Degrado, sopraffazione e corruzione nel Dna del piddì di Eugenio Orso

E’ meglio chiarire subito, quando superando il ribrezzo discutiamo del problema-piddì, che non siamo davanti a un partito squisitamente italiano e neppure ci troviamo di fronte una formazione politica libera, frutto dell’associazionismo autoctono.

Il piddì, infatti, è correttamente definibile come una “entità sub-politica collaborazionista della troika, anti-nazionale, filo-atlantista ed euroserva”, essendo proprio quelle sintetizzate nella definizione le sue caratteristiche salienti. E’ opportuno descrivere brevemente tali caratteristiche, perché il piddì è la principale causa del degrado italiano, della mancanza di sicurezza e fiducia nel futuro, del decadimento della qualità umana nella penisola, della corruzione dilagante come in nessun’altra epoca storica. Poco importa che la formazione euroserva sia nata meno di un decennio fa, nell’ottobre del 2007, mentre, come sappiamo, la corruzione in politica è ben più antica avendo oltre un secolo di vita (dallo scandalo della Banca Romana nel 1893, ai tempi di Giolitti, a oggi), poiché l’entità sub-politica chiamata piddì è essa stessa il frutto avvelenato della corruzione, del decadimento della politica, della sottomissione con spirito anti-nazionale ai poteri esterni. Poco importa, inoltre, che si tratti di una formazione attribuita al centro-sinistra, perché il programma politico del piddì, che è quello che veramente conta, non si decide a Roma, ma a Bruxelles, Francoforte, Washington, e allora non ha alcun senso parlare di destra e sinistra. La Lega e M5s, nel male e nel bene, sono comunque partiti nazionali, sia pur inefficaci e totalmente sottomessi al giogo liberaldemocratico che castra le opposizioni, ma questo non vale per il piddì, prediletto non a caso da Goldman Sachs e dalle City finanziarie.

Analizziamo di seguito la definizione proposta all’inizio, per capire i motivi che fanno del piddì la principale fonte del degrado, della sopraffazione e della corruzione in Italia.

Entità sub-politica collaborazionista della troika (con sedi a Bruxelles, Francoforte e Washington). Il piddì non è un partito, men che meno tradizionale, in quanto non è vera, reale espressione degli interessi di gruppi sociali autoctoni, di una classe o almeno di un ceto. Il piddì non ha ideali, anche se li millanta (“i nostri valori, la nostra storia”!) perché i collaborazionisti non ne hanno bisogno, dovendo unicamente servire il padrone che in questo caso è la troika sopranazionale, cioè la commissione europide a Bruxelles, la banca centrale europoide a Francoforte sul Meno, il fondo monetario internazionale a Washington. Ho usato l’espressione “Entità” in luogo di partito non solo con intenti spregiativi (che pur ci sono, come su un altro piano nel caso di Israele definito dagli iraniani “entità sionista” e non stato), ma appunto per distinguere fra il vero associazionismo politico nazionale, che genera partiti, e questa accozzaglia di collaborazionisti della troika incaricata di svendere la sovranità e la struttura produttiva nazionale. L’espressione “sub-politica” è giustificata dalla completa sottomissione programmatica del piddì di governo agli spietati diktat di Bruxelles, Francoforte e Washington, con il conseguente esproprio della politica, oltre che della sovranità monetaria, che caratterizza i programmi di governo. La vera politica risiede altrove e non la fanno i collaborazionisti in un paese occupato.  Ciò non significa soltanto che se ci sarà veramente la riduzione della tassazione a livello centrale – sulla casa, come promesso da Renzi – si farà spingendo all’aumento della tassazione locale regioni e comuni, aumentando i ticket sanitari e tagliando la spesa per la sanità pubblica, ma comporta un effetto negativo di lungo periodo ancor più rilevante. In breve, se “la politica non decide”, come scrivono i giornalisti, se non vi è confronto fra programmi alternativi e visioni diverse della società, ci si occuperà di trarre il massimo vantaggio dalla situazione, razziando risorse e denaro pubblico senz’altro scrupolo. Arricchimento personale e ingiusti privilegi sono le uniche motivazioni che funzionano, in tale situazione. Dal canto loro, i padroni sopranazionali dell’entità sub-politica chiamata piddì consentono l’estendersi e l’aggravarsi della corruzione in Italia, con conseguente degrado istituzionale, in cambio dei servigi dei collaborazionisti, consapevoli che ciò indebolisce ulteriormente lo stato nazionale, suscitando disgusto e sfiducia nella popolazione, e avvicina la prospettiva di un definitivo governo-troika completamente sottratto alla volontà popolare.

