Le bestie dell’Apocalisse: neocapitalismo e islam di Eugenio Orso

Allegoricamente e metaforicamente possiamo richiamare le due bestie dell’Apocalisse di Giovanni, evangelista e apostolo. Per prima si manifesta la bestia uscita dal mare, in solido con il drago, dotata di sette teste blasfeme, dieci corni e caratteristiche di varie specie animali (leone, orso, pantera). Dopo di lei appare sulla scena la bestia salita dalla terra, complice della prima, simboleggiante il falso profeta, il menzognero e l’anticristo, con due corni d’agnello e voce di drago. Non ho trovato metafora migliore di questa per il discorso che mi accingo a fare.

Oggi l’Europa deve affrontare contemporaneamente due mostri, nel senso che ha davanti due nemici mortali, ambedue potenti e apparentemente invincibili, con poche speranze di risollevarsi dal torpore nichilista in cui è scivolata e di sconfiggerli. Il drago originario è l’affermazione del valore di scambio, resa possibile dalla potenza dell’astrazione monetaria (scomodando Marx) che si manifestò fin dalla comparsa del primo capitalismo produttivo. Il primo mostro, diretta filiazione del drago simboleggiato dall’affermazione del valore di scambio, è il nuovo capitalismo su base squisitamente finanziaria, evoluzione e trasfigurazione del capitale indagato da Marx, che corrisponde alla bestia venuta dal mare nell’Apocalisse di Giovanni. Questo mostro dalle molte teste (le nuove “sette sorelle”?) ci tiene in pugno. Impedisce al vecchio continente, compresso nell’eurolager a moneta unica e politiche economiche depressive, di risollevarsi, riacquisire la necessaria libertà e riprendere il suo cammino verso il futuro. E’ un mostro uscito dal mare, nel nostro caso dall’oceano Atlantico, le cui sponde, americana ed europea dominate dalle aristocrazie finanziarie occidentali, sono fuse in alleanze militari come la Nato (non a caso nord atlantica) e presto unificate dal trattato transatlantico per il commercio.

Il secondo mostro, che corrisponde alla bestia salita dalla terra, è l’islam, quello più ortodosso e militante, che impone il ritorno alla purezza delle origini. In effetti, l’islam è una “religione legale” fin dalla sua formulazione originaria, tesa a regolare qualsiasi aspetto della vita umana. Come tale, non prevede – e addirittura inibisce brutalmente – la separazione fra vita religiosa e organizzazione della convivenza civile e politica. In questa unificazione imposta dai dogmi, ogni abuso diventa possibile e ogni diritto può essere cancellato. L’islam è la sola legge applicata, com’è sempre stato fin dalla sua comparsa, se necessario imposta sgozzando e tagliando teste, uccidendo con furia omicida chi si oppone, o coloro che non ne accettano fino in fondo i rigori. Fin dai primi anni del settimo secolo l’islam ha rappresentato violenza punitiva nei confronti dei cosiddetti miscredenti, dei seguaci di altre religioni, degli atei, degli idolatri, dei politeisti, degli gnostici, degli apostati, dei peccatori, degli scettici, degli animisti, eccetera. Ben pochi possono salvarsi dai suoi rigori. Ciò che regola i massacri di infedeli e miscredenti è l’arbitrarietà, perché basta poco per accusare qualcuno di essere blasfemo. A volte è sufficiente un tatuaggio visibile sul corpo – infatti, l’islamic state uccide a vista persino i tatuati – o fare semplici giochi di prestigio per divertire i bambini, come è accaduto recentemente nel nord della Siria. L’integralismo più sanguinario è implicito nell’islam puro e ortodosso, che nel corso di una storia ormai millenaria, dagli albori del settimo secolo a oggi, per consolidarsi ed espandersi ha causato centinaia di milioni di morti, in molta parte vittime innocenti.

L’attuale stato islamico, imposto fra la Siria e l’Iraq, è quello che tende più di tutte le altre organizzazioni musulmane alla purezza originaria. Il più “conforme” ai lineamenti che nella storia ha assunto il mostro. Qui, in Italia, si sente e si legge di tutto a riguardo. Un vecchio giornalista come Massimo Fini, forse per suscitare scalpore e far parlare di se a fine vita, ha scritto provocatoriamente “scelgo quelli dell’Isis” e in altro articolo ci ha spiegato che loro, cioè gli islamici militanti, i veri credenti, vogliono semplicemente vivere come vivevano i loro antenati, secondo le tradizioni.

Ebbene, Fini ha colto nel segno scrivendo che loro vogliono vivere come vissero gli antenati (o supposti tali), anche se avrebbe voluto significare ben altro, cioè la riscossa nei confronti dell’occidente, l’appropriazione dell’identità, il ristabilimento dei propri valori minacciati, quali esiti positivi ed emancipanti di una lotta di liberazione. Massimo Fini sembra non vedere i veri lineamenti del mostro, e si culla, come fanno altri, in sogni piuttosto ingenui di “superamento” dell’attuale capitalismo resuscitando con scopi benefici una tradizione qualsivoglia, animata da un’etica religiosa o comunitaria purchessia. Rifiuto l’indifferentismo e mi guardo bene dall’affermare che ogni etica religiosa e/o comunitaria può essere messa sullo stesso piano delle altre, considerandola altrettanto legittima e accettabile. L’etica di una tribù di cannibali, ad esempio, prevede che si mangino i nemici sconfitti, quella dei tagliatori di teste prevede che gli si taglino le teste, lasciandole seccare e rimpicciolire come trofei. Non sono cose buone, da accettare universalmente. Mi spiegherò meglio di seguito, entrando nello specifico dell’islam.

