Né le elezioni né la Rivoluzione ci salveranno di Eugenio Orso

Il caso greco e quello italiano dimostrano in pieno tutta la “nullità inesorabile” delle elezioni liberaldemocratiche. I risultati – espressione, su un piano teorico, della cosiddetta volontà popolare – non contano nulla, possono essere ribaltati, si può agire dietro le quinte agevolmente per tornare alle urne. Così in Grecia, a giochi già fatti. O si può agire per negare a talento il voto politico, tenendo in piedi un governo “nominato”. Così in Italia, paese in cui il processo di rischiavizzazione del lavoro, di distruzione del sociale e di privatizzazione (“le riforme che il paese aspetta”) deve essere portato a compimento nel breve-medio periodo .

Allora, se il programma è sempre quello della troika, ispirato dai mercati finanziari e dagli investitori, se i capi di governo si scelgono nei “salotti buoni” del neocapitalismo, incuranti del verdetto delle urne, ai popoli dominati non resterebbe che l’anelito rivoluzionario, per rovesciare il sistema e cambiare radicalmente le politiche di governo, nonché le alleanze internazionali dei paesi liberati.

Si fa un gran parlare dell’urgenza del ritorno alla sovranità, monetaria e politica, degli stati che l’hanno “devoluta” al sopranazionale, per impostare politiche sociali e industriali che arrestino la caduta della vecchia Europa, e in particolare di paesi malridotti come l’Italia. Questo è certo un tema cruciale, anzi, per alcuni è addirittura il vero e il solo vulnus. Per riappropriarsi sovranità e moneta, visto che elezioni non servono a niente, ritualizzate come sono e incapaci di modificare lo status quo, ci vorrebbe una bella Rivoluzione, che incida sui rapporti sociali, sugli assetti politici e sul sistema di alleanze internazionali.

Tsipras dimissionario, dopo aver accettato abbassando la testa le imposizioni del mostro europide, troika+germania, e Renzi non eletto (ma gradito a Goldman Sachs) ancora in carica, forse fino al 2018(!), o almeno per tutto il 2015, lasciano intendere che la strada elettorale non è percorribile, per salvare i popoli europei prigionieri nell’eurolager, e che la soluzione rivoluzionaria, a questo punto necessariamente armata e violenta, potrebbe essere la sola speranza rimasta.

Dovrebbe trattarsi di una Rivoluzione “populista”, antiliberale, finalizzata ad aprire le porte del lager unionista riconquistando il controllo della moneta, a uscire dalla nato, a stabilire una solida e strettissima alleanza con la Russia. Per una Nuova Europa Sovrana. Così, forse il ventunesimo secolo, non diventerebbe un “nuovo secolo americano”, come vorrebbero i folli e criminali neocon statunitensi, ma l’inizio di una lunga fase di ripresa di potenza del vecchio continente, in grado di affrontare e debellare la minaccia, barbarica e stragista, rappresentata dall’islam sunnita e quella, commerciale, industriale e produttiva, incarnata dalla Cina.

Tuttavia, si continua inutilmente a votare in Grecia come in Italia. In Italia, per la verità, con molta più moderazione evitando le politiche, se le presidenze del consiglio assegnate dai poteri forti esterni, si confermano con le elezioni europee (“luna di miele” degli italiani con Renzi e piddì al 40%).

Anche nei paesi in cui il voto politico è più frequente, come in Grecia, la volontà popolare è calpestata e il corpo elettorale regolarmente ingannato. Fin dalla sua comparsa ho sostenuto che Alexis Tsipras – espressione della sinistra euroserva, attaccato all’euro e all’unione come il pidocchio alla cute – è solo un volgare imbroglione e gli accadimenti più recenti lo confermano in pieno. Il suo programma era soltanto elettoralistico, per imbonire le masse, poiché, senza una rottura netta con l’unionismo elitista, sarebbe stato impossibile applicarlo. Risultato finale: il grande capitale finanziario ha vinto ancora e i greci hanno perso.

