Se ci vedesse Marx! di Eugenio Orso

Se ci vedesse Marx come siamo oggi, in Europa, e a quali livelli di dominio è arrivato il capitalismo, tornando alla sua epoca memore di quanto osservato, in preda allo sconforto si dedicherebbe all’estetica, all’archeologia, all’antichismo della filologia romanza o addirittura alla filatelia, contemplando estasiato il Penny Black! Niente più analisi come quelle de Il Capitale, delle Grundrisse, propedeutiche al Capitale, e potrebbe saltare persino il celebre Manifesto del Partito Comunista del 1848 … Forse esagero, ma non troppo.

Andando a cercare i comunisti con il lanternino, ridotto come Diogene di Sinope, Marx si accorgerebbe subito che quelli veri, o presunti tali, sono quasi estinti, mentre sono visibili nella società forme degenerate, assolutamente minoritarie, quali il “comunismo individualistico post-sovietico” inesorabilmente fagocitato dagli immaginari neocapitalistici. La nuova vita del capitalismo rigenerato e altro da sé, per certi versi irriconoscibile rispetto a ciò che fu ai tempi di Marx, lo stupirebbe alquanto e non potrebbe non costatare – fin da subito, grazie alle sue ineguagliate capacità di analisi – che questo capitalismo è molto più “resistente” e saldo sui pilastri (o elementi strutturali) di quello che lui osservava. Infatti, la crisi endemica, l’ideologizzazione neoliberista dei semi-colti e la manipolazione delle masse sono coessenziali al successo e alla riproduzione del modo di produzione neocapitalista. Tutto questo ai suoi tempi non c’era, o esisteva solo in embrione!

Accanto ai pochi, dispersi e sinceri comunisti che ancora si aggirano fra le rovine ideologiche del marxismo e le sue illustri sfingi (l’amico Engels, guarda caso …), il Moro incontrerebbe, più numerosi e spocchiosi, i degeneri e individualizzati sinistroidi di sinistra ecologia libertà, in Italia, oppure della die linke (la sinistra!) in Germania. Peggio i primi dei secondi, naturalmente, ma comunque uniti nel simboleggiare la sottomissione al grande capitale finanziario e alle sue imprescindibili ragioni. In un istante, Karl Marx si accorgerebbe che costoro usano un doppio linguaggio, uno diretto alla loro “base”, in cui ancora c’è qualche traccia, per quanto distorta e volutamente confusa, della drammatica questione sociale che il capitalismo pone, e uno completamente diverso, talora in codice, per tranquillizzare i detentori del capitale finanziario egemone e non rischiare il culo.

Se poi vedesse syriza, oggi addirittura al governo, con un ministro marxista come Varoufakis, piegarsi alla troika e rimangiarsi, una a una in rapida sequenza, le sue promesse ai greci ri-plebeizzati, povero Marx, ne sarebbe sconvolto! Se “I comunisti non sono un partito a sé fra gli altri partiti dei lavoratori. Essi non hanno interessi separati da quelli da quelli dell’intero proletariato” – come lui stesso ha scritto con Engels nel Manifesto del Partito comunista (in Proletari e Comunisti) – questi qui hanno interessi completamente divergenti da quelli degli sfruttati e, anche se cercano di farlo, non riescono a nasconderlo come vorrebbero, soprattutto a un fine analista come il Moro!

Le forme socialiste degenerate e inautentiche, da lui descritte nel Manifesto comunista del 1848 – dal socialismo reazionario al socialismo e comunismo critici-utopistici – gli potrebbero sembrare uno scherzo in confronto a ciò che c’è oggi. Anzi, tutte sicuramente migliori al confronto con il già citato “comunismo individualistico post-sovietico” e l’altrettanto ripugnante, ma molto più diffuso, “socialismo liberal-liberista euroservo”, come quello del partì socialiste francese, della social-democrazia tedesca e (caso estremo di degenerazione, putrefazione del socialismo e servaggio neocapitalista) del piddì italiano. La vistosa assenza di dignità, il tradimento della propria storia e il rimettersi, sul piano del programma politico disgiunto dai bisogni reali delle masse, alle burocrazie euroserve del gran capitale, non potrebbero sfuggire a uno come il Moro, fin dalle prime ore di permanenza nel nostro presente.

