La mossetta di Civati indica nuove elezioni? (Alceste)

E così il coraggioso Civati, dopo appena due anni di infruttuosi tira e molla nel peggior partito d’Occidente (sedicente di sinistra), ha deciso il grande passo.

Si è staccato dalla casa madre.

E chi si è portato appresso? Nessuno. Neanche una Puppato.

Come trascinatore di folle non c’è male. D’altronde la faccia testimonia per lui: è una nullità. Resta da stabilire se tale insuccesso carismatico è dovuto al motivo anzidetto (è una nullità) o, più probabilmente, alla sua estrema delicatezza: quella che impone di non disturbare il manovratore, ovvero il subcomandante Matteo, il Poroshenko del Lungarno, ex quizzarolo e presidente di provincia, ex sindaco, e ora segretario PD e felice premier dell’attuale governo fantoccio.

Lo schema dell’addio è il consueto, ormai usurato ma assolutamente vincente, almeno presso l’elettorato più sprovveduto (la parte che vota PD e si crede ancora a sinistra; con una certa arroganza, peraltro).

Più che uno schema Ponzi abbiamo uno schema Gonzi: la cellula metastatica si distacca dal tumore primario (il PD) e va ad allignare altrove, producendo una autonoma entità maligna, di sicura aggressività, che va a sostituire altre entità simili, ormai sfiorite (Cofferati, Bertinotti, Cossutta, Vendola), in vista di una futura alleanza (che verrà sancita dopo i consueti tira e molla a uso dei Gonzi predetti).

Il nuovo partito ingloberà i culi di piombo di SEL e le varie realtà disperse a sinistra (SEL che, a suo tempo, ebbe a cooptare rifondatori, verdi, comunisti et cetera; so di che parlo: ero presente all’atto di nascita del partito a Roma): una base di maneggioni locali, portatori d’acqua, di tessere e di pacchi di voti confezionati è, infatti, necessaria, come un massetto di cemento è necessario alla stesura d’un pavimento.

Necessaria, ma non sufficiente.

Occorre, infatti, oltre alle truppe cammellate, il carburante dell’inganno: Landini. Landini assicurerà, oltre all’ingrediente maneggione e all’allure da bravo ragazzo di Civati (buono per mamme, pensionati, nerd e zitelle assortite), la dose barricadera, ottima da spendere nei vari talk show di regime della serata, calibrati (come si ama dire) per il brand piddin-sinistro; già immagino le sfuriate (turgide le vene al collo) contro i tagli alle pensioni, i tagli FIAT, i tagli et cetera.

Completeranno ideologicamente il quadro del nuovo partito cocchiero alcune immancabili figurine di contorno che avranno il compito di coprire, nell’offerta da discount, il target degli orfani dei diritti civili; ecologisti riciclati, pacifisti, sostenitori LGBT, filoimmigrati, e quant’altro offre di effervescente il panorama del buonismo sarà gettato nella fornace del piagnisteo, magari chez Berlinguer Bianca che adotterà, a corredo di tanta bontà, graziosi quadretti edificanti di sicuro effetto: 

Esempio 1: insofferenza verso gli zingari. Ed ecco il civatian-landiniano al TG3 col bastone e la carota: bastone per i cattivacci fascio-leghisti o chi per loro (“Stanno tornando, all’erta!”; “Risorgenza dei fascismi europei”; “Non bisogna abbassare la guardia”) e la carota (“Occorre integrare, non respingere”; “Occorre finanziare le cooperative sociali”; “Accoglienza nel rigore” e via cicalando).

Esempio 2: disoccupazione alle stelle. Ed ecco il nostro col bastone (“Occorre una mobilitazione”; “Ci vuole uno sciopero generale con corteo incorporato”; “Via con le agitazioni dei sindacati di base” e via amenità consimili) e la carota (“Il governo attui le politiche di solidarietà”; “Nuove politiche del lavoro”; “L’Europa deve unirsi in uno sforzo comune”; “Ritoccare le norme sul jobs act”). 

La mira è quella di incanalare eventuali uscite di consensi dal partito guida (il PD), consolidarle, e quindi spingerle, con somma accortezza, verso una nuova unificazione a sinistra (se no vince Belluccone Grillo Salvini i fascisti i nazisti Putin e via così).

Un’operazione mediatica già messa in atto con successo, e di cui è evidente la malafede.

Sin dal colore del nuovo simbolo (il violetto del popolo viola, il colore riservato alle rivoluzioni colorate italiche; ricordiamoci del No-B Day); e sin dal nome del nuovo partito: ‘Possibile’, un richiamo furbesco e neanche velato ai movimenti di sinistra spagnoli (‘Podemos’, possiamo’; quelli greci son già stati sfruttati) nonché ai refrain pubblicitari già in uso alla sinistra perbenista, cosmopolita e filoamericana (l’obamiano ‘Yes, we can’, il veltroniano ‘Si può fare’).

