Fine Living? di Eugenio Orso

Il vero scopo della TV

Sapete bene, dopo lunghi decenni di quarto potere e tele-dipendenza di massa, che il vero scopo dell’amata e irrinunciabile televisione non è quello di intrattenervi, divertirvi, svagarvi, addirittura acculturarvi con dovizia di programmi storici o scientifici, favorendo così il vostro benessere e la vostra crescita.

Lo scopo del medium televisivo è semplicemente quello di manipolarvi a dovere, affinché possiate adattarvi a vivere nelle dimensioni socio-economiche dell’epoca, in qualità di dominati.

I “circenses” dell’offerta televisiva, i format ben studiati e i reality di successo, hanno perciò uno scopo ben preciso. L’avevano già in epoca romana, pur in assenza del piccolo schermo, epoca in cui si servivano al popolume urbanizzato cruenti giochi dal vivo, per evitare malcontenti, sommosse e ribellioni. Oggi la potenza manipolatrice è incomparabilmente maggiore, con il digitale terrestre e la Tv “on demand” (cito a caso delle cose arcinote), in grado di creare facilmente nuovi mondi virtuali, talora emozionanti, talaltra consolatori e rassicuranti, ma sempre sostitutivi della dura realtà sociale.

Anche se il “panem” distribuito nell’antica Roma con pelosa generosità non è più previsto, i “circenses” televisivi ci sono eccome e funzionano alla grande, allontanando le masse dall’insidiosa realtà e impedendo loro di riflettere sulle concrete condizioni di vita.

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Fine Living Italia!

Conoscete il canale televisivo Fine Living Italia? Il nome anglosassone, esotico, è d’uopo e addirittura inevitabile – a che ci serve il buon vecchio italiano? – anche perché è lo stesso di altre emittenti televisive, dagli Stati Uniti al Medio Oriente, dal Canada all’Asia, tutte facente capo al gruppo Scripps Entertainment. Un gruppo nordamericano, guarda caso, di recente costituzione (2008, se non erro), con sede nel cuore della società aperta di mercato Usa, a Khoxville in Tennessee, e uffici da New York a San Francisco.

Di cosa stiamo parlando? Presto detto. Canali televisivi come Fine Living, debitamente clonati per coprire molte aree geografiche, creano per voi un mondo ovattato fatto di Food (cibo), Great Cocktails (bevande), Restaurant e Hotel Impossible (trattorie e alberghi da ristrutturare, rilanciandoli sul mercato), Vacation House For Free (in pratica, seconde case che si pagano da sole), Rehab Addict (brillanti trasformazioni di vecchie case), Your Private Island (un’isola privata per tutti!), eccetera, eccetera.

In un simile mondo, sbucato per incanto dal digitale terrestre, quali problemi ci possono essere? Semplice. Il buon cibo, le scorpacciate pantagrueliche, i drink e i cocktails, la casa da ristrutturare per renderla da sogno, l’isoletta privata che sempre abbiamo desiderato, il garage ingombro da sgomberare e ridipingere, l’hotel pulito e accogliente in cui vi aspettano a braccia aperte, il giardino rifatto con fiori e alberelli, il solito barbecue e naturalmente … la vasca per l’idromassaggio.

Un mondo bello e divertente, di puro intrattenimento – quello che ci propone Fine Living – in cui svariate razze, culture e religioni si amalgamano senza problemi in un unico, globale Melting Pot, dedicandosi alle piccole incombenze, ma soprattutto ai piccoli piaceri quotidiani. Un mondo ridotto a Format da riempire di cose piacevoli, frutto artificiale del Libero Mercato in chiave finanziaria, in cui nessuno si sogna di mettere in discussione i Barack Obama o le Hillary Rodham Clinton, ma soprattutto i loro padroni e manovratori, come Soros e Goldman Sachs, tanto per esser scontati una volta di più …

Nel Nord America, soprattutto dopo il tracollo della Lehman Brothers, ci sono decine di milioni di homeless, di poveri e di poverissimi che dormono fra i cartoni nei vicoli, mentre nella favolosa Europa dell’euro e dell’unione, le vittime della crisi strutturale infinita sono oltre cento milioni. I morti e i profughi di guerra, dal Medio Oriente all’Africa, non li consideriamo neppure, perché questi disgraziati non contano nulla (purtroppo!). I poveri, i senza casa, i disoccupati di lungo periodo, gli anziani in difficoltà e i minori allo sbando non hanno cittadinanza su Fine Living – in cui, tutt’al più, ci sono ristoranti allo sbando – semplicemente non esistono perché “non previsti”.

