QUELLO CHE MOLTI UOMINI NON DICONO (per ora) MA PENSANO (Il Poliscriba)

(la mia personale recensione del romanzo Soumission di Michel Houellebecq) 

Michel Houellebecq è un maschilista, misogino e misantropo o lo sono esclusivamente i protagonisti dei suoi romanzi?
Chi come me ha letto praticamente tutto dell’autore, compresi i saggi, potrebbe essere d’accordo sull’interpretazione che le donne di sinistra e radical francesi e non, hanno dato di lui in base, ovviamente, ai contenuti delle sue opere. 

Di una cosa però sono certo, l’ultimo Houellebecq, quello del Soumission che ha fatto tanto vociferare di sé, è un uomo che ha scelto di separare una volta per tutte le due figure.(bravo e applausi dal sottoscritto).
Lo scrittore e il protagonista della vicenda narrata nel romanzo fantapolitico non coincidono più, come succedeva nelle altre narrazioni che avevano per tema la decadenza individuale e sociale dell’uomo medio europeo, forzatamente integrato, appartenente a  una civiltà in declino, espressione di nichilismo, iper-individualismo, disorientamento politico, ateismo, pansessualismo.
Nonché: dissoluzione del maschio, crisi sistemica del capitalismo e della democrazia liberale in una informe liquidità postmoderna di masse sociali globalizzate attraverso l’adozione di medesimi usi e costumi uniformanti e destrutturanti ogni possibile, sana e distinta personalità. 

In effetti, ho stimato e ho considerato Houellebecq un buon cantore della nevrosi in tutte le sue forme, ma ho dovuto ricredermi e posso senza dubbio riconsiderarlo, alla luce di recenti riletture beat, un incoerente, un pusillanime ormai adagiato sul comodo cuscino del successo editoriale.
Lui che ha sempre sostenuto di essere pronto al suicidio, in questo ultimo romanzo si svela come un opportunista pronto a svendersi all’avanzata dell’Islam che, in pratica, esalta dall’inizio alla fine del romanzo, come l’unica medicina in grado di guarire la nostra empasse immorale e la sua di artista, consumato da un pessimismo che non gli regala più le stesse emozioni forti di un tempo. 

In Soumission, i temi precedenti ci sono ancora, tutti ben delineati, con qualche sconfinamento in area letteraria, storica, filosofica e religiosa.
François, il protagonista, professore di Lettere alla Sorbona, è il prototipo di un uomo normalissimo, stanco di vivere, un 44enne con una propensione alla disillusione che, in verità, non rispecchia l’età anagrafica dell’autore (57 anni), semplicemente perché la scelta dell’età da parte di Houellebecq, doveva collimare con la statistica media dei suoi potenziali lettori. 

E lui, per motivi ex-professionali, conosce molto bene l’importanza della scienza statistica quando si tratta di veicolare informazioni e un libro fa parte di questo sistema per quanto attiene gradimento e vendite.
In realtà, e la mia tesi è in contrasto con quanto ho appena affermato, Soumission non è stato scritto per un determinato pubblico, perché seguaci e neolettori Michel sapeva di averli senza ombra di dubbio.
Inoltre, dopo i fatti di Charlie Hebdo, per pura casualità, ne ha ampliato il numero ed esteso la circolazione in concomitanza con l’esplosivo incremento di vendite della rivista satirica, colpita, ma non affondata, dal terrorismo islamico, grazie anche all‘astuzia commerciale della casa editrice Flammarion di ritardarne l’uscita a causa del medesimo tragico evento. 

Tolti i vantaggi economici, che non saranno scarsi, buon per lui, il romanzo è una confessione dell’autore a se stesso, causa invecchiamento, incremento di acciacchi fisici, mancanza di sesso di coppia fondato sull’amore e una débacle intellettuale e creativa che deraglia molti scrittori come lui sulla ghiaia del declino, della paura dell’oblio e  dell’isolamento intellettuale e sociale. 

Non che Houellebecq sia mai stato uno scrittore tenero con i lettori, al contrario, ma in questo ultimo lavoro traspare  una stanchezza, una noia, la voglia di ricadere veramente in una normalità assoluta dai connotati debolmente corrosivi, se non decisamente anti-anarchici, che si esprimono in un  stentato e ordinario tono stilistico in piena opposizione alle eruzioni creative dei primi scritti. 

