Syriza, piddì, sinistra e neocapitalismo di Eugenio Orso

Se qualcuno ha creduto in Tsipras e nella possibilità di “cambiare le cose” stando all’interno dell’unione e dell’eurozona, ora deve ricredersi … O almeno, dovrebbe farlo se non è in aperta mala fede.

Che il semestre europeo a guida italiana (presidenza del consiglio dell’unione), nella seconda parte dell’anno scorso, non sarebbe servito a nulla, men che meno a cambiare l’impostazione di fondo della politica unionista, fatta di rigore contabile e distruzione del sociale, era cosa fin troppo scontata. Il gioco era chiaro fin dall’inizio. Renzi tuonava contro le politiche del rigore – rigorosamente applicate dal suo governo, per conto troika – esclusivamente per scopi propagandistici interni, mentre batteva i tacchi e obbediva davanti al potere sopranazionale. Bruxelles, Francoforte e naturalmente Berlino, perché la germania, kapò euronazista, tiene d’occhio gli altri popoli d’Europa, soprattutto i più deboli, tarpandogli le ali. Le sue proposte, come, ad esempio, escludere gli investimenti dal rigido computo del rapporto fra deficit e pil (< 3%), sfruttando a fondo i mitici finanziamenti europei (i 300 miliardi di Juncker!) per scuole, banda larga e dissesto idrogeologico, non sono che specchietti per le allodole. Ciò che vuole è intorbidare le acque, vendere illusioni, senza mettere minimamente in discussione le politiche del rigore – privatizzazioni per far cassa, i tagli lineari a sanità e sociale, precarietà di massa con lo jobs act – dalle quali non si discosta.  

Tsipras, dal canto suo, ha suscitato speranze di riscatto e di “riforma radicale” delle politiche unioniste non solo in Grecia. Ha promesso aumento delle pensioni, riassunzione di dipendenti pubblici (licenziati per conto troika), rigetto del “memorandum” siglato dal precedente governo e via elencando. Il gioco del gran capo progressista era di vincere le elezioni con un programma centrato sulla cancellazione-rinegoziazione del debito, sul sociale e sul ritorno alla spesa pubblica (welfare, lavoro statale, pensioni), restandosene, però, prudentemente dietro il filo spinato dell’eurolager. Le sue dichiarazioni “europeiste” stridevano non poco con la presunta volontà di ridare dignità, redditi e pane ai greci, ridotti alla fame proprio da un’unione europea ricattatrice e saccheggiatrice … e da una germania euronazista.

Niente più troika (commissione-bce-fmi) e niente più diktat, cioè “memorandum” a strozzo. Insomma, il suddetto ha fatto credere a un popolo disperato che è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca o, con altre parole, che si può salvare la testa continuando a tenerla sul ceppo del boia. Certo … non si parla più di troika, ma di “istituzioni”, cambiando nome alla stessa cosa e il famigerato “memorandum” i greci se lo scrivono da soli (Tsipras e il suo socio Varoufakis), in base alle riforme pretese dall’eurogruppo. Poi, il rigore può pur essere mascherato da “flessibilità”, e via discorrendo. Nomi nuovi per cose vecchie, tipico imbroglio contro il popolo di una sinistra fatalmente serva del grande capitale finanziario e, “in cuor suo”, neoliberale. Una sinistra molle, effeminata, che nel momento topico abbassa sempre la testa davanti ai sovrani interessi del più forte, cioè del capitale finanziario. Eurogruppo, commissione e tedeschi gongolano, mentre Tspiras e Varoufakis devono spiegare ai greci con le pezze al culo il “mutamento di rotta”.

Che cosa cambia, concretamente? Cambia che Syriza, con un improvviso voltafaccia, dà l’addio al programma elettorale di Salonicco e a (quasi) tutti i buoni propositi, come, ad esempio, la cancellazione di buona parte del valore nominale del debito pubblico e la mitica “conferenza europea del debito”, che avrebbe dovuto determinare una svolta.

Delle seguenti promesse sperticate – Salonicco, settembre 2014 – non resta più nulla, se non qualche buono pasto per chi muore letteralmente di fame e una possibile estensione del salario minimo:

Elettricità gratis per 300.000 famiglie sotto la soglia di povertà fino a 300 kWh al mese per famiglia; cioè, 3.600 kWh l’anno. Programma di sussidi pasto per 300.000 famiglie senza reddito. L’attuazione avverrà tramite un ente pubblico di coordinamento, in collaborazione con le autorità locali, la Chiesa e le organizzazioni di solidarietà. Programma di garanzia abitativa. L’obiettivo è la fornitura iniziale di 30.000 appartamenti (30, 50, e 70 m²), sovvenzionando affitto a € 3 per m². Restituzione del bonus di Natale a 1.262.920 pensionati. Assistenza medica e farmaceutica gratuita per i disoccupati non assicurati. Eccetera, eccetera, eccetera …

In compenso, vi sarà la lotta al contrabbando, all’evasione fiscale e all’elusione. Sappiamo, però, che la lotta alla grande evasione è praticamente impossibile e l’espressione nasconde, sempre di più come accade in Italia, la “spremitura” dei piccoli, dei lavoratori dipendenti e di chi non può sottrarsi. Syriza rinuncia al programma di Salonicco, che aveva riacceso le ingenue speranze dei greci, per un’estensione di soli quattro mesi – nemmeno di sei, come richiesto – del prestito concesso dalla troika … Scusate! Dalle “istituzioni”. Per capire chi ha prevalso, chi ha padroneggiato la trattativa con la Grecia, guardate le facce e le espressioni di Tsipras e Varoufakis, da una parte, e dall’altra quelle dell’olandese (non hooligan) Dijsselbloem, presidente dell’eurogruppo.