Il motore delle continue ristrutturazioni di hotel e ristoranti, dove mangiare e dormire in letizia, è sempre economico. L’accoglienza degli ospiti-clienti non può prescindere dal dato economico, che incombe come il Mercato. Si educa, con estrema semplicità di linguaggio, senza ovviamente rivelare i segreti dell’economia e della finanza liberiste, a gestire “bene” le risorse e nello stesso tempo si diffonde la convinzione che il grande meccanismo regolatore della vita individuale e sociale è sempre e soltanto l’Economia Liberista di Mercato, fortemente concorrenziale. Se si rispettano acriticamente le sue regole (senza interessarsi troppo di come funziona e perché è così) è possibile avere un delizioso giardino con barbecue e idromassaggio, ottimi snack, garage ristrutturati e puliti, seconde case per le vacanze e addirittura l’isoletta privata sulla quale cincischiare, non più appannaggio esclusivo dei soliti Rockefeller, come quella di Saint Barthelemy.

Qual è il messaggio lanciato dalla catena Fine Living? Se volete fare un po’ di bella vita come quella che noi vi mostriamo, dovete piegarvi come fili d’erba al vento  del Mercato e così realizzerete tanti piccoli sogni, senza mettere pericolosamente in discussione il sistema.

Io sono un assiduo di Fine Living Italia, che ha iniziato le trasmissioni l’anno scorso, assiduo e incuriosito al punto di conoscere a memoria gli attori e i programmi trasmessi. Nelle trasmissioni dell’emittente non ho mai visto immagini delle guerre (principalmente americane) che stanno devastando intere aree del mondo, mai un accenno ai gironi danteschi dell’inferno, come Aleppo o Yarmouk, assediati senza acqua e senza cibo, mai un’immagine delle masse di profughi stipati sui barconi o in marcia sulle strade d’Europa. Eppure anche questo è un esito tangibile del Libero Mercato Globale, combinato in una miscela esplosiva con l’islam più ortodosso. Nel mondo di Fine Living tutto questo non può e non deve esistere. Nel virtuale “siamo già oltre”!

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Fine Living: show, personaggi e interpreti

Trattiamo ora, entrando nello specifico, gli show proposti dalla nostra bella emittente.

L’attore che preferisco, fra tutti, è Adam Richman, ebreo newyorkese nato a Brooklyn e laureato ad Atlanta, che mangia a quattro palmenti in ben tre show, Man Versus Food, Man Finds Food e Best Sandwich In America (il miglior panino degli States secondo Adam!). Questo simpaticissimo quarantunenne, dal viso pacioccone e dall’espressione bonaria, incarna perfettamente l’uomo unidimensionale nella lotta diuturna contro gli eccessi di cibo, costellata d’insidiose sfide alimentari in tavole calde e paninoteche. Una lotta che diventa, grazie a Fine Living, vera e propria “epica” da digitale e, sembrerebbe, il primo problema dell’umanità. Adam affronta la sfida del cibo con la grinta di un gladiatore nel Circo Massimo, e così si sbaffa panini da un chilo e passa, accompagnati da decine di litri di Milkshake. “Non sono un mangiatore sportivo, sono solo uno che ha molto appetito”, così si presenta il nostro.

Le sue avventure culinarie entusiasmano milioni di telespettatori, yankee e non yankee. “Oh, mio Dio! Il pane è morbidissimo, si sente il sapore del cavolo e tutta la piccantezza dello jalapeño …”. Manifestazione suprema dell’americanismo secondario, rivolto ai non-statunitensi, Fine Living Italia trasmette settimanalmente le avventure del simpaticissimo Adam. La fame nel mondo scompare (anche dal Sahel) e con lui appare l’abbondanza neocapitalista … se non proprio l’indigestione! Su tutto aleggia l’arte culinaria secondo gli americani, esaltata dalla voracità di Richman.

Altro must di Fine Living, versione Italia, è il programma di Andrew Zimmern, uno chef newyorkese bello grosso e pelato come una palla da biliardo, che ci presenta il Bizzarre Food, tradotto con Orrori Da Gustare America. Un po’ di cucina etnica, un po’ di piatti tradizionali, molte stranezze alimentari – prudentemente edulcorate e liofilizzate – a uso e consumo degli stomaci di ferro. “Adoro i testicoli” (ovviamente cucinati) è una frase chiave dello spot di Zimmern, che non disdegna nel piatto interiora o alligatori della Florida. Gran conoscitore delle eccentricità culinarie e chef molto preparato, Andrew Zimmern è imbattibile nel suo campo. Stravaganze come quelle di Andrew sono ammesse e addirittura incoraggiate dal sistema, perché del tutto innocue per la sua riproduzione.

