Inutile protestare con il metodo democratico di Eugenio Orso

Ci sarà stato senz’altro qualcuno in buona fede alla manifestazione di Milano, che veramente odia il clown Renzi e il suo governo collaborazionista per il male che fanno (e faranno) ai lavoratori e a tutto il paese. Chiaro che Landini è un furbastro e non ha intenzione di spingere la situazione al limite, procedendo veramente con l’occupazione delle fabbriche. Altrettanto chiaro che con sindacati come la fiom, i lavoratori non andranno da nessuna parte, se non nelle fauci dei padroni (come si chiamavano, un tempo, più realisticamente, gli imprenditori/produttori di ricchezza). “Siamo pronti a occupare le fabbriche” è, perciò, soltanto fumo negli occhi, per mostrare che il sindacato esiste ancora, rappresenta ancora qualcuno e potrebbe recuperare un po’ di “potere contrattuale”. La presenza di cub, studenti e centri sociali a Milano, accanto alla fiom, nella manifestazione contro il vertice UE sul lavoro, non sposta i termini della questione.

Quali sono i termini della questione, oggetto di questo breve post? Presto detto: con il cosiddetto metodo democratico, politicamente corretto, imposto proprio per rendere inefficaci le proteste (anche ammesso che gli organizzatori non siano in malafede), non si risolve nulla, ma si finisce sul solito binario morto della protesta a “scartamento ridotto”, che si esaurirà in breve senza far danni al nemico. Landini questo lo sa bene, perché la fiom, finora, qualche volta ha tuonato, ha minacciato fuoco e fiamme – ad esempio contro Marchionne, in Fiat, e la sua contrattualistica “innovativa” – ma poi ha inevitabilmente abbassato la testa, desistendo, non andando oltre … Chiediamoci una cosa: la fiom lo ha fatto solo per “quieto vivere” e rispetto delle regole di confronto democratico, o anche per sottaciuta complicità con la controparte? E’ appunto con la condivisione delle regole democratiche, a difesa della loro egemonia sulla società, che Lor Signori ti rendono impotente e ti fregano!

Anche stavolta, con lo jobs act che incombe, i “sinistri” come Maurizio Landini, beniamino di alcuni salotti televisivi, non andranno da nessuna parte, simuleranno e tuoneranno, guideranno le solite manifestazioni rumorose, ma, alla fine, risultati zero, o se andrà bene (molto bene, di lusso) solo “contentini”. Il nocumento per i lavoratori e l’intero paese sarà grave e definitivo.

Perché non attaccare in varie città, a sorpresa, le sedi del partito unico collaborazionista (della troika), cioè quelle del pd, buttando gli ultimi tesserati dalle finestre, a spiaccicarsi sul selciato, per ridurli ancor più di numero e lanciare un chiaro Altolà? Questa, ad esempio, sarebbe un’azione – sicuramente non “democratica” e pacifica – che potrebbe avere qualche effetto, smuovendo un po’ le acque. Dopo simili fatti, i collaborazionisti anti-articolo18 che spingono per lo jobs act e una nuova, decisiva, ondata di precarietà e licenziamenti, non si sentirebbero più tanto al sicuro e dovrebbero abbassare almeno un po’ le orecchie. Questo, però, “non s’ha da fare” perché sarebbe un crimine e, cosa ancor più importante, non c’è nessuno, o quasi, che lo farebbe.

Decenni di infiacchimento, di infantilizzazione di massa, di femminilizzazione della società, di propaganda democratica “ad hoc” e di pacifismo strumentale, hanno fatto il deserto, quanto a combattività della popolazione, incapace di sollevarsi per difendere i propri diritti vitali. L’addomesticamento neocapitalistico dei nuovi “schiavi di casa” (nati in casa da madre schiava) ha funzionato a dovere. Purtroppo è così … e allora i Landini prosperano, ben sapendo che non si valicherà mai quel limite, oltre il quale la protesta potrebbe diventare veramente efficace. Si ha già poco da perdere, quindi ciò dovrebbe aiutare a trovare il coraggio per innalzare il livello dello scontro, ma non si fa, vuoi perché guidati da piccoli imbroglioni di sinistra, ormai devoti al globale, al sopranazionale e alla “democrazia del capitale”, vuoi perché non c’è più la qualità umana necessaria per farlo.

