Un anno dalla morte del Filosofo Costanzo Preve di Eugenio Orso

Il 23 novembre 2013 è scomparso Costanzo Preve, dopo una lunga malattia. A un anno dalla morte, a lui dedico un ricordo, riassunto in poche righe.

La prima volta che incontrai Costanzo Preve fu a Bologna, in occasione di una conferenza.

Fino a quel momento, di lui sapevo poco e di suo avevo letto soltanto un paio di libri, che però mi avevano colpito, per il loro contenuto decisamente “eretico”, di là degli steccati propagandistici del presente e oltre la dicotomia politica destra/sinistra. I libri erano, se ben ricordo, Il popolo al potere (sottotitolo: il problema della democrazia nei suoi aspetti storici e filosofici) e Filosofia e Geopolitica, un ottimo libro provocatoriamente edito dalle Edizioni all’insegna del Veltro. Anche da ciò, l’accusa “infamante” di rosso-brunismo rivolta dai servi del sistema, intellettuali e sinistroidi, a Costanzo Preve.

Quei due libri – me ne accorsi subito, leggendoli – aprivano nuovi orizzonti di pensiero alternativo, superando di molte lunghezze la lettura di comodo dei fenomeni storici e sociopolitici offerta della vulgata intellettuale, al servizio del neocapitalismo.

In quella conferenza a Bologna, molto animata e partecipata, dopo l’intervento dei relatori, fra i quali, manco a dirlo, spiccava come un gigante il Filosofo torinese, mi toccò la prima domanda, che posi proprio a Costanzo non senza una certa vis polemica. E’ piuttosto imbarazzante ammettere che non ricordo bene la domanda che gli posi (sono passati alcuni anni), ma riguardava, sicuramente, gli assetti sociali di quello che ho chiamato il nuovo capitalismo finanziarizzato del terzo millennio, che per me è un nuovo modo storico di produzione, e il conseguente superamento della dicotomia borghesia/proletariato (più il “terzo incomodo” a frapporsi fra i due, il ceto medio figlio del welfare). Questioni sulle quali ha avuto modo di riflettere, negli anni, anche Costanzo Preve. In breve, Costanzo ha continuato a rispondere alla mia domanda rispondendo alla seconda, posta da altri.

Dopo qualche giorno, ho avuto la fortuna di poter iniziare una collaborazione con il grande Filosofo. O meglio, ho avuto la rara opportunità di poter imparare da un vero Maestro. Nei mesi successivi, ho compreso con chiarezza che Costanzo Preve è il più grande Filosofo, nell’area europea mediterranea e non solo, degli inizi del terzo millennio e quello che più di ogni altro ha compreso la sostanza di questo capitalismo. Un Filosofo Antico costretto a vivere nel nostro presente, con una concezione alta e veritativa della filosofia, in opposizione totale alla filosofia analitica anglosassone e alla filosofia concepita in tono minore, come mera letteratura per semi-colti. Comunismo e comunità sono due espressioni apparentemente inconciliabili, come hanno fatto credere gli intellettuali servi del sistema, che Costanzo Preve ha conciliato nella sua visione futura di una società umana postcapitalista. A differenza degl’altri, che hanno ceduto vilmente e opportunisticamente alle lusinghe sistemiche saltando sul carro del vincitore, Costanzo non ha mai rinnegato Karl Marx e la sua opera, ma ne ha proposto una proficua rilettura e il conseguente ripensamento.

Costanzo Preve ha indubbiamente lasciato un vuoto, in campo filosofico e dal punto di vista umano, che è difficile da colmare. Di guitti pseudofilosofi e di intellettualoidi al servizio del sistema ne troviamo quanti vogliamo, in questo presente degradato, ma di Uomini coerenti e di Filosofi come Costanzo Preve, che sono fin troppo rari, sentiamo oggi la mancanza. Quelli come lui quando se ne vanno lasciano un vuoto incolmabile, ma per nostra fortuna anche una grande eredità di pensiero.

Un anno dalla morte del Filosofo Costanzo Preve di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-11-25T09:53:43+01:00da derosse
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11 pensieri su “Un anno dalla morte del Filosofo Costanzo Preve di Eugenio Orso

  1. Io dico solo che quando Costanzo è morto ho fatto una cosa che non facevo da anni, ho pianto.
    E non mi sembra di dover aggiungere altro, se non che sono persuaso del fatto che fra 200-300 anni nessuno si ricorderà di gente come Sartori, mentre Preve sarà studiato nelle scuole patrie ed estere.
    La prossima settimana cercherò di andare alla basilica del patriarcato armeno qui a Gerusalemme per dire una preghiera per lui: io non ci credo, lui neanche, ma per entrambi questo tipo di cose contano e visto i piani iniziali per il suo funerale so che avrebbe apprezzato.
    Preve era un gigante sotto tutti gli aspetti e la sua eredità tocca a noi gestirla dialetticamente. Rimbocchiamoci le mani e olio di gomito quindi!
    E, nella lingua dei tuoi antenati, PAREV COSTANZO!

    • Per Marco

      Costanzo mi diceva spesso che “il tempo è galantuomo”, nel senso che rende giustizia. Potrebbe rendere giustizia anche a lui, a meno che la civiltà umana non collassi definitivamente e tutto svanisca. I Bobbio, gli Abbagnano, i Vattimo e anche i Sartori è probabile che fra qualche decennio (meno di 200-300 anni) saranno quasi completamente dimenticati. Del resto, dobbiamo ricordarci che l’opera di Aristotele è rimasta “in sonno” per circa tre secoli … e qui paragono Costanzo ad Aristotele e non mi sembra di esagerare.

