Poveri, profughi economici e vittime dei massacri sociali, ossia il progetto europeo di Eugenio Orso

Il numero di persone a rischio di povertà potrebbe rimanere nel 2020 vicino a 100 milioni. E’ uno scandalo per l’Unione Europea che è la prima potenza economica del mondo. Accettare questo è inconcepibile“. Lo ha detto Laura Boldrini, presidente della Camera nell’intervento alla Conferenza sulla Carta Sociale Europea. (ANSA – Torino, 18 ottobre, ore 13:34)

In prima battuta, prima di entrare nel merito della questione, si potrebbe ben dire “da che pulpito viene la predica”! Trattandosi della Boldrini, che rappresenta le istituzioni di un paese asservito alla troika, la denuncia suona di moneta falsa, ha un che d’ipocrita ed è assolutamente manierista. Infatti, Boldini è un prodotto della sinistra più moderna, infame e mercenaria, che per sopravvivere ai grandi cambiamenti dell’ultimo ventennio si è messa al servizio delle élite neocapitaliste. Di tanto in tanto, ne denuncia i crimini guardandosi bene, però, dall’indicare i colpevoli. Se l’unione europoide, con le sue politiche economiche improntate all’assoluto rigore, è responsabile di questa grande ondata di povertà nel vecchio continente, la Boldrini dovrebbe essergli ferocemente avversa. Eppure le cose non stanno in questi termini, perché l’”europeismo” invasivo della sinistra, adoratrice del feticcio sopranazionale, riemerge sempre e così la devozione nei confronti dei padroni e della loro unione finanziaria-elitista.

Sempre Boldini: “Abbiamo bisogno di un’Europa più forte, che risponda ai populismi dimostrando ciò che sa fare” (Intervento conclusivo – Conferenza internazionale ‘Il valore dell’Europa. Crescita, occupazione e diritti: l’Unione europea alla prova’ – Montecitorio, Sala della Regina, 14/03/2014); “La sfida che dobbiamo raccogliere, dopo anni di reticenza e disimpegno è restituire all’Italia l’orgoglio di battersi per gli Stati uniti d’Europa” (aprile 2014); “Non dobbiamo abbandonare il sogno degli Stati Uniti d’Europa” (incontro all’università di Catania, ottobre 2014); “Anche qui in America c’è preoccupazione per il rischio di un’avanzata delle forze populiste, euroscettiche, in grado di rallentare il progetto europeo” (da Washington, maggio 2014, prima delle elezioni europee).

Fin troppo stridente la contraddizione, tipica non solo della marionetta targata sel che deve fingere il rinnovamento istituzionale italiano, ma di tutta la sinistra euroserva, non soltanto nostrana. Da un lato, si denunciano gli squilibri sociali generati dal “progetto europeo”, dall’altro lato, si dichiara guerra ai populismi – ossia a chi sta, pur timidamente, dalla parte delle popolazioni impoverite – e si esalta il sogno elitista degli stati uniti d’Europa.  Si critica solo a parole il massacro sociale in atto, ma si vorrebbe perpetuarlo portando il “progetto europeo”, venduto alle masse come un sogno calato dall’alto, fino alle estreme conseguenze. A ben vedere, la cosa non è paradossale, ma soltanto una manifestazione di cattiva coscienza della sinistra liberal, che liscia il pelo a chi soffre, per carpire o mantenere un po’ di consenso, e contemporaneamente dichiara fedeltà al padrone, che altrimenti la schiaccerebbe, non concedendogli premierati, presidenze della repubblica e presidenze della camera. Alle dichiarazioni scandalizzate sulla povertà in Europa non fanno seguito cambi di politiche economiche applicate, perché quelle non le può decidere la sinistra liberal, ma l’élite finanziaria che usa il servitore politico.

