Il Risiko Mondiale e la Lotta di Classe di Eugenio Orso

Ci sono periodi, nella storia, in cui il cosiddetto conflitto orizzontale, fra gruppi dominanti che si spartiscono il mondo, oscura o addirittura azzera il conflitto verticale, cioè la mitica “lotta di classe”. Il periodo storico che stiamo attraversando, con sempre maggiore difficoltà e il rischio incombente di una guerra planetaria, ha proprio questa caratteristica: Risiko mondiale a mille e lotta di classe scomparsa dai radar. In simili contesti, le uniche speranze di parziale riscatto, per le classi dominate, possono nascere da un’evoluzione a loro favorevole dello scontro fra gruppi dominanti, che si contendono il potere e le risorse.

Se la lotta di classe fra la borghesia e il proletariato è stata la più visibile (anche se non l’unica) contraddizione del capitalismo industriale nella fase dialettica, fino alla fine del secondo millennio, oggi il neocapitalismo imperante ci mostra soltanto lo scontro – commerciale, armato, propagandistico – fra una spietata élite finanziaria, che accentra il potere a livello globale e rastrella tutte le risorse del pianeta, e gruppi dominanti “dissidenti” o addirittura ribelli, come quello della Russia di Putin.

Assistiamo impotenti al conflitto orizzontale fra una sorta di imperialismo finanziario privato, nato in occidente e alimentato dalla globalizzazione neoliberista, e modelli politico-economici “patriottici” in cui la potenza e la sovranità dello stato, nazionale o federale che sia, giocano ancora un ruolo determinante.

Non si tratta di una mera riproposizione della guerra fredda fra i due blocchi Usa e Urss, esauritasi alla fine del Novecento, ma di un nuovo confronto a tutto campo, energetico, militare, politico e propagandistico, in cui gli attori principali sono gli “agenti strategici” neocapitalisti occidentali, da una parte, e il gruppo di potere ribelle putiniano dall’altra.

Ciò che dovrebbe essere molto chiaro è che la parte del leone, oggi, la fa la geopolitica a scapito del confronto fra classe dominante e classi dominate, per la divisione delle risorse e la giustizia sociale, anche se quello che ho definito “gruppo di potere ribelle putiniano”, fa riferimento a un modello economico molto più conveniente per le classi dominate, in oriente e anche in occidente.

La lotta di classe, come ho già scritto, sembra scomparsa dai radar, in Europa e in tutto il mondo occidentale. Gli operai italiani che qualche tempo fa salivano per protesta sui tetti dei capannoni industriali e sulle gru, depauperati e minacciati di licenziamento, non rappresentavano esempi di lotta di classe, pur incruenta, ma altrettanti casi di disperazione sociale e individuale, anche questa “privatizzata”. Per non dire dei dipendenti di France Telecom che si toglievano la vita vessati dall’azienda, espressione massima dell’impotenza politica dei lavoratori, in balia degli appetiti del capitale finanziario. Persino i lavoratori di Air France, colpevoli di aver “spogliato” un manager che avrebbe voluto licenziarli in massa, sono esempi di pura rabbia dal fondo della piramide sociale e non di un vero scontro classista, in cui tutti e due i contendenti si organizzano e combattono.

Perché ci sia lo scontro di classe, esteso ad aree significative del mondo, dovrebbe esistere anche l’aspetto coscienziale che muove, nelle correnti della storia, le classi dominate. Un aspetto cruciale e sicuramente dialettico che oggi manca completamente, nel pieno di una trasformazione indotta e violenta dell’ordine sociale. Questo i marxisti novecenteschi non solo non l’avevano previsto, ma per anni, anche dopo la fine dell’Urss, con la globalizzazione neoliberista avanzante, hanno continuato a sperare nella mitica Lotta di Classe, nella Rivoluzione proletaria. Chi scrive preferirebbe di gran lunga – a questo punto – poter dare ragione ai vecchi marxisti, ma così non è, poiché la storia ha continuato spedita su altri binari e la stessa classe proletaria non esiste più come tale.

