Coalizione sociale Vs Leopolda di Eugenio Orso

Un partito vive quando vivono una dottrina ed un metodo, di azione. Un partito è una scuola di pensiero politico e quindi un’organizzazione di lotta. Il primo è un fatto di coscienza, il secondo è un fatto di volontà, più precisamente di tendenza ad una finalità. Senza questi due caratteri noi non possediamo ancora la definizione di una classe. Può, ripetiamo, il freddo registratore di dati constatare delle affinità di circostanze di vita in aggruppamenti più o meno vasti, ma nessuna traccia si segna nel divenire della storia.

[Amadeo Bordiga, Partito e Classe, 1921]

L’epigrafe non è casuale e così il monito di uno dei fondatori, nel 1921 a Livorno, del Partito Comunista d’Italia, cioè l’ingegner Amadeo Bordiga.

Anche oggi come in quell’epoca, ci vorrebbe un vero partito, ben strutturato, capace di organizzare una dura lotta nella società con obbiettivi chiari, in rappresentanza della classe pauper dominata, ossia della maggioranza sempre più grande degli italiani. Per intenderci meglio, quelli che non frequentano la Leopolda e/o i salotti televisivi, coloro che non hanno voce, non hanno fatto l’Erasmus(!) e non possono accedere ai gratificanti meccanismi della “corruzione” e dell’evasione vera. Quelli che sono costretti a lavorare per vivere, come dice in Tv Maurizio Landini.

Proprio qui volevo arrivare. Tutti quelli che sono costretti a lavorare per vivere – dipendenti stabilizzati, lavoratori a termine e precari, partite iva, artigiani e piccoli professionisti – dovrebbero seguire Landini con la sua Coalizione sociale, che debutta sabato 28 marzo a Roma, sotto lo slogan “Unions!”. Un catalizzatore del disagio sociale massivo o soltanto l’ennesimo specchietto per le allodole?

La Coalizione sociale – malevolmente, una sorta di vorrei ma non posso dei rivoluzionari a parole – è più di un sindacato, ma meno di un partito. Tuttavia si situa in un percorso politico, tutto da verificare, che dovrebbe far cambiare la rotta di questo governo, in merito alle politiche sociali e ai diritti dei lavoratori. Una piccola spallata anti-liberista, ma sempre dentro i confini della liberaldemocrazia occidentale e del “politicamente corretto”, che vorrebbe riproporre l’etica questione dei diritti dei lavoratori (di tutti, non solo di quelli dipendenti a tempo indeterminato), per bloccare la de-emancipazione controriformista dilagante con Renzi, il suo governo e il piddì. Questo almeno in apparenza.

Si potrebbe dire, cinicamente, che trattasi di un ennesimo tentativo della cosiddetta sinistra, politica e sindacale, di recuperare consensi nella società, di accreditarsi come “nume tutelare” dei lavoratori sfruttati ed emarginati (fattore-lavoro e non-cittadini) e di tutta la nuova classe pauper, mentre il suo partito di riferimento ha gettato completamente la maschera e persegue un disegno politico di chiara impronta neoliberista, contro l’interesse dei lavoratori e del paese.

Quali sono le componenti che fondano questo non-partito che è più di un sindacato? La nuova “cosa” di sinistra, indeterminata ben oltre la cosa 1 e la cosa 2, ossia il pds e i ds, è parte fiom e parte “associazioni”, da libera a emergency, dall’arci a articolo 21 e libertà e giustizia. Si va dall’articolo 21, che richiama la libertà di stampa costituzionalmente prevista (la borghesissima e onusta “liberté de la presse”), e dalla lotta alle mafie di libera al sindacalismo più vecchio d’Italia, incarnato dalla fiom, classe 1901 ma ancora in vita. C’è anche l’arci, associazione antifascista ricreativa e culturale di vecchia data, la cui presidente, Francesca Chiavacci, parrebbe che abbia in tasca la tessera del pd! Una sorta di piccolo Frankenstein sociopolitico, costruito in fretta e furia “ a sinistra”, la cui pericolosità effettiva per il governo Renzi, collaborazionista della troika, è tutta da verificare. Semplicemente una pietanza ambigua, né carne né pesce, in cui la rivoluzione civile – e politicamente corretta, nel recinto pacifista e liberaldemocratico – sembra fondersi con le (ormai deboli) istanze rivendicative di chi dovrebbe rappresentare degnamente i lavoratori, ma negli ultimi anni non l’ha fatto.