I tagliagole dello stato islamico siro-irakeno, montati su Humvee e Toyota, fanno esattamente quello che fecero i ben guidati muhajirun, cioè i compagni meccani del profeta Maometto, e gli ansar medinesi convertiti, dopo la vittoria nella decisiva battaglia del fossato nei pressi di Medina (627 d.C., sesto anno dopo l’Egira). Oltre agli sconfitti in maggioranza politeisti vi erano pure degli ebrei, i Bani Qurayza, che furono decapitati a centinaia con riduzione in schiavitù di donne e bambini. Un piccolo genocidio, il primo di una lunga serie – naturalmente con il permesso di allah – accompagnato dall’immancabile tratta degli schiavi. I pochi cristiani presenti nell’Higiaz (parte della penisola arabica con Mecca e Medina) furono sottoposti alla tassa, oppure dovettero convertirsi, pena la morte. Idolatri e politeisti furono posti davanti alla scelta morire o convertirsi. Niente tassa per loro. Da lì cominciò, il mostro crebbe e la sua avanzata non si arrestò per i successivi due secoli. La conquista – dalla penisola arabica alla Persia, dalle coste atlantiche dell’Africa settentrionale alla penisola Iberica (al-Andalus) – avvenne con la spada, cioè con abbondante spargimento di sangue, massacri, sottomissione violenta, razzie, schiavitù. Il cosiddetto jihad con la spada è stato assolutamente prevalente su tutto il resto e l’abbandonarsi a dio, la sottomissione, per il musulmano non ha mai significato pace. Considerando com’è nato e come si affermato, qualcuno mi provi che l’islam è “una religione d’amore”, come sostengono i furbi imam in Europa occidentale, dove gli immigrati musulmani sono ancora minoranza. La stessa vicenda del profeta, dalla Mecca a Medina alla battaglia del fossato, è stata un’epopea avventurosa costellata di guerre e razzie, tipica di un predone o di un guerrigliero, più che di un prescelto per trasmettere il messaggio di dio (al-Kitāb, Qur’ān, il Corano). Neppure vi fu nella umma delle origini piena uguaglianza e uguale considerazione fra i credenti – una sorta di comunismo islamico – per la disparità “di rango” fra gli ansar convertiti a Medina e i compagni meccani primi seguaci del profeta, in certi casi parenti di Maometto.

Emulando i primi compagni del profeta e le generazioni musulmane immediatamente successive, quelli dello stato islamico decapitano adulti e talora i bambini in tenera età, per definizione incolpevoli, riducono in schiavitù donne e soggetti deboli, costringono alla fuga e razziano, questa volta non le carovane nel deserto dei meccani politeisti, ma banche, case, pozzi di petrolio, depositi di armi. Per terrorizzare i deboli europei, hanno postato in rete videomessaggi in cui affermano che arriveranno fin nel vecchio continente, ci uccideranno tutti e renderanno schiave le donne, in perfetta linea con gli ascendenti (o supposti tali). Non si tratta di rodomontate, ma di minacce da prendere drammaticamente sul serio. Sono loro, dunque, quelli che più di tutti gli altri – jabhat al-nusra, fratelli musulmani, salafiti e simili – approssimano la purezza originaria dell’islam e vivono come gli antenati.

Sempre disposti al sacrificio supremo, in nome di un dio che non si mostra, i martiri di allah compiono regolarmente azioni suicide, come quelle di questi giorni a Parigi, conclusesi con la morte dei killer islamici-sunniti e di una ventina di innocenti. L’islam moderato non esiste, non è mai esistito. Si tratta di un’invenzione occidentale di questi anni, amplificata ad arte dai media, frutto d’ipocrisia e opportunismo, retaggio di una società aperta, femminilizzata e infantilizzata, che serve soltanto al grande capitale. Così come nella spaventosa guerra di sterminio in Siria non c’è un esercito libero, laico, “democratico”, ma solo fazioni islamiste spietate che si mangiano a vicenda, contrapposte ai curdi e all’esercito siriano, impegnati a resistere per proteggere le minoranze.

Tornando alla metafora apocalittica, la seconda bestia è ricomparsa in Medio Oriente, in Egitto e nell’Africa del nord con la sconfitta delle forze panarabe, socialiste, marxiste, nasseriane, baathiste e il conseguente riaffacciarsi di un’alternativa – questa volta non alla vecchia Europa cristiana, ma all’occidente a guida americana neocapitalista e “politeista” – che si rivela addirittura peggiore del male. Gli anni ottanta e novanta hanno segnato l’inizio della riscossa musulmana. Fuori dal mondo arabo, l’occupazione sovietica dell’Afghanistan, iniziata nel dicembre del 1979, ha rappresentato un discrimine, suscitando l’integralismo islamico armato e finanziato dagli usa in funzione anticomunista, mentre in Pakistan il generale golpista Zia ul-Haq, al potere dal 1977, per reggersi rivitalizzò il deobandismo e favorì una nuova islamizzazione nel grande paese asiatico. Nelle Filippine meridionali i moros di religione islamica per anni hanno ucciso e messo in pericolo le popolazioni locali. In Cina, gli Uiguri musulmani si sono rivoltati contro lo stato e i cinesi Han. Nel corno d’Africa la Somalia è da troppi anni in preda al caos, devastata dai gruppi islamici, mentre nel nord della Nigeria boko haram stabilisce il suo emirato con il sangue, sterminando cristiani e animisti. I petrodollari cumulati per decenni dalle monarchie del Golfo, a cominciare da quella saudita, hanno finanziato la “ripresa” islamica in senso ortodosso e wahabita e, soprattutto, hanno armato la mano dei praticanti il “piccolo jihad”, l’unico e il solo veramente in uso nei secoli. La guerra come surrogato della spiritualità.