Se al posto di Tsipras ci fosse stato il “ribelle” Varoufakis, anche lui espressione della stessa sinistra (l’unica, oggi, in Europa, non dimentichiamolo), la sorte dei greci non sarebbe cambiata di una virgola, perché le oligarchie finanziarie e monetarie l’hanno già decisa. Nel caso di Varoufakis le trattative si sarebbero protratte più a lungo, con qualche drammatica rottura, ma l’esito finale sarebbe stato lo stesso.

Italia e Grecia dimostrano che le elezioni liberaldemocratiche, con tutto il corredo di retorica sinistroide sulla democrazia, altro non sono se non uno strumento di dominazione e controllo delle masse nelle mani delle élite neocapitaliste, un rito che trova in questa sinistra, legata mani e piedi all’”internazionalismo finanziario” dal piddì a syriza, il suo principale e più convinto officiante. La conclusione che possiamo trarne è che le masse si fottono addirittura meglio con il voto, perché senza sarebbe un po’ più problematico, senza dar loro di tanto in tanto “la parola”, giustificare i massacri sociali.

Nel cul de sac in cui ci troviamo, assieme ai greci e a molti altri popoli europei, la soluzione non può essere la vittoria elettorale di un’ennesima sinistra, definita umoristicamente “massimalista” o “radicale”, magari in alternativa ai vecchi partiti socialisti (che di socialista hanno solo il nome) o a formazioni solidamente e dichiaratamente euroserve come il piddì.

L’unica alternativa con qualche speranza di successo sarebbe la Rivoluzione. Basta con i Civati, i podemos-possibile, i Varoufakis, le coalizioni sociali, le albe, le linke e le altre europe, i Fassina chi! Basta con queste prese per il culo sinistroidi, architettate dai Soros e dai Goldman Sachs. In campo le armi, l’inquadramento militare, gli scontri di piazza e gli assalti agli edifici pubblici! Facile a dirsi, ma impossibile a farsi, in queste condizioni storiche …

Per mancanza di tutti gli “ingredienti” di base – quadri motivati, programma politico coerente e applicabile, consenso di massa crescente – la Rivoluzione, nelle nostre condizioni, è un esito del tutto improbabile e per molto tempo non sarà in agenda.

Provate a cercare, in tutta Italia, non dico centomila ma soli diecimila elementi antisistema motivati, bene istruiti, determinati a costruire un’alternativa reale allo status quo imperante, disposti a combattere in clandestinità come i vecchi brigatisti rossi, rischiando la pellaccia. In tutto il territorio nazionale ne troverete forse qualche decina, con i requisiti minimi, e si tratterà (lo scommetto) di individui isolati, anche loro come tanti altri oppressi da un senso di vaga impotenza politica. Per non parlare del programma alternativo a quello neocapitalista applicato da Renzi (e in Grecia da Tsipras), che non esiste proprio. Il consenso delle masse, poi, rischia di diventare una chimera, perché la potenza manipolatrice degli apparati mediatici, ideologici ed accademici è al massimo storico, in grado di far passare come primo problema le nozze fra omosessuali – o addirittura i direttori stranieri nei musei italiani – con almeno sette milioni di italiani disoccupati e inoccupati. Il popolo bue deve gioire se Mattarella, il presidente fantoccio di Renzi, taglia gli alloggi, principeschi e sottocosto, ai funzionari della presidenza della repubblica, come se fosse una grande conquista di civiltà! Intanto il fisco vi ammazza. C’è la ripresa, anche se sei in cassa integrazione, sul giro d’aria, con equitalia alle calcagna, e molti imbecilli ci credono …

Gli imbecilli sociopolitici, plasmati ad hoc in quest’ultimo trentennio, anche se hanno la pancia sempre più vuota e il portafogli pure, sono facili da condurre, da orientare, da confondere, e soprattutto da usare per sostenere quel sistema che gli tira calci nel culo. Questa è la realtà ed è difficile credere che le cose cambieranno in uno o due anni appena. Persino in Grecia, nonostante il palese tradimento di Tsipras e di syriza, non si respira aria di rivoluzione. Tutt’al più, di nuove elezioni, che saranno ancora una volta una trappola per i greci.