Il piddì è un’entità sub-politica anti-nazionale, come diretta conseguenza di quanto precede, poiché gli interessi delle grandi merchant bank e delle City finanziarie sono opposti a quelli del popolo italiano e sono questi gli interessi che i democrat perseguono. Altrimenti perché tagliare i posti letto negli ospedali, aggirare l’articolo 18 dello statuto che difende i lavoratori, bloccare stipendi e turn-over nel pubblico impiego? Incombendo il trattato transatlantico per il commercio che farà morire le produzioni italiane, provocherà degrado alimentare, eccessi di Ogm e anabolizzanti, un esponente del piddì, “fedele alla linea” atlantista e neocapitalista, non ha trovato di meglio da dire, per difendere l’indifendibile, che così l’Europa detterà le regole della globalizzazione! Il carattere anti-nazionale del piddì è evidente anche sull’insidioso versante della politica estera e delle alleanze, foriero di guerre e lutti. In questo campo, l’Italia non ha una vera sovranità dalla fine della seconda guerra mondiale, in quanto nazione sconfitta, ma oggi il piddì filo-atlantista, appoggiando e applicando le ingiuste sanzioni contro la Russia, volute dagli Usa con l’acquiescenza della Ue, sostenendo lo stato canaglia e provocatore ucraino e aderendo a coalizioni e avventure militari americane, ci mette tutti gravemente in pericolo. Il rafforzamento della Nato a est, per provocare i russi, tirarli per i capelli in un conflitto in Europa con possibilità di uso di armi nucleari, consiglierebbe un rapido sganciamento dell’Italia dalla cosiddetta alleanza atlantica, o almeno un rifiuto a partecipare ad avventure guerrafondaie, ma questo, con i democrat al governo, non accadrà mai. Il piddì è inevitabilmente un’entità euroserva, infine, perché la moneta unica è uno strumento di dominazione elitista, che alimenta la schiavitù per debiti di ciò che resta degli stati nazionali nei confronti dei detentori del grande capitale finanziario, signori e padroni dei democrat. Senza l’Unione europide e il grande imbroglio dell’euro probabilmente non ci sarebbe neppure il piddì. I vertici piddini sanno bene che il loro destino è legato a doppio filo alla permanenza dell’Italia nell’eurolager, nonché all’obbedienza assoluta nei confronti di Bruxelles (sede centrale anche della Nato), Francoforte e Washington. Per questo assistiamo impotenti alla quotidiana sopraffazione, al degrado e alla corruzione che il sub-potere politico piddino porta con sé.

Ad infima!

Degrado, sopraffazione e corruzione nel Dna del piddì di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-10-31T19:02:11+01:00da derosse
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11 pensieri su “Degrado, sopraffazione e corruzione nel Dna del piddì di Eugenio Orso

  1. Lei suppone che il PD sia al servizio di terzi ed esonera da ciò il 5* e la Lega, premetto che non voto, qualora gli ultimi due non prendessero ordini da esteri sarebbero più colpevoli, se non idioti, del primo, data la situazione politica attuale.

