Neocapitalismo e islam sunnita stanno vincendo di Eugenio Orso

Osserviamo gli effetti della strana alleanza fra il grande capitale finanziario, sprovvisto di etica religiosa, ateo, impersonale anche se posseduto dai pochi e veri ricchi nel mondo, e l’islam sunnita “religione di guerra” – come giustamente ha ricordato il criminale seriale al-Baghdadi – frammentato in molte schegge impazzite, dal fronte al-nusra allo stato islamico, dai fratelli musulmani ai salafiti, ma compatto nel fagocitare territori con le armi e disintegrare gli stati. Costoro marciano separati, a volte si combattono ferocemente divisi in fazioni, ma sicuramente alla fine colpiscono uniti, com’è accaduto nel campo/quartiere palestinese di Yarmuk alle porte di Damasco, dove la strage era gestita congiuntamente dalle orde di al-Baghdadi e da quelle di al-nusra. Gli stessi globalisti occidentali apparentemente sono separati – euro-americani distinti dagli islamosunniti del Golfo, giudeo-israelo-sionisti avversi agli islamosunniti – ma hanno interessi di potere e geopolitici convergenti, a partire dai teatri di guerra in Medio Oriente e in Africa settentrionale.

Gli effetti dell’alleanza segreta fra il neocapitalismo e le orde islamosunnite portano distruzione, instabilità, guerra endemica, violenza incontrollata, imbarbarimento dell’elemento umano e morte ovunque. Ci sono i morti di Siria, decapitati o uccisi dalle bombe dello stato islamico, oppure da quelle della “coalizione” a guida americana, e i ci sono i morti nel Mediterraneo, centinaia e probabilmente già migliaia di profughi – economici o di guerra fa lo stesso – annegati per affondamento della barca o semplicemente perché cristiani.

Ci sono, poi, i morti ammazzati dalla crisi economica, risultato delle politiche neoliberiste applicate in Italia e nel resto d’Europa. Se non ti uccide il neocapitalismo – che utilizza come armi l’euro, la crisi strutturale, la disoccupazione di massa e l’oppressione fiscale dei dominati – ti ammazzano le orde mercenarie di tagliagole sunniti, che fra un po’, avanzando di vittoria in vittoria, sgozzeranno, decapiteranno e crocifiggeranno anche qui, in Italia e in Europa.

L’Iraq e la Siria sono sul punto di cadere e la situazione, in Libia, è sempre fuori controllo, avvantaggiando gli islamisti della sunnah. Gli stessi profughi, che partono per raggiungere l’Europa dalle coste nordafricane, sono impiegati come arma sia dalle aristocrazie neocapitaliste e neoliberali, sia dai loro alleati de facto islamosunniti.

Le prime – le aristocrazie del denaro e della finanza – agiscono per i seguenti motivi:

1) Quelle euroamericane per fronteggiare e disintegrare gli alleati di Russia e Iran nell’area mediorientale, nonché per legare l’Europa definitivamente (e in posizione subordinata) in forza di paura agli stati uniti, attraverso l’alleanza atlantica. La nato, in cambio della difesa dei confini – minacciati dai tagliagole sunniti, che porteranno la violenza anche in Europa – eserciterà un grande potere economico-politico-militare sul vecchio continente (in ciò adombrando persino la troika e i “guardiani dell’euro”).

2) Quelle islamosunnite del Golfo, con la collaborazione “segreta” degli israelo-giudeo-sionisti che bombardano di tanto in tanto l’esercito siriano, per (a) frantumare gli stati laici e ribelli, come la Siria di Bashar al-Assad, (b) limitare o addirittura azzerare l’influenza iraniana – guerra nella guerra, fra sunniti e sciiti – e (c) dominare tutta l’area, pur attraverso gli armati della sunnah, siano essi al-nusra/ al-qaida che islamic state. Anche la turchia islamista di Tayyip Erdoğan è della partita, ovviamente dalla parte del male giacché favorisce le bande armate sunnite, mettendo a loro disposizione il suo territorio (ospedali, centri di addestramento, etc.) e permettendo il passaggio oltreconfine di mercenari e armi.