C’è la concreta possibilità che una simile e confusa coalizione non lasci “alcuna traccia nel divenire della storia”, come ammoniva ai suoi tempi il fiero dirigente comunista Amadeo Bordiga. Un fallimento aprioristico, come l’altra Europa con Tsipras, rivoluzione civile e la indecorosa sinistra arcobaleno? L’ennesima delusione, per chi aderisce in buona fede? Probabile. Questa volta, però, senza neppure uno straccio di partito, perché, come dice Landini, tutto sommato anche il sindacato fa politica.

Ricordiamoci che la fiom, asse portante della coalizione landiniana, è reduce da grandi sconfitte nel confronto con la confindustria, Marchionne e i governi precedenti (ed anche contro la segreteria cgil di Camusso!), mentre Landini, il saldatore autodidatta, è non da ieri, ma da molti anni il suo segretario e precisamente dall’ormai lontano 2010. Anche lui fra gli artefici di queste sconfitte, che hanno causato la perdita di reddito e diritti a milioni di lavoratori.

Vi ricordate di Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della fiom dal 2010 al 2012, durante la segreteria Landini? Ebbene, il suddetto non appena è stato mandato in pensione ha scritto La Costituzione esce dalle fabbriche (blog micromega, 28 giugno 2012) in cui, praticamente, chiede scusa ai lavoratori per il tradimento del sindacato e tutte le battaglie perse fino a quel momento. Si è trattato di una specie di “pianto del coccodrillo”, come scrisse il mio impietoso compare Anatolio Anatoli, in Giorgio Cremaschi: l’autocritica di un imbroglione.

E’ bene riportare di seguito qualche passaggio della lettera di scuse di Cremaschi, tardiva e interessata, per salvare la faccia e riproporsi sulla scena (a partire da no debito), perché dovrebbe valere anche per Maurizio Landini, segretario fiom dal 2010 e successore di Gianni Rinaldini. Scriveva Cremaschi:

Di fronte a questa drammatica sconfitta sento prima di tutto il bisogno di scusarmi per la parte che ho in essa. Tempo fa avevo scritto e detto che di fronte all’ attacco all’articolo 18 avremmo fatto le barricate. Pensavo ancora alla Cgil guidata da Cofferati dieci anni fa e alle rivolte dei sindacati e del popolo greco oggi. Non è stato così, mi sono sbagliato sono stato troppo ottimista. E ora subiamo la più dura sconfitta sindacale dal dopoguerra senza aver combattuto in maniera adeguata.

Colpa dei lavoratori impauriti e ricattati dalla disoccupazione e dalla precarietà? No, colpa dei dirigenti di quello che una volta definivamo movimento operaio ed in particolare di quelli della Cgil. Non è vero infatti che su questo tema non ci fossero spinte alla mobilitazione. È vero anzi il contrario. A primavera era cresciuto un movimento diffuso nelle fabbriche con adesioni agli scioperi anche di iscritti a Cisl e Uil. C’era stata la manifestazione Fiom del 9 marzo a Roma e quella promossa dal NoDebito a Milano. La Cgil aveva proclamato 16 ore di sciopero. Certo erano ancora avanguardie di massa quelle che si mobilitavano, ma il loro consenso era diffuso e trasversale, maggioritario nel paese.

Uno sciopero generale della portata delle lotte del 2002 era alla portata ed avrebbe aperto un fronte complessivo con il governo, mettendo in gravi difficoltà Cisl e Uil e ancor di più il partito democratico. Ed è per questo che non si è fatto. La squallida mediazione definita tra i partiti di governo si è trasferita sul progetto di legge, Cisl e Uil hanno accettato e la Cgil ha finito di opporsi. E, fatto ancor più grave, ha accettato la mediazione che cancellava l’articolo 18 facendo finta di aver vinto. A quel punto la prospettiva di una unificazione delle lotte è saltata e anche la Fiom ha drasticamente ridimensionato la propria iniziativa.