Sapientemente, sceglie con furbizia di ricalcare il suo percorso intellettuale/spirituale, sulla figura dello scrittore francese Huysmans, grande autore decadente e pessimista, che sarà protagonista di una folgorante conversione narrata nella parabola creativa dei suoi otto romanzi semiautobiografici. 

Gli autori cosiddetti cannibali, che divorano e si divorano in un continuo sfamarsi di oscurità, di putridume sociale, che mettono il naso nel maleodorante bassofondo del corpo e dell’anima, mi sono sempre stati congeniali, ma quelli che personalmente tengo in maggior considerazione, sono gli psicopatici, i sociofobici psicolabili non millantatori, coloro che si sono tolti la vita o quelli che veramente si sono convertiti ad altra esistenza. Mi vengono in mente Mishima e Thomas Merton, o i suicidi a fuoco lento, – Caraco, Celan, P.D.LaRochelle, Neal Cassidy, Jack Kerouac, Virginia Wolf e mille altri – traccianti scie di  sangue incandescenti nelle parole ancora vive e non corrose dal tempo.  

“Morire è una cosa molto semplice. Ho guardato la morte e lo so davvero. Se avessi dovuto morire sarebbe stato molto facile. Proprio la cosa più facile che abbia mai fatto… E come è meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora disillusa, andarsene in un bagliore di luce, che avere il corpo consunto e vecchio e le illusioni disperse.” 

Questo scrisse Ernest Hemingway e difficilmente questo scriverà mai Houellebecq. 

Anzi, dopo averci raccontato per qualche pagina di Soumission, per voce di François, di aver provato ad aderire a qualche movimento identitario e aver malriposto fiducia – cosa che ha veramente fatto nella vita reale, nel Front National di Marine LePen – e dopo essersi dissetato alle fonti mistiche tanto care alla metafisica post nicciana/wagneriana – su su, fino in cima all’albero dei fagioli magici che conduce alle vette teosofiche e antroposofiche felicemente accoppiatesi nell’orgia new-age che tutto il panmisticismo terracqueo ha incluso -, comincia a pensare che occorra uno scossone nella sua vita professionale e sociale: occorre dichiarare la propria fede ad Allah e al suo unico profeta Maometto. 

È necessaria una convinta/finta conversione per ottenere donne sottomesse, laute ricompense e una buona posizione lavorativa per transitare sessualmente ed economicamente soddisfatti, dalla morte felice al paradiso delle vergini. 

Per un maschio europeo come François, forse anche come Houellebecq, per tutti quegli uomini che credono nella questione maschile come giusta contrapposizione al progetto di femminilizzazione dell’intera società, l’Islam è una manna dal cielo, un riequilibrio di forze consce e inconsce. 

È vero che, in un ottica taoista, le religioni monoteiste hanno una preponderanza yang, ma siccome il cattolicesimo e non il cristianesimo delle origini, ha perso la sua forza maschile, corrotta da ateismo, individualismo, materialismo, nichilismo, ecologia, democrazia liberale, capitalismo estremo, libertà sessuale, omosessualità e diritti universali dell’uomo, è lecito pensare che l’Islam potrebbe rafforzare il desiderio atavico di  sottomissione della donna da parte dell’uomo, in cambio di una facile sottomissione ad Allah e al profeta. 

Inutile dire che, alla fine di Soumission, quello che gli uomini non dicono (per ora) ma pensano, potrebbe essere gridato con il favore di Allah, a voce alta, sotto la protezione di una conversione religiosa molto maschilista e altrettanto vantaggiosa. 

Cosa mi aspettavo da Houellebecq?
Un attacco coraggioso a una follia mistica, come fece Salman Rushdie.
Nessuno lancerà una fatwa contro di lui perché non ha scritto né versi satanici, né satirici.
I suoi versi sono solo smorfie di disgusto per la propria miserabile esistenza tiepida, misogina, misantropa e ignava: la vita di un ricco scrittore che non vuole perdere il suo status quo, ma che da oggi ha perso sicuramente un suo fedelissimo lettore. 

Addio, Michel. 

Il Poliscriba

QUELLO CHE MOLTI UOMINI NON DICONO (per ora) MA PENSANO (Il Poliscriba)ultima modifica: 2015-02-18T09:28:53+01:00da derosse
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