Già oggi, prima che entrino bene in circolo lo jobs act renziano, le privatizzazioni, gli ulteriori aggravi fiscali e tariffari a livello locale indotti dalla legge di stabilità, sembra che i poveri, in Italia, siano ben 16 milioni, compreso più di un milione di minori alla fame, con la tendenza a crescere da qui al 2020. Possiamo ragionevolmente presumere che vi saranno ondate di “profughi economici” europei in Europa. Profughi interni, costretti a spostarsi da sud a nord, dal Mediterraneo al Mare del Nord, dall’Europa orientale a quella nord occidentale per il pranzo e/o la cena. Profughi autoctoni per ragioni economiche, in concorrenza con gli extracomunitari, sempre di più compagni di sventura e sempre più in competizione per disputarsi pochi spiccioli. Fra questi, molti saranno italiani, come ad esempio i giovani costretti a cercare un futuro all’estero (per ora, 44% di disoccupazione giovanile censita, domani i due terzi). Non si tratterà, in tal caso, di una semplice “fuga di cervelli” che aspirano a retribuzioni dignitose e standard di vita più alti, ma della necessità di scampare all’indigenza vera e propria. Anche ammesso che l’unione europoide sia la prima potenza economica del mondo, come afferma la Boldrini, non potrà mantenere a lungo il primato (di cui noi, qui, in Italia, non sentiamo i benefici) nella vorticosa economia globale. Infatti, dopo la Francia sta entrando in crisi anche la Germania, che in questi anni ha fatto proprie le politiche del rigore elitiste per la rivincita sul resto d’Europa, dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale.

Per la Boldrini è inconcepibile accettare 100 milioni di poveri, nell’Europa dominata dall’unione elitista e dalle sue politiche, ma la Boldrini stessa vorrebbe che il “progetto europeo”, la vera causa dei 100 milioni di poveri, non rallenti e giunga a compimento.

Qual è dunque il vero messaggio di Laura Boldrini, comune a tutta la sinistra, dal pd che rispetta i parametri europei ai supporter di Tsipras che accettano l’euro? Più o meno quello che segue.

Punto il dito contro il male, ve lo indico, ma assolvo il carnefice, anzi, non lo cito neppure, perché è lui che mi consente di stare comodamente alla presidenza della camera.

Poveri, profughi economici e vittime dei massacri sociali, ossia il progetto europeo di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-10-18T19:54:34+02:00da derosse
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8 pensieri su “Poveri, profughi economici e vittime dei massacri sociali, ossia il progetto europeo di Eugenio Orso

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  4. Sottoscrivo.

    Nel 1912 un italiano su due dei 36 milioni censiti all’epoca, era analfabeta. Solo l’1% si laureava e soltanto un 10% diplomato insegnava laddove si cercava stentoreamente di elevare la cultura delle masse a un livello minimo di istruzione. I seminari erano pieni, le tasche e le pance vuote: si migrava in Germania e in Alsazia a lavorare nelle fonderie, si abbandonavano campi e monti schiacciati da climi rigidi, carenze strutturali e igieniche. La vita media era di 43 anni. Il 50% degli infanti moriva nel primo anno di vita.

    Monti sosteneva (leggi link) … http://www.ilmoralista.it/2013/03/10/abbiamo-vissuto-al-di-sopra-delle-nostre-possibilita-un-falso-mito-che-deve-essere-sfatato/
    che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, imputando al nostro stile di vita “sprecone”, lo sfacelo fiscale e contabile italico!!!

    Se il mister loden si riferiva a quell’inizio di XX° secolo, non ci sono dubbi sul nostro attuale “precario benessere”.

    Se al contrario intendeva dire che quello è lo status sociale al quale lui e i suoi successori guardano come esempio di austerità, allora temo che metà della popolazione europea, non solo salirà da sud a nord, ma si estinguerà in meno di 30 anni.

    Cari saluti

    • Per max

      Il tutto aggravato dalla cosiddetta denatalità, che colpisce in modo particolare l’Italia. Non basta l’apporto degli immigrati prolifici per nascondere il calo delle nascite. All’obiettivo di creare una classe povera estesa, facendo fuori il ceto medio, possiamo aggiungere quello – squisitamente elitista – di ridurre la popolazione. Non tanto per ragioni di ecosostenibilità, bene inteso, quanto per motivi di riproduzione sistemica neocapitalista. Alla riduzione della popolazione contribuiscono sia i tagli al sociale e alla sanità sia la crisi economica endemico-strutturale, insieme alla denatalità, che però è un riflesso del vecchio modello consumistico del “benessere”, oggi in via di estinzione. Per quanto riguarda Monti e il vivere al di sopra dei propri mezzi, va detto che la questione è (volutamente) fuorviante, essenzialmente perché la vera questione è vivere in uno stato che ha sovranità piena, a partire dalla moneta da cui molto discende, si vale della funzione propulsiva del deficit, interviene nei contesti economici nazionali, riesce a garantire investimenti pubblici strutturali e stato sociale. Solo per questa via si può evitare l’emigrazione di massa e (almeno) rallentare la denatalità.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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