Molto istruttiva la spiegazione. Da questa emerge che l’azione sindacale, a differenza di quella del 2002 in difesa di articolo 18 e Statuto dei Lavoratori contro il tristo Berlusconi, è stata “influenzata” dagli interessi del pd. Il pd e Bersani sostenevano, con convinzione e fermezza, il Quisling Monti nell’applicazione delle politiche della troika, che prevedono, com’è universalmente noto, il superamento dell’articolo 18 e dell’intero Statuto, con grave nocumento per il mondo del lavoro. Poi, c’era già la Susanna Camusso, dal novembre 2010 ai vertici della confederazione generale italiana del lavoro, espulsa a suo tempo dalla fiom e pappa e ciccia con il pd. Agli ordini di “scuderia” della cgil camussiana, in combutta con il pd a sostegno di Monti e dell’”Europa”, si è piegata la fiom – Cremaschi e Landini – assicurando la vittoria a Marchionne e Monti (i “cuori forti”), con la troika sempre sullo sfondo. All’epoca, insediatosi Monti, i vertici cgil imponevano alle federazioni di limitare gli scioperi a un (blando) contrasto di singoli provvedimenti governativi, ma inibivano scioperi generali “politici”, contro il governo-Quisling voluto dalla troika e supportato dal pd.

Oggi siamo in una situazione non molto dissimile da quella descritta nella “lettera di scuse” di Cremaschi pensionato. C’è Renzi al posto di Monti, ma la sostanza delle politiche non cambia e l’attacco al lavoro è entrato nella sua fase finale – jobs act e riforma della pubblica amministrazione – ben oltre le sconfitte evocate da Cremaschi.

Avanzo un dubbio sull’indomito Landini, la cui immagine costruita mediaticamente – dall’abile Crozza ai peggiori talk-show – è quella di un ardimentoso saldatore dalle umili origini, senza macchia e senza paura, che lotta per la povera gente contro il sistema. Ovviamente non è così, trattandosi di un membro della nomenklatura sindacale che è cresciuto e ha fatto carriera in un ambiente insidioso, pieno di trabocchetti.

Si dice “soldato che scappa, è buono per un’altra volta”. Landini, segretario fiom, è già scappato, in rotta con Cremaschi e tutto il sindacato davanti a preponderanti forze nemiche. Per quanto mi riguarda, il soldato che è scappato una volta potrebbe farlo benissimo anche la seconda, davanti al governo renziano-piddino e, naturalmente, alla troika. Oppure potrebbe fingere, ma solo fingere, di lottare strenuamente – certo in cuor suo dell’inevitabile sconfitta – per mantenere consenso “a sinistra” e impedire il sorgere di una forza, sociale e politica, di vera opposizione, anti-euro, anti-troika e anti-piddì. Guarda caso, proprio sulle ceneri della “sinistra”. Non gli basta più il sindacato, ma non vuole un partito e prevede di restare ancora tre anni alla segreteria fiom.

In conclusione, l’operazione della coalizione sociale, da contrapporre “a sinistra” alla Leopolda renziana, mi puzza alquanto. Conoscendo le mascherine, memore di tutti i “pacchi” che finora hanno tirato ai lavoratori (rileggetevi l’articolo di Cremaschi), posso supporre quanto segue.

La coalizione sociale è un catalizzatore e nello stesso tempo una valvola di sfogo per mantenere consenso “a sinistra”, ma senza spaccare il pd e la cigl. Infatti, non è un nuovo partito politico, che nasce e si struttura contro le politiche della troika adottate da Renzi e dal pd, e non è un nuovo sindacato combattivo, costruito intorno alla fiom, che potrebbe cannibalizzare la cgil. Prova ne sia che all’odierna manifestazione “Unions”, in Roma, partecipano sia esponenti della minoranza dem sia, pur di controvoglia, la Camusso. Siccome “a destra” si spinge da un po’ su Salvini, oppositore di Renzi nel sistema con poche speranze di vittoria, era urgente coprirsi il culo anche sulla sponda sinistra, e per questo la coalizione di Landini capita proprio a fagiolo. Tanto più che si tratta una “cosa” piuttosto indefinita e magmatica, non in competizione elettorale con Renzi, il pd e la Leopolda. Continua cosi la simulazione di democrazia e partecipazione, che consente al sistema di riprodursi e al pd collaborazionista di “vincere facile”. Se Landini dichiara in piazza di avere più consenso del governo Renzi, non è che poi questo maggior consenso, in un modo o nell’altro, finirà nelle tasche piddì?