      Altra cosa che mi ha detto Costanzo è che se lui fosse stato credente, avrebbe scelto l’ortodossia piuttosto che l'”eterodossia”, cioè il cattolicesimo. Meglio dunque il patriarcato armeno di San Pietro, per onorarne la memoria.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per max

      Certo. Lukács ha avuto una grande importanza per Costanzo, che da giovane ha passato tre mesi a Budapest per studiare il filosofo marxista ungherese (così mi ha raccontato).
      Ontologia dell’essere sociale (con i Prolegomeni) doveva essere la debita premessa per una storia dell’Etica che il filosofo ungherese aveva in mente, ma purtroppo Lukács è morto prima di poterla scrivere. Ci è rimasta comunque l’Ontologia che è un’opera di altissimo livello. Importante è il discorso di György Lukács sull’alienazione, situato in un percorso che parte da Marx (o, se vuoi, considerando l’alienazione politica, da Rousseau e quella religiosa da Feuerbach) e passa per Adorno. Il discorso sull’alienazione umana era importante anche per Preve, che ha studiato con grande interesse, a tale proposito, i Manoscritti economico-filosofici del 1944 di Karl Marx. Una piccola curiosità su György Lukács, padre (se così vogliamo dire) dell’estetica marxista. In tempi staliniani, il filosofo ungherese si è occupato di estetica anche perché lo esponeva a minori rischi, rispetto, ad esempio, ai discorsi ontologici e sull’etica, e così ha evitato di essere coinvolto nelle “purghe”.

      Ottima scelta, la tua.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Anche se la probabilità che altri estimatori di Preve si trovino attualmente nelle vicinanze di Gerusalemme è incredibilmente bassa, non è tuttavia da considerarsi nulla, per cui io intanto lo scrivo, non si sa mai: domani mattina alle 8:00 messa di suffragio per Costanzo presso la cattedrale armena ortodossa di San Giacomo, Armenian Orthodox Patriarcate Road, Città Vecchia, Gerusalemme (Est).

    • Per Marco

      Sei armeno di origine e sei a Gerusalemme? Come mai in un luogo che è sì simbolico, ma è anche molto pericoloso?
      La madre di Costanzo era armena, infatti, e i suoi ascendenti, per evitare i massacri dei turchi si facevano passare per greci.
      Da bambino, Costanzo ha vissuto a Costantinopoli e ha frequentato la scuola franco-greca.

      Eugenio Orso

      • Conoscevo la storia familiare di Costanzo, ma non sapevo che avesse addirittura vissuto a Costantinopoli.
        Per quel che mi riguarda, essendo anch’io della Venezia Giulia ho origini familiari molto diverse e ben mischiate fra loro, come penso pure tu e tutti gli altri nelle nostre parti (nel mio caso istro-venete-friulane, slave di vario tipo e sefardite), ma non ho radici armene, la messa l’ho organizzata dagli armeni perché sapevo che Costanzo avrebbe preferito un funerale ortodosso ad uno cattolico.
        Ci tengo a precisare che il motivo della mia presenza in Terra Santa non è certamente dovuto a simpatie per il IV Reich israeliano (possano i sionisti essere sconfitti ovunque sulla Terra!), ma a necessità di studio/lavoro: dopo la laurea magistrale in chimica cercavo un dottorato di ricerca all’estero in paesi dove si investisse nel settore, allora ho fatto domanda nei vari posti dove ho trovato qualcosa di scientificamente interessante, tra cui Gerusalemme, tenendola però come opzione di riserva sperando di restare in Europa. Alla fine manco a dirlo questo è stato l’unico posto dove mi hanno preso, per cui eccomi qua. Banalmente quindi non sono qua per scelte di vita ideologico-religiose ma per lavoro, anche se il Levante mi ha sempre incuriosito. Diciamo che così avrò il vantaggio di vivere personalmente per 4 anni una realtà tanto significativa anche se difficile.
        Certo avrei preferito posti come Francia Svizzera o Germania, mi consolo considerando che il soggetto di ricerca è appassionante e che se come me si è appassionati di storia e storia delle religioni, qui ce n’è di cose da vedere.

        • Per Marco

          Costanzo ha vissuto a Costantinopoli, se ben ricordo fino agli otto anni, o poco oltre. Essendo il padre piemontese, sua nonna paterna parlava francese in casa, come si usava negli ambienti della piccola borghesia “sabauda” di allora. A Costantinopoli Costanzo Preve ha imparato anche il turco, tant’è vero che riceveva a casa riviste in quella lingua, che leggeva senza troppe difficoltà. Per le sue origini variegate, sospese fra oriente e occidente, qualcuno l’ha definito scherzosamente “un borghese ottomano” …

          Buona permanenza (speriamo senza rischi) a Gerusalemme.

          Eugenio Orso

          • Grazie mille!
            Mi tocca tener duro, non posso dire che sia una passeggiata visto il contesto difficile e le differenze comportamentali e culturali, per il momento è come essere su un altro pianeta, e pure tendenzialmente ostile, sicché è difficile aver a che fare coi locali. Ma almeno il clima non è freddo come in Europa ed il luogo è comunque bello, per cui conto di farcela ad abituarmi.

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