Charles Stiles, della Business Evaluation Service, si occupa di rimettere in sesto ristoranti in crisi, ridotti male sempre e soltanto a causa del cattivo comportamento dei dipendenti (lo Staff!), siano essi bartender, manager, aiuto cuochi o semplici lavapiatti. Le Spie Al Ristorante di Charles (titolo originale Mystery Diners), con l’ausilio di telecamere nascoste nel locale devono scoprire la causa dei problemi che causano dissesto economico, smascherandone in breve i responsabili. Dipendenti infedeli che non di rado sono licenziati in tronco (“alla voce”) da un titolare infuriato. Altro che Statuto dei Lavoratori! L’elegante baffetto Wasp, spesso circondato da belle ragazze, non perdona e risolve sempre il busillis. Il format di gran successo ci mostra un mondo in cui tutti hanno occasioni di lavoro e i disoccupati sono solo temporanei. Anzi, cadono in disgrazia sempre per causa loro, mostrando incuria, indolenza o disonestà. I sindacati non servono più, statuti e leggi che sanciscono i diritti dei lavoratori neppure, non c’è traccia di estenuanti cause legali, perché bastano Charles Stiles e le sue Spie Al Ristorante per risolvere, rimettendo tutto a posto. Niente disoccupazione di lungo periodo su Fine Living, poiché, alla fine dello show scopriamo che i licenziati, dopo soli quattro mesi, stanno già lavorando da un’altra parte.

Stephen Fanuka, fondatore della Fanuka Incorporated, è il re di Manhattan nella finzione di Fine Living, cioè uno che si cucca fior di appalti per le ristrutturazioni nel mercato immobiliare più difficile e costoso del pianeta. Sono contratti da milioni di dollari, per rendere un vecchio attico la nuova reggia del fortunato proprietario, o per trasformare una mansarda datata in un alloggio da sogno. Il nostro eroe, re delle ristrutturazioni a Manhattan, lotta con problemi imprevisti (impianto elettrico da cambiare, pavimenti irregolari, soffitto che cede) e clienti rognosi, altolocati, che esigono la perfezione. Alla fine dello show, puntualmente, la Fanuka Incorporated che ha lavorato sodo ce la fa. Grazie alla caparbietà dell’imprenditore Stephen, moderno condottiero, e all’abnegazione di architetti, tecnici e operai professionali, che si sacrificano lavorando anche di notte pur di raggiungere il target. E’ così che si sopravvive in un “mercato difficile” ma libero, ottenendo come premio il successo. Capita la lezione?

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Uno show tutto italiano

Fra i tanti proposti da Fine Living, c’è anche uno show pensato per l’Italia, che ha come protagonisti Giulia Garbi, agente immobiliare eclettico, e Nicola Saraceno, architetto creativo che ha insegnato all’università, in competizione reciproca per vender case ai clienti, come il Mercato comanda. La Seconda Casa Non Si Scorda Mai ci mostra lo spaccato di un’Italia bella, suggestiva, ricca, con unità abitative eleganti e confortevoli, e famiglie felici assillate da pochi problemi, che possono destinare al “sogno” della seconda casa, per le vacanze e il relax, un capitale medio di mezzo milione di euro! Insegnati, avvocati, geometri, funzionari statali in pensione, semplici impiegati, con tanto di consorti e figliolanza, decidono d’impiegare un po’ dei loro pingui risparmi per gravarsi del peso fiscale e dei costi di gestione di un altro immobile. Come se non ci fosse stata la distruzione del mercato interno e di quello immobiliare per opera di Mario Monti, il tutto condito con una fiscalità oppressiva, oltre i limiti! O almeno, tutto ciò non è contemplato nel programma di Fine Living Italia.

Poco importa se una sessantina di metri quadri calpestabili, sia pur con poggiolo, costano la bellezza di cinquecentomila euro! Giulia e Nicola si affrontano nella competizione a suon di case sempre più belle (e sempre più care), mostrandosi professionali e competenti, conoscitori della storia e della geografia locale in ogni punto della penisola, dall’Alto Lazio a Milano Marittima. Se poi propongono una casa che sfonda il budget di centomila euro (una cazzata, in fondo …), i clienti, affascinati dal panorama collinare, dal tinello ritinto e dal caminetto, senza scomporsi troppo farfugliano “dovremo fare un piccolo sforzo …”. L’avete mai vista un’Italia simile – bella, ricca e felice – se non su Fine Living? Il messaggio lanciato dallo show è il seguente. Le riforme neoliberiste da Monti a Renzi hanno funzionato, la ripresa c’è (anzi, non c’è mai stata una vera crisi), i soldi girano come acqua e se sarete bravi, rispettando le Sacre Regole Del Mercato, vi meriterete anche voi le seconde case proposte da Giulia e Nicola! Due esperti pronti a sfidarsi per trovare la tua seconda casa ideale (ammesso che tu abbia già la prima …).