Vedremo se i miei peggiori sospetti saranno confermati, nonostante le molte adesioni alla proposta politica di Maurizio Landini.  

Coalizione sociale Vs Leopolda di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-03-28T18:02:58+01:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

8 pensieri su “Coalizione sociale Vs Leopolda di Eugenio Orso

  1. L’inesauribilità del coglione di sinistra sarà alla base del successo di Landini.
    Fare piazza pulita a sinistra e poi portare voti all’incasso del centro.
    Dal 1992 a oggi quanti partiti l’hanno fatto?
    Alleanze, desistenze, fonte opposizioni ….
    Vedremo il solito pastone di Ingrao, Ingroia, bandiere della pace, cattocomunisti, papisti, banderuole, riciclati …
    A pensarci sento la nausea che sale.
    Ma l’onore è salvo … è inoltre un bel modo di riciclare le magliette di Che Guevara.

    • Per Vlad Tepes

      Sì. La specialità della cosiddetta sinistra è l’imbroglio. Per questo sostengo che coalizione sociale contro Leopolda (in maiuscolo solo perché è il nome di una vecchia stazione incolpevole) pare un gioco di ruolo, condotto a danno del popolo italiano. Renzi vincerà facile, in quella simulazione di pluralismo che è la liberaldemocrazia, perché avrà davanti Salvini che non può oggettivamente oltrepassare il trenta per cento dei voti (pur con forza Italia, Meloni e qualche altro), m5s che sta arrivando alla frutta e la fumosa coalizione di Landini, che non è un partito, non è solo un sindacato, ma sicuramente servirà a trattenere “a sinistra” i socialmente massacrati.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Il recupero della sovranità economica(uscita dall’euro) e di quella politica (uscita dalla NATO). Chi non capisce questo è per malafede o per manifesta incapacità ( carenza intellettuale o demenza ideologica) . Ho sentito Landini dire che secondo lui non è l’euro la causa della situazione attuale del lavoro e dei lavoratori ma delle politiche di austerità etc. etc., poi , con la Camusso, vuole pure la patrimoniale perché, secondo lui, c’è stato un gigantesco trasferimento di ricchezza dal lavoro al capitale. Ma và !!! Mica ce ne eravamo accorti. Guarda caso è la stessa cosa che aveva chiesto la Bundesbank: gli Italiani sono tutti possessori di case e sono tutti ricchi, più dei poveri Tedeschi. Io personalmente sono a favore di una tassa patrimoniale ma solo dopo che saremo usciti dal lager europeo, perché la restante ricchezza di questo Paese deve andare a rilanciare l’economia e a sostegno delle politiche del lavoro e non certo ad ingrassare gli squali del capitalismo internazionale che ci stanno tenendo per le p……. Ma davvero il buon Landini pensa che una patrimoniale la pagheranno i ricchi , che si sono già ben tutelati e che lo saranno dai nostri politici e non colpirà magari chi possiede una casa e che correrà il rischio di doversela vendere per pagare l’eventuale tassa? La cosa più esilarante che mi è capitata di recente e stato sentire la Camusso annunciare che sarebbe andata a Bruxelles a protestare presso la UE per le politiche attuate dal Governo contro il lavoro in Italia . Per una volta son d’accordo con Renzi quando spara a zero sulle responsabilità dei sindacati .

    • Per GioC

      Un’abilità della sinistra degenerata – di cui fa parte anche Landini, a meno che non dimostri clamorosamente il contrario – è quella di spostare l’attenzione delle masse dai temi principali, come l’eurolager, e concentrarla su altre cose, ad esempio la “corruzione” o il malcostume della cosiddetta classe politica …
      Protestano ridicolmente, spesso solo a parole, contro l'”Europa delle banche”, ma non discutono neppure di uscire dall'”Europa delle banche”, illudendo le masse rimbecillite che “un’altra Europa è possibile” … Così si resta a farsi spolpare nell’eurolager.
      I sindacati sono parte del gioco, lo affermo per esperienza personale.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Altro elemento, non trascurabile, è l’inserimento a gamba tesa del nuovo ruolo che dovrà interpretare la MagistraKura, nell’immediato futuro. Il fatto che Renzi abbia proposto dei magistrati a capo di alcuni ministeri, fa pensare a un intervento massiccio del potere legislativo su ogni aspetto costituzionale e normativo, diretto e indiretto, (civile,penale e di procedura), per preparare il dessert delizioso alla fine del banchetto per le oligarchie demo-pluto-finanziarie internazionali e i faccendieri nostrani.