I secondi – i gruppi criminali armati islamosunniti – operano essenzialmente per raggiungere due scopi, nonostante le divisioni interne che hanno ampiamente manifestato:

a)    Disarticolare gli stati “atei” e “apostati” e stabilire sui loro territori la shar’ia, cioè la legge islamica più intransigente e ortodossa, sostituendo il proprio potere a quello degli stati collassati (Siria, Iraq, Libia, Somalia). L’avanzata dell’islamic state a Palmyra e Ramadi, la proiezione inquietante in questi giorni verso Baghdad lo testimoniano ampiamente. Vi sono differenze fra i singoli gruppi, a tale riguardo, che alimentano gli scontri reciproci. Ad esempio, il fronte al-nusra proclama emirati locali, ma non punta al “califfato” che dovrebbe riunire tutti i credenti sul territorio (eliminando spietatamente, per le vie brevi, le minoranze), mentre l’islamic state ha obbiettivi più ambiziosi, che possono arrivare ormai fino alla conquista, con le armi, il terrore e le stragi di massa, dell’intero globo terracqueo. Alcuni sono più legati alla diffusione di un modello terroristico che ha come simbolo equivoco le torri gemelle di New York, altri vorrebbero ridurre tutto il pianeta a un grande dār al-islām, prossimo alla fine della storia nella prigione della “religione legale di guerra” sunnita. Comprendiamo perfettamente che la dissoluzione dello stato siriano, con la conseguente caduta del regime laico del presidente Assad, conviene sia alle orde islamosunnite sia ai globalisti occidentali – euroamericani, del Golfo, ebrei – che eliminerebbero dallo scacchiere uno stato ribelle, indebolendo così, nell’area, la posizione di Russia e Iran. Interesse comune è anche la frantumazione dell’Iraq, a maggioranza sciita e perciò sensibile al richiamo di Teheran, in tre o più stati, per non parlare di ciò che è accaduto in Libia dal febbraio del 2011. 

b)    Contrastare la diffusione degli stili di vita, modelli educativi e costumi che fanno riferimento al cosiddetto occidente laico e neocapitalista, rendendo impenetrabili i vasti territori del dār al-islām. A tale proposito, ricordiamo che boko haram in Nigeria, oggi affiliato allo stato islamico, è nato proprio con questo specifico scopo. In ciò, non può sfuggire un evidente e grottesco paradosso, perché l’occidente neocapitalista sostiene i gruppi armati sunniti, permette l’afflusso di “foreign fighters” e i traffici illegali, anche se blandamente bombarda le bande armate della sunnah fingendo di contrastarle. L’odiato occidente corruttore di costumi, nella realtà fattuale è principalmente un alleato e non certo un nemico irriducibile. La globalizzazione neoliberista, del resto, procede subdolamente non unendo i popoli nel “villaggio globale”, ma dividendoli e suscitando conflitti terribili ovunque, sia pur ipocritamente definiti “a bassa intensità”. Ciò che si può notare agevolmente (per chi vuol vedere e riesce a capire) è che l’economia criminale si salda perfettamente con quella “legale” neocapitalista, alimentando la creazione del valore con il commercio illegale del petrolio, il traffico di organi, il contrabbando di reperti storici e il mercato degli schiavi. Si privilegia, talora, l’occupazione di “asset” produttivi (raffinerie) e “istituzioni” finanziarie (banche), rispetto a obbiettivi non economico-finanziari, simbolici ma nel concreto meno paganti. I capi di queste bande sanguinarie, non sono credenti ma farabutti senza scrupoli e principi, disposti a ricevere i generosi “aiuti” euroamericani, sauditi, qatarioti, turchi e persino israeliani (l’asse del male al servizio del neocapitalismo e dei mercati) sterminando a decine di migliaia i più deboli e gli innocenti. Costoro non si oppongono all’occidente corruttore, ma in qualche modo ne sono espressione.

Neocapitalismo e islam sunnita stanno vincendo di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-05-23T11:53:05+02:00da derosse
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5 pensieri su “Neocapitalismo e islam sunnita stanno vincendo di Eugenio Orso

  1. Andro’ fuori dal seminato…
    A mio modesto parere (sono un’esperto del mio parere che ci azzecca sempre) l’unica rivoluzione genuina e’ stata quella americana contro il dominio – ma sopratutto TASSE – britannico.
    E’ una situazione ormai non replicabile – il “sistema” l’ha digerita.
    Quella “rivoluzione” – so che molti erano anche pro Re britannico – e’ stata possibile in quanto i “colonizzati” ammerigani erano contadini, cacciatori che sapevano usare un fucile meglio delle truppe di marmittoni inglesi, erano autosufficienti, non e’ che dovevano pagare per il cibo…

