Chi non vuole la fine dello stato islamico? di Eugenio Orso

Se la città di Mosul, nel nord dell’Iraq, è veramente il luogo dove gli americani dichiarano che lo stato islamico sarà definitivamente sconfitto, non si capisce perché l’attacco alla città, difesa secondo le stime del pentagono da appena mille o duemila tagliagole, è di mese in mese rinviato. L’attacco congiunto dell’esercito irakeno e dei peshmerga (le forze militari del governo regionale curdo in Iraq), sarebbe potuto scattare già alla fine di gennaio, poi in febbraio, poi ancora in marzo-aprile, ma così non è stato. Il governo irakeno, qualche tempo fa, ha dichiarato che comunque l’attacco ci sarà entro la fine dell’anno, mentre il pentagono ora lo prevede fra aprile e giugno, con possibili ritardi, anche se si dice che dovrà avvenire prima del mese di ramadan, che quest’anno (1436 dall’Egira, secondo il calendario islamico) inizierà il diciotto di giugno.

Decisamente ambiguo il comportamento degli stati uniti, che da un lato esaltano i successi degli irakeni nella lotta contro l’isis, dalla scorsa estate a oggi, mentre dall’altro, concretamente, contribuiscono a frenare l’azione militare risolutiva contro lo stato islamico.

Si consultino i seguenti articoli sul tema, per avere qualche informazione più dettagliata:

Iraq: Stati Uniti rivelano parte del piano per strappare Mosul allo Stato Islamico

http://it.ibtimes.com/articles/76051/20150220/mosul-iraq-stato-islamico-conquista-offensiva-usa-piano.htm

Ecco il piano per cacciare l’Isis da Mosul

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/guerra-isis-25mila-soldati-riconquistare-mosul-e-usa-e-1096642.html

La scarsa determinazione statunitense nell’accelerare l’attacco contro la più grande e popolosa roccaforte dello stato islamico, in Medio Oriente, è piuttosto sospetta. I ritardi, probabili rispetto alla “road map “annunciata, potranno trovare una giustificazione nello scarso addestramento delle truppe irakene, che dovrà protrarsi per buona parte del 2015. Il risultato è che lo stato islamico, pur indebolito, continuerà a dominare una buona fetta dell’Iraq, mantenendo viva la minaccia nella vasta regione di Al Anbar e contro i territori sotto controllo curdo. Del resto, la recente sortita dell’isis nei pressi della città di Baghdadi (Anbar), che ha sfiorato una base di addestratori americani, è stata contenuta con difficoltà ed è lì a testimoniare lo stato in cui versa tuttora – nonostante l’aiuto “fraterno” degli usa e l’addestramento delle truppe – l’esercito irakeno governativo di Haidar al-Abadi. Forse gli americani si stanno impegnando troppo poco, nel mettere in grado le truppe irakene di affrontare con successo gli armati dell’isis? Lo fanno intenzionalmente?

Se i tagliagole rintanati a Mosul sono soltanto un paio di migliaia, venti o trentamila militari con adeguato appoggio aereo, ivi compresi quelli delle tre brigate curde, ben addestrate e motivate, dovrebbero sbaragliarli senza troppe difficoltà. I curdi, facendo la loro parte, in questi ultimi mesi hanno riconquistato Sinjar, una parte della piana di Nineveh e stringono d’assedio Mosul a nord, est e ovest, nonostante le improvvise sortite islamiste verso Kirkuk ed Erbil, tutte fallite dopo l’iniziale sorpresa. Inoltre, se in combattimento s’impegneranno anche i tremila “addestratori” americani, già presenti sul campo, più qualche altra unità usa inviata sul posto allo scopo, vi sarà un apporto decisivo di truppe per la riconquista della grande città irakena.

L’impressione è che gli usa vogliano ritardare, o addirittura scongiurare con ogni mezzo e ogni menzogna, il collasso dell’isis in Medio Oriente, mantenendone viva la minaccia destabilizzatrice il più a lungo possibile. Anche il piano di addestramento di cinquemila miliziani l’anno per tre anni, con l’apporto determinante della Turchia, non sembra diretto a fronteggiare e sconfiggere lo stato islamico in Siria, come si fa credere, ma, al contrario, a colpire l’esercito arabo siriano e Bashar al-Assad, per consegnare definitivamente la Siria alle bande di ribelli, non proprio “moderati”, ossia a un caos inestinguibile che avvantaggia Washington (e anche il regime islamista “moderato” di Tayyp Erdogan).

Il disegno geopolitico degli usa non è mutato nella sostanza, rispetto a due o tre anni fa, quando l’isis era ancora un gruppo di predoni e mercenari fra i tanti, impegnati “per conto terzi” nella guerra siriana. Sono proprio gli usa con i loro compari (in particolare alcune monarchie islamosunnite del Golfo, ma anche l’unione europide e gli israelosionisti) che gli hanno consentito di emergere e imporsi nell’area, come forza destabilizzatrice più grande e “efficiente”.