    Anche i “falsi attacchi alla magistratura” del guitto, sono più sfoghi contro le indagini ai danni del su babbo, che non vere opposizioni al toghe rosse che nel suo caso personale, al limite, rappresenterebbero toghe deviate.

    C’è da immaginare che, se dovesse essere rimosso il queasling fiorentino, possa essere già stato designato un prof.giudice a successore, roba da Tribunale del popolo, con le nefaste conseguenze che ne discenderebbero.
    Non è un caso che, contemporaneamente, sulla Rai e su History Channel Italia (filoPD, nonchè filo-ebraica-bancaria), si stia puntando sulla rievocazione di “Mani Pulite”, con interviste a doc dei vari protagonisti della stagione giustizialista più importante d’Italia (io vomito da un pezzo, altro che semplice nausea).

    Nello stesso tempo si riaffaccia Di Pietro, che si alterna tra il trattore e i file segreti? che probabilmente tiene pronti per il prossimo scambio di onorevoli-panini, circondato dal solito drappellino di coreuti avvocati. Ma lui, si sa, è sempre stato un emissario della sinistra antiberlusconiana.
    Dopo Renzi, un magistrato di ferro?

    Certo! Una nuova mani pulite è già in atto, ma stavolta si chiama sblocco del segreto bancario, ma l’unico vero cavò segreto che TUTTI vorrebbero aprire e svuotare, resta lo IOR.

    Il ricatto contro Papa Francesco è già bello che pronto: prima fai un Giubileo per raccattare soldi, poi legalizzi i pellegrinaggi verso la nuova mecca miliardaria della truffamiracolaffarista di Medjiugorie e successivamente lasci che il controllo della nuova IOR, finalmente trasparente, passi definitivamente in mano alle banche tedesche, così che si possano rifondere del buco greco, anche se formalmente già ne tengono le redini da quando Ratzinger si è assiso sullo scranno papale (ricordiamoci che è ancora Papa) all’epoca dell’insediamento del suo pupillo San Wojtyla.

    Saluti cari.