Oggi questa bestia, notevolmente rinvigorita, sembra minacciare direttamente l’Europa, e in particolare i paesi occidentali del vecchio continente, in cui vivono più di venti milioni di islamici immigrati. Quale relazione c’è fra il mostro islamista e quello neocapitalista?  Fra i due vi dovrebbe essere un’opposizione totale, tale da porli in rotta di collisione. Uno è dominato dal fanatismo religioso, che modernamente assume tratti ideologici, l’altro dagli interessi mondani del capitale finanziario e da nuove forme di accumulazione. Sotto la superficie, invece, vi è una sorta di complementarietà e di complicità. Un legame che unisce le due bestie, in ciò simili a quelle dell’Apocalisse di Giovanni, in cui la seconda è allineata con la prima, facendone il gioco. E’ a questo legame, drammaticamente importante, che ho voluto arrivare e in ciò, credetemi, non vi è nulla di esoterico, di oltremondano.

L’aspetto ideologico della bestia sorta dalla terra si salda con la guerra come unica spiritualità, remoto riflesso dell’islam originario guidato dal profeta, guerriero e predone, e perciò imposto con la spada. Ciò rende attrattiva la seconda bestia e la mette in relazione con la prima, quella che ho identificato nel neocapitalismo finanziario. Non sono l’unico a pensarla così, perché scopro a sorpresa un articolo dell’erudito don Curzio Nitoglia sull’omonimo blog – Conoscenza elementare dell’islam contemporaneo e del mondo arabo – in cui il suddetto afferma quanto segue: “Per sintetizzare e semplificare, senza distorcere, si può dire che l’islamismo fondamentalista o integralista rende la religione islamica un’ideologia rivoluzionaria (“thawra”) antinazionalista, paradossalmente mondialista e “antiaraba”, che contesta lo Stato arabo/islamico per instaurare la sharia o legge coranica universale e globale. È per questo che il mondialismo o la globalizzazione del Nuovo Ordine Mondiale giudaico-americanista va d’accordo con il wahabismo e lo finanzia dall’alto, senza che la bassa manovalanza dei ribelli armati lo sappia, nella lotta attuale contro la Siria, come nel 1981 arrivò all’assassinio di al-Sadat in Egitto, nel 2005 a quello di Saddam in Iraq e nel 2011 a quello di Gheddafi in Libia. L’islam attuale e religiosamente radicale non si fonda più sui teologi (“ulama”, in farsi “ayathollàh”), i quali hanno avuto in Egitto eccellenti università e scuole di pensiero filosofico/teologico, ma sull’ideologo militante e contestatore, il quale è l’inquisitore dello Stato/Nazione /Patria arabo-musulmana non ritenuto più elemento di coesione, ma idolo che va abbattuto in nome della sharia e del puro islam, che si fonda solo su Allah e il Corano. Ecco perché lo Stato siriano è combattuto dalla contestazione religiosa radicale islamica, che non implica tanto un discorso di fede, ortodossia o teologia quanto un’orto-prassi ideologico-rivoluzionaria simile a quella farisaico/talmudica, la quale ha come maestri principali due ideologi: il pakistano al-Mawdudì (1903-1979) e l’egiziano Qutb (1906-1966).”

Nella relazione fra le due bestie, sotto la superficie non c’è soltanto la comune tensione verso un mondialismo assolutista e totalizzante, imposto con la forza, sia essa simboleggiata dalla spada e/o rappresentata dal potere economico-finanziario, ma il fatto che la prima bestia neocapitalista sta alimentando la seconda bestia islamica per usarla come arma. L’aristocrazia globalista occidentale comprende anche la componente islamo-saudita (in generale, le monarchie del Golfo), oltre che quella americana, europea ed ebrea. Tutti costoro hanno in qualche modo favorito, direttamente o indirettamente, la “rinascita islamica” (nahḍa) nei termini in cui la possiamo osservare oggi.

Ci sono chiare prove che il neocapitalismo finanziario ha permesso lo sviluppo della minaccia islamista e rafforzato il secondo mostro, utile per la sua persistenza e riproduzione. I finanziamenti dei globalisti islamo-sauditi tollerati da quelli americani, le armi distribuite da americani e soci in Siria ai gruppi islamisti sunniti, da al-Nusra allo stato islamico pro-quota, con la scusa del sostegno all’inesistente ”esercito libero siriano”, l’interesse americano a mantenere nell’area siro-irakena una permanente instabilità anti-Assad, anti-russa e anti-iraniana, l’interesse israelo-giudaico a indebolire gli stati arabi vicini, frammentandoli in piccole entità territoriali, i bombardamenti “selettivi” e poco efficaci della cosiddetta coalizione internazionale in Siria e Iraq,  ci mostrano la patente complicità fra i due mostri, testimoniano la benevolenza delle aristocrazie finanziarie occidentali verso la rinata e apocalittica bestia islamico-sunnita.

C’è di peggio, perché la minaccia islamica, che oggi dispone di “stati terroristi”, abbondanza di armi e commercio in nero del petrolio, può essere rivolta direttamente contro l’Europa – attraverso l’azione violenta delle minoranze musulmane immigrate e dei combattenti di ritorno dal jihad in Siria e Iraq – per mantenere in stato di soggezione il vecchio continente. Le popolazioni europee terrorizzate, colpite a casa loro da una cieca violenza, per paura e necessità di sopravvivenza si metteranno totalmente sotto la protezione dell’alleanza atlantica militare e accetteranno, non la sottomissione forzata all’islam, ma “come male minore” le politiche neoliberiste strangolanti e la dittatura della finanza occidentale.

