Riforme costituzionali, bagarre in parlamento e lo spettro della guerra di Eugenio Orso

Mentre si consuma l’ennesima sceneggiata parlamentare su questioni costituzional-istituzionali che non riguardano direttamente gli italiani impoveriti, in piena emergenza economica, i rumori di guerra, intorno a noi, si odono sempre più distintamente e lo spettro del conflitto armato si avvicina pericolosamente ai confini.

Lo scontro da operetta nel parlamento italiano, inscenato fra un’opposizione interna al sistema liberaldemocratico e il partito unico collaborazionista (della troika) piddino, si consuma in queste ore, catalizzando l’attenzione dell’apparato massmediatico. La debole e divisa opposizione “aventiniana”, che ha deciso di disertare l’aula e di andare dal presidente della repubblica, lamenta che il “percorso” delle riforme costituzionali non è per niente condiviso, che ai parlamentari si tappa la bocca, che gli emendamenti sono automaticamente respinti. Quando si dice riforme condivise, ad ampia maggioranza, come da dettato costituzionale …

Si manifestano chiaramente, in questa circostanza (ed è tragicamente vero), l’assolutismo del partito unico piddino e tutta l’arroganza del piccolo Quisling Matteo Renzi, che continua, logorroico e borioso su twitter, a provocare con i suoi ripetitivi e insopportabili “#è la volta buona”, “andiamo avanti, “non ci fermeranno”. Questo piccolo infame, insetto dell’eurozona che tutto ha fuorché la statura di uno statista, sa bene di non rischiare nulla. Non c’è alternativa al suo programma e l’opposizione è debole, divisa, ingabbiata nelle regole del sistema liberaldemocratico, e quindi è un’opposizione da operetta. Perciò si recita, avendo però la certezza che le riforme costituzionali passeranno e il governo resterà in piedi. Non parliamo neppure della cosiddetta opposizione interna piddina, che rappresenta il massimo dell’inganno, del degrado e dell’infamia. Infatti, alla fine abbassa sempre la testa, mostrandosi soddisfatta dei compromessi raggiunti con le SS renziane (come nel caso dello jobs act e dei reintegri, oppure in quello dell’elezione di un Mattarella anti-Nazareno), e comunque sia garantisce al suo governo il numero legale in aula. Fra questi anche l’”estremista” anti-renziano Pippo Civati, presente in parlamento e nella lista evasori di Hervé Falciani.

Ci si occupa prioritariamente delle riforme costituzionali perché tanto, ormai, si è raggiunto il rilevante obiettivo della crescita zero del pil nel quarto trimestre del 2014, come certifica l’Istat, e la prospettiva è quella di agganciare una mitica ripresa nel corso dell’anno! Tutto merito di Renzi e del pd, si suggerisce, mentre i più indifesi, cioè i neonati, muoiono per mancanza di posti letto negli ospedali (com’è accaduto a Catania, in Sicilia), tagliati proprio dal pd, da Renzi e dai suoi compari, per applicare fino in fondo il programma della troika. I sette milioni di disoccupati e inoccupati si accontentino degli annunci di ripresa e della raggiunta crescita zero (favoloso risultato ottenuto grazie a Renzi!), perché tali resteranno sine die. Intanto si riforma la costituzione per blindare il sistema, rendendolo impermeabile e impedendo intrusioni indebite (per quanto poco probabili) della temuta “volontà popolare”.

In questo clima, scopriamo che nel Donbass ucraino, nonostante gli accordi di Minsk che entreranno in vigore dopo la mezzanotte di oggi, la guerra continua senza respiro, i mercenari dello stato canaglia ucraino, al servizio di usa-nato e unione europide, continuano a bombardare gli asili (mentre da noi le politiche troika-piddine uccidono i bimbi che necessitano di ospedalizzazione …) e pravy sektor, che è sulla linea del fronte, la tregua non la riconosce neppure. Accadrà ciò che è accaduto con la tregua precedente (in base agli accordi del 5 settembre 2014), che ha rappresentato soltanto un’occasione per riorganizzare e riarmare i mercenari dello stato ucrainofono e alla fine è completamente saltata. Si tratterà, semplicemente, di un rinvio (per qualche settimana, o qualche mese) della guerra contro la Russia, fortemente voluta dalla triade del male usa-nato-ue. Un esteso conflitto, nei Balcani profondi e in Europa, tale da coinvolgerci in “virtù” della partecipazione all’alleanza atlantica, è quindi sempre più vicino. L’attesa sarà non di anni, ma di settimane, oppure, se va bene, di qualche mese.

