoli insormontabili, per la realizzazione del loro progetto politico, e andranno inevitabilmente verso una cocente sconfitta o l’estinzione. Sempre che non decidano di cambiare strada, prima di soccombere, e di lottare senza esclusione di colpi fuori da quei steccati.

Quanto precede, lo dimostrerà la vicenda del rispettabile Front National francese, che è uno dei pochi partiti europei, di ampio respiro in termini di consenso popolare, radicamento e importanza, ad avere obbiettivi di grande cambiamento (almeno sulla carta, per ora), sia in termini di politiche economico-sociali sia per quanto riguarda la politica estera e le alleanze internazionali. Questi obbiettivi, perfettamente in linea con gli interessi vitali dei francesi, spaventano le élite finanziarie occidentali e le loro eurocrazie tecnocratiche, perché comportano lo scardinamento della costruzione unionista monetaria e l’allontanamento della potenza francese dalla Nato.

Le recenti amministrative nelle tredici regioni d’oltralpe hanno mostrato che una parte significativa dei francesi vorrebbe questo cambiamento epocale, per risollevare le sorti del paese e ridargli la dignità di una potenza non in declino, quale la Francia dovrebbe essere assieme alla Russia, l’alleato naturale per edificare una Nuova Europa.

Il Front National è perciò una minaccia per il mantenimento dell’ordine neocapitalista-finanziario nel vecchio continente, perché una sua vittoria incruenta, dentro il sistema liberaldemocratico e rispettando le sue regole, potrebbe innescare un effetto domino sgradito alle élite, a partire da quell’Europa mediterranea che è da tempo in grande sofferenza.

Un trionfo del FN implicherebbe effetti rilevanti in Italia, in Spagna e forsanche nel mattatoio greco, nonostante sia dia la Grecia per spacciata, dopo la “cura” mortale della troika e il tradimento del sinistro liberaloide Tsipras. Le popolazioni europee meridionali e mediterranee intuiscono, almeno in parte, che dopo il “laboratorio” greco toccherà a loro. Per tale motivo, ci potrebbero essere rivolgimenti anche in quest’area.

Pur augurandomi che il FN vinca tutto il possibile e si risolva ad applicare fino in fondo il suo programma, sono molto pessimista a riguardo. Per quale motivo? Sostanzialmente perché la democrazia di matrice liberale (“i nostri valori occidentali”!) è una grande trappola per i popoli e un sistema di dominazione, sul piano politico, delle élite finanziarie euroamericane. I rappresentanti in parlamento, a parte qualche eccezione che non rappresenta la regola, fanno gli interessi di queste élite e si rivolgono, nei fatti, contro le popolazioni. Le opposizioni sono edulcorate, se non castrate, e non si sognano di mettere in discussione, con forza, i fondamenti stessi del sistema. Ne abbiamo un esempio qui, in Italia, con il movimento cinque stelle, che dal suo ingresso in parlamento, nell’ormai lontano 2013, non ha ottenuto alcun risultato rilevante, a favore di chi dice di voler rappresentare. Si tratta semplicemente di un ennesimo partito liberaldemocratico, che recita un po’ meglio di forza Italia la parte dell’opposizione, trattiene una vera protesta popolare, si assicura qualche comune nelle amministrative, rilascia parlamentari a probabile vantaggio del governo euroservo.

La democrazia liberale nella variante francese è caratterizzata, fin dal dopoguerra, dal cosiddetto patto repubblicano contro l’”estrema destra”, che implica un fronte comune contro i partiti “sgraditi” (perché veramente alternativi?) che possono sperare in una vittoria destabilizzante nella competizione elettorale. E’ un modo di truccare la competizione elettorale di cui oggi comprendiamo appieno l’importanza e l’efficacia. I socialisti “desisteranno” nel ballottaggio delle regionali per far vincere i candidati di Sarkozy – come loro euroservi e filo-atlantisti – e sbarrare la strada a quelli del FN. Ciò accadrà puntualmente anche nelle presidenziali del 2017. L’importante è che il vero cambiamento promesso dai frontisti, in un certo senso proto-rivoluzionario, non passi e si mantenga inalterato lo status quo.