La conclusione? Né le elezioni né la Rivoluzione ci salveranno, quindi siamo spacciati.

Né le elezioni né la Rivoluzione ci salveranno di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-08-21T16:38:29+02:00da derosse
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16 pensieri su “Né le elezioni né la Rivoluzione ci salveranno di Eugenio Orso

  1. Mai dire mai, tutto l’insieme è comunque fattore variabile, nonostante la volontà e la grande disponibilità economica di questi signori, ci possono essere fatti che possono cambiare la realtà.
    Per la maggiore il popolo sembra con le pezze al culo, tanti con le tasche vuote, quando ce ne saranno tanti con la pancia vuota i fatti potrebbero essere diversi, anche se non sembra esserci alcun movimento organizzato, forse si andrà verso una lotta cui ognuno vorrà farsi giustizia da solo, chissà…

    Saluti

    • Per Jean

      In effetti, non vedo un finalismo nella storia e tanto meno la fine della storia a causa del mercato e della democrazia. La storia è imprevedibile e non concede repliche, come amo dire e scrivere. Le sorprese possono essere dietro l’angolo …
      Inoltre, esisterà pure un limite alla compressione materiale e psicologica delle classi dominate, raggiunto il quale potrà riattivarsi il conflitto verticale, cioè la fatidica “lotta di classe”. Altra cosa sono i “riots” insurrezionali, puramente distruttivi, o peggio la lotta del tutti contro tutti, in una fase di disgregazione completa delle società!
      Quello che voglio sottolineare è che il tempo gioca a loro favore (a favore della classe dominante neocapitalista) e che il cambiamento potrà richiedere molti anni, forse interi, lunghi decenni, non uno o due annetti!

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Credo non succederà mai. Primo, perché alla fame vera non si arriverà, proprio per evitare malcontenti troppo viscerali. Secondo, perché la popolazione giovane ormai è ridotta in gran parte a una massa inerte di drogati, smartphone-dipendenti, lobotomizzati che non sanno nemmeno in che mondo vivono e vanno in crisi al primo ostacolo. Terzo, perché l’ondata immigratoria frammenterà sempre più il tessuto sociale. Quarto, perché ai primi sentori di un problema vero le solite centrali di potere interverrebbero con falsi-bandiera ecc. Quinto, perché non esiste solidarietà ma individualismo estremo. Sesto, perché la classe pensante (per così dire) è composta da prime donne incapaci di accordarsi e tanto meno di agire di concerto. Mi fermo qui perché è quasi mezzanotte. Il potere può dormire sonni tranquilli.

        • Per Anacronista

          Mai dire mai alla Rivoluzione, anche se arriverà dopo (o molto dopo) il 2020 … il 2030, o addirittura più tardi.
          Se si crede che esiste un limite alla compressione non solo fisica, ma anche psicologica dei dominati – oltre il quale ci dovranno essere sommovimenti sociali di rilievo – e se si crede che la manipolazione antropologica e culturale non è irreversibile, si deve ammettere che la possibilità rivoluzionaria, cioè il conflitto verticale, pur sempre esiste. Solo che non è per domani … e il tempo stringe.
          Anni fa Costanzo Preve e io scrivemmo grossomodo quanto segue: se lo stus quo neocapitalista si manterrà fino al 2050, avranno probabilmente vinto per tutto il secolo. Questa, purtroppo, è una possibilità molto concreta …
          Ciò non toglie che le correnti della storia possano improvvisamente svoltare e portarci verso altri lidi, prima o anche molto prima del 2050.
          Ipotetici quadri rivoluzionari (che oggi drammaticamente latitano) non dovrebbero fidare sulle “singolarità” – ossia su eventi storici improvvisi, di grande portata, che portino a una svolta repentina – ma dovrebbero lavorare metodicamente, pur fra mille difficoltà, per portare avanti il discorso dell’alternativa di sistema.
          L’unica cosa che si pò fare, negli attuali contesti di vittoria neocapitalista (dal Medio Oriente all’Europa), è tenere viva la speranza con un minimo di controinformazione e di analisi sociopolitica alternativa, smascherando la disinformazione sistemica e i collaborazionisti delle élite finanziarie a tutti i livelli (media, politica liberaldemocratica, università e mondo intellettuale, eccetera).