In Medio Oriente e in Africa settentrionale lo stato islamico è ancora all’attacco, nonostante la cocente e simbolica sconfitta a Kobane. Preoccupa la Libia, in balia degli affiliati allo stato islamico, a duecento miglia marine dalle coste italiane. La situazione non è chiara. Pensiamo al Medio Oriente (Iraq e Siria) e all’attacco previsto contro Mosul, la più grande città nelle mani dei tagliagole islamici del califfo. Obama richiede poteri speciali al congresso usa (lo farà in futuro anche contro la Russia?), ma sembra non avere intenzione di impiegare truppe di terra in Iraq, eccezion fatta per i tremila “addestratori” usa già presenti sul posto. Mentre i curdi avanzano a nord, a est e a ovest di Mosul, fino a dieci chilometri dalla città, l’esercito irakeno è ancora in “fase di addestramento”, per la riconquista della seconda città del paese. L’attacco generale allo stato islamico, in Mosul, è di là a venire (forse in primavera), ma intanto i tagliagole islamico-sunniti si trincerano e non rinunciano a fasi offensive (Anbar, Kirkuk, eccetera).

Ho l’impressione che si voglia mantenere in vita ancora per un poco lo stato islamico, in Iraq e in Siria, per inconfessabili scopi geopolitici, prima di scagliarlo contro la Russia in un’altra parte del mondo. Uno di questo scopi inconfessati potrebbe essere il ricatto nei confronti dell’Europa, in particolare di quella mediterranea, che deve restare nella gabbia di titanio neoliberista e nell’alleanza atlantica, l’unica che può difenderci dalla ferocia criminal-religiosa dei sunniti di al-Baghdadi. Poi c’è l’avanzata in Libia, sulla costa, degli affiliati all’islamic state che hanno conquistato il porto di Sirte. Derna, Sirte e domani Tripoli. Perfino uno come Gentiloni, agli esteri in Italia, ha paventato un possibile intervento militare italiano, sia pur nel quadro dell’Onu.

L’allarme di Gentiloni è reale e il pericolo c’è, perché è proprio da lì, cioè dalle coste libiche, che arrivano a frotte i migranti. Mescolati fra loro vi potrebbero essere tagliagole del califfato, pronti a entrare in azione nel nostro paese. Del resto, Lampedusa è vicina alle coste libiche (più o meno quanto Malta) e la Sicilia è poco più a nord. Ricordiamoci che dal 948 al 1072, quindi per oltre un secolo, la Sicilia è stata un emirato islamico (per quanto sciita-fatimide e non sunnita), sotto il tallone dei Kalbiti nordafricani.

Anche nel caso dell’espansione dello stato islamico in Libia rilevo una strana situazione. Gli uomini del generale in pensione Khalifa Haftar, con i governativi, hanno riconquistato Bengasi, strappandola agli islamisti (di ansar al-sharia, in particolare) ormai isolati nella città di Derna, a nord-est sulla costa. Si dovrebbe far presto a spazzarli via, perché si sa che nel tempo possono rafforzarsi, con arrivi di mercenari e invii di armi. Finora non è stato fatto e non c’è stato l’attacco risolutore a Derna. Così gli islamo-sunniti hanno potuto procedere nella conquista dei porti di quello stato fallito che è la Libia. Forse qualche “manina” interessata a prolungare il caos in Libia ha ritardato l’assalto a Derna, permettendo ai fanatici sunniti di espandersi. In ogni caso, non dobbiamo dimenticare che la situazione libica, il cui negativo sviluppo minaccia in modo sempre più diretto l’Italia, è un “gentile lascito” di Cameron, Sarkozy e Obama – che hanno voluto la fine di Gheddafi e hanno armato gli insorti – con l’acquiescenza di Berlusconi e Merkel sullo sfondo, piuttosto defilata nella circostanza.