    • Per max

      Molti argomenti.
      1) Io vedo la magistratura come un apparato sistemico che interagisce con gli altri sotto controllo elitista, non aderisco alla visione più diffusa, e distorta, della “casta” privilegiata che si contrappone a quella politica, interferisce nella vita politica di sua sponte, unicamente per salvaguardare la sua autonomia e, in verità, i principeschi privilegi di cui gode. Questo apparato, pur con molti privilegi e autonomia formale, si attiva quando c’è la luce verde dei “poteri forti”, perché le inchieste possono essere stoppate, o almeno ridotte nella loro portata. E’ chiaro, però, che ci possono essere alcuni contrasti e frizioni fra i principali servi del sistema, appartenenti ad apparati diversi e quindi portatori di interessi personali e di “clan” differenti.
      2) Mani pulite ha rappresentato l’arma in mani elitiste per far fuori i primi livelli della “classe politica” della cosiddetta prima repubblica, con lo scopo di sopprimere le opposizioni al nascente “progetto europeo” unionista, per poter fare le privatizzazioni e distruggere il modello di capitalismo peculiare italiano, a “economia mista”, affermando anche in Italia quello vittorioso neocapitalista finanziario. I secondi e terzi livelli politici, come sappiamo, sono sopravvissuti in buon numero, pronti per essere usati come nuova “classe politica” a supporto del neoliberismo e del grande capitale finanziario. Infatti, l’ex Pci-pds è stato toccato solo marginalmente nelle inchieste della magistratura, con la nota eccezione di primo Greganti, beccato per strada con una valigia piena di soldi “del partito”. L’ex Pci diventato pds nel ’91, è stato graziato dalla magistratura – in prima fila i “magnifici sette” del pool milanese (Di Pietro, Colombo, Davigo, eccetera) – perché prescelto, con una parte dei resti della Dc (in particolare, la sinistra democristiana), nel ruolo di “gestore” delle privatizzazioni/ liberalizzazioni e della trasformazione in senso mercatista della società italiana. C’è stata, però, l’irruzione di Berlusconi in politica (lo decise alla fine del ’93 e lo fece nel ’94) che ha sconvolto il quadro. Se erano riusciti a eliminare dalla scena i Forlani, i Craxi e compagnia, il loro elettorato esisteva ancora ed è questo che ha votato per il Cav, sconvolgendo per diversi anni i piani elitisti. Tutto è cominciato dal socialista di secondo piano Mario Chiesa, nel febbraio ’92, con la celebre tangente in contanti di sette milioni dell’imprenditore Magni per l’appalto delle pulizie in ospizio a Milano, la celebre Baggina. Un piccolo mariuolo, secondo Craxi, ma un buon pretesto per “cambiare la classe politica” in senso neoliberista, eliminando le resistenze sovraniste (a partire proprio da Craxi!). Se avessero voluto, avrebbero potuto circoscrivere l’inchiesta di Di Pietro e soci, che invece si è allargata a macchia d’olio. Questa era, in soldoni, con qualche approssimazione, la tesi di Costanzo Preve e a questa io aderisco. Oggi la situazione è diversa da quella di allora, perché al governo ci sono saldamente i collaborazionisti della troika.
      3) Nel futuro del paese e nel dopo-Renzi, ci potrà essere – complice un rapido precipitare della situazione economico-finanziaria (spread di nuovo alle stelle, rischio di default, debito pubblico in orbita) – un vero e proprio governo-Troika in cui interverranno direttamente “commissari europei”. Una vera e propria pietra tombale sul paese. Che fine farebbe, in tal caso, l’uscente Renzi? Lo passerebbero “ad altri importanti incarichi”, magari in sede europea o internazionale, per ricompensarlo del male che ha fatto al paese.
      4) Chiaro che le dimissioni a Ratzinger gli sono state imposte anche a causa di una lotta feroce, interna alle gerarchie ecclesiastiche, per il controllo dei vertici IOR. E’ in corso da tempo una lotta per i vertici della cassaforte papalina. Non so, però, se la vinceranno i tedeschi …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Il punto uno di qualsiasi operazione veramente di sinistra dovrebbe essere l’uscita dall’euro, che è l’applicazione concreta del neoliberismo nel continente. Lasciamo stare per ora la Nato, uscire dalla quale è enormemente più difficile. Ma l’euro va attaccato. Landini ha detto chiaramente che l’euro è da eliminare? No. Nè poteva dirlo, visto la vomitevole compagnia che si è portato appresso e che l’articolo riporta. Per me già questo è sufficiente per bocciare da subito l’operazione.
    Landini del resto è il classico emiliano di Reggio Emilia nato e cresciuto nel mondo della burocrazia sindacale e politica picista, diessina e piddina, è dentro al sistema fino al collo, solo dei lobotomizzati dalla tv e stampa di regime come gli elettori della sedicente “sinistra” possono credere che costui sia una specie di Robin Hood.

    • Per Valdo

      Landini è un personaggio costruito mediaticamente – come ho scritto, vedi l’abile Crozza che “umanizza” i politici e i peggiori talk-show – per contrapporlo a Renzi ed evitare che l'”elettorato di sinistra” cerchi altri sponde, morso alle chiappe da una crisi alimentata dal goveno-Quisling di Renzi. Si tratta di un gioco di ruolo, dentro la democrazia liberale, il politicamente corretto e il pacifismo violento per imbrigliare le masse. Il ruolo assegnato a Landini è quello del capopolo senza macchia e senza paura, per evitare che nasca un movimento fuori dal controllo del sistema. Poi, assolto il suo compito, rientrerà nei ranghi o sarà “pensionato”. Particolarmente disgustoso, ieri a Roma, il bacio alla Camusso, che lavora per il pd nel sindacato (il cerchio si chiude?)

      Cari saluti

      Eugenio Orso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.