L’insediamento definitivo dello stato islamico in Libia – quale minaccia per tutto il Grand Maghreb e, nel prossimo futuro, per l’Europa mediterranea – allarga le prospettive geopolitiche di caos e destabilizzazione. Prospettive tragiche, che possono favorire soltanto gli stati uniti e, alle loro spalle, le élite finanziarie occidentali, ivi comprese quelle isalmosunnite del Golfo, ben simboleggiate dal piccolo ma ambizioso Qatar. Per questo nel breve è improbabile un’azione militare internazionale anti-isis, promossa dalle nazioni unite in Libia. Possibile soltanto qualche “colpo di mano” dell’Egitto, sostenuto dagli emirati arabi e sempre più vicino a Mosca, in appoggio al governo libico di Beida e Tobruch e al suo uomo più forte, il generale in pensione Khalifa Haftar. Tuttavia, questi possibili raid egiziani non risolutivi, in assenza di un intervento militare internazionale concordato (in seno alla lega araba se non alle nazioni unite), potranno soltanto aggravare il caos libico, caratterizzato da un’estrema frammentazione del paese, dalla presenza di una molteplicità di milizie, dalla fragilità delle alleanze. Ulteriore caos e ulteriore frammentazione danneggeranno il governo di Tobruch e favoriranno lo stato islamico, nonché i disegni geopolitici dei suoi “padrini”. La minaccia è in primo luogo rivolta contro la Tunisia, l’Algeria e … l’Italia.

Qualche blitz armato dell’islamic state a Lampedusa (e/o Pantelleria) diventerà sempre più probabile, se la situazione in Libia si aggraverà ulteriormente. Ciò potrebbe convenire agli stati uniti e alle aristocrazie finanziarie occidentali che li manovrano, per un controllo più ferreo dell’Europa, utilizzando l’alleanza atlantica quale estrema difesa dalla barbarie dell’isis.

Le forze mercenarie dello stato canaglia ucraino, nel Donbass, hanno fallito miseramente i loro obiettivi (nonostante la ferocia contro le popolazioni civili e il terrore seminato), subendo una sconfitta epocale a Debaltsevo. I patrioti della Novorossia hanno vinto (almeno temporaneamente) e Putin ha mantenuto un lodevole sangue freddo, impedendo che l’intera Europa scivoli rapidamente verso la guerra.

Anche se dopo lo screditato Poroshenko, in Ucraina, ne arriverà uno sicuramente peggiore, che cercherà con ogni mezzo di trascinare la Federazione Russa – e l’intera Europa – nella fornace della guerra, finora i tagliagole dello stato islamico si sono rivelati più efficaci sul campo, più “paganti” degli euro-nazisti ucraini di Kiev e dei mercenari stranieri che li affiancano (blackwater, baltici, persino tedeschi e francesi). La cosa è evidente: da un lato, la cocente sconfitta militare nello snodo ferroviario di Debaltsevo, dall’altro lato, i successi targati isalmic state in Libia (Derna, Sirte) con possibilità di investire l’intero Maghreb.

Non è improbabile, per quanto precede, che nel breve gli stati uniti, i loro complici unionisti europoidi, le aristocrazie neocapitaliste che stanno sullo sfondo, puntino sullo stato islamico per sottomettere totalmente l’Europa occidentale e mediterranea, in forza di paura, con attacchi militari isis a Lampedusa e/o Pantelleria, o addirittura sulle coste meridionali della Sicilia. Sto parlando di possibili blitz armati che scatenerebbero il panico in Italia e in Europa, da un lato, e l’efficace propaganda isis dall’altro, con un probabile picco di reclutamenti.

E’ ovvio che ci saranno attentati in vari punti dell’Europa occidentale (più o meno favoriti dai servizi segreti dei vari paesi), per “corroborare” la minaccia, ma l’attacco militare diretto avrà maggiore rilevanza ed effetti più importanti. Non necessariamente un attacco di vaste proporzioni, ma piuttosto delle azioni insidiose, per quanto limitate, che potranno essere rintuzzate in qualche ora o in qualche giorno, destinate però a lasciare il segno.

Infatti, potrebbero non bastare iniziative-capestro come il famigerato trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) fra gli usa e l’unione europide per legare definitivamente il vecchio continente al Nord America, e la guerra con la Russia, fortunatamente, non è ancora scoppiata. Perciò, il disegno neocapitalista-finanziario potrebbe compiersi sotto minaccia dell’isis, con attacchi improvvisi all’Italia e alle sue isole, che consegnerebbero un grande potere nelle mani dell’alleanza atlantica, sottomettendo definitivamente le popolazioni. “Preferite essere sgozzati dalle bestie sunnite dell’isis, oppure sottomettervi definitivamente alla nato e all’occidente neocapitalista?” Questa potrà essere la drammatica alternativa.

Sic et simpliciter

Chi non vuole la fine dello stato islamico? di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-02-22T14:24:12+01:00da derosse
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