Se la storia di ogni società finora esistita è storia di lotta di classe, come scrisse Marx nel celeberrimo Manifesto del Partito Comunista, l’assenza del conflitto verticale che oggi costatiamo è un indizio di fine della storia? Sicuramente no, perché in questa fase storica (la cui ampiezza non sappiamo prevedere) ha ragione il professor Gianfranco La Grassa, il quale sostiene che il conflitto orizzontale, fra gruppi di vertice nella scala sociale, mette in ombra il conflitto verticale fra dominanti e dominati, diventando cruciale, nei suoi sviluppi, anche per le condizioni di vita dei dominati.

Ha ragione La Grassa, ma con una correzione non da poco: in qualche modo la lotta di classe continua, ma a senso unico, quale esclusivo appannaggio della classe dominante global-finanziaria. Non si tratterebbe in tal caso di una lotta vera e propria, che presuppone due parti attive in conflitto reciproco, ma di oppressione e di sterminio sociale di una parte nei confronti dell’altra, ridotta a una sconcertante passività.

La geopolitica, ci piaccia o no, la fa da padrona e il Risiko mondiale ci appare in tutta la sua imprevedibile gravità. Gli strumenti usati dalla parte più forte e in espansione, quella neocapitalista occidentale, sono la guerra, il terrorismo, le azioni subdole note come “false flag”, per incolpare di stragi, attentati, omicidi, abbattimenti di aerei di linea gli innocenti, la disinformazione in dosi massicce (Assad usa armi chimiche contro il suo stesso popolo!), la destabilizzazione degli stati ribelli, o comunque da “normalizzare”, la produzione di profughi da utilizzare, anch’essi, come arma. La parte più debole, a guida russa, ci sembra molto più trasparente ed eticamente accettabile, perché non destabilizza, non usa l’arma terroristica, non produce disinformazione in dosi massicce, ma interviene in difesa di stati sovrani martirizzati, come la Siria, tenendo fede ai trattati di alleanza e amicizia.

La parte più forte usa come strumenti di dominio la potenza militare americano-Nato e vari stati-canaglia (questi sì!), quali la Turchia, l’Arabia Saudita e Israele, mobilitando decine di altri stati e staterelli tributari in ambigue coalizioni a copertura dei suoi crimini. La parte più debole risponde con alleanze più piccole, ma compatte, che riescono a mettere in difficoltà gli attaccanti e i loro biechi mercenari, come sta accadendo in Siria. Ripeto, però, quello che ho già scritto: gli Usa capofila delle forze del male contro la Federazione russa, capofila dei resistenti ed emergenti, non è una replica, concessa una tantum dalla storia, del confronto fra i precedenti blocchi capitalista e comunista, cioè la guerra fredda fra gli stati Uniti di allora e la compianta Unione Sovietica.

Il Risiko mondiale di oggi sembra uno scontro, un po’ “asimmetrico” per la differenza di potenza di fuoco dei due contendenti, fra potenti pirati senza scrupoli, predatori di energia e ricchezze dei popoli, e soldati regolari di stati nazionali sotto attacco, guidati da una Russia risorgente decisa a porre un limite invalicabile alle razzie dei pirati. Gli scontri, almeno per ora, sono indiretti dal punto di vista militare, in quanto i predatori neocapitalisti si valgono di mercenari, avventurieri e tagliagole vari (neonazi ucraini, isis, al-nusra, salafiti, tsahal sionista, giannizzeri turchi, eccetera), mentre quelli dell’altro campo combattono con le loro truppe regolari (esercito siriano, guardie rivoluzionarie iraniane, soldati e piloti russi) e con milizie di autodifesa (patrioti russi del Donbass ucraino, Mobilitazione Popolare in Iraq, milizie filo-governative in Siria, Hezbollah). Il confronto fra i due campi è però destinato a estendersi pericolosamente, anche sul piano energetico e dei prezzi del petrolio, e in ballo potrebbe esserci, già da domani, una lotta ai coltelli per il controllo sull’Opec.