    • Per Ianzo

      Molto fuori dal seminato …
      In ogni caso, quella delle colonie americane nel 1776 non è stata una rivoluzione, ma una guerra di indipendenza combattuta per motivi (volgarmente) fiscali. La Rivoluzione è cosa ben diversa, implicando un superamento dei rapporti sociali e produttivi in essere.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Comprendo il succo – ma tante “rivoluzioni” sono state innescate proprio da motivi fiscali – il pane, le tasse sul sale, farina et cetera – il pane sciapo toscano (per non pagare le tasse sul sale) gli sbirri – sempre eternamente presenti – che sparavano se andavi a prendere l’acqua del mare per cucinare…
        Il punto fondamentale e’ che i coloni ammerigani avevano le armi, sapevano usarle, erano autosufficienti conoscevano il territorio – tutte cose assolutamente assenti sia nell’Europa d’antan che in quella attuale particolarmente, dove siamo solo pecore disarmate, tranne naturalmente mafia, n’dangreta, camorra.
        Le persone oneste difficilmente hanno accesso alle armi…

        • Per Ianzo

          Le popolazioni europee, dopo i decenni di benessere materiale e costumi lascivi, dopo i successivi anni di austerity e impoverimento, sono ormai indebolite. Quella Italiana è addirittura disossata. In italia, le armi sono prerogativa dei “corpi di uomini in armi” che difendono il sistema e della criminilalità organizzata, che dispone di tanta “manovalanza” e di gruppi di fuoco efficaci.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  2. Sul fatto che il califfato sta vincendo ecco una dissertazione di Domenico Quirico su La Stampa online (Mondo):

    http://www.lastampa.it/2015/05/23/esteri/lisis-alle-porte-di-baghdad-mila-civili-in-fuga-7H3jOZz2SVlRJSLtPLTbyL/pagina.html

    In effetti, costui afferma nel commento in video che il califfato sembra ormai permanente – ha resistito agli attacchi militari ed è in grado di prendere l’iniziativa – e vince addirittura sul piano militare della “guerra tradizionale”. L’occidente, dice Quirico, non è riuscito a contrastarlo e gli eserciti regolari vanno verso la sconfitta.
    Quirico, però, si rifà alla narrazione giornalistico-propagandistica occidentale e falsa subdolamente la realtà. I bombardamenti americani – inefficaci per stessa ammissione del tristo Obama – non hanno sortito effetto perché così si è voluto che fosse, bombardando le infrastrutture in Siria e non il califfato con decisione. L’azione amercana, della “coalizione” e dei potentati islamosunniti (arabia saudita, qatar, emirati, con l’aggiunta della turchia e di israele) si è rivolta subdolamente contro Assad e le forze di difesa siriane, con un’attenzione particolare per la distruzione delle infrastrutture, ancora in piedi, di quello stato sotto assedio. In Iraq hanno bombardato quel tanto che serviva per: 1) non colpire troppo il califfato e evitare che collassi (in quanto molto utile alle forze del male euroamericane, saudite, del qatar, giudeo-israeliane, etc.); 2) evitare che crolli completamente l’Iraq e spariscano Curdi e sciiti, cioè per evitare una vittoria troppo netta dei loro “protetti” islamosunniti – in qualche modo lo sono, perché beneficiano anche di rifornimenti aerei.
    Quello che Quirico non dice – essendo in soldoni un galoppino giornalistico del sistema – è che la strategia americana è di “mantenere un equilibrio” del terrore, della morte e della distruzione, in Siria come in Iraq, fra le forze in campo. Una sorta di sangiunosissimo divide et impera. A breve (alcune settimane, un mese o due), dobbiamo aspettarci qualche sconfitta del califfato (e forse anche degli altri tagliagole sunniti), in Iraq e forse in Siria, che “riequilibri” un po’ la situazione …
    Il cosiddetto occidente – di cui Quirico rileva la debolezza militare – avrebbe i mezzi per annichilire califfato e orde sunnite di tagliagole, ma volutamente non lo fa … perché il caos permanente, in quell’area, è la vera strategia del serpente Obama e dei suoi!

    Cari saluti

    Eugenio Orso

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