State pur tranquilli! Anche questa volta la protesta sarà sostanzialmente democratica, quasi del tutto pacifica – nonostante pochi facinorosi violenti, subito “isolati dal gruppo” – e come sempre non produrrà risultati. Sicuri come la morte, a questo punto, il trionfo dei jobs act, il superamento dell’articolo 18 e una nuova stagione di grande precarietà e grande disoccupazione … ovviamente nel pieno rispetto del “metodo democratico”!

Inutile protestare con il metodo democratico di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-10-08T17:29:41+02:00da derosse
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17 pensieri su “Inutile protestare con il metodo democratico di Eugenio Orso

  1. Sono diventato anti-democratico a 14 anni, realizzando che solo i dispotismi hanno la forza per eliminare le ingiustizie sul piano delle differenze sociali e, cosa più importante ancora, evitare che possano risorgere dopo che sono state eliminate (dispiace per il buon Lenin, ma altro che estinzione dello stato). Per me la democrazia è sopportabile solo come alternativa meno peggiore rispetto a dispotismi socialmente ingiusti, ma auspicherò sempre la sua distruzione da parte di dispotismi sociali.
    Da allora ogni qual volta abbia tentato di spiegare in modo pacato e civile discutendo con amici o conoscenti perché la democrazia mi ripugna, ho ottenuto soltanto urla e insulti personali da parte di questi democratici individui.
    Nessuno di questi democratici si è preso la briga di ascoltare i miei motivi, nemmeno per poterli contestare, al contrario hanno agito da perfetti censori.
    Il paradosso di questo schifoso sistema detto democrazia sta in ciò: se una democrazia è veramente tale, deve lasciare campo libero anche agli anti-democratici, che prima o poi l’affosseranno. Al contrario se non lo fa cessa di essere una vera democrazia ma diventa un dispotismo che non vuole riconoscersi per tale, un dispotismo ipocrita e perciò ben più odioso.
    Viene in mente “Il fu Mattia Pascal”: “Non c’è tirannia più odiosa della tirannia mascherata da libertà”.

    • Per Marco

      Le tue affermazioni dispiacerebbero un po’ sia a lenin sia a Preve (autore de “Il popolo al potere”, Arianna Editrice, voglio ricordarlo), ma io sono daccordo con te praticamente su tutto. Per rispristinare sovranità nazionale e popolare e, conseguentemente, la giustizia sociale, occorrerà un governo rivoluzionario forte e centralizzato, sicuramente non “femminilizzato” e democratico (ossia succube, sottomesso ai mercati&investitori, collaborazionista come l’attuale italiano). Del resto, Costanzo aveva identificato nella democrazia e nel liberalismo (un tempo avversi, ma oggi uniti) dei “fantasmi di legittimazione ottocenteschi”, funzionali al neocapitalismo sul piano politico. Un sano dispotismo con rilevanti obiettivi di giustizia sociale ed emancipazione della popolazione sarebbe auspicabilissimo, in momenti come l’attuale, per arrestare l’impoverimento di massa e una vera e propria caduta della civiltà. Purtroppo non ci sono le forze a sostegno, soprattutto in un paese come l’italia. Tutt’al più ci sono i Landini, che recitano una parte – apparentemente antagonista – nello squallido teatro democratico e politicamente corretto. La parte dell’opposizione sociale, che però accetta le regole sistemiche e perde sempre, come il farabutto Maurizio Landini, attore consumato quanto i suoi predecessori (ad esempio Cremaschi), sa fin troppo bene.