Se non ci sarà un confronto militare diretto fra la soldataglia americano-Nato e le truppe russe – voluto dalle élite finanziarie occidentali – con il  rischio di una guerra nucleare, come dominati e oppressi, in Italia e in Europa, non ci resta che sperare nella vittoria sul campo e in una chiara vittoria politica dell’alleanza guidata dalla Russia. Questo perché la lotta di classe, qui, da noi, coverà ancora per molto sotto le ceneri e il potere resterà nelle mani dei collaborazionisti sub-politici di Soros e Goldman Sachs. Una sconfitta del campo neocapitalista occidentale, invece, per opera delle forze russe e degli alleati di Mosca, potrebbe innescare la crisi del modello ultraliberista finanziario e globale, o almeno un rallentamento nella distruzione del sociale e nell’impoverimento collettivo in paesi come l’Italia.

Per quanto precede, in assenza della Lotta di Classe che pare un ricordo di epoche remote, non ascoltate le cavolate propagandistiche di lacchè sub-politici che non contano niente, come Matteo Renzi, non date troppo peso alle parole ben calibrate di un furbo di tre cotte come Papa Francesco, che vuole rifare il “look” alla chiesa, senza irritare troppo i veri potenti. Concentrate, invece, la vostra attenzione sul Risiko Mondiale, sullo scontro fra opposte élite in Siria come in Iraq, nel Donbass ucraino come in Libia, nello Yemen insanguinato come in Palestina e a Gaza. E’ dall’esito di questo scontro che dipendono le vostre future condizioni di vita, anzi, forse la vostra stessa esistenza in vita …

Il Risiko Mondiale e la Lotta di Classe di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-10-15T17:37:47+02:00da derosse
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2 pensieri su “Il Risiko Mondiale e la Lotta di Classe di Eugenio Orso

  1. “…ha ragione il professor Gianfranco La Grassa, il quale sostiene che il conflitto orizzontale, fra gruppi di vertice nella scala sociale, mette in ombra il conflitto orizzontale (nota mia :credo che intendessi scrivere “verticale”) fra dominanti e dominati”.

    per la verità mi sembra che La Grassa neghi decisamente che il motore della storia sia mai stato, è o sarà mai il “conflitto verticale” fra dominanti e dominati…la Sua storia è scritta essenzialmente (se non addirittura esclusivamente) dalla lotta tra fazioni dominanti…tutt’al più pone qualche speranza nei “ceti medi” …sebbene mi sembra che non chiarisca bene chi sarebbero questi ceti medi (forse i piccoli imprenditori? le partite iva? bho!) né sappia indicare un qualsiasi gesto “eroico” di questi ceti.
    Per il momento, comunque, La Grassa ha ragione nel parlare di assenza di “lotta di classe”…sarei meno sicuro di lui sul fatto che non ci sia mai stata né che ci sarà mai..lui e altri ridicolizzano chi crede nel “sol dell’avvenire”…a me personalmente sembra molto triste non nutrire più questo sogno.

    • Per Stefano

      Errore a parte (che correggerò), intendevo proprio scrivere che La Grassa non crede nel conflitto verticale come motore della storia, quindi lo mette in ombra dedicandosi all’analisi del conflitto fra gruppi dominanti. Sbaglia, però, nella sottostima della Lotta di Classe (come si diceva un tempo), perché il 1789 (I Rivoluzione francese), il 1792 (Robespierre buonanima e i suoi), il 1848 (rivolta ancora di popolo e non di proletariato), il 1871 (la breve Comune di Parigi), il 1905 (I Rivoluzione russa, fallita), il 1917 (Ottobre Rosso), il 1949 (vittoria di Mao in Cina) e il 1959 (Rivoluzione cubana vittoriosa) sono altrettanti casi storici, molto noti, che confermano l’importanza del conflitto verticale. Per il momento, però, anch’io penso e scrivo che la Rivoluzione è quantomeno improbabile, perché la nuova classe povera del ventunesimo secolo (da cui il nome del blog) non ha ancora coscienza di se e, cosa ancor più importante, mancano i quadri rivoluzionari, nonché un programma politico e un progetto di società completamente alternativi a quelli neoliberisti imposti.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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