In estrema sintesi, la cosiddetta sinistra non rappresenta più le istanze popolari, la tensione verso la giustizia sociale, la difesa degli interessi, sempre più calpestati, delle classi dominate, oppure, come nel caso di Syriza, millanta di volerli fare ma poi va in direzione opposta. Ci sono due livelli di servaggio nei confronti delle aristocrazie neocapitalistiche occidentali, ben simboleggiate dai mercati & investitori. Il primo è quello più esplicito, rappresentato dal piddì e da tutti i suoi esponenti, a partire da Renzi, che idolatra il mercato, l’iniziativa privata e gli onnipotenti, benefici “capitali stranieri” che investono nel paese. Il secondo, più nascosto, apparentemente conflittuale, è quello di Syriza e simili, che promettono mari e monti a una popolazione oppressa, spogliata di tutto dagli appetiti del grande capitale, e poi – quando si arriva alla prova dei fatti – si rimangiano puntualmente le promesse, abbassano regolarmente la testa, applicano programmi politici e misure “impopolari” che si dichiarava di voler superare.

Il problema è dunque la sinistra, squallida ausiliaria delle élite neocapitaliste e dei loro organi sopranazionali di dominio e controllo. Tolta di mezzo – con le buone o le cattive – questa quinta colonna del capitale, si potrà forse sperare nella nascita di una forza politica non-liberale che rappresenti veramente gli interessi delle masse pauperizzate. Purtroppo, in Italia c’è il vuoto assoluto e il pd è sempre più forte e invasivo, mentre in Grecia, visto che il KKE (partito comunista) è ormai un fossile, dopo il collasso di Syriza non resterà che l’incognita Alba Dorata.

Sic et simpliciter

Syriza, piddì, sinistra e neocapitalismo di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-02-24T11:51:36+01:00da derosse
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5 pensieri su “Syriza, piddì, sinistra e neocapitalismo di Eugenio Orso

  1. E da noi ci rimane Salvini…
    Oppure, come sostengono i piddioti, la democrazia è in pericolo se si va alle elezioni prima dello scadere “naturale” del mandato Renzi!!!
    Ma quale mandato? Ma chi l’ha votato? Chi l’ha voluto sto figlio di massoni!
    Bisogna mandarlo affanculo, questo golpista per conto di quella troika della Merkel , che vuole anche la rai per taroccare le statistiche sulla ripresina del menga che non c’è, per dire che la fiat è ritornata, sì a sfruttare corpi on demand (in neolingua), per rimbambirci di percentuali farlocche sull’expo che ha scippato Milano ai milanesi, sui cervelli che rimpatriano insieme ai capitali degli amici dei festival dell’unità/PDS/ulivo/DS/PD e sulle elezioni blindate regionali-comunali attraverso la puntuale presenza di opinionisti/sondaggisti evasori fiscali.
    L’unico sondaggio per questa feccia, è un’ endoscopia fallica.

    Saluti cari

    • Per max

      Ormai alla menzogna non c’è più fondo. Renzi ha il mandato perchè ha vinto le elezioni – qualsiasi siano, non importa, quelle europee e quelle amministrative a Firenze … – e molti imbecilli ci credono. Un mix di ignoranza, idiotizzazione, condizionamento mediatico e paura del futuro caratterizza la maggioranza degli italiani. E’ facile regnare incontrastati se la qualità umana è scesa sotto le suole delle scarpe. La sinistra domina, per conto troika, usando abilmente la menzogna e sfruttando la paura.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per Valdo

      Una buona fetta del paese – ridotta nello stato che possiamo osservare (non sto parlando dal lato economico …) – appoggia ovviamente il pd. Non lo vota materialmente poiché il voto politico è interdetto e sostituito da sondaggi pilotati. Se ci “affidiamo” ai sondaggi detti d’opinione, scopriamo che dopo il blitz renziano per eleggere Mattarella il pd è in recupero di consensi! Di nuovo verso il 40%, o almeno il 37/38% (vedi Piepoli e altri farabutti “sondaggisti” di un certo calibro). Naturalmente c’è astensione, separata però dagli “indecisi”, cioè coloro che non rispondono ma, presumo, non dichiarano esplicitamente di volersi astenere. Un trucco, per ridurre la percentuale dell’astensione tout court e farla sembrare più contenuta. Nonostante che i sondaggi sono manipolati e i “sondaggisti” parte integrante dell’apparato ideologico-massmediatico neocapitalista, se pensiamo a una possibile astensione del 50% (oggi realistica, nonostante i “sondaggisti”) e a un pd che torna al 40% dei voti espressi (solo teorici, in assenza di elezioni politiche), scopriamo che il 20% “reale” voterebbe pd. Una percentuale comunque grande, addirittura enorme, che rivela lo stato pietoso e ultra-comatoso in cui versa la popolazione italiana.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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