Ci sono “anticorpi” presenti nella liberaldemocrazia che entrano in azione quando è in pericolo il sistema di dominazione e sfruttamento elitista, riflesso del modo di produzione neocapitalistico a vocazione finanziaria. In Francia è la “desistenza”, in Italia è qualcos’altro. Da noi, si punta sulle “riforme costituzionali” (titolo V) e soprattutto sulla manipolazione della legge elettorale, per mettere al sicuro, in occasione del rito politico del voto (nulla più di un rito, ormai), con abbondanza di seggi le entità collaborazioniste della troika come il piddì.

Partito socialista francese, con i resti e gli scarti della sinistra intorno, e cartello elettorale di centro-destra, in Francia, sono pedine intercambiabili, onde evitare la sgradita sorpresa di un Front National “populista” (cioè fasciocomunista e razzista, nell’immaginario collettivo indotto) saldamente alla presidenza e al governo del paese, o anche soltanto di alcune importanti regioni. Se il partito socialista, o meglio socialistoide, perde consensi e s’indebolisce, come sta accadendo in questi ultimi tempi, subentra il cartello elettorale di centro-destra (unione per un movimento popolare e centristi vari) per assicurare la continuità nelle politiche anti-popolari, neoliberiste ed euroserve. Cruciale è mantenere la Francia nell’euro, per evitare una prematura disgregazione dell’eurozona, e vicina alla Nato, per evitare una saldatura, allargabile a parte dell’Europa, con la potenza alternativa russa.

E’ possibile che le due Le Pen, Marine e Marion, e il loro FN non riescano a strappare nel ballottaggio uno straccio di regione da governare, proprio perché gli “anticorpi” nella democrazia liberale – in tal caso la “desistenza” euroserva e politicamente corretta – sono già entrati in funzione. Per com’è congeniato il sistema liberaldemocratico nella variante francese, sarebbe stato necessario conquistare più del 50% dei voti al primo turno. In quel caso, ma solo in quello, del tutto irrealistico, nulla avrebbe potuto fermare il Front National, che però, a essere sinceri, non sappiamo fin dove vuole spingersi, nel contrastare dall’interno il sistema realizzando il suo programma.

Il problema di fondo è che i grandi cambiamenti, in Europa, se mai ci saranno, non potranno passare attraverso il voto cosiddetto democratico, perché la liberaldemocrazia è essa stessa un sistema di dominazione neocapitalista, dotato di efficaci “anticorpi”, ma dovranno percorrere altre strade, ben diverse e inevitabilmente violente.

Il Front National in Francia, a ben guardare, come la Lega in Italia è un partito “prigioniero” del sistema liberaldemocratico, che può far comodo alle élite, in caso di avanzata nel rito elettorale. I loro apparati ideologico-mediatici gridano “al lupo, al lupo!”, mobilitando nelle tornate elettorali i lobotomizzati, gli idiotizzati, i sinistroidi-liberaloidi-libertarini, per sconfiggere il “pericolo populista” e legittimare una volta di più il sistema. In Italia, come sappiamo, i media martellano criminalizzando il “populismo”, euroscettico, razzista, demagogico, e così alimentano la paura del nuovo, appoggiando nel concreto il piddì. Lo fanno, naturalmente, non per il nostro benessere futuro, ma a esclusivo vantaggio della classe dominante finanziaria euro-assolutista, che tiene in pugno la democrazia, gestendola a suo piacimento, e gli stati europei sempre meno sovrani.

Un mio lettore, che si firma Jean, paventa da tempo la candidatura di Christine Lagarde alle future presidenziali francesi, sostenendo (con rammarico!) che sarà il prossimo presidente della République dal 2017 al 2022, dopo la trista sequenza Sarkozy-Hollande.

Ebbene, anche se presenteranno come candidato alla presidenza la canuta vampira del Fmi, che ha contribuito a martirizzare la Grecia e favorito lo stato-canaglia ucraino con la ristrutturazione del debito, non si può negare il “ritorno” – alla grande e purtroppo con successo – di Nicolas Sarkozy. Costui ha creato un cartello elettorale apposito appunto per “colmare il vuoto” dovuto all’arretramento dell’altra formazione euroserva filo-atlantista, quel partito socialista, o meglio socialistoide, che ha avuto la presidenza dopo Sarkozy stesso. Con il “provvidenziale” ritorno in auge di Sarkozy (fin dalle precedenti dipartimentali, che ha vinto) si vuole impedire che le elezioni, ridotte ormai a un mero rito senza reali cambiamenti di politica strategica, le vinca una formazione sgradita, che questi cambiamenti potrebbe realizzarli veramente. Il vecchio patto repubblicano, già usato con grande successo contro Le Pen padre nel 2002, lo stanno usando e si userà ancora, abbondantemente, proprio in tal senso. Loro hanno sempre la soluzione in tasca, ricorrono con successo a “escamotage” che funzionano e garantiscono il risultato.