L’obiettivo del 4-6% pare alla portata dei Nostri.

Non è necessario, peraltro, che i landin-civatiani confluiscano nella lista madre (benché i Nostri abbian fatto ingoiare rospi ben più formidabili ai propri elettori): l’importante è NON far vincere gli altri, ramazzando i voti dei delusi, degli irriducibili, dei nostalgici, dei movimentisti, degli anti-populisti e degli anti-leghisti, magari tentati dall’astensionismo.

Poiché una tale operazione ha bisogno, per consolidarsi nella psicologia di massa, di un anno di vita circa, possiamo calcolare i tempi di sopravvivenza del governo Renzi: fra i dodici e i diciotto mesi.

A meno che una disfatta alle amministrative (poco probabile, ma i timori non mancano) o una pressione insostenibile dall’esterno (più ragionevole: crolli di borsa, guerre al confine, spread …) portino a una decisa e incontrollabile accelerazione degli eventi.

La mossetta di Civati indica nuove elezioni? (Alceste)ultima modifica: 2015-05-29T12:20:18+02:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

6 pensieri su “La mossetta di Civati indica nuove elezioni? (Alceste)

  1. Analisi perfetta. Le cose stanno esattamente così: accaparrarsi un po’ di poltrone evitando, come finta opposizione, che il Pd perda.
    Sono dei vermi. E chi li vota in buona fede, dei perfetti imbecilli socio-politici.

    • Per Valdo

      Sono cose che Pauperclass sostiene da molto tempo. La sceneggiata della “sinistra piddina” – eventualmente, se fa comodo – scissionista (Civati) per trattenere consensi. Stessa cosa le polemiche, a parole, con il sindacato (Camusso, Landini). Dopo syriza, che ormai è sputtanata, il modello diventa podemos … Neanche troppo originale, anzi, decisamente prevedibile, ma i “sinistrati” sono così imbecilli che la cosa potrà funzionare.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per Valdo

      Il ruolo nel gioco truffaldino dei Bersani e dei Cuperlo è diverso da quello di Civati. Per Bersani il piddì, notoriamente, “è casa mia” e ci sta dentro come un topo (è il caso di dirlo) nel formaggio. Cuperlo, viscido più che mai e quasi piagnucolante (che schifo!), dice “non voglio spaccare il mio partito!”. Questi, alla fine, devono sempre supportare il partito unico, nonostante le dichiarazioni “di dissenso”. Altro ancora è Bindi, che ha tirato un coltellino nella schiena di Renzi e un avvertimento, con le dichiarazioni ufficiali in qualità di capa della commissione antimafia. Diverso, infine, è il ruolo di Camusso che invita i suoi iscritti ad andare al voto nelle regionali, ad esempio in Veneto, ma votando scheda bianca (neanche nulla con insulti, non previsti dal politicamente corretto). Lo fa per “contare” facilmente le adesioni – se le bianche passeranno dal 2/3% al 5/6% sarà consenso per la cgil(!) – e ricattare così Renzi: “concedimi la falsa concertazione, sicuro però che le tue misure contro i lavoratori e i pensionati passeranno, e ovviamente io non ti metterò più i bastoni fra le ruote …”

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Sono un amico di vecchia data di Pierre 57 che abitualmente vi commenta e che mi ha segnalato Pauper Class. Posso condividere l’urticante e impietosa analisi ma quello che mi sfugge è la proposta e “l’eventuale” referente politico. Escludendo i corpuscoli marxisti-leninisti che orbitano attorno al pianeta e il simulacro di quello che è stata Rifondazione negli anni migliori restano i 5 stelle e la lega. Ora, passino i 5 stelle ( con le dovute riserve ) ma se si tratta della Lega, lascio perdere.

    Un caro saluto

    • Per Carmine

      Non abbiamo un referente politico all’interno degli steccati della liberaldemocrazia parlamentare. Fuori, in quello che era l'”extraparlamentare”, oggi hanno fatto il vuoto, non c’è più nulla o quasi. Anche là la flessibilizzazione e l’idiotizzazione di massa hanno ottenuto buoni risultati, purtroppo.

      Personalmente, sono stato allievo del filosofo hegeliano e marxiano Costanzo Preve, che nell’ultimo, fecondo periodo della sua esistenza in vita è “ripartito” dalla filosofia classica, da Hegel e da Marx. Oltre che per il Maestro, ho grande rispetto per Karl Marx, Vladimir Lenin e Antonio Gramsci. Ho collaborato con il gruppo di Comunismo e Comunità, ispirato da Costanzo Preve. In ogni caso, come gli altri che collaborano con me in questo sito, non faccio riferimento a partiti politici e/o coalizioni, il che mi permette (ci permette) di essere critico nei confronti di chiunque, compresi Salvini e il cinque stelle.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.