Tosi foer di ball e il difficile cambiamento nella lega di Eugenio Orso

Fino a che punto la lega è cambiata? Fino a che punto può assumere una dimensione nazionale? Sono interrogativi che dobbiamo porci, anche se Salvini ha poche speranze, allo stato attuale delle cose, di scalzare Renzi e affermarsi come “salvatore del paese dal salvatore dell’Italia”.

Anzitutto, due parole su Flavio Tosi e la fronda interna al partito che ha scatenato.

A differenza di Fitto, che standosene caparbiamente in forza Italia, senza minacciare la formazione di proprie liste, fa il diavolo a quattro per rinnovare a suo modo il partito, il sindaco di Verona è mosso da un forte risentimento personale nei confronti di Matteo Salvini, e quindi è disposto a sfasciare tutto. Da come la vedo io, il suo rompere le balle per la candidatura alla presidenza della regione Veneto, disunendo la lega e proponendo la costituzione di una nuova lista, ha rappresentato un siluro contro Salvini, anche se l’obbiettivo dichiarato era Zaia. Tosi ha sparato contro Luca Zaia per colpire Salvini, invidioso del successo dell’”enfant prodige” postbossiano (passi la cazzata…) che ha saputo rinnovare gli slogan e gli obbiettivi leghisti, risollevando il partito a un passo dal baratro elettorale.

Invidia e risentimento personale hanno oscurato le capacità di giudizio politico del sindaco di Verona, intenzionato a una rivalsa su Salvini – che l’ha surclassato nella lega – anche a costo di perdere le elezioni in Veneto, consegnando quella regione ai piddini. Se la Moretti, attempata e boriosissima figa interessata più all’immagine e alle cure estetiche che alla sostanza, ha una concreta speranza di prevalere, lo deve all’ira del pelide-veronese Tosi, disposto a tutto pur di danneggiare Salvini. Anche ad addurre lutti ai leghisti. Tosi ha dalla sua l’immancabile fondazione, come Gianfranco Fini ai suoi tempi, e il neocostituito “impegno veneto”, una sorta di futuro e libertà per togliere voti a Zaia e Salvini. Suggerisce niente questo?

Bene ha fatto Matteo Salvini, per le vie brevi, a sbattere il dannoso nemico interno foer di ball, perché altrimenti l’instabilità si sarebbe prolungata fino al voto per le regionali, fra imboscate e colpi bassi di Tosi e dei “tosiani”. Gli unici a beneficiarne sarebbero stati Renzi e la sua velina “Milf” Moretti.

Bisogna ammettere che la lega è cambiata – almeno in parte – con Salvini al comando. Per tre validi motivi: 1) La centralità della questione dell’euro, dell’eurozona e dei trattati europei, correttamente indicati come il male più grande per l’intero paese. 2) La ricerca di alleanze internazionali diverse dalle attuali, guardando a est e alla Russia, e l’alleanza politica con il Front National francese, in previsione della costituzione di una nuova Europa. 3) Il superamento della perniciosa dicotomia nord-sud, concretizzatosi, pur fra mille polemiche e resistenze nel meridione, con la lista “Noi con Salvini”, una vera e propria lega sud. Tuttavia si tratta di un cambiamento parziale e, si spera, non solo a parole …

Per altri versi la lega non è cambiata troppo, nonostante il rinnovamento imposto dalla segreteria Salvini. Le vecchie facce ci sono ancora, da Maroni a Calderoli, da Borghezio a … allo stesso Zaia che non è certo un “dinosauro” come Borghezio e Calderoli, ma neppure uno di primo pelo. La polemica sull’immigrazione muove ancora, come tema centrale e in alcuni casi più dell’euro, i leghisti, anche se Salvini opera la distinzione fra clandestini e immigrati regolari, che apparentemente (un po’ di controvoglia …) assimila agli italiani. Giusto però che si ponga il problema della gestione e del controllo dei flussi migratori, soprattutto in tempo di Isis. Inoltre, la proposta di politica fiscale salviniana, per l’aliquota unica del 15% sui redditi personali, oltre a non rispettare le regole di equilibrio ed equità che solo la progressività dell’imposta può garantire, è un po’ come il federalismo dei vecchi tempi, in parte puro slogan e in parte “caricatura” demaniale e fiscale. Sembrerà una domanda oziosa, ma ci dica Salvini almeno una cosa: dove troverà le coperture per la sostanziosa riduzione, implicita nella proposta, della pressione fiscale? Infine, lo “sfondamento” a sud è solo parziale, perché permane l’ostilità (oggettivamente giustificata) di una parte delle popolazioni meridionali, mentre non si coglie una vera tensione della base leghista, a nord, per il superamento definitivo della dicotomia nord-sud, ossia, in termini più da bar padani-polentoni versus terroni.

Comunque sia, fra luci e ombre, è bene che Salvini abbia ricorso agli estremi rimedi, mandando “foer di ball”, con un semplice post su facebook, un pericoloso sabotatore come Flavio Tosi.

Tosi foer di ball e il difficile cambiamento nella lega di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-03-11T17:31:19+01:00da derosse
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