Mentre i parlamentari italiani si occupano della riforma costituzionale, offrendoci uno spettacolo che almeno ci chiarisce cos’è veramente la liberaldemocrazia, quanto sia distante dai drammi sociali del presente, i rumori di guerra si avvicinano sempre di più ai nostri confini, da sud e da est, fin tanto che, fra non molto, potremo udirli distintamente anche all’interno del paese.

Riforme costituzionali, bagarre in parlamento e lo spettro della guerra di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-02-14T13:50:26+01:00da derosse
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6 pensieri su “Riforme costituzionali, bagarre in parlamento e lo spettro della guerra di Eugenio Orso

  1. Gentiloni nel mirino dello stato islamico:

    Isis,Gentiloni”ministro Italia crociata”
    Attacco dalla radio ufficiale dei jihadisti

    (ANSA) – BEIRUT, 14 FEB – Il governo italiano entra ufficialmente nella lista dei nemici dello Stato islamico (Isis), che ha oggi definito il ministro degli esteri Paolo Gentiloni “ministro dell’Italia crociata”, perché “dopo l’avanzata dei mujahidin in Libia ha detto che l’Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per combattere lo Stato islamico”. Lo si apprende dall’edizione odierna del radiogiornale ufficiale dell’Isis, diffuso dall’emittente al Bayan da Mosul nel nord dell’Iraq.

  2. Toni forti e politici deboli, sarebbe ora di lasciare a casa gli impulsi emotivi ed iniziare a ragionare con la testa e non coi piedi, per il bene dell’Italia.
    L’italia viene prima di qualsiasi egoismo personale e di partito.
    Dove sono i patrioti?
    In una situazione di cirisi e conomica, politica e fra poco militare, bisogna essere meno ideologici e molto piu’ pragmatici.
    La maggioranza degli italiani si aspetta dai loro rappresentanti soluzioni per i problemi che attanagliano l’Italia, questi giochi politici a destra ed a sinistra fa crescere l’apatia, se si continua di questo passo, voteranno solo le famiglie dei parlamentari. Basta con un governo all’anno, bisogna fare le riforme costituzionali per garantire governabilita’, altrimenti i mercati ci penalizzerano per le incertezze politiche made in italy.

    • Per manarch

      Fortissimi e sostanziali punti di dissenso, da parte mia.

      Le “riforme che gli italiani aspettanno” – slogan renziano che respingo in toto – agevolano soltanto l’applicazione delle politiche elitiste che stanno riducendo ai minimi termini il paese. Mercato del lavoro, pubblica amministrazione, legge elettorale, costituzione e titolo V. Tutto un imbroglio, mentre il cosiddetto made in Italy sprofonda comunque. L’obiettivo delle cosiddette riforme – meglio sarebbe chiamarle controriforme neoliberiste imposte dal pd per conto della troika – è quello di piegare l’Italia, ridimensionandola sul piano economico e riducendola a una “società aperta di mercato” in balia di mercati&investitori. La carota della crescita che si agita furbescamente gli italiani non la vedranno, perché negata dalla sostanza depressiva/deflattiva delle politiche neoliberiste applicate. C’è, però, il bastone delle riforme contro il popolo italiano, e quello si sentirà sulla schiena …
      Il cosiddetto pragmatismo è uno slogan renziano-piddino: “siamo una sinistra pragmatica”, moderna, eccetera. Il che nasconde, neppure troppo bene, la posizione di servaggio nei confronti della triade del male usa-nato-ue.
      Parimenti, la “governabilità” – a scapito della rappresentatività – serve soltanto per blindare il sistema liberaldemocratico, sottraendolo completamente, negli anni a venire, alla “volontà popolare”, se mai è esistita veramente. L’assolutismo neocapitalistico che si nasconde dietro l’espressione “governabilità” è fin troppo chiaro. Significa dominio assoluto del capitale finanaziario e delle sue dinamiche.
      Infine, i patrioti – volendo salvare la nazione – dovrebbero per prima cosa attaccare l’obiettivo nemico di maggior prossimità (e più debole della troika che lo manovra), cioè l’infamissimo pd collaborazionista, “pragmatico”, “liberale”, “europeista” e, ovviamente, “atlantista”. Naturalmente fuori dalla gabbia parlamentare, perché dentro non serve a nulla.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. “Ho l’impressione che si voglia mantenere in vita ancora per un poco lo stato islamico, in Iraq e in Siria, per inconfessabili scopi geopolitici, prima di scagliarlo contro la Russia in un’altra parte del mondo”.