Questo è il Grande Gioco in atto, fuor di metafora apocalittica, e L’Europa soggiogata ne sarà vittima illustre, non certo il protagonista.

Le bestie dell’Apocalisse: neocapitalismo e islam di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-01-11T11:36:45+01:00da derosse
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20 pensieri su “Le bestie dell’Apocalisse: neocapitalismo e islam di Eugenio Orso

  1. Continua sta storia della contrapposizione Inquisizione-Sharia. E’ noto che la Chiesa, sulla quale si possono fare infinite critiche e si possono rovesciare insulti e vomito, ha elaborato lungo tutte le sue crisi, riforme e controriforme, determinati anticorpi che, condivisibili o meno, oggi evitano che io, se sputo su un crocifisso o bestemmio in pubblico, o utilizzo i simboli sacri per farmi soldi a palate nell’arte contemporanea senza essere inquisito o impalato, non vengo sgozzato da nessuno. E formalmente, almeno, le scuse per i genocidi, per quanto possano alleviare l’animo, sono state fatte, cosa che i soviet, gli amerikani, gli islamici non hanno fatto, neppure a parole. i tedeschi sono stati invece l’esempio più lampante di harakiri ombelicale post-nazista, al netto dei 9 milioni di morti di civili che l’Armata Russa ha freddato dopo il 1945, molto peggio della shoah e dei confetti a neutroni sulla testa dei nipponici.http://www.repubblica.it/…/cul…/inqui/inqui1/inqui1.html. Ricordo che durante lezioni all’università, nella Facoltà di Giurisprudenza si è parlato di come il laicismo ha posto paletti ben precisi al cattolicesimo e ad ogni forma di culto al di qua della Mecca. Limiti invalicabili a tal punto che, oggi, in Europa, il fatto religioso per chiunque di noi è un fatto totalmente e integralmente privato che tradotto significa: a casa mia credo e pratico quello che cazzo mi pare. E questo significa che nessuno mi può imporre nessun tipo di credo, neanche quello politico, proprio perché posso non recarmi alle urne e non iscrivermi a nessun partito. Altro discorso è l’accettazione supina di norme legislative che distruggono occupazione, ricchezza e benessere sociale, che dovremmo abrogare con metodo referendario – anche questo potente e illuminata conquista del nostro “occidente dittatoriale”, ma usata malissimo o non usata affatto e non rispettata da governatori che dovremmo mandare a casa a calci nel culo – Dall’altro lato del bordo civile/incivile c’è il Corano e non ci sono nè il diritto privato, nè quello pubblico, nè tanto meno quello internazionale. Idem per quanto riguarda le procedure legali e il sacrosanto diritto di difendersi da qualunque accusa.Ecco la base di confronto su cui ragionare di Islam moderato o meno. Il fatto che ci si sia liberati di forme totalitariste politiche,religiose e di pensiero, affini a credo mistici, ci dovrebbe portare a discutere in maniera più seria e approfondita i limiti della democrazia quando si tratta di difendere la stessa o quando si tratta di continuare incessantemente a perfezionarla per cause distruttive, disgreganti o decadenti inevitabili, esogene o endogene. Se i difensori a spada tratta dell’islam pensano che sotto l’egida del Corano la giustizia sociale, la redistribuzione dei redditi, i valori comuni e condivisi, la libertà di pensiero ed espressione, siano meglio, diventi islamico e la smetta di pontificare contro il suo modo di vivere in seno alla sua famiglia, al suo tessuto sociale, alla sua storia civile italiana. Il mondo non è così vasto e le forme di libertà abbastanza risicate.
    la Repubblica/cultura_scienze: ‘Santa’ l’Inquisizione? La Chiesa chiede scusa
    REPUBBLICA.IT

    • Per max

      Ho evitato di proposito nella mia analisi di fare parallelismi fra chiesa cattolica e islam, o più in generale cristianesimo e islam, per due motivi: 1) il cristianesimo è cambiato profondamente nel corso dei secoli e oggi, a differenza dell’islam, sembra impossibilitato a “tornare alle origini”. 2) Il cristianesimo, con il cattolicesimo al suo interno, non ha o non ha più caratteristiche di “religione legale” che regola, attraverso l’imposizione di un testo definito “sacro”, ogni aspetto della vita umana, a differenza dell’islam che sembra tornare alle origini, al dominio assoluto del binomio allah-corano senza alcuna mediazione. Date a Cesare ciò che è di Cesare appartiene al mondo cristiano (separazione fra la fede e la vita civile e politica organizzata), ma non certo all’islam. Il fatto che ambedue siano religioni universaliste e monoteiste non incide su questi rilevanti aspetti, che segnano la differenza.
      Ribadisco che non credo all'”islam moderato”, perché lo stesso Tarik Ramadan, nipote di al-Banna fondatore in Egitto dei fratelli musulmani, noto e ascoltato accademico in Europa, in passato ha dichiarato che la “moderazione” è soltanto un’illusione occidentale, che non esiste nella realtà. O si è islamici o non si è, fuor di qualsiasi “moderazione”. Alla fine restano solo dio, il profeta e il Corano, al netto di qualsiasi mediazione e “sforzo interpretativo” o di “modernizzazione”.
      Quanto al cristianesimo e in particolare alla chiesa di Roma, questo ha perso la sua forza trascinante, non ha più nerbo, si sta trasformando in un fossile, nonostante i due miliardi di fedeli nel mondo (più o meno, almeno metà dei quali cattolici, se non vado errato). La secolarizzaziane avanza in occidente, non solanto in Europa ma anche nella “roccaforte” cattolica latino-americana. Le conversioni sono molte in Cina, qualcosa in india, ma il contatto con l’islam “risorto” e spietatamente totalizzante fa arretrare i cristiani.

