Effetto Renzi: l’astensione di Eugenio Orso

L’Emilia-Romagna peggio della Calabria, in queste elezioni per il rinnovo dei consigli regionali. Nessuno se lo sarebbe aspettato e l’apparato ideologico-mediatico finge di stupirsi, lanciando un’allarme-democrazia. Ma è veramente così?

Ex regione “rossa”, in cui si votava in massa per il PCI e si andava alle urne “a prescindere”, l’Emilia-Romagna sprofonda nel limbo di una crisi totale, che sancisce il distacco definitivo delle popolazioni da questa “splendida” democrazia, verificabile nel settentrione come nel meridione.

Da qualche tempo mi auguro che l’astensione superi – e di molto – il 50% del cosiddetto corpo elettorale chiamato alle urne. Mi auguro, cioè, che si consumi il distacco dal sistema, percepito come vessatorio e nemico, e che si rompa il tabù della democrazia liberale quale miglior sistema di governo possibile. Anzi, l’unico e il solo effettivamente praticabile, senza alcuna alternativa. Sì, perché la democrazia che esiste, qui, in Italia, in Europa e in tutto l’occidente, è quella di matrice liberale, che non garantisce rappresentatività alle classi dominate e ai loro interessi, ma costituisce uno strumento di dominazione, e di controllo massivo, di natura squisitamente elitista.

Presidenti del consiglio furbescamente nominati, per i quali l’investitura popolare rappresenterebbe un ostacolo o almeno un fastidio – così Monti, Letta, Renzi – candidati senza rappresentatività effettiva decisi da partiti e cartelli, o da alleanze elettorali messe in piedi per mera convenienza sistemica. Per costoro, un’estesa partecipazione popolare alla politica, dagli esiti non del tutto controllabili, rappresenta un rischio da evitare.

E’ però con Matteo Renzi – il non eletto per eccellenza quanto Mario Monti – che l’allontanamento del “parco buoi” elettorale dal sistema democratico e dai suoi riti elettorali rischia di giungere alle estreme conseguenze.

L’effetto Renzi è stato duplice, dal punto di vista del sostegno al sistema, ai suoi riti e della militanza politica popolare:

1)    L’evidente calo del tesseramento piddino, che si sta consumando, non a caso, nel 2014, l’anno di Renzi in cui trionfa il “partito leggero” (una vecchia idea berlusconiana), evanescente, fatto di Leopolde-convention, apparizioni televisive e mobilitazioni volanti di comitati elettorali. Fine della militanza politica di massa, che va a morire. Maggiore aderenza al sistema-guida, ultra-liberaldemocratico, cioè quello di matrice americana-anglosassone che piace tanto ai dominanti globali. La militanza popolare diventa un fastidio, per Renzi e i suoi padroni sopranazionali. Anche se tesserarsi non vuol dire necessariamente militare in buona fede “anima e core”, se i numeri del tesseramento sono grandi, si rischiano intrusioni sgradite (ossia popolari, delle classi dominate) nei processi organizzativi e decisionali interni al partito. Infine, giacché l’obiettivo è di pauperizzare la massa (jobs act, tagli alla spesa sociale) e saccheggiare le ricchezze residue del paese (privatizzazioni, liberalizzazioni), è bene non invitare i tacchini al pranzo di Natale, perché potrebbero essere tentati di cambiare il menù, incidendo seppur minimamente sul programma politico di governo. Un fastidio da evitare, per applicare il programma politico stabilito per l’Italia dalle élite neocapitaliste, senza ritardi, ostacoli e mediazioni.