    Se questa è l’intenzione, finirà male per il cosiddetto “stato islamico” perché i russi sono in allerta da tempo e sono organizzati per prevenire eventuali “maidan” o “primavere” di qualsivoglia colore e natura sul loro territorio. I russi menano e quando si innervosiscono menano più forte – questo vale anche per il contesto ucraino.
    Per ciò che riguarda la situazione libica, invece, l’Italia rischia seriamente di rimanere invischiata in un pantano del genere di Iraq e Afganistan. Ieri mattina a Rainews24 parlavano della possibilità di inviare 5mila militari in Libia. Il problema è che sappiamo(?) chi combattere ma non chi sostenere per riportare la Libia alla normalità, di conseguenza un eventuale intervento sul terreno potrebbe complicare ulteriormente la situazione.
    Sul piano militare l’Isis può essere raso al suolo nell’arco di una settimana se lo si affronta seriamente sul terreno, ma finché Usa e petro-monarchie continuano a finanziarlo è evidente che tale volontà è assente. Inoltre, dal momento che le responsabilità principali dell’attuale disastro libico sono da imputarsi principalmente a Usa e Francia, non ha molto senso che l’Italia debba fungere da parafulmine nel bel mezzo di una crisi che non ha provocato e da cui ha avuto solo danni. Qui il discorso si fa complesso perché nella malaugurata ipotesi che si ricorra all’ennesima “coalizione internazionale” a guida Usa il fallimento è garantito, se si considera che Washington ha interesse a far sì che l’Isis rimanga operativo tanto in funzione anti-Assad, quanto per mantenere l’Europa in uno stato di “vigile allerta” propedeutico ad un graduale peggioramento delle garanzie costituzionali nel loro complesso e potenzialmente bisognosa della “tutela” dell’apparato “difensivo” della Nato, ossia di quella stessa entità che dall’inizio del secolo non ha fatto altro che trascinare mezzo da un disastro ad una tragedia.
    Su tutto ciò grava l’inconsistenza di Renzi che si pavoneggia sullo sfondo di una nazione in apparente stato confusionale. Ormai è evidente anche ai sassi che Renzi sta peggiorando le condizioni di vita di lavoratori e ceti subalterni, che non ha “cambiato verso” all’Europa, che Mogherini, da lui ostinatamente voluta, è la rappresentazione plastica dell’ottusità e inutilità dell’Ue e, soprattutto, che lui, Renzi, non è minimamente preso in considerazione fuori dai confini nazionali. Basti pensare che è stato accuratamente escluso dai colloqui sull’Ucraina tenutisi nell’ultima settimana, che hanno invece visto come protagonisti (si fa per dire) Merkel e Hollande.
    Ciliegina sulla torta: in un momento storico particolarmente delicato e complesso, alla Difesa, Esteri e Interni abbiamo soggetti palesemente inadeguati e l’Europa semplicemente non esiste.
    Insomma, come diceva quel tale, a hard rain’s a-gonna fall. Questa volta sulle nostre teste.

    • Per kthrcds

      Sono ovviamente in sintonia con te. I piddioti collaborazionisti della troika non sono in grado di affrontare seriamente e in modo efficiente una simile minaccia.
      Una sola precisazione. Altra fonte di ricatto per l’Europa – e quindi per l’Italia, debole fra i deboli – è la situazione nel Donbass ucraino, che rischia, da un momento all’altro, di sfociare in conflitto esteso, ben oltre i confini dello stato-fantoccio di Kiev. infatti, nonostante Minsk2 gli usa e la nato continuano a lavorare per la guerra, e così gli euronazisti ucraini al loro servizio. Quindi il problema è duplice, anche se al momento sembra più urgente quello dello stato islamico sulle coste libiche.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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