Chissà cosa potrebbe pensare il grande filosofo se si trovasse davanti, per conversarvi “amabilmente”, Matteo Renzi, oppure François Hollande, Martin Schulz, Ed Miliband … Come minimo, sarebbe un “dialogo fra sordi”, fra chi il capitalismo l’ha avversato con tutte le sue forze (il nostro Carlo) e chi, invece, lo serve fedelmente. Che senso potrebbe avere per uno stupefatto Marx la seguente banalità propagandistica di Renzi: “Attenzione. Decidere non significa non ascoltare nessuno. Al contrario: è importante ascoltare tutti. Ma poi bisogna agire. Altrimenti la discussione politica diventa il bar dello sport: tutti dicono la loro, ma alla fine non cambia nulla”? Non riuscirebbe a celare un’ombra di disprezzo sul suo volto, o forse finirebbe in preda all’ira. Immaginiamo l’espressione sorpresa che comparirebbe sul faccione barbuto del nostro filosofo preferito se, conversando con la Picierno, o peggio, con la Moretti (piddì, ça va sans dire), si sentisse dire “noi siamo una sinistra pragmatica, moderna” e magari, per soprammercato, “ …che parla alla ggente”. Se poi, alla fine, incrociasse anche un Bersani, non crederebbe ai suoi occhi …  

Quale giudizio potrebbe dare dei mini jobs tedeschi, cumulabili dai lavoratori poveri (un’ideona del socialdemocratico Schroeder), o dello jobs act italiano, con annesso licenziamento libero, che sta per entrare in ciclo? Comprenderebbe lui, uomo d’altri tempi, tutta la portata de-emancipatrice di questi contratti, pensati contro i lavoratori? Io credo di sì, anche se alla sua epoca le “maestranze” erano ridotte in slums e periferie di città industriali, con le fogne a cielo aperto e i topi che gli correvano sui piedi, le pezze al culo, e badavano solo alla diuturna lotta per la sopravvivenza. Il punto è che uno come Karl si accorgerebbe subito che il neocapitalismo vuole riportarci lì.

Sicuramente rifletterebbe sullo stato delle masse prigioniere nelle dimensioni del capitalismo a vocazione finanziaria, classe povera ancor meno rivoluzionaria e più docile del vecchio proletariato industriale. Poi, noterebbe la presenza sempre più massiccia, nella società, del ceto medio impoverito, una sorta di borghesia non-borghesia allo sbando (con i difetti ma non i pregi dei borghesi), che si vuole ricacciare, senza troppi complimenti, in fondo alla piramide sociale. Potete scommettere che rimpiangerebbe il proletariato ottocentesco, osservando come gli operai e le classi medie impoverite chinano la testa, passivi come non mai, davanti a chi li sta facendo letteralmente a pezzi. Senza neppure un  partito comunista a fare caciara …

Ebbene, per concludere questo piccolo sfogo, se ci vedesse Marx, così come siamo ridotti oggi, se toccasse con mano la realtà umana e quella sociale generate da questo capitalismo, se ne tornerebbe inorridito, al più presto, nella sua tomba a Highgate, in quel di Londra, inseguito – anche lui e proprio lui! – da un vago senso di impotenza …

Se ci vedesse Marx! di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-03-26T13:21:12+01:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

10 pensieri su “Se ci vedesse Marx! di Eugenio Orso

  1. Il piddino medio, ossia l’idiota sociopolitico medio ha la sua risposta, di cui è profondamente convinto: “Ma quale Marx, Orso. Il marxismo è un ferrovecchio, il miglioramento delle condizioni di vita dei più deboli passa dalla meritocrazia e dalla lotta all’evasione e alla corruzione. Così staremo tutti meglio.
    Sinistra è legalità, onestà, frugalità e meritocrazia”.
    Provaci, Orso a rispondere a questa osservazione! E’ difficilissimo. Non perché sia giusta, anzi è una porcheria, ma perché per smontarla occorre ricorrere a concetti socio-politici che questi poveri (e per di più arroganti) prodotti della lobotomizzazione propagandistica della sedicente “sinistra moderna” hanno completamente dimenticato.

    • Per Valdo

      In effetti, una risposta articolata servirebbe a poco, in quel caso …
      Tuttavia ci sono differenze, anche rilevanti, fra il marxismo e il pensiero originale di Marx, questo non dobbiamo dimenticarlo. Se il marxismo non ha più molta attrattiva, il pensiero di Marx resta una buona base teorica dalla quale ripartire, per analizzare il presente e proporre alternative al pensiero unico. Lavoro improbo, come aveva ben capito Costanzo Preve, che comunque ha seguito questa strada dai primi duemila fino alla morte. Un lavoro che darà qualche frutto, nei prossimi anni? Forse, a condizione che piddioti e simili non prevalgano su tutto il resto, cancellando qualsiasi traccia di coscienza sociopolitica …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per max