2)  Il dilagare dell’astensionismo, che segna senz’altro uno spartiacque con il passato, evidenziando il crollo complessivo della fiducia popolare nel sistema liberaldemocratico e nei partiti che lo infestano. Anche questo è un “effetto Renzi” di una certa importanza, che si manifesta nell’”era Renzi”, senza costituire un pericolo immediato per il sistema. Si può sospettare che il diradarsi della partecipazione popolare al voto sia in qualche misura voluto. Perché? Pur non ricorrendo alle solite minchiate liberali, secondo le quali un certo numero di elettori decide di “stare alla finestra” a osservare, l’allarme mediatico per l’astensionismo in queste regionali tende a nascondere un’amara verità. Meno votano – disperdendo i consensi o concentrandoli su formazioni “populiste” (sia pur all’acqua di rose), come la lega di Salvini o l’ormai usurato 5 stelle – e meglio è. Tanto, il risultato delle regionali di domenica, in Calabria come in Emilia-Romagna, premia invariabilmente il partito unico collaborazionista, ossia il pd. Pur con astensioni al 60% o quasi. Tutto secondo il copione. Se prendiamo l’Emilia-Romagna, in cui il PCI è ormai un ricordo sempre più sbiadito, le primarie hanno “incoronato” un candidato alla presidenza della regione deciso a priori, Stefano Bonaccini, già indagato per “spese pazze” in consiglio regionale, con procedimento successivamente archiviato. Le elezioni, con tutta probabilità grazie al forte astensionismo, l’hanno premiato. Non importa se coloro che hanno disertato le urne sono la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Troppa partecipazione al voto non fa bene al partito unico e al suo attuale capataz, Matteo Renzi. Può bastare un 40% di votanti, pur di far eleggere il candidato deciso dai vertici del partito. Anche qui, meglio che una parte dei tacchini non partecipi al pranzo di Natale, altrimenti ci potrebbe essere qualche sgradita sorpresa. Ecco la democrazia secondo Renzi, liberal che più liberal non si può. Si potrebbe ironizzare dicendo che Renzi è l’Autan del voto popolare, e pur non ammettendolo fa di tutto per scoraggiarlo. Essendo un nominato, che non è neppure presente in parlamento, preferisce non correre rischi. Così il suo pd e la sua sinistra vincono a colpo sicuro, aiutati anche dal fatto che non esiste alcuna alternativa, né dentro il sistema né fuori. Quindi, al parco buoi elettorale non resta che allontanarsi, tenersi lontano dalle urne, per disprezzo, disgusto, rabbia. Non c’è alcuna alternativa concreta e per questo l’astensione dilaga, senza che ciò implichi una qualche “presa di coscienza” o il sorgere repentino di vere alternative politiche. Oggettivamente a beneficio di Renzi, del suo governicchio euroservo e del pd ultra-liberale.

In tal modo si spiega, o almeno spiego a me stesso, un apparente paradosso. Perché alla grande popolarità di Renzi, trascinatore del voto alle europee di maggio, corrisponde poi, alla prova dei fatti, una massiccia astensione elettorale?

Effetto Renzi: l’astensione di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-11-24T11:06:50+01:00da derosse
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10 pensieri su “Effetto Renzi: l’astensione di Eugenio Orso

  1. cifre, che passeggiando per le periferie devastate dell’Emilia Romagna,apena uscita dal voto, su 100 persone aventi il diritto che incontro:

    60 mi dicono che gliene frega una cippa della politica BRAVI!!!
    30 sono i tacchini che fanno finta di credere alla sinistra BUUU
    8 pensano a Salvini come un nuovo minidux
    5 gli ultimi illusi pentastellati
    e a seguire gli inutili partitelli tra cui i miserandi 3 tizi commercialisti che ancora portano la cravattona azzurra…

    AHAHAHAH!!! Eugenio, ho sempre sperato anch’io in questa fine che non è ancora la fine della fine.

    • Per max

      Il tuo mini sondaggio riflette un’amara verità: l’astensione non è qualcosa di omogeneo, non prelude a un impegno di massa per il cambiamento sistemico (semplicemente “gliene frega una cippa della politica”, non c’è alcun progetto di società diversa), e il voto, dato in queste condizioni, è soltanto adesione – non di rado idiota – a un rito di natura sistemica, che non garantisce l’effettiva partecipazione delle classi dominate alla decisione politica.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Il corpo umano dopo una forte indigestione di un alimento o bevanda, dapprima e’ indotto ad un totale rifiuto di tale alimento o bevanda ed in seguito e’ portato al conato di vomito.
    Il corpo elettorale, inteso come “somma” di corpi fisici ed anime si comporta in modo Analogo.
    Un corpo fondamentalmente sano, REAGISCE dapprima allontanandosi dal veleno in circolazione, poi tenta di purificarsi mediante ESPULSIONE del veleno ingurgitato.
    Spero tanto che la natura possa seguire il suo corso e nei dovuti tempi si giunga ad una EPURAZIONE.
    Purtroppo il veleno ingurgitato e’ stato tantissimo e ci viene comunque “somministrato” con i mezzi piu’ subdoli, anche sottoforma di MEDICINA (leggi democrazia, libero mercato, competitivita’, globalizzazione, ce lo chiede l’europa, compiti a casa, austerita’ espansiva, luci in fondo al tunnel, baratri vari, il buon padre di famiglia che prima paga i debiti, fiscal compact e tutti gli inglesismi (parla come mangi…) che ci vengono propinati).
    Spero che dal Vaffa Day si possa arrivare al VOMITO DAY e che per Contrappasso CHI ci ha spinto al vomito ne rimanga (non in senso metaforico) SOMMERSO