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Conclusioni

Mi sono dilungato molto, in questa analisi che spero non infruttuosa, e non posso scrivere degli altri eroi virtuali che compaiono su Fine Living. Trascurerò i pur bravi Willie Degel (Ristoranti Allo Sbando), Matt Blashaw (La Seconda Casa Non Si Paga Mai), Jack Maxwell (Un Mondo Da Bere), gli chef italiani Maurizio Rosazza e Andrea Marconetti (Colpo Di Cucina) e tanti altri attori e interpreti.

Ciò che importa è capire che Fine Living vende alla massa passivizzata e rimbecillita una versione irrealistica e irraggiungibile del mondo, la più gradita ai dominanti finanziari che si nascondono dietro al Mercato. Si educa la popolazione a non riflettere su questioni di capitale importanza, come la distribuzione del prodotto sociale, la moneta, il lavoro, le guerre, la destabilizzazione degli stati, imprigionandola nei piccoli desideri che soltanto il mondo virtuale creato da questa catena televisiva può soddisfare. Cibo, drink, seconde case e giardini rigogliosi, proposti con un linguaggio semplice, accessibile a tutti, che rischia di diventare stereotipato, influenzando irrimediabilmente i ragionamenti.

Si tratta soltanto d’innocuo intrattenimento o è l’ultima frontiera televisiva della manipolazione? A voi giudicare. Da parte mia, ringrazio Fine Living Canale 49 Del Digitale Terrestre (sul quale sono sempre sintonizzato), esclusivamente per le riflessioni che mi ispira.

Fine Living? di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-09-17T15:58:50+02:00da derosse
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6 pensieri su “Fine Living? di Eugenio Orso

  1. Grande articolo! “Comprendere” il sistema passa attraverso analisi del genere, più incisive, a mio parere, di qualunque discorso di natura strettamente politica o geopolitica. Non conoscevo Fine Living, ma provvederò quanto prima; nel frattempo segnalo, in ordine sparso, altre sottili telepropagande di matrice angloamericana: Sex and the city, Jersey Shore, Friends…continuate voi che io non guardo la tv.
    Il capitalismo è bellissimo! Saluti a tutti, Moravagine.

    • Per Moravagine

      Sospetto che il mondo ovattato proposto da Scripps Entertainment con le varie Fine Living sia l’ultima, più recente frontiera televisiva della manipolazione. Infatti la capogruppo è nata nel 2008, mentre Fine Living Italia ha iniziato a trasmettere nei primi mesi del 2014. Siamo oltre Sex and the city e i reality (che sono già cosa vecchia, come Barbara D’Urso).
      Facendo queste analisi, devo confessarlo, quando scendo nel dettaglio mi diverto molto …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Complimenti per questo bel pezzo, la televisione è effettivamente come l ha descritta lei, il suo ruolo mascherato da intrattenimento è quanto di più subdolo possa esistere.
    L unica alternativa allo spegnimento del mezzo in questione è la lettura di alcuni libri e di blog come il suo che creano gli anticorpi essenziali per non soccombere ai messaggi subliminali che bombardano le menti indebolite da questo sistema
    televisivo che in sostanza si autoalimenta di bugie.

    Chi si piazza davanti al televisore, al calduccio e comodamente sdraiato sul sofa’ nella maggioranza dei casi lascia cadere le ppche difese intelletive e
    critiche che dovrebbero contraddistinguere una
    mente pensante rispetto ad un boccalone che si beve qualsiasi cosa gli venga fatta ingurgitare.
    Quello diventa perciò, come dice lei, il momento per creare l uomo educato al sistema, economico,
    sociale, perfino alimentare, chi crea questi format
    lautamente finanziato dai soliti noti lo sa, e da quel
    punto di vista crea un lavoro sopraffino.

    • Per Maxmilione

      Sono lieto che c’è almeno uno che ha compreso la sostanza della mia analisi. Con il procedere della tecnologia (la semplice tecnologia, in tal caso, non la Tecnica che c’imprigiona, secondo Heidegger) le possibilità di manipolazione crescono, a uso e consumo dei dominanti finanziari, e i “Format” si moltiplicano. Il vecchio quarto potere televisivo che dovrebbe essere ormai superato da internet è vivo e vegeto, cattura ancora la maggioranza della popolazione, riesce sempre a “sorprenderci”. La catena dei canali Fine Living, che trasmette dagli Usa all’Asia, è sicuramente un buon test per comprendere questi meccanismi … La televisione detta tematica non è meno insidiosa di quella generalista.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      P.S.: anticipo che nel prossimo futuro probabilmente mi dedicherò ai canali per bimbi e ragazzi, attivi per l’Italia. In qualità di nonno di un bimbo di quattro anni e mezzo ovviamente li conosco …

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