          Cari saluti

          Eugenio Orso

        • Per Jean

          Collasso della Cina? Ulteriore arretramento dell’Europa, con tensioni interne crescenti? Peggioramento negli usa? Forse si va verso una mega-bolla che consentirà agli agenti neocapitalisti di rimodellare gli ordinamenti sociali – e le composizioni etniche in varie parte del mondo – e di ricavare nuove risorse per il loro progetto demiurgico sopranazionale di controllo del pianeta. O forse ci sarà un grande “bang”, che probabilmente non potrà essere indolore, per i popoli dominati …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  2. Pingback: Historia, magistra vitae – terzapagina

  3. l’articolo è condivisibile ma fino ad un certo punto

    i Rivoluzionari ci sono e sono anche molti di più di quanto crediamo

    costoro ritengono che sia inutile immolarsi per un popolo che non vuole liberarsi, perché, diciamolo chiaro e tondo, questo sistema fa comodo a molti…

    saluti

    • Per SpadaccinoNero

      Secondo l’insegnamento di lenin, i rivoluzionari dovrebbero operare anche nei momenti di grande difficoltà, consolidando l’organizzazione in attesa dei “tempi migliori”. Non dovrebbero fidare sul “colpo di scena”, cioè sul verificarsi improvviso di un evento imponderabile che rovesci la situazione.