      Credo che Marx, a contatto con questa situazione, modificherebbe la sua teoria dei modi storici di produzione e rifletterebbe alquanto sull’evoluzione della propaganda (da Goebbels fino ai giorni nostri), sul potere mediatico e su elementi di natura non economica, cruciali per determinare il successo neocapitalista …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Caro sig. Orso, seguo sempre con estremo interesse il suo blog e La ringrazio per i suoi preziosi contributi.
    A quanto da Lei scritto mi permetto di aggiungere che se il buon Carlo gettasse uno sguardo alla misera realtà che stiamo vivendo, si accorgerebbe in cinque minuti che la vera opposizione al capitale non alberga (più) a “sinistra” (che poi Marx era un comunista anticapitalista e di “sinistra” non è mai stato) ma in formazioni originariamente distanti, come il front national della Le Pen.
    Vallo a spiegare ai finti compagnucci dei centri sociali o ai servi del liberismo pidiota che quello che conta è acchiappare il topo e non il colore della giubba del gatto…
    Un caro saluto.
    Costantino

    • Per calimero 756

      Certo, hai ragione, Marx si accorgerebbe subito del cambio di casacca integrale della cosiddetta sinistra. So bene che comunismo è una cosa e “sinistra” una cosa diversa, ma mi diverto a immaginare che faccia potrebbe fare Marx accorgendosi che un partito socialista, quello francese, è cane da guardia del liberismo europide, mentre un partito “reazionario” come il FN ha addirittura sostiuito i comunisti, in Francia, nel dare rappresentanza agli operai!

      Cari saluti

      Eugenio Orao

      • Sono più di 20 anni che l’anticapitalismo non è a “sinistra”…Vivo in una zona ad alta concentrazione turistica e gli stolti dei centri sociali che sono a “caccia” di presunti fantasmi, non vanno mai a manifestare contro il dominio incontrastato di caste di balneari che occupano abusivamente km di spiaggia, altamente redditizia e dove queste merde non ti fanno neppure appoggiare un asciugamano se non paghi…
        Gli unici che da anni manifestano contro questo abuso cioè occupare suolo pubblico pagando una cifra misera e limitando la possibilità di creare occupazione perché sono tutti imparentati sono gruppi agli antipodi dei “sinistri”.

        • Per Andrea

          Oggi, in Europa e non soltanto in Italia (vedi Hollande e Tsipras), la sinistra è il migliore e il più fedele servo subpolitico della classe dominante finanziaria globale. E’ una verità incontrovertibile che dovrebbe esser chiara a tutti. Così, però, non è, perché idiotizzati e cerebrolesi abbondano (e sostengono la sinistra neocapitalista).

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  3. Il topic non è quello giusto, ma vorrei riportare il testo di questo a mio avviso interessante articolo dal sito linterferenza. Mi sembra molto centrato.

    Aveva visto giusto Corrado Ravazzini nel suo cortometraggio ”perfetto”