    • Per bertoldo

      Apprezzo la metafora. Anch’io, qualche decennio fa, ho fatto una tremenda indigestione di formaggio al pepe nero (oltre un chilo e mezzo!) che amavo smodatamente. Poi, per svariati mesi, mi sono tenuto lontano da quella “prelibatezza”. In quel periodo, quando vedevo un pezzo di formaggio al pepe nero, mi assalivano i conati di vomito e dovevo allontanarmi …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Caro Eugenio,
    condivido la tua analisi, ma volevo anche fare alcune osservazioni:
    1) L’astensionismo di massa, non è davvero un fenomeno rivoluzionario, anzi ha portato il pd a conseguire un risultato in percentuale migliore rispetto alle precedenti elezioni, anche a causa del calo delle opposizioni, considerate complessivamente.
    2) Tuttavia, la dissociazione tra le masse e la politica è evidente. Il succsso della lega, che esteso all’ Italia intera potrebbe dar luogo alla prima consistente opposizione antieuropea nel nostro paese. Tale opposizione, lungi da rappresentare un fenomeno antisistemico potrebbe però essere un mezzo in cui si serve “l’astuzia della ragione” nella storia per provocare altri fenomeni antisistemici di larga portata in cui si riverserebbe larga parte dell’atensionismo.
    Un caro saluto
    Luigi Tedeschi

    • Per Luigi

      Non ha mai sostenuto che l’astensionismo massivo annuncia una Rivoluzione. Lungi da me l’idea, perché sarebbe un’imperdonabile ingenuità, soprattutto in rapporto alla situazione sociopolitica dell’Italia di oggi. Ho sostenuto che all’infame Renzi e all’altrettanto infame pd (non faccio distinzioni fra maggioranza e minoranza, perché sono meramente propagandistiche) conviene una bassa partecipazione al voto, che nel breve e brevissimo non comporta rischi per la stabilità del sistema. Faccio notare, altresì, che le opposizioni quasi non esistono, essendo quella interna al pd una falsa opposizione, m5s totalmente inutile, forza Italia in completa rovina, ncd collaboratore dei collaborazionisti al governo, eccetera. Soltanto la lega di Salvini ci mostra qualche connotato dell’opposizione politica, ma si muove all’interno del sistema liberaldemocratico e delle sue regole castranti.

      La dissociazione fra masse dominate e politica sistemica non implica, purtroppo, pulsioni rivoluzionarie. Ciò che conta è l’esistenza di un’élite rivoluzionaria che purtroppo in italia latita. Se nel prossimo futuro l’élite rivoluzionaria farà capolino in questo paese (senza nutrire troppe speranze in proposito …) troverà a sua disposizione una base di consenso enorme, che dovrà convincere con un programma alternativo vicino agli interessi vitali dei dominati (lavoro tutelato, spesa sociale, accesso universale all’acqua, al cibo, ai medicinali, fiscalità non punitiva e non di rapina, eccetera).

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Ottima analisi, ma con una errore di base. La presenza di un partito maggioritario, da convincere.
    Per dirla con Luca Ricolfi, il “corpo elettorale italiano” è come se fosse messo in tre enormi acquari. Un Acquario sta a Sinistra, un a Destra e uno che non si sente rappresentato. L’anomalia sta nel fatto che tra l’acquario di Destra e quello di Sinistra c’è un vaso comunicante che sembra largo, ma invece è strettissimo, molto più larghi sono i vasi comunicanti che vanno nel terzo acquario e viceversa.
    Questo sta a significare che, grazie ai rimasugli della guerra civile, l’elettore medio non riesce ad immaginarsi come elettore dello schieramento opposto se è stato deluso dal proprio schieramento. Quindi, pensando di punire il politico che ha fallito, non da il voto a quello opposto, ma rinuncia e non vota. Delegando così il suo futuro a coloro che votano.
    Se si vuole cambiare, una delle strade è questa, l’altra è un bagno di sangue.
    Terze vie non esistono.