      Cari saluti

      Eugenio orso

  2. Pur comprendendo perfettamente le tesi contenute in questo articolo non posso non avere delle perplessità . La religione mussulmana è più giovane del cristianesimo di circa mezzo millennio e come tutte le cose umane credo che debba essere contestualizzata al momento storico. Se è vero che nei vangeli c’è scritto: “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” e “ama il prossimo tuo come te stesso” , paradossalmente, questo non ha impedito le crociate , l’inquisizione , le varie guerre di religione , lo sterminio di intere popolazioni, col nobile intento della conversione, ed anche l’accettazione della divisione tra Stato e Chiesa, nelle nostre società, è frutto di un lungo e travagliato processo storico. Se diamo per scontato che il Corano è una specie di mein kampf allora l’unica possibilità che abbiamo è quella di sterminare 2 miliardi di esseri umani che abbracciano la fede islamica. Ci sono aree di pensiero islamico che tendono ad interpretare il Corano ed non a prenderlo alla lettera così come c’erano entità statali laiche in medio oriente( Iraq e Libia) che in qualche modo garantivano un minimo equilibrio fra fedi religiose. Il dramma è che noi (occidentali) invece di aiutare la crescita di quei Paesi , per noti interessi di bottega, spacciati per nobili ideali, abbiamo esportato “Democrazia” a suon di bombe mentre ci siamo alleati ai regimi più retrivi ed integralisti. L’errore è stato di aver nutrito “la bestia” del fondamentalismo usata a fini geopolitici . Comunque , se fossi un abitante di uno dei villaggi distrutti dalle nostre bombe sarei molto più incazzato per la morte dei miei cari che non delle offese al “Profeta”. Credo che dietro “il velo di maya” dei diritti umani e dei valori della democrazia, l’occidente ultraliberista e predatorio abbia perso ogni capacità di attrazione per il resto del mondo ed abbia, sul piano ideale, ben poco da offrire e forse la radicalizzazione ed il fondamentalismo del mondo islamico sono frutti avvelenati del rancore e della disillusione.

    • Per GioC

      Il mio pensiero a riguardo (della religione islamica) l’ho spiegato pur brevemente anche nelle risposte ai commenti.
      Posso fare qualche altra osservazione, partendo dal dato storico (non decontestualizzato). La prima è che lo “sforzo interpretativo” del Corano, in chiave prudentemente “modernista” sembra fallito del tutto. Pensiamo a personalità come Jamal al-Din al-Afghani (sciita persiano mascherato da sunnita per essere ascoltato), che nel diciannovesimo secolo tentarono di “innovare”, attraverso uno sforzo interpretativo che “riformasse” l’islam fossilizzato accogliendo elementi nuovi, compreso quanto di buono aveva espresso la cultura europea (ovviamente se compatibile). Il suddetto fu sempre visto con sospetto e accusato di molte cose, in negativo, come ad esempio di “nazionalismo”. Oggi pare che la strada seguita sia diametralmente opposta a quella che tentarono di percorre gli al-Afghani. Nessuno sforzo di modernizzazione (non dico di superamento), ma un rapporto di tipo organicistico, cioè diretto, senza mediazioni, fra il credente-militante e il binomio divinità-testo sacro (allah-Corano). La vita politica e civile è organizzata solo sulla base dei precetti religiosi, scaturiti dal supposto messaggio di dio che non ammette deroghe. Ho spiegato brevemente nel mio saggio che l’unico jihad veramente in uso, nella storia islamica, è quello fatto con la spada e che, di conseguenza, la guerra incessante diventa un surrogato della spiritualità. Come lo è oggi, nella forma di un’assoluta brutalità espressa dai predoni dello stato islamico, che fra tutti gli armati islamisti sono quelli che meglio approssimano lo stile di vita degli antenati. Se la nahda dalla fine dell’ottocento ha rappresentato, in Medio Oriente, un passo verso lo spirito nazionale (come in Siria e in Egitto), verso forme di libertà individuale, nononché un tentativo di separazione della religione da altri aspetti, quali la scienza o la politica, oggi il percorso riporta brutalmente alle origini dell’Islam (settimo secolo e successivi), è diametralmente opposto e implica una “globalizzazione dell’islam” fatta con la spada,imposta con il sangue, fondata rigorosamente sul Corano e sull’antica, fossilizzata legge religiosa.
      Quelli fugacemente citati in precedenza e nel saggio, sono i lineamenti dell’islam che concretamente abbiamo davanti, indipendentemente dal fatto che il mostro sia stato fatto crescere dalle élite neocapitaliste occidentali – americano-europee, islamosaudite, ebree – per propria convenienza. Come avrai sicuramente compreso, sono diametralmente opposto alla liberaldemocrazia e al neoliberismo mercatista, ma ciò non significa che io accetti qualsiasi alternativa, purchessia, anche la più sanguinaria e “barbarica” come lo è l’islam sunnita militante, che si sta rivelando addirittura peggiore del male da combattere.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Caro Eugenio, da marxista interpreto il conflitto con l’estremismo islamico in modo diverso dal tuo, in modo molto più pratico. Si tratta di un conflitto di interessi e non di valori. Il conflitto sui valori serve solo ad occultare i primi ( gli interessi ) che sono quelli veri, reali e concreti. Del resto questo è accaduto anche in occidente quando alla fine del ‘500 inizio ‘600 ci furono le guerre di religione. la più famosa la guerra dei Trent’anni. Ebbene il conflitto tra cattolici e protestanti nacque ( secondo Marx ) dalla pretesa degli stati nazionali emergenti e delle loro borghesie nazionali di affrancarsi dal potere tutelare del papato e dell’Impero, cioè dal dovere versare loro danaro a vario titolo ( indulgenze, tasse ecc ). Se non fosse stato protetto dall’Elettore di Sassonia Lutero sarebbe finito sul rogo e l’eresia protestante sarebbe stata estirpata come furono estirpate tante altre eresie medievali più radicali. Se veniamo al giorno d’oggi, possiamo osservare che una parte delle borghesie arabo-islamiche tende a difendersi, facendo leva sull’estremismo jihadista, dalla pretesa dell’occidente di espropriarle delle proprie ricchezze penetrando nei loro stati e nei loro mercati senza venire più a patti con loro. Mi sapete spiegare come il più grande finanziatore degli estremisti sia l’Arabia Saudita, seguita dal Qatar grazie alle loro enormi rendite petrolifere ma questi stati non vengono mai tirati in ballo dall’occidente come nemici? Eppure gli attentatori dell’11 settembre erano quasi tutti sauditi. L’estremismo islamico è servito e serve tuttora anche all’occidente quando vuole eliminare dei regimi che non gli fanno comodo, vedi regime afghano filosovietico, regime nazionalista di Saddam Hussein, regime nazionalista di Bashar al Assad, regime nazionalista di Gheddafi ecc.. Cioè gli interessi materiali degli stati occidentali: la lotta per l’accaparramento del petrolio, delle risorse minerarie e delle materie prime, viene mascherato e proposto come scontro di civiltà e di valori. Ma quale cività e quali valori, se gli stessi valori di libertà e di tolleranza proposti dal cristianesimo e dalla rivoluzione francese che noi, adesso, propagandiamo in opposizione all’Islam, furono imposti in occidente e in altre parti del mondo non certo offrendo e spargendo fiori, bensì con uccisioni genocidi, gligliottine e baionette napoleoniche. Si potrebbe per brevità affermare: da quale pulpito viene la predica! Ed effettivamente è così.
    Mario Fragnito