    • Per Giorgio Andretta

      Il massimo della colpa e l’onta del tradimento cadono sulle spalle dei collaborazionisti dei poteri esterni, cioè sull’infame piddì. E’ semplicemente questione di buon senso …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Grande pezzo che sottoscrivo. Aggiungo anche il fatto che dal Pd è uscito quel Napolitano , che ci ha rifilato con protervia antidemocratica ben tre governi “tecnici” di diretta emanazione della Troika. Considero governo “tecnico” anche questo terzo, perché dietro alla fiction del Bullo d’Arno, ci sta un uomo del FMI come Padoan.

    • Per Nessie

      Ringrazio.
      C’è sempre qualcuno del Fmi che controlla, o supporta come “tecnico”, i governicchi collaborazionisti del piddì. Do you remember Carlo Cottarelli e la sua spending review (tagli al sociale per ingrassare quelli come Soros)? Perché non può mancare un “tecnico”? Perché i padroni del piddì vogliono garanzie e non si fidano troppo delle capacità dei loro servi. Te la vedi quella troia della Boschi o della Madia (con licenza parlando …) a gestire le finanze di una (ex) potenza industriale?

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • In fondo non è molto cambiato da quando Marx contestava a List il fatto che il “nazionalismo economico”, impedendo la libera circolazione dei fattori produttivi, rimandasse la palingenesi escatologica rivoluzionaria.
        Ho un dubbio malizioso, che vale nn solo per il PD ma anche per tutta la sinistra postcomunista europea: che semplicememte siano tornati tutti all’inizio, prima di Lenin e Stalin?

        • Per Matteo

          Io non tirerei in ballo i “mostri sacri” di un passato lontano. Semplicemente, la cosiddetta sinistra – e il piddì è un caso “esemplare” – si trova oggi in posizione del tutto subalterna rispetto alla classe dominante neocapitalistica e ne “cura” gli interessi, usando ancora, in certi casi, il vecchio linguaggio per trattenere consensi “a sinistra” (tutti, dall’imbroglione Tsipras alla vergognosa sinistra piddì, non se ne salva nessuno). La globalizzazione neoliberista ha sostituito il vecchio internazionalismo proletario di comunisti e socialisti. Il libero mercato ha preso il posto dell’operaio-massa. Le banche prevalgono sul sociale. Questo vale per gli ex comunisti (apostati), per i socialdemocratici e per i cosiddetti “massimalisti” di “estrema sinistra”. Vale per tutti questi imbroglioni degeneri.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  3. Pingback: Degrado, sopraffazione e corruzione nel Dna del piddì | StopEuro.org

  4. Articolo inoppugnabile. Caro Orso, siamo d’accordo che l’elettorato piddino, anche quello meno in cattiva fede, è composto sostanzialmente di persone che fanno pagare ad altri la crisi? No, perché i veri collaborazionisti sono relativamente pochi, ma l’atteggiamento mentale della massa degli elettori a me sembra quello tipico di chi non vuol vedere le vere cause della recessione e anzi arriva a negarla, perché in fondo non se la passa così male… Perciò, onde non sentirsi in colpa e sentirsi “di sinistra”, eccolo negare che si stiano consumando drammi sociali. ipotizzare una inesistente ripresa e imputare le difficoltà a falsi bersagli (l’eredità lasciata da Berlusconi, la corruzione – sempre altrui – , l’incapacità del popolo italiano di creare benessere), onde non mettere in discussione il sistema.

    • Per Valdo66

      Ovviamente mi riferivo ai livelli dirigenziali dell’entità sub-politica collaborazionista e, più in basso, a quelli che ho battezzato “farabutti” (segretari di sezione di covi periferici, consiglieri comunali di piccoli comuni, consigli circoscrizionali, vicesegretari di cittadine, etc). Gli altri, la massa idiotizzata, patologicamente identitaria o addirittura i ricattati (posto di lavoro, reddito) supportano inconsapevolmente, nella stragrande maggioranza dei casi, ma non per questo sono meno colpevoli, visti i danni arrecati al paese, alla popolazione e … non di rado a se stessi!

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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