    • Per Goldfox04

      Leggendo il commento capisco che siamo molto distanti …

      Non credo nella persistenza della dicotomia politica destra/sinistra, tenuta in vita artificialmente dalla propaganda sistemica per mere ragioni riproduttive. Se la dicotomia in parola ha avuto effettività (spesso drammatica) nel novecento, oggi non sussiste. Per quale motivo? Perché esiste un partito unico della riproduzione neocapitalistica che ha il controllo della decisione politico-strategica e un unico programma, con un progetto di società umana ben determinato da imporre alle classi dominate. Essendo unico il programma, unico il pensiero, unico il progetto di società imposto, non c’è spazio per una reale contrapposizione fra destra e sinistra (più il cosiddetto centro?), le quali, se esistessero ancora in vita fuor di propaganda neocapitalista e neoliberista, richiederebbero visioni diverse dell’uomo e del mondo, nonché l’esistenza di programmi strategico-politici contrapposti.

      Astensione non significa automaticamente disponibilità alla Rivoluzione, volontà di sostituire con una nuova forma di governo l’ordine eleitista e neocapitalista costituito. L’astensione oggi, in Italia, è una spia della mancata rappresentanza dei propri interessi vitali all’interno del sistema democratico-elitista (che io avverso con tutte le mie forze, da sempre) e, nello stesso tempo, una manifestazione di impotenza sul piano politico. Non ci sono tre acquari come sostiene Luca Ricolfi (che non stimo particolarmente), ma due gruppi di dominati: 1) gli idiotizzati e i complici del sistema che partecipano al rito elettorale; 2) il resto dei dominati che si allontanano dal sistema, in situazioni di disgusto per le sedicenti istituzioni e i partiti svuotati di rappresentanza, e, soprattutto, in condizioni di evidente impotenza politica.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Sarebbe opportuno ricordare a qualche illuso , come tu più volte hai confermato, che le sparute reazioni in atto, che hanno ottenuto consensi nella metà degli aventi diritto al voto, attengono al piccolo medio ceto reddituale( non chiamiamola neanche più porchesia ops Pierpaolo non romperci i maroni).

    L’astensionismo è sicuramente menefreghismo/flebile protesta non orientato alla rivoluzione e neanche al rinnovo, ed è diretta conseguenza dell’impoverimento delle masse con relativo crollo della domanda interna e deflazione.

    I dominati che non possono ribellarsi in maniera organica se la prendono con altri dominati a torto o a ragione, chiedono uomini-bastone, redistribuzione della ricchezza- ritengo perfetto rileggersi la tesi previana su marxismo teoria di giustizia sociale -.

    Poichè l’italia è territorio del fai-da-te, dell’arrangiamoci, del parrocchismo, del fallito pensiero liberale, dell’altrettanto aborto socialista rosso-bruno, con relativi errori storici, non resta che la conta a fine mese di quante cartelle esattoriali ricevute, delle case popolari sfitte, dell’evasione fiscale, delle doppie cittadinanze, del cumulo pensionistico, delle promesse inconcludenti.

    Consiglierei letture vivac ad. esempio Il suicidio francese di Eric Zaummer e predecessore suicida Venner.
    Facile dire fascismo, neonazismo…

    saluti cari

    • Per max

      L’astensionismo non rappresenta un fronte antisistemico compatto, naturalmente. Chi lo crede si pone fuori dalla realtà.
      In occasione delle recenti amministrative, però, la portata del fenomeno ha travolto gli argini, per così dire. In particolare nell’Emilia-Romagna, cuore delle clientele prima del pds, poi dei ds e del pd.
      Se l’attuale ras piddino irride alla portata del fenomeno, mostrando disprezzo per l’assoluta maggioranza degli emiliani e dei romagnoli che non si è recata alle urne, ciò significa che si sente ancora sicuro di se e “al sicuro”. La sua è la tipica arroganza del vigliacco, che sa di non correre rischi. Infatti, l’astensione non accompagnata da un riaccendersi generale delle piazze, con esiti violenti, è sintomo di totale impotenza politica, di “abbandono”, di solitudine di massa, di esodo incruento e senza sbocchi dal sistema (almeno per ora). Su questo fida l’infame Renzi e su questo fidano i suoi padroni sopranazionali. Se la situazione di impotenza socio-politica di massa non si aggrava, se rimane più o meno com’è ora, i suddetti possono stare tranquilli e Renzi può cantare vittoria anche se a votare è il 20%. Se si aggrava, prima o poi sarà destinata a trasformarsi in rabbia pura, senza alcun progetto politico alle spalle, e allora scoppierà il caos, con conseguente repressione.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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