      Non ritengo che oggi ci sia un sufficiente numero di soggetti (in Italia prima di tutto, ma non solo) così caparbi e determinati da seguire questa strada anche se le correnti della storia sembrano andare in direzione opposta …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Alla comunità ideale del futuro non si arriverebbe se non esistessero già “qui ed ora”, nel presente storico in cui viviamo, delle comunità di resistenza e di progetto (riprendendo Preve sul pensiero di Marx) – è condivisibile.
    Come è stato scritto: “La realtà potrebbe cambiare a causa di variabili imprevedibili”- è una possibilità. – Per chi ha fede – “custodire la brace”, è la cosa giusta da fare. –Intuitivamente sarà necessario, ottimisticamente a mio avviso, “attendere il prossimo secolo”…resistere sarà necessario.
    Mi sembra tuttavia corretto dire che: la “compressione” di cui parla Eugenio Orso potrebbe non essere percepita come tale o comunque potrebbe non creare un movimento utile all’inversione del processo in essere – anzi, paradossalmente secondo me, l’eventuale movimento potrebbe portare nei prossimi anni ad un’accelerazione del processo già in corso.
    Nei confronti di chi potrebbe perdere la fede o trovarne una diversa, nei confronti di chi potrebbe morire (indipendentemente dalle motivazioni, penso ad esempio a Barnard , – colgo l’occasione per correggermi, contrariamente a quanto ho scritto precedentemente non penso sia pazzo – mi riferisco alla proposta di suicidio collettivo, anche se l’idea è discutibile, segue un filo logico; penso inoltre anche ai recenti 10.000 suicidi in Grecia o alle persone che pretendono una vita migliore, disposte a perderla attraversando mari su un canotto…) – proverei rispetto, nel caso estremo, profondo cordoglio.
    La neuro-ingegneria ha verificato l’applicabilità di “metodi” che inducono il comportamento umano ad una variabile dipendente dai processi cognitivi…. “l’uomo senza consapevolezza si priverà volontariamente della sua autonomia individuale nonché del suo libero arbitrio decisionale” a favore di una intelligenza “artificialmente” creata ? quale? – (interpretazione dei contenuti trattati da B.G. Bara – La simulazione del comportamento. L’intelligenza artificiale: analisi e riproduzione di attività mentali umana – F.Angeli Editore).
    Ho ascoltato di recente un’intervista – Manco i faraoni ci avrebbero trattati così! Diego Fusaro sull’Unione Europea:
    “Inquietante questo fatto – anche il Cristiano obbedisce al sovrano (allo Stato) solo se questo riconosce le leggi di Dio – altrimenti gli è permesso il tirannicidio”….i mercanti dal tempio mica li avrebbero dovuti cacciare?
    “Inquietante questo fatto – rispetto al torto subito, ai diritti negati, avrebbero dovuto esserci almeno “10 rivoluzioni francesi-20 rivoluzioni russe”
    Invece no. La gran parte delle persone sembra paralizzata, o meglio aumentano i suicidi – dov’è la lotta contro l’alienazione? Dov’è l’ideale di comunità dell’uomo? Dov’è la sua essenza!?
    “Cercavo uomini grandi e trovai soltanto le scimmie del loro ideale” dice il deluso – c’è inoltre chi potrebbe essere altrettanto o più profondamente deluso, se cercava Dio…
    Se non verrà riconosciuto un principio organizzativo trascendente (cioè un fine teleologico), tutto si riproporrà diverso in apparenza, uguale in sostanza, il movimento sarà infinito? – […] abbiamo tolto di mezzo il mondo vero: quale mondo ci è rimasto? Forse quello apparente? ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente [..] fine del lunghissimo errore, apogeo dell’umanità; INCIPIT ZARATHUSTRA.
    Il sentimento di chi perderà la fede, di chi rimarrà deluso, dell’individualista, dell’egoista, del nichilista, del qualunquista, di chi si arrende, etc. sarà dunque comprensibile?
    Cari saluti.
    Arianna

    • Per Arianna

      La resistenza al sistema (e ai suoi modelli culturali) che avverto intorno a me è debole, talora confusa, per ora solo marginale.
      Le prospettive non sono buone, anche se il “custodire la brace” è un dovere per ogni oppositore, nonostante le avversità e la storia che sembra andare in senso opposto.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Probabilmente, ed è quello che credo, è stato l’assistenzialismo perpetrato negli anni che ha distrutto i popoli Europei, basta guardare le giovani generazioni, tutti fancazzisti e senza alcuno scopo nella vita.
        Chi dovrebbe farla alla fine questa rivoluzione, i cinquantenni?
        I cinquantenni hanno famiglia a cui badare e non andranno sicuramente a fare la rivoluzione per queste generazioni senza scopo nè senso, noi diventeremo vecchi e in pensione e loro sempre più lobotomizzati dai media e smartphone, ogni tanto qualcuno avrà un contraccolpo, quando perderà una parte del sostegno che ha con il decesso naturale dei genitori e forse tornerà con i piedi a terra accorgendosi che ha passato buona parte della propria vita a perdere tempo e non costruire nulla per il futuro, visto che il futuro è adesso, si ritroverà con un mucchio di mosche in mano e probabilmente tanti sceglieranno la strada meno indolore, quella del suicidio.

        Saluti

        • Per Jean

          Il proliferare, in occidente, delle autosoppressioni di coloro che scivolano in una situazione pauper di esclusione (suicidi per ragioni economiche) può essere letto come il perseguimento di un vero e proprio obbiettivo neocapitalista – soppressione degli “inutili” – in un quadro di distruzione delle “reti familiari e amicali” di sostegno e, naturalmente, dell’essenziale sostegno rappresentato dallo stato sociale.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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