In Italia, Monti ha sostituito l’”eletto” Berlusconi ed è rimasto in piedi per un anno buono con il voto della maggioranza dei parlamentari, rinviando sine die le elezioni politiche. L’”escamotage”, non in linea con lo spirito della costituzione italiana, ha funzionato benissimo e ha garantito ottimi risultati alle élite dominanti: distruzione del mercato interno, legge Fornero, permanenza dell’Italia nell’eurolager, eccetera. C’è da aspettarsi che la “desistenza” in Francia (soprattutto da parte di socialistoidi e sinistroidi) servirà ancora allo scopo, che è quello di utilizzare il FN come spauracchio, ricompattare l’”opinione pubblica democratica” e vincere nel rito elettorale legittimando il sistema.

A questo servono gli “anticorpi” nella democrazia liberale e questa, purtroppo, è la realtà che osserviamo, tanto che la santificata democrazia – di matrice liberale, ma non servirebbe neppure scriverlo – è il nostro nemico principale, tuttora vincente sul piano politico.

Gli “anticorpi” nella democrazia liberale di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-12-08T13:48:40+01:00da derosse
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4 pensieri su “Gli “anticorpi” nella democrazia liberale di Eugenio Orso

  1. Caro Eugenio Orso, la trappola della “democrazia”, in relazione al caso francese ed al FN, potrebbe a mio parere essere così rappresentata: se il Fronte è davvero “pericoloso”, non lo lasceranno vincere mai, usando ogni mezzo; se, al contrario, è uno dei tanti pagliacci del circo, vinca pure: farà la “fine” di Syriza.
    E del Venezuela cosa pensi? Ho personalmente riposto tante speranze nel Socialismo del XX secolo, e non smetto mai di inorridire davanti alle mostruose mistificazioni dei media occidentali ed alla imperitura idiozia dell'”opinione pubblica”.
    E’ sempre un grande piacere leggere i tuoi interventi (e quelli di Alceste); mi permetto di darti del tu come surrogato di un abbraccio fraterno.
    A presto, Moravagine.

    • Per Moravagine

      Ti ringrazio anche a nome di Alceste.
      Se il FN si rivelerà uno dei tanti pagliacci del circo potrà essere utile, come siryza in Grecia, per perpetuare le politiche neoliberiste e la troika-austerità. Un boccone ghiotto è il sistema sociale francese …
      Per quanto riguarda il socialismo bolivariano, che a detta del suo esponente di maggior successo, Hugo Chavez, è non marxista e cristiano, anch’io provavo qualche simpatia. Non si tratta solo del fatto che Maduro è meno abile e meno carismatico dello scomparso Chavez, per conto mio il socialismo bolivariano si è rivelato un’alternativa debole al neocapitalismo occidentale, non in grado di reggere lo scontro e di vincere la guerra con un nemico spietato, privo di etica ma sovrabbondante di armi, pur essendo stato protagonista di eroiche resistenze (anche Nicolas Maduro ha fatto il possibile) …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • In molti hanno la sensazione che la Le Pen, non sia affatto un pagliaccio ma una donna preparata, intelligente, realistica (scaricamento del genitore, per dirne una) e con gli “attributi”.
        La nipote e’ una stupenda ragazza, non un ex velina, che sicuramente parecchi voti li ramazzera’.
        Speremm…

        • Per Ianzo

          Qui non si intendeva dare del pagliaccio alla Le Pen o a sua nipote (due donne peraltro diversissime, quanto a opinioni su certi temi). Pagliaccio è sicuramente un Bersani, o un Cuperlo, finti oppositori interni a una entità euroserva, ma non certo loro due.

          Per quanto mi riguarda, dubito che riusciranno a passare lo sbarramento del patto repubblicano, fin dalle regionali. Per la presidenza della République, poi, non se parla neppure …
          Infine, che Marion sia una stupenda ragazza è cosa che non dovrebbe determinare il consenso, in tal caso maschile, importando in un momento drammatico di crisi e insicurezza come questo solo il programma politico.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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