    • Per Mario Fragnito

      Io sono marxiano e previano, non marxista, pur avendo un grande rispetto per i marxisti-leninisti Lenin e Gramsci (riformatori del marxismo ortodosso ottocentesco).

      Primo punto: il cristianesimo e l’eventuale parallelo fra la storia del cristianesimo e l’islam. Ho evitato di proposito di fare parallelismi storici con il cristianesimo, che oggi in Europa è in netto arretramento e comunque non rappresenta una “religione legale” a pieno titolo – elemento molto importante, ma spesso trascurato – perché in diversi casi succube del potere politico e temporale (chiese ortodosse, chiesa copta, la “cattività avignonese” del papa nel quattordicesimo secolo, forte processo di secolarizzazione fino ai nostri giorni, eccetera). Il “dare a Cesare ciò che è di Cesare”, riconoscendo il potere temporale, è sicuramente cristiano e non potrà mai essere islamico. Questa è una grande e decisiva differenza, anche se non l’unica.
      Secondo punto: la strumentalizzazione delle élite neocapitaliste occidentali della “rinascita” violenta dell’islam. E’ proprio la risultante dell’analisi che propongo! La “rinascita” islamica alla quale assistiamo – costellata di guerre, dissoluzioni di stati, violenza cieca, stermini di massa, persecuzioni e razzie – è stata in qualche modo permessa, favorita e finianziata dalle predette élite (americano-europee, islamosaudite, ebree). Ciò non toglie che non si può ridurre un fenomeno così virulento ed epocale esclusivamente al “conflitto di interessi e non di valori” e agli appoggi elitisti. Fosse così, non appena le élite neocapitaliste occidentali decidessero di chiudere la partita e di disfarsi dell’islam, non avrebbero alcuna difficoltà a farlo e non contando, se non in superficie, i terribili valori islamici, l’islamic state e compagnia bella – privi di appoggi, finanziamenti, invii di armi e mercenari – collasserebbero in qualche giorno, perdendo esponenzialmente consensi fra le popolazioni complici. Vero è che sotto il conflitto di valori, a senso unico islamista, c’è però il conflitto di interessi, a senso unico neocapitalista. La ferocia islamista che minaccia l’Europa sarà usata (e lo è già ora), dalle aristocrazie finanziarie, per tenere sotto il tallone il vecchio continente, separarlo dalla benemerita Russia, imporgli definitivamente la legge del mercato, in cambio della difesa delle popolazioni da parte dell’alleanza atlantica (se proprio necessario, con l’uso di qualche bombetta nucleare). Pur consapevole della strumentalizzazione operata per perseguire interessi materiali e di dominio, non attenuo il mio giudizio completamente negativo sull’islam e sulle sue gravi responsabilità.
      Terzo punto: noi, adesso, non propagandiamo alcun valore, perché l’Europa sottomessa al grande capitale finanziario non ha più alcuna identità e alcuna forza da opporre alla barbarie islamica e islamista. C’è solo la propaganda neocapitalista, sotto la quale vi sono esclusivamente gli interessi cui accennavi.