    https://www.youtube.com/watch?v=JEB0cjoC_jM

    a identificare nel ristorante il luogo dove meglio emerge, e meglio viene esibito, lo ”status sociale” nel capitalismo post-moderno.
    Si andava al ristorante banalmente per mangiare, ma ora tra cuochi che non sono più cuochi bensì ”chef”, tra piatti che non sono più piatti ma opere di arte moderna impossibilitate a riempire lo stomaco perchè miserrime nel contenuto e nelle dimensioni, diventa chiaro che tra il fine (mangiare, possibilmente bene) e il mezzo (il ristorante, guai a chiamarlo trattoria perchè troppo evocatoria di bifolchi camionisti con la camicia a quadretti) si sono inseriti una serie di sgradevoli ostentazioni di ”skill sociali” che contribuiscono a farmi guardare all’ambiente degli ”chef” e dei ristoranti ”blasonati” con una sorta di imponderabile disgusto.
    L’avevamo già visto con il mercato del vino, dove per ”ribrandizzare” un buon Barbera erano arrivate orde di buffoni chiamati ”sommelier” a sentire retrogusti improbabili di tabacco e di cumino a questo e quell’altro vino; era necessario trasformare la bevanda popolare per eccellenza, il vino, in uno skill sociale da esibire per dimostrare il proprio status.
    Tale disgusto si amplifica a dismisura quando accendo la televisione e osservo per alcuni minuti (limite massimo di tolleranza) una puntata di “masterchef”. Questa spiacevo sensazione (appunto di disgusto) non è tuttavia del tutto infruttuosa, perchè ha un effetto pedagogico e mostra chiaramente che l’equazione ”ristorante=ostentazione della differenza di classe sociale” non è solo frutto della mia immaginazione ma una realtà oggettiva e conclamata.
    Del resto non si tratta solo di un paradigma sociale che ci ricorda – per chi l’avesse dimenticato – che viviamo ancora in una società divisa in classi, ma anche del paradigma del capolinea di una nazione, la nostra, che ormai si è ridotta come un paese del terzo mondo a vendere solo cibo e turismo.
    Se penso all’expo del 2015 dedicato al cibo (si ricordi che per esempio la Tour Eiffel fu costruita appunto nell’expo del 1889, e si raffronti con la miserrima sagra del tartufo nostrana a cui l’abbiamo ridotta nel 2015) mi rendo conto che per un giovane in questo paese non c’è più speranza. L’unica prospettiva che gli offre questo paese è scegliere tra una carriera come cameriere o come cuoco, magari con la segreta speranza un giorno di diventare ”chef” e rifarsi delle umiliazioni subite dal cliente che per definizione ”ha sempre ragione”,e di quelle subite dal padrone che, per definizione, ha ancora più ragione del cliente.
    Diventa così magicamente spiegabile,per noi outsider del mondo della cucina, tutto l’assurdo interesse sado-masochista,che in questa infelice nazione milioni di persone riversano in questa sarabanda di maleducazione e arroganza chiamata ”masterchef”:
    Frotte di cuochi e camerieri vedono in masterchef una sorta di rievocazione della loro triste, alienante e frustrante vita quotidiana.
    Ma c’è di più, masterchef è il momento pedagogico in cui bisogna insegnare a milioni di giovani italiani come ci si comporta nei confronti dei superiori, come subire i peggiori insulti senza fiatare; del resto è questo che offre il mercato del lavoro al giovane italian. Se l’industria è morta, finisce la possibilità anche solo teorica di fare una carriera ”tecnica” in cui il lavoro sia scisso dal suo aspetto servile di ”sudditanza al cliente” (e al padrone).
    Ma l’industria è morta e all’expo si parlerà di cibo, cibo solo cibo e nient’altro che cibo…
    Riflesso di ciò che l’Italia è diventata: un paese con una minoranza di ricchi e una maggioranza di poveri che possono lavorare solo e soltanto in una serie di lavori servili che gratifichino i padroni, perchè è questa la traduzione vera della parola arcana ”terziarizzazione” dietro la quale si cercano di nascondere le tremende condizioni della società capitalistica postindustriale.
    Credevamo che la fabbrica fosse l’apice dello sfruttamento, e invece è arrivata l’era del ristorante, degli chef e dei masterchef:
    Cari giovani, buona fortuna, ne avremo bisogno.

    • Per Valdo

      Grazie per la segnalazione del cortometraggio, che è godibile e istruttivo.
      La perfezione, più volte evocata dall’antipaticissimo protagonista – e smontata con poche parole dal povero cameriere licenziato – si è dissolta in un attimo, essendo nient’altro che una patina sotto la quale si nascondono tutti i mali di questa società, democratica e aperta, in cui i tempi di vita li scandisce il mercato, con i suoi falsi miti (successo, qualità, eccetera). Credo che questo, in soldoni, sia il messaggio.

      Nel tuo commento evochi la funzione “pedagogica”, per le masse, di certe brutte trasmissioni televisive e l’imposizione di “stili di vita” che convengono solo alle ristrette élite neocapitaliste. Di certo è così, senza ombra di dubbio.
      Voglio solo precisare che dietro la metafora c’è la molto concreta distruzione del vecchio modello di capitalismo italiano e la sua sostituzione, forzata perché non conviene alle masse, con il nuovo capitalismo ultraliberista a vocazione finanziaria. Ecco che, allora, la “pedagogia” dei media, diffusa con programmi televisivi “ad hoc”, serve a adattare le masse al loro nuovo ruolo servile, facendo digerire le crescenti iniquità sociali.

      A proposito del video da te segnalato … C’è stata un epoca remota in cui, io, avevo maggior disponibilità di risorse finanziarie (in pratica, qualche soldo in più), e se andavo – come accadeva non troppo di rado – in ristoranti e hotel di fascia alta, facevo esattamente il contrario dell’odioso e supponente protagonista del video. Mi presentavo un po’ sbriso, regolarmente in moto, con una ragazza carina al fianco, in certi casi straniera (ad esempio, com’è accaduto, avvolta in una tuta leopardata), seguito dagli sguardi di riprovazione dei borghesissimi avventori e di una parte del personale. Ma poi, ordinavo i cibi migliori e i vini più esclusivi, senza limiti di spesa, trattando con familiarità (alla pari) i camerieri. Ai quali davo una generosa mancia (se commettevano qualche piccolo errore, non li riprendevo). Quando me ne andavo, vista l’entità del conto pagato senza battere ciglio, arrivava anche lo “chef”, o il “maitre”, e mi facevano i mezzi inchini … “Il signore tornerà da noi?” Era un modo per prendere per il culo chi, in questa società “perfetta” e nelle sue medioevaleggianti gerarchie, ci crede veramente subendola per intero. Le mie, però, a differenza di quelle del supponente protagonista del video (bravo l’attore!) erano serate veramente perfette!

      Cari saluti

      Eugenio Orso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.