America, america … america? (Un romanzo di) Eugenio Orso

Capisco che non è una cosa usuale per questo blog, ma ho deciso di pubblicare un romanzo breve scritto da me. Potrà sembrare, a chi vorrà leggero, un romanzo di storia alternativa o di “universi paralleli”, ma c’è una sorpresa, nell’ultimo capitolo, che ci riporta allo spirito e ai temi di Pauperclass. La lingua del romanzo è uno strano italiano, che corrisponde a un americano tradotto degli anni sessanta (e settanta) in cui la storia è chiaramente ambientata. Per la precisione, l’anno è il 1966. La trama è quella di un poliziesco classico, piuttosto scontato, che però non si svolge a New York, ma in un’improbabile Nuova Milano, trasformata nella “grande mela” e in un grande “aperitivo da bere”.

Il pdf è liberamente scaricabile da chi ha intenzione di leggere, almeno per curiosità:

America, america, america_versione finale_Eugenio Orso

A buon rendere

Eugenio Orso

America, america … america? (Un romanzo di) Eugenio Orsoultima modifica: 2015-08-13T18:33:00+02:00da derosse
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4 pensieri su “America, america … america? (Un romanzo di) Eugenio Orso

  1. Caro Orso, sono un suo lettore assiduo, ma non avevo mai commentato.
    Colgo l’occasione per esprimerle i miei complimenti, da persona che appartiene ad un mondo totalmente diverso ma che, come mi pare di capire anche lei, auspica la fine di questi vecchi steccati.
    Giusto per capirsi, le lascio un link ad un mio vecchio articolo che la riguarda di sfuggita.
    http://www.ilprimatonazionale.it/cultura/partito-democratico-e-pci-una-distanza-solo-apparente-24539/

    Comunque, a me il romanzetto è piaciuto.

    • Per Matteo

      Ringrazio.
      Comunque, mi permetto di osservare (ho letto Partito Democratico e Pci: una distanza solo apparente) che l’elettorato piddino non è più, in parte rilevante, quello del vecchio Pci, se non altro per questioni generazionali. Non ci sono più “baffoni” e “baffini”, ma “liberal” renziani (e blairiani) e non renziani e “sinistra” piddì. Ho sempre sostenuto che l’inganno è stato, all’inizio del processo involutivo che ha portato dal Pci ormai socialdemocratico all’infamissimo piddì, quello della sostituzione dell’internazionalismo proletario (dal fatidico 1848 alla fine del novecento mai realizzato) con la globalizzazione neoliberista, condita dal falso mito della “globalizzazione dei diritti”, dopo quella economica di matrice neoliberista. In odio ai vecchi stati sovrani e alla loro sovranità, stupidamente considerata (dalla base) “di destra”. Inevitabile, quindi, un’adesione implicita al neoliberismo economico.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Beh, ammettere di colpo la moria di milioni e milioni di elettori mi sembra dura 🙂
        Diciamo che il processo è stato abbastanza graduale da Berlinguer a Renzi e poi oltre.
        Quello che è rimasto è solo l’enfasi millenaristico-escatologica.
        Che sia la “società senza classi” dei comunisti, la “fratellanza universale” dei massoni o la “Gerusalemme celeste” (ovvero il destino manifesto) dei protestanti, poco cambia nel furore livellante.
        Ma dove maggiore è il danno, maggiore è ovviamente la probabilità di una cura.

        • Per Matteo

          Per quanto riguarda “la probabilità di una cura” (come scrivi, con un po’ di ironia) tendo ad essere piuttosto prudente e, comunque, si tratterà di un “decorso della malattia” lungo e difficile. Questo perché il processo di manipolazione antropologica che ha portato all’uomo-pauper (in tutti i sensi, anche in quello culturale), idotizzato sociopoliticamente, schiavo del mercato e adatto a vivere nelle dimensioni neocapitalistiche, è almeno trentennale e ha avuto (purtroppo) un grande successo, soprattutto in paesi come l’Italia … Da qui il soggetto del mio romanzo breve.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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