      Cari saluti

      Eugenio orso

      • Sono d’accordo con Preve su molte cose, ribadisco che per me è stato il punto di riferimento più importante e la sua morte un’enorme perdita. Tuttavia non si può condividere al 100% nemmeno le opinioni di un Maestro, altrimenti non si è uomini ma robot.
        Preve ha avuto il merito enorme di continuare il dibattito sulla natura umana quando la cultura dominante lo considerava una questione chiusa e superata. Apprezzo moltissimo la sua difesa del concetto di esistenza della natura umana, ma non ne condivido la descrizione aristotelica di animale comunitario. Sono molto più pessimista di lui, credo nell’homo homini lupus, per cui secondo me l’essere umano è dotato di un innato istinto individualista e violento di prevaricazione sui suoi simili, ma essendo un animale ha anche un istinto di sopravvivenza (sua, della prole e della specie). Questo secondo istinto fa sì che, come tutti gli animali, abbia paura dell’estinzione e di conseguenza “inventi” strutture comunitarie per tutelarsi (contratto sociale). Ma lo fa solo ed esclusivamente per paura, non per istinto innato o per lo spirito del buon selvaggio.

        • Per Marco

          Ero un po’ ironico quando ho scritto che le tue “dispiacerebbero un po’ sia a Lenion sia a Preve”. Anche le mie affermazioni, nel commento di risposta, spiacerebbero un po’ a Costanzo. Certe cose, infatti, non ho mai avuto il coraggio di dirgliele in modo chiaro e diretto … Essenzialmente per rispetto, non per ipocrisia.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

      • a me sembra che di dispotismo ne abbiamo già abbastanza in Italia da sempre. quando mai si è realizzata una democrazia compiuta in questo paese? siamo stati sempre governati da partiti dispotici, che si imbellettavano con termini come democrazia, libertà, socialismo ma poi esercitavano il potere col pugno di ferro. democrazia cristiana su tutti. mi piace pensare che il termine democrazia designi non una forma di governo, sottoposta come tutte a distorsioni e metastasi, quanto ad un orizzonte esistenziale in cui tramite esso si realizzi la maggiore eguaglianza possibile tra esseri umani. di despoti la storia ce ne ha consegnati già tanti, con risultati terribilmente infausti. Renzi stesso è il prodotto di una cultura, quella oligarchica delle elite neoliberiste, che si sta affermando proprio grazie alla soppressione di ogni margine democratico. le sue riforme vanno tutte in questo senso: legge elettorale, trasformazione delle province in enti di nominati, riforma del senato, jobs act. il tutto deciso da un manipolo di politicanti ignoranti messi lì dal grande capitale italiano e straniero.

        • Per Alessandro

          Per la verità, io mi sono ben guardato dall’affermare che un tempo c’era la democrazia e oggi è scomparsa. Ho semplicemente messo in rilievo che la democrazia è ciò che possiamo osservare, cioè uno strumento di dominazione elitista delle masse. In altri termini, come ho già scritto più volte, oggi non è che un compendio, sul piano politico, del neocapitalismo assolutista. Non a caso mi definisco convintamente anti-democratico.

          Cari saluti

          Eugenio orso

  2. Il politicamente corretto ci ha castrati.
    Come notava Massimo Fini, dare un calcio a un gatto ormai costa, in America, un anno di galera …
    La repressione degli istinti (ribelli, maschili) ha creato una generazione di femminielli.
    Persino protestare (contro la monnezza) in Municipio è vissuta come azione terroristica. L’assessora, infatti, ha avuto un malore e tutti si sono vergognati … Lo giuro, sono rimasto solo …
    Additato come un cattivaccio bastardo … Ovviamente la monnezza rimarrà, assieme alla Tari più cara del mondo … Lo diceva pure Schiller che stiamo diventando dei castrati, altro che rivoluzione. Lo dico e lo ridico: si può fare una lotta una rivoluzione una guerra quando vicino a te c’è uno con lo smartphone, o Chiappe SEL d’Oro o il compagno Luxuria, preoccupato di non rompersi le unghie? Non si può, ovvio.

    • Per Vald Tepes

      Preferisco glissare sui gatti e sugli animali, che amo profondamente, molto più degli uomini, diventando vecchio.
      Su Massimo Fini sono costretto a condividere (con un certo rammarico) il giudizio