      Cari saluti

      Eugenio orso

      • Interessante la citazione di don Curzio Nitoglia. Non è la prima volta che anche io trovo interessanti le analisi di certi esponenti del cattolicesimo tradizionalista anticonciliare (come appunto Nitoglia) mentre trovo poco di interessante nelle posizioni della chiesa cattolica ufficiale post-Concilio Vaticano II alla Bergoglio. Anche essa mi sembra afflitta dal morbo del mondialismo…

        • Per Valdo

          Le dichiarazioni alla Bergoglio sono “politicamente corrette”. La voce in falsetto di una chiesa definitivamente castrata, non in grado di criticare apertamente il neocapitalismo e ancor meno di mobilitare i suoi fedeli per una guerra santa contro l’islam omicida e cristianicida.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

    • Per Valdo

      Ho l’impressione che la chiesa romana si stia esaurendo, stia giungendo al crepuscolo ormai senza spina dorsale – che i tradizionalisti come lo scomunicato Marcel Lefebvre potevano forse preservare più a lungo – nonostante il suo miliardo di fedeli nel mondo e le conversioni in Cina …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Lefebvre aveva ragione, perchè il concilio vaticano 2° ha praticamente annullato il rito tradizionale per vescovi e papi e anche preti se non erro, quindi tutti questi quaqquaraquà, compreso il papa attuale, non valgono una mazza, sono chierichi al servizio di giuda, in questo caso Israele….

        • Per Anonimo

          Non è stata solo una questione – simbolica, ma importante, dal grande valore – di riti e messe in latino. Togliendo vigore alla chiesa, gli si è tolta la possibilità di una forte critica, con sostegno popolare, al neocapitalismo e alla società di mercato, nonché la possibilità di resistere agli attacchi islamici.

          Cari saluti

  4. Perfettamente d’accordo con Orso. Di fatto la chiesa, con il Concilio Vaticano II, si è conformata al “mondo” e si è trasformata lentamente in una sorta di mega organizzazione che predica la fratellanza e la pace fra tutti gli uomini. Basta ascoltare Bergoglio, che non parla praticamente mai di vita eterna, inferno e paradiso, eccetera, ma solo di pace, dialogo, tolleranza eccetera. Dal punto di vista laico la cosa potrebbe anche andare bene, se non fosse che, come tutti sappiamo, quando si rimane così nel vago e nel politicamente corretto, senza opporre valori forti e una analisi seria dei rapporti di forza tra classi, di fatto l’unico valore a rimanere saldo e incontrastato è quello del denaro. Il buonismo, alla fine, fa il gioco dei più ricchi e dei più potenti.

    • Per Valdo

      Non solo, ma il clero è stato relegato, nella società dominata dal mercato e dalla finanza, a un mero ruolo secondario di assistenza e conforto ai poveri, dal quale non deve uscire rialzando la testa. Pena, l’amplificazione degli scandali e dei casi giudiziari di pedofilia, che danneggiano l’immagine della chiesa e ne velocizzano il declino. La religione dominante è quella laico-ateista della “libertà”, intesa rigorosamente come “liberté de la presse” (vedi il caso Hebdo che cade a fagiolo) e non certo come libertà dal bisogno economico, che è il fondamento vero di ogni altra libertà. Bergoglio spende qualche parola sulla povertà di massa, ma senza indicare in modo chiaro i colpevoli.
      Non solo, perchè Bergoglio è lui stesso relativista, sostituendo opportunisticamente la “relazione” gesuitica all’assoluto rappresentato da dio, e non si permette di incolpare in modo diretto e chiaro il neocapitalismo, le sue strutture di potere e le sue élite dell’immiserimento delle popolazioni che dilaga, così che tutti possano capire chi è il nemico.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Infatti, non è un caso che, ostacolata fino al soffocamento settarico-esaltante del movimento evangelico sud-americano, la Teologia della Liberazione, gesuita, guerriera e filo-marxista, è stata ridimensionata dall’anima oscura di Ratzinger dimissionario ma potente influenzatore dell’ultima elezione papale, perchè ha voluto che salisse il Bergoglio, per disinnescarne la portata rivoluzionaria. Ed è stato fatto uno scambio oculato: santo Papa Giovanni Paolo II, più il Pio poco pio di Petralcina, contro il vero martire vescovo Romero, soltanto beato.

        Saluti

        • Per Max

          La portata rivoluzionaria del cattolicesimo, se mai c’è stata, si è esaurita da lunga pezza. Il cattolicesimo è religione svalutata e di secondaria importanza nell’ordine neocapitalistico. Non ha alcuna spina dorsale e bela inutilmente davanti a due flagelli: l’impoverimento di massa a causa della dittatura del capitale finanziario, la violenza cieca e stragista delle bestie islamiche che, favorita dagli agenti neocapitalisti e dai flussi migratori indotti, sta arrivando in Europa per destabilizzarla (cosa abbastanza prevedibile già dai primi duemila). Ci vorrebbe ben altro che il cattolicesimo, nel vecchio continente e in Italia, per resistere e risorgere …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  5. A riprova di quanto scritto, cioè del collegamento sotterraneo fra le entità neocapitaliste e l’islam, si legga il seguente articolo:

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=79553

    Gli Usa addestrano 5mila miliziani siriani

    Men­tre sulla scia degli atten­tati ter­ro­ri­stici di Parigi Washing­ton pre­para il sum­mit del 18 feb­braio, in cui con gli alleati deci­de­ranno «i modi per con­tra­stare l’estremismo vio­lento che esi­ste nel mondo», il Pen­ta­gono – come annun­ciato dal por­ta­voce John Kirby – pre­para «l’addestramento di altri 5mila mili­ziani mode­rati siriani». In tal modo «Washing­ton con­ti­nua a lavo­rare con Ankara al fine di for­mare ed equi­pag­giare le forze mode­rate dell’opposizione siriana», pro­gramma a cui par­te­ci­pano anche Ara­bia Sau­dita e Qatar.

