Considerazioni natalizie sulla situazione in Italia di Eugenio Orso

1. Girando per Trieste, mi sono reso conto che questo Natale non sarà consumista. Per la prima volta dopo il boom economico a cavallo fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, la flessione è evidente e forse irreversibile. Fine ingloriosa dell’impero dei consumi di massa e delle aspettative crescenti. Poche luminarie, saracinesche abbassate e negozi vuoti, o chiusi per sempre, alcuni dei quali “storici” per la città, come quello d’abbigliamento Godina in Via Carducci, morto dopo un settantennio di vita. Pochi i passanti con pacchetti infiocchettati che si affrettano a portare a casa i regali. Anche a Trieste, come nel resto d’Italia, i morsi si sentono e i segni di un declino indotto e accelerato sono evidenti. Il disagio sociale tende rapidamente all’estensione massima e questo proprio a causa delle politiche neoliberiste imposte al paese, attraverso i governi collaborazionisti (della Troika) da Monti a Renzi. Prima del 2011 si poteva ancora parlare di “lenta” decadenza, sempre meno dorata. Dall’avvento dello spread in poi, approssimandosi la crisi terminale del debito pubblico, ironicamente definito sovrano nei comunicati ufficiali, è iniziata una caduta a vite che nessuno, a meno di rivoluzioni o miracoli, riuscirà ad arrestare.

Il compito affidato ai piccoli Quisling collaborazionisti, ai Monti e ai Renzi, ben supportati dal basista istituzionale dei poteri esterni Giorgio Napolitano, è quello di liquidare definitivamente anche il ricordo della vecchia Italia “a economia mista”, pubblica e privata, nonché il ricordo di una società non troppo “aperta al mercato” e poco meticciata, in cui sovranità nelle politiche economiche e sociali, difesa delle tradizioni locali e solidarismo, classista e comunitario, contavano ancora qualcosa. Disarticolando la struttura produttiva nazionale, vendendo al capitale straniero aziende e beni del paese, comprimendo all’infinito i diritti e i redditi dei lavoratori, si applica il programma politico-strategico stabilito dalle aristocrazie internazionalizzate del denaro e della finanza, e si producono gli effetti depressivi che posso osservare camminando per Trieste, sotto Natale.

2. Quando arrivo nella zona della stazione ferroviaria, per andare a prendere la corriera e tornarmene a casa dopo il lavoro, m’imbatto in ogni sorta di mendicanti, triplicati o quadruplicati di numero rispetto a qualche anno fa, che mi abbordano chiedendo qualcosa. Se in passato erano in gran maggioranza stranieri, oggi fra loro ci sono molti italiani, ridotti da questa splendida democrazia a sopravvivere sul marciapiede delle stazioni. Effetto Monti-Napolitano e poi Renzi-Napolitano, mi dico, certo che il perno del collaborazionismo locale, che ha ridotto l’Italia in questo stato accelerandone la caduta, è il cosiddetto partito democratico, con i piccoli sodali subpolitici che gli stanno intorno, tutti insediati come tigne negli scampoli del potere dopo le cessioni di sovranità. Non è tanto il farsesco e corrotto parlamento nazionale la sede della svendita del paese, quanto, in generale, le istituzioni occupate per conto terzi da questo partito e le sue stesse strutture (direzione, assemblea nazionale, eccetera), che contengono in sé, grottescamente, sia una maggioranza filo-atlantista ed euroserva fino al fondamentalismo, sia un’opposizione fasulla e di comodo. Una sorta di assolutismo per conto terzi, mascherato da inconsistente e propagandistica democrazia, che non lascia scampo a un’intera nazione, ormai prigioniera del mostro neocapitalista.

Camminando lungo la Via Marconi, nei pressi del giardino pubblico, la sera non c’è quell’anziana mendicante, vestita di stracci, alla quale di tanto in tanto metto nella mano, delicatamente e in silenzio, uno o due euro, ma, in compenso, più avanti, in Via Battisti, fra i fantasmi di uno shopping natalizio sempre più miserello, un giovane ridotto a mal partito mi chiede una sigaretta. Intuisco che potrebbe fargli comodo qualche moneta di un euro, per cenare con un panino striminzito. Gli scarti umani prodotti dal mercato sovrano che ingigantisce i debiti pubblici, anch’essi ovviamente sovrani, non sono del tutto “invisibili”. Camminando li vedo chiaramente, ma non riesco ad abituarmi a ciò che quotidianamente osservo, a darlo per scontato, o addirittura per naturale.

3. In quella parte della società che vive ancora sopra la soglia della povertà, invece, domina la paura di scivolare in basso da un momento all’altro e questi pauperizzati, che incontriamo in ogni dove, rappresentano l’immagine del futuro. Un prossimo futuro possibile, in cui le condizioni di vita potranno essere funestate dal definitivo “commissariamento” europide dell’Italia, con annesso saccheggio finale del paese, o addirittura da una guerra insensata contro la Russia. La paura di vivere fino in fondo l’inferno suscitato dalla dominazione neocapitalista vale anche per il sottoscritto, naturalmente, anche se per ora riesco a sottrarmi alle peggiori durezze del presente e a camminare con le mie gambe. Per simili prospettive, dobbiamo ringraziare il libero mercato sovrano neocapitalista, il “sogno europeo” unionista, la stretta “alleanza” transatlantica (più spesso chiamata atlantismo, contrapponendolo proprio all’Europa) e la democrazia liberale, qui in Italia sicuramente di sinistra, progressista, attenta ai diritti formali delle minoranze ma nemico giurato della nostra storia e delle nostre tradizioni. Anzi, nemico politico letale della popolazione e negazione suprema dei suoi bisogni concreti.

Arrivato a casa dopo le nove di sera, mio figlio mi telefona da fuori, avvertendomi che si sono presentati alla nostra porta alcuni “incaricati” del pd, che volevano illustrare il programma piddino per il paese e parlare di politica “alla ggente”. Come capofamiglia (e Pantalon che paga) ho vietato ai membri della mia “tribù” di far entrare piddini in casa, soprattutto se sguinzagliati dai loro capoccia per fare proselitismo. Mio figlio gli ha detto sbrigativamente che se ne doveva andare e che io, unico che “capisce qualcosa di politica”, non ero presente. Ottimo, fuori dalle balle! Questo possiamo ancora farlo, senza incorrere in sanzioni. In fondo, c’era da aspettarselo che venissero a bussare alla mia porta, perché sono finito in un paesetto miserando, insignificante e senza storia, con bassi quozienti intellettivi e predominanza assoluta del pd: Staranzano, in provincia di Gorizia. Ho strappato subito il materiale pubblicitario piddino e l’ho gettato nell’immondizia, perché è quello il suo posto. Leggere quella robaccia non serve a niente, se non a farsi il sangue cattivo, dopo aver visto per strada, tornando dal lavoro, decine di mendicanti e di sbandati, saracinesche abbassate, strade sporche, luci sempre più rade anche a Natale. Oggi, ridotti in simili condizioni, i galoppini piddioti che volevano “catechizzare” i miei familiari non possono dirsi innocenti. Per quanto anonimi servi dei servi, vedono con chiarezza ciò che accade intorno a loro e lo ignorano, oppure, esorcizzano, imbrogliano, arrivando fino al punto di mentire a se stessi. C’è una bella espressione napoletana, molto sintetica, che definisce bene il “militante” piddino: ommo’ e merda. Come ho sempre sostenuto, con i collaborazionisti non si discute, ma si dovrebbero combattere muro contro muro, sino alla liberazione. Ne va del nostro futuro, che in questo Natale d’austerità e disincanto sta rapidamente svanendo. Purtroppo, non c’è nessuno disposto a rischiare, a combattere per le strade, neppure se l’alternativa è finire in strada, o sul marciapiede della stazione. Alla fine, non resteranno che i molti “invisibili”, fin troppo visibili, che ti chiedono un euro o una sigaretta, e qualche ommo’ e merda, ancora iscritto al pd.

Buon Natale

Eugenio Orso

Considerazioni natalizie sulla situazione in Italia di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-12-21T17:26:35+01:00da derosse
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24 pensieri su “Considerazioni natalizie sulla situazione in Italia di Eugenio Orso

  1. Leggere il tuo intervento è stato un angosciante flashback, perché per coincidenza l’ultima volta che sono andato a Trieste (a fine settembre circa), circa un mese prima di andar via dall’Italia, ho trascorso proprio tra la stazione e via Marconi l’ultima serata in compagnia di alcune mie amiche ed ormai ex-colleghe anche loro prossime all’espatrio. Malgrado fosse una serata scanzonata tra amici c’era anche l’inevitabile malinconia per il fatto che entro breve ci saremmo tutti divisi, sentimento per me accentuato dalla situazione che vedevo in città: in particolare mi colpì moltissimo il numero di mendicanti e senza tetto che trovai in stazione. Infatti era da circa un anno che non prendevo il treno per andare a Trieste, sicché rimasi sorpreso nel constatare l’aumento di senza tetto lì attorno, che risultava davvero cresciuto nell’arco di 12 mesi. Sarà stata almeno una decina di persone, se non di più.

    “sono finito in un paesetto miserando, insignificante e senza storia, con bassi quozienti intellettivi e predominanza assoluta del pd: Staranzano, in provincia di Gorizia”

    Ahahah! Soltanto un “ucio” potrebbe esprimersi così su Staranzano. In piena! Ma dai, abiti là quindi? Io sono di Monfalcone ma di staranzanesi sgai ne conosco…vorrà mica dire che non sono messo meglio? Grasse risate!
    No comunque scherzi a parte e parlando seriamente, il monopolio del pd nel basso isontino è un problema serio, soprattutto se nei paesini si mettono a dettar legge i notabili in stile Calabria dei baronetti a fine ‘800, e non è solo Staranzano. Non faccio nomi ma penso che tu abbia capito…

    • Per Marco

      La nostra vita quotidiana, se stiamo attenti, ci offre infiniti indicatori del malessere sociale di questi anni. Anche nella profonda provincia, dove sembra non accadere nulla di significativo, i segnali sono sempre più netti e il peggioramento visibile. Se negli anni ottanta/novanta ho avuto quasi l’impressione che i mendicanti fossero spariti, oggi tornano numerosissimi, con volti nuovi e storie drammatiche. Storie di ordinaria iniquità sociale, potremmo chiamarle …
      Pur non essendo “ucio”, confermo il mio giudizio sul basso isontino e Staranzano, precisando, però, che Monfalcone faceva storia a se e si distingueva un poco dal “contado” abbruttito.
      Il monopolio del pd – che oggi è esteso anche al comune di Trieste e alla regione – è frutto di rassegnazione, ignoranza, idiotismo, opportunismo, menzogna … La situazione, andando avanti così, rischia di “feudalizzarsi”.
      Preciso che il mio intervento è un modo inconsueto, forse non troppo bene augurante, di fare gli auguri di Natale ai corrispondenti e commentatori vicini e lontani (come nel tuo caso, che sei a Gerusalemme). Infatti, in chiusura ho scritto Buon Natale …

      Cari saluti e auguri

      Eugenio Orso

      • Tranquillo, per quel che mi riguarda puoi mettere nel calderone pure la mia città ed i miei compaesani che di beghe ne hanno tante (una su tutte: incapacità di effettuare analisi sensate sulla questione bengalese che non siano 1. il più becero razzismo leghista e simil-leghista verso la “marmaglia bengalese”, 2. il più becero snobismo da sx azionista verso “il popolo bue italiano&bengalese” 3. il più stupido generico buonismo sinistro e politicamente corretto), non mi offendo certo per questo.
        Comunque il “grande balzo all’indietro” (per parafrasare Mao) di quest’anno testimoniato pure da Max a nord-ovest mi sembra davvero un dato significativo: se non ricordo male già lo scorso Natale molti negozi erano chiusi, ma non mi sembra che fossimo ai livelli di disagio da voi riportati. Quando si sentono certe cose c’è sempre la speranza che si arrivi ad un prossimo punto di innesco, resta il fatto che non si sa se la gente avrà la forza di reagire e, soprattutto, se reagirà nel modo giusto. Questa è l’incognita più importante, perché purtroppo quando da qualche parte c’è un biennio rosso arrivano sempre anche delle camicie nere.
        Per il resto, grazie degli auguri e buone feste anche a voi. Mi piacerebbe dire che spero in un aiuto del bambin Gesù ma sarebbe una clamorosa bugia.
        Buon Natale.

        • Per Marco

          Intendevo dire che in altra epoca Monfalcone aveva un proprio dialetto, un po’ diverso da quello del “contando”. C’era, inoltre, qualche traccia di vita culturale, cosa che nel basso isontino ha rappresentato sempre una rarità …
          Il grande balzo all’indietro al quale assistiamo è il segnale che la commedia (dall’esito tragico) sta arrivando al Climax, molto più rapidamente di quanto si credeva quattro o cinque anni fa.
          Il prossimo anno sarà decisivo, ma dubito che in questo paese la storia “libererà” forze nuove in grado di reagire e di scuotere dal torpore la massa. Se così fosse, dove sono, ora, queste forze? Dovremmo percepire fin d’ora qualche segnale della loro esistenza in vita nella società, perché i tempi d’azione saranno strettissimi. Anzi, ho l’impressione che stiamo già entrando nei supplementari …

          Chiudo con dei versi di Giovanni Giudici, che mi sembrano adeguati alla circostanza:

          Comico suo malgrado è il colmo del comico.
          Spesso patetico fu il comico con intenzione.
          Tragico suo malgrado è il solo possibile
          esito imprevedibile della commedia.
          Non cerco la tragedia ma ne subisco la vocazione.

          Giovanni Giudici, 1968

          Di nuovo auguri

          Eugenio Orso

  2. Ti rispondo da ovest: potrei scegliere Torino, come Cuneo, Alba o Bra perché le conosco bene tutte e in tutte ho visto lo stesso declino di cui tu narri.
    Il capoluogo fassiniano ha però il malaugurato primato di piddiotismo e aiuto sconsiderato ad ogni etnia che non sia quella italica.
    Padri italiani dormono in macchine targate BR al limite DE, le vetture EX – che nuove circolano per i viali, oltre che sporchi, intasati dal marciume delle foglie che la società dei rifiuti, dopo aver raddoppiato la TARI, non si sogna di aspirare – sono rare, alcune targate Principato di Monaco, altre provenienti dalla Svizzera e appartenenti ai ricchi torinesi il 5%, che vengono a riscuotere il pizzo degli esosi affitti dei negozi in centro città.
    Quei negozi che, come a Trieste, sia per crisi che per avidità dei proprietari dei muri, chiudono inesorabilmente.
    Ho visto un po’ di massa natalizia assiepata nei franchising francesi, tedeschi, outlet che offrono il peggio dei prodotti lowcost fabbricati e confezionati dalla più sottopagata manodopera turco-messicana-vietnamita-esteuropea-indonesiana-indiana-cinese.
    Di schiavi ancora pronti a servire i poveracci straccioni europei è zeppo il mondo e già questo la dice lunga sul livello di internazionalizzazione dei lavoratori sfruttati e sottopagati del mondo: LIVELLO ZERO!
    Via Garibaldi piena di passanti con sacchettini, negozi vuoti, sconti un po’ ovunque, ben prima dei saldi che qualcuno agogna; la risicatissima classe media che si barcamena per sembrare, allo specchio e ai famigliari/amici, normale.
    I negozianti, tutti, dicono che la riduzione del fatturato è del 50%: gioiellerie e orologiai riescono a vendere solo prodotti al di sotto dei 50/30 euro, se vendono.
    L’alimentare è in flessione, il turn-over dei prodotti sugli scaffali dei grandi e dei megastore è lento: i banchi gastronomia stracolmi di merce invenduta, la panacea, la cuccagna che preannuncia il cenone, assomigliano al dispensario delle razioni sotto conflitto bellico, quanto parche sono le dosi che si chiedono.
    Mentre all’esterno, tra gli avanzi dei banchetti dei mercati rionali e i bidoni della spazzatura, si aggirano gli italiani poveri che condividono con gli zingari gli scarti della ridicola abbondanza che ci è rimasta.
    Carrelli semivuoti; traffico stradale, fuori dal primo centro, decisamente ridotto.
    Se ti sposti in una periferia come il Comune di Venaria, il tanto rinomato centro culturale rilanciato dal restauro della Reggia dei Savoia, la situazione è drammatica.
    Il mercatino di Natale è uno scenario di desolazione dickensiano; la nebbia fitta fa il resto e alle 18, il deserto umano, rievoca un’atmosfera da Londra afflitta dal terrore di Jack lo squartatore.
    Candito nel panettone: l’assenza delle luci festose per riduzione dei costi, in ogni dove, ma cani vigli urbani che azzannano il portafogli comminando multe a raffica per rimpinguare le casse e far scappare ulteriormente i pochi clienti rimasti a girovagare in una scacchiera on off di serrande alzate e chiuse.
    Il quadrilatero torinese, le vie ortogonali della belle vie di un tempo, stanno agonizzando. I locali cambiando gestione ogni anno, se non ogni sei mesi e le chiusure superano di due cifre le nuove aperture.
    La rabbia c’è, cova sottopelle, ma l’età della rivoluzione qui sfiorerebbe i 58 anni.
    Il Piemonte è la regione più vecchia d’Italia, i negozianti ancora in piedi hanno la stessa età, chi cerca di vendere le seconde, terze, quarte case appartiene alla generazione del 1940/50 ma non riesce a monetizzare assicurandosi una veloce fuga dal mondo sommerso di tasse, sfiducia e disintegrazione socio-famigliare.
    Il mercato immobiliare è un’ecatombe ovunque anche nelle zone turistiche della Val d’Aosta, dove si prevede, anche per carenza di neve, una magrissima settimana bianca.
    Solo i proprietari milanesi degli appartamenti a Curmayeur pensano di vivere in un altro mondo, pensando di riuscire a vendere a 5000 euro al mq… lascio a te il commento.
    E tanti i figli/nipoti fuggiti all’estero con laurea a tracolla e i nonni che si collegheranno via skype, dalla Tunisia, dalla Croazia sfoggiando la nuova dentatura o dalle Canarie la perenne abbronzatura, per brindare al nuovo anno orribilis che qui ci attende.
    Da ovest è tutto.

    Saluti e auguri natalizi a chiunque ci crede ancora.
    Max

    • Per max

      Scelgo un passaggio dalla pregiata tua che mi ha colpito e in cui descrivi bene, addirittura con piglio letterario, il disastro sociale:
      “Il mercatino di Natale è uno scenario di desolazione dickensiano; la nebbia fitta fa il resto e alle 18, il deserto umano, rievoca un’atmosfera da Londra afflitta dal terrore di Jack lo squartatore.”
      Solo che oggi Jack lo squartatore ha il volto di Matteo Renzi, di Napolitano, o prima ancora di Monti … Non solo, ma qui il nuovo Jack lo squartatore non agisce autonomamente. Alle sue spalle ha un mandante, e sappiamo bene chi è.
      Non dubito che a nord ovest, in alcune zone, può essere peggio di Trieste. Figuriamoci cosa dev’essere nel profondo sud, nelle aree di maggior degrado e disoccupazione endemica.

      Cari saluti e auguri

      Eugenio Orso

        • Per Salvo

          Mi rendo conto della situazione …
          Solo che i processi di depauperamento della popolazione italiana oggi risultano velocizzati.
          Il nord ha ancora un po’ di risorse, risparmi e patrimoni familiari, che però si stanno esaurendo, il sud molto meno ed ha iniziato la caduta da un punto più basso.
          Quello che mi ha colpito è la notizia che nel meridione le morti hanno superato le nascite, com’è accaduto in Grecia.
          Il segnale è chiaro.
          Se perdura la passività della popolazione, in assenza di nuclei di aggregazione di vere forze d’opposizione, ciò che accomuna nord e sud è che ambedue sono spacciati.

          Mi rendo conto che non è di buon augurio, comunque auguri di Buon Natale anche a te …

          Eugenio Orso

    • Per Vlad Tepes

      In effetti, descrivendo la misera realtà quotidiana del primo, vero Natale postconsumista (e postborghese, come direbbe Costanzo Preve se fosse ancora fra noi), valichiamo il confine dell’analisi sociopolitica, per scivolare nei territori della letteratura …
      Non so cosa potrebbero scrivere Hugo o Dickens in simili contesti, ad esempio attraversando le periferie torinesi di oggi, oppure osservando la varia umanità che popola la stazione ferroviaria di Trieste.
      Si troverebbero davanti l’equivalente postmoderno degli straccioni che popolavano gli slums e si muovevano ai margini delle grandi città, o delle prime “città industriali”.
      Probabilmente si accorgerebbero che la forbice ricchezza/povertà si è addirittura ampliata, rispetto alla loro epoca.
      Ci vorrebbero una letteratura e una cinematografia della nuova, grande depressione, ben oltre il commissario Montalbano di Camilleri o i film di Checco Zalone, che gli italiani inconsapevoli divorano!

      Buon Natale anche a te

      Eugenio Orso

      • Nelle dissertazioni inutili e sovraccariche di non-penso, i nostri monitor variabili pixels, hanno funzione di spettroscopio, di scanner e ci obbligano a una disattenzione per il dettaglio, riducendoci a sintetiche sintassi telegrafiche, esplorabili soltanto con la vista, amputandoci il resto dei sensi.
        Pensavamo che fossero le macchine a non avere coscienza o, al limite, fantasticavamo di un sé immaginifico che, le memorie estese al silicio, avrebbero potuto agganciare in una confusione di stringhe informatiche.
        Si è rovesciato il nesso: ora noi non abbiamo sesso, senso, nessun denso pensiero, soltanto dita strumenti di follia edonistica, narcisismo touch-screen, e per sentirci reali ci occupiamo e preoccupiamo in una serie infinita di selfie, che autoscatti non fa neolingua chiamarli.
        Intorno, il sisma sociale, l’involuzione economica che smaterializza i nostri corpi, ci rende inservibili, invendibili, non negoziabili, solo macellabili, per un’eventuale riserva energetica o un pasto nudo di future generazioni affamate, come quelle che ci precedono oggi sulla scala della povertà assoluta.
        La rivoluzione è un trafiletto su libri di storia completamente revisionati.
        Le slide e i quiz, forgiano l’ignoranza monolitica dei nostri figli smemorati, assenti all’essere e all’essente, al punto che anche la psicoanalisi non ha più presa su involucri biomeccanici privati di raziocinio, senza scomodare la logica aristotelica.
        La gaia scienza, forse, resterà in piedi, incastrata in un solitario tomo, come un vecchio monolite traslucido che tenterà di assimilarci, per cablature genitico-organiche, a mammiferi in via d’estinzione ammalati di inciviltà altamente trasmissibile e letale.
        È probabile che ci vorranno secoli per ristabilire la gerarchia ontologica.
        Il futurismo letterario di Wells è ancora fortemente plausibile, sorpassa il Mondo Nuovo huxleyriano sottolineato dalla traccia dello Zarathustra di Richard Strauss, ma resta eterno secondo dietro a qualunque odissea post-omerica.

        Non è l’ottimismo che ci occorre, ma l’interventismo.
        E non diamo la colpa al nichilismo nicciano/heidegerriano etc
        E’ il libro di Qoelet la summa teologica che oggi domina i soccobbenti.

        Teniamo vivo questo blog luminoso con la nostra partecipazione.
        Grazie Eugenio per il tuo disinteressato lavoro di educazione alla riflessione sugli eventi che ci assediano.

        Felicità, vino e sane compagnie.
        Massimiliano

        • Per Massimiliano

          Anzitutto ti ringrazio per gli apprezzamenti.

          Poi, restando in tema, preciso che ho sempre guardato con sospetto l'”innovazione” del cosiddetto software sociale, ottimo affare per qualcuno e veicolo per il controllo della popolazione. Come ho scritto anni fa, i social network inducono moltissimi a relegarsi “volontariamente” in una prigione nell’etere, staccandosi dalla reltà sociale e politica del loro tempo, per scivolare in uno stato di passività che serve soltanto ai dominanti. Questo anche se sui social network si discute di politica …
          Le nuove idee potrebbero viaggiare rapidamente in rete e diffondersi a macchia d’olio, ma ciò richiederebbe la sopravvivenza della coscienza sociopolitica e un’autonomia di pensiero e di critica che oggi manca. L’ultima frontiera del dominio elitsta nell’immateriale sono i “selfie”, fuorviante manifestazione della propria esistenza in vita, nonché espressione distorta della necessità di una vera comunicazione, di un dialogo che latita e di un contatto interpersonale che nella realtà è sempre più raro e insoddisfacente. Pensiamo alle due cretinette italiane, di buona famiglia, che tempo fa sono andate all'”avventura” in Siria, per farsi “selfie” con i guerriglieri (venduti come buoni democratici contro il dittatore Assad) e che sono state inghiiottite nel buco nero della guerra e dei rapimenti. Non avevano neppure idea che oltre la realtà virtuale esiste ancora quella reale, sempre più minacciosa, violenta e degradata e che è da questa che dipende, alla fine dei giochi, la nostra esistenza in vita.

          “E’ probabile che ci vorranno secoli per ristabilire la gerarchia ontologica”, scrivi. Non è detto che necessiteranno secoli interi, ma, come affermava Costanzo Preve, è necessario puntare sul lungo periodo – data la forza del nemico e delle sue armi – per ricostruire un’ontologia che costuisca la necessaria premessa a una nuova Etica, contrapposta al vuoto neocapitalistico.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  3. Non certo per sottovalutare i problemi degli indigenti, ma tanto per guardare alla situazione da una prospettiva diversa, che il traffico sia diminuito e ci siano meno luminarie dovrebbe soltanto rallegrare quanti hanno a cuore la qualità della vita e dell’ambiente. La rivoluzione industriale, strappandoci dalla terra, ci ha messi in una condizione nella quale per guadagnarsi da vivere bisogna inquinare per produrre e per consumare. Sarebbe ora che si tornasse a sistemi di vita più naturali, e forse questa crisi farà capire a qualcuno che si può vivere anche senza essere schiavi dei consumi. Che cali la produzione industriale, che cali il traffico, in questo senso dovremmo rallegrarcene. Piangere per i posti di lavoro perduti senza curarsi delle conseguenze ambientali e generali di un sistema ad alto consumo è piuttosto miope. Tutta la mia solidarietà a chi davvero non ha un tetto o di che mangiare; meno per chi semplicemente rimpiange egoisticamente gli sprechi degli anni passati.
    Ovviamente a livello globale non c’è affatto da rallegrarsi, considerando che miliardi di cinesi e asiatici stanno unendosi entusiasticamente al club dei consumatori distruttori del pianeta e della civiltà.

    • Per Anacronista

      So bene che la questione ambientale è il problema dei problemi e viene prima, per importanza, anche delle questioni sociali. Senza l’ambiente naturale non potrebbe esitere il microcosmo sociale, con tutte le sue iniquità e i suoi conflitti.
      Ma c’è una differenza fra una decrescita delle produzioni e dei consumi volontaria, condivisa e pianificata – che implicherebbe un cambiamento culturale a trecento e sessanta gradi, oggi non ipotizzabile – e una depressione come quella che è agli inizi, non certo originata dalla volontà di preservare l’ambiente. A livello globale, anzi, tu stesso affermi che la situazione è peggiorata. L’attuale depressione non origina dalla volontà di tornare a sistemi di vita più naturali e non riduce in modo decisivo l’inquinamento. Un esempio. Dopo il crollo del blocco sovietico, con conseguenti drammi sociali e emigrazioni, nei paesi dell’est peggio messi, come ad esempio la Romania, le vecchie industrie superinquinanti (il 100% in più di quelle occidentali) restavano in funzione per mancanza d’alternative e risorse. In certe zone, la vita media della popolazione restava sotto i sessant’anni, con la tendenza a ridursi ancora. Inquinamento, miseria e emigrazione coesistevano. Nel nostro caso, temo che le luminarie in meno porteranno ben poco giovamento in termini di qualità della vita e ambiente … Tanto più che la questione rifuiti e discariche, mai risolta in certe zone d’Italia, sta riemergendo anche grazie ai tagli alla spesa pubblica. Inoltre, si diffonde in tali condizioni il cibo spazzatura, “low cost” ma venefico, venduto a chi non ha soldi per grantirsi la qualità degli alimenti …
      O si affermerà un progetto a lungo termine per decrescere gradualmente, senza drammi sociali, che dovrebbe interessare tutto il pianeta e non un solo paese – pura fantasia, come sappiamo – o ci beccheremo sia la miseria, quella vera, sia l’inquinamento, come in passato.

      Cari saluti e auguri

      Eugenio Orso

  4. Pingback: SALUTI E AUGURI NATALIZI A CHIUNQUE CI CREDE ANCORA | NUTesla | The Informant

        • Per Massimiliano

          Il tuo commento, con il titolo “Saluti e auguri natalizi a chiunque ci crede ancora”, è diventato un post ripreso da ComeDonChisciotte (grazie a Davide), ma probabilmente questo lo sai.
          Si potrebbe – questa è una mia idea – condividere Pauperclass, che fino ad ora, per cinque anni, è stato soltanto il mio blog personale.
          In altre parole tu, Max, ma anche Marco, Vlad Tepes, Valdo e altri potreste postare qualche articolo, periodicamente, su questo blog …

          E’ un’idea che lancio adesso, ma che sicuramente consentirebbe di arricchire il blog.

          Fatemi sapere, oppure ti (vi) contatterò io via mail dopo le feste …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

          • Attendo la tua mail, così che tu mi possa dare maggiori riferimenti su come vorresti organizzare la redazione, a:

            blamaxim@gmail.com

            Poi ti rispondo in base anche alle mie precedenti esperienze di blogger.

            Saluti
            Massimiliano Blandino

          • Molto bene Massimiliano

            Scopro in rete che hai diverse pubblicazioni all’attivo e non sei “di primo pelo”.
            Bene così.
            Come scritto, dopo le feste ti invierò una mail con tutte le informazioni del caso.
            (La tua mail la conoscevo già, grazie ai commenti inviati)

            A dopo le feste

            Eugenio Orso

  5. Seguo da un mese questo blog che trovo molto interessante.
    Ottimo articolo e ottimi gli interventi di max. Purtroppo anche nella mia città – nord est – si respira la stessa aria triste e rassegnata. Non avrei mai creduto che ci saremmo ridotti così per difendere una moneta, l’€, che ci sta trascinando alla rovina.

    • Per kthrcds

      Grazie per l’apprezzamento.

      La difesa dell’euro è uno slogan propagandistico del passato, che però al momento è sempre meno in uso. La difesa dell’euro, tuttavia, pur essendo uno slogan truffaldino suscitava prospettive, ovviamente false, di miglioramento futuro.
      E’sempre più esplicito, al contrario, il ricatto fondato direttamente sulla paura e senza prospettive di miglioramento: default per l’esplosione del debito pubblico, atti “terroristici” imputati a misteriose forze eversive (l’antipolitica eversiva di Napolitano), la minaccia dello stato islamico alle porte dell’Europa, venti di guerra ad est, eccetera. In poche parole, ci si deve sottomettere ai voleri del capitale finanziario, al mercato e alle eurocrazie per evitare un male grande (default, isis, “terrorismo”), ben oltre gli effetti negativi della crisi strutturale neocapitalistica in atto.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  6. E’ di questi giorni lo strombazzar, anzi, lo sparar neve artificiale sul fango economico italico, facendo passare l’idea che, siccome le stazioni sciistiche alpine sono state prese d’assalto, la crisi è finita, quella reale, non percepita, ovviamente.

    Sarebbe oggetto di analisi approfondita e revisione, tale ottimistica e cretina notizia.

    Nulla contro albergatori&co.

    Ricordo solo che la vacanza bianca è sempre stata elitaria, contrariamente a quella marinara riminesca simbolo dell’ascesa della classe media del boom.

    E chiedetevi come mai l’abbigliamento “serio” da sci non viene più pubblicizzato in tv, da anni ormai. (evitate di pensare alla catena china-store Decathlon, per favore)

    Federalbergatori, in genere abbastanza attendibile, anche se sempre un pelino a ribasso con le stime, pone l’asticella dei frequentatori delle balze innevate a quota 400.000, migliaia in più migliaia in meno, in discesa rispetto ai numeri pre-crisi.

    qui per approfondimenti:

    stagione 2012-2013
    http://www.neveitalia.it/turismo/news/federalberghi-uno-scenario-di-profonda-crisi-per-il-turismo-montano

    stagione 2013-2014 http://www.trademarkitalia.com/News/Allegati/RappConsuntivoOssMontagna20132014_3690.pdf

    Parliamo comunque di 0,007% di italiani che si possono permettere di spendere, tra attrezzatura, skipass per singoli o famiglia, pernottamenti, ristorazione e spese di viaggio, una media a testa di 110 euro al giorno (e mi sono tenuto stretto visti i costi proibitivi dell’autostrada TO-AO, la più cara d’Italia)

    Ricordate lo scandalo skipass dell’allegra famiglia Casini?

    Quindi, le élites continuano a spendere alla grande, la media classe s’indebita con carte di credito e revolving o spera di vendere l’appartamentino a Sauze d’Oulx, a Bardonecchia, a Morgex, e in altre amene località dell’arco alpino, per monetizzare e continuare a fare il mordi e fuggi scivoloso.

    In realtà, il mercato immobiliare medio è immobile in tutti i sensi.

    I costruttori che hanno sul groppone case nuove in tutta la Val d’Aosta sono disposti a svendere, piuttosto di pagare le tasse sull’invenduto, giustamente.

    Certo, Cortina, Courmayeur e ficchiamoci tutta la Svizzera/Francia dei supermilionari (rettifico per refuso nel commento “Saluti e auguri natalizi…” valori che si aggirano sui 15000 euro a mq e a Saint Moritz si è arrivati a 40.000), Chamonix, non fanno testo.

    Qui una panoramica statistica sul crollo del mercato delle seconde case in montagna:
    http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mercato-immobiliare/2014-11-05/montagna-perde-quota-180300.php?uuid=AbcWy3aK

    Quindi, sempre più divario, forbice divaricata in spaccata.
    Non credere alle sirene del buon umore capodannato, alla serata big del 31 dicembre a Courmayeur che sarà l’ennesimo teatrino colorato di color che stan sempre meglio a danno di color che son sospesi sul baratro della povertà assoluta.

    E non serve lo snowboard per precipitare più velocemente e acrobaticamente in basso; per diventare funamboli è sufficiente dover trovare all’improvviso un centinaio di euro per far fronte a un imprevisto famigliare che non è un metro di neve sulle piste spoglie.

    Saluti di ordinario costruttivo realismo.
    Max

    • Per Max

      Fortuna che secondo i piani oligarchico-globalisti, eseguiti per filo e per segno da Renzi e dal pd, all’Italia doveva restare un po’ di cucina, di calcio e … di turismo.
      La Voce della Russia (in italiano) ci avverte che la stagione turistica invernale segna un drastico calo delle prenotazioni dei turisti russi in Italia, del 30%; se rapportato al 2013 ante sanzioni usa-nato-ue e crisi indotta del rublo.
      Qui l’articolo, dal titolo “La crisi del rublo svuota le piste da sci italiane”:
      http://italian.ruvr.ru/news/2014_12_29/281787240/
      Fra l’altro, l’Italia scivola rapidamente in posizioni sempre più basse nella classifica dei paesi più ambiti come meta turistica.
      Quello che non aveva voluto fare Berlusconi lo ha fatto Monti e continua a farlo Renzi … gravare di tasse insostenibili le proprietà immobiliari, non risparmiando, però, la prima casa.
      Che il vero piano globalista-oligarchico sia annientare del tutto l’Italia? E i piddini, fedeli collaborazionisti, cosa faranno dopo? Li accoglierà in massa qualche altro paese degli “stati uniti d’Europa”? Ad esempio la germania, per gratitudine, visto che hanno “lavorato” per eliminare un suo insidioso concorrente nel manifatturiero …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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