    Il Mini­stero degli esteri turco comu­nica che «l’accordo defi­ni­tivo sul pro­gramma è molto vicino». La Tur­chia con­ferma così di essere l’avamposto della guerra con­tro la Siria: qui la Nato ha oltre venti basi aeree, navali e di spio­nag­gio elet­tro­nico, raf­for­zate da bat­te­rie mis­si­li­sti­che sta­tu­ni­tensi, tede­sche e olan­desi, in grado di abbat­tere veli­voli nello spa­zio aereo siriano. A que­ste basi si è aggiunto uno dei più impor­tanti comandi dell’Alleanza: il Lan­d­com, respon­sa­bile delle forze ter­re­stri dei 28 paesi mem­bri, atti­vato a Izmir (Smirne). Il Lan­d­com, agli ordini del gene­rale Usa Hod­ges, fa parte della Forza con­giunta alleata con quar­tier gene­rale a Lago Patria, agli ordini dell’ammiraglio Usa Fer­gu­son, che è allo stesso tempo coman­dante delle Forze navali Usa in Europa e delle Forze navali del Comando Africa.

    Come docu­men­tano inchie­ste del New York Times e del Guar­dian, soprat­tutto nelle pro­vince tur­che di Adana e Hatai la Cia ha aperto da tempo cen­tri di for­ma­zione mili­tare di com­bat­tenti da infil­trare in Siria, nei quali sono stati adde­strati in par­ti­co­lare mili­tanti isla­mici pro­ve­nienti da Afgha­ni­stan, Bosnia, Cece­nia, Libia e altri paesi. Le armi arri­vano soprat­tutto via Ara­bia Sau­dita e Qatar. Per il nuovo pro­gramma, che dovrebbe ini­ziare a pri­ma­vera, il gene­rale Michael Nagata, capo delle Ope­ra­zioni spe­ciali del Comando cen­trale Usa, sta sele­zio­nando i miliziani.

    Non si sa quale cri­te­rio segua il gene­rale per appu­rare se siano «mode­rati», ossia capaci di com­bat­tere (secondo quanto affer­mano a Washing­ton) sia con­tro le forze dell’Isis, sia con­tro quelle gover­na­tive siriane. Si sa invece per certo che molti dei «mili­ziani mode­rati», adde­strati e armati dagli Usa e dai loro alleati euro­pei e arabi per rove­sciare il pre­si­dente Assad, sono poi con­fluiti nelle for­ma­zioni dello Stato Isla­mico e del fronte qae­di­sta al-Nusra, che per­se­guono lo stesso obiet­tivo. È stato uno smacco o un’abile mossa di Washing­ton per ali­men­tare l’Isis, fun­zio­nale alla stra­te­gia per demo­lire la Siria e ricon­qui­stare l’Iraq?

    Un inter­ro­ga­tivo legit­timo, se si ha davanti agli occhi la foto del sena­tore John McCain che, in mis­sione in Siria per conto della Casa Bianca, incon­tra nel mag­gio 2013 Ibra­him al-Badri, il «califfo». O il recente ser­vi­zio tele­vi­sivo della tede­sca Deu­tsche Welle, che mostra come cen­ti­naia di tir attra­ver­sano ogni giorno senza alcun con­trollo il con­fine fra Tur­chia e Siria, verso Raqqa, base delle ope­ra­zioni Isis in Siria. O le imma­gini delle tele­ca­mere dell’aeroporto di Istan­bul, che mostrano la com­pa­gna di uno dei ter­ro­ri­sti di Parigi che rien­tra facil­mente in Siria attra­verso la Tur­chia. A che cosa ser­vi­ranno gli altri 5mila mili­ziani che, nel qua­dro delle ope­ra­zioni spe­ciali Usa, saranno adde­strati ad attac­chi di com­man­dos e atten­tati con auto­bomba? Al ter­ro­ri­smo, ma «moderato».

    Manlio Dinucci
    Fonte: http://www.ilmanifesto.info
    15.01.2015

  6. Ed il gran mufti di Gerusalemme, si alleo al nazifascismo. Pure i fratelli mussulmani si allearono al Nazismo, visto che molti ex SS-SA scapparono nei paesi arabi. Che binomio c’è tra islam e Nazismo? Lo stesso arafat era parente di Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī. Se ricordate BENE, imperialismo nacque non dall’europa ma dal mondo Ottomano, che si espanse in 3 continenti e mezzo. controllando la via della seta e delle spezie. Poi america ribalto le economie.

    • Per daniele

      E’ vero che il gran mufti di Gerusalemme aveva simpatie naziste. Al-Husaini, precursore dell’attuale fondamentalismo islamico, covava simpatie naziste al punto da proclamare la jihad contro gli inglesi … ma una delle finalità, caratteristica più di una guerra di liberazione, era la fine della dominazione Britannica in Palestina.
      Ho sempre sostenuto che c’è un fondo demoniaco, pericoloso per il resto del mondo, nella cosiddetta ortodossia islamica (incarnata dal salafismo, dal wahabismo e dal deobandismo) e continuo a sostenerlo.
      L’operazione di destabilizzazione, devastazione e morte, fatta in paesi come la Siria e l’Iraq non sarebbe stata possibile con altre religioni, come ad esempio il confucianesimo o l’animismo africano.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  7. Ciao o letto ciò che ai scritto della tua o pignone e penso che sei un poveretto dentro del Islam penso che non sai praticamente nulla neanche cosa vuol dire la parola Islam parla della tua religione di cosa avete fatto nei millenni passati e cosa fa anchira oggi la pedofilia le persone che non arrivano a fine mese e non giudicare altri popoli per colpa di bestie mercenarie che l’Occidente paga per uccidere e violentare e terrorizzare altri popoli queste cose le sanno anche i bimbi sei solo tu che spari stronzate perché non sai che cazzo fare durante il giorno coglione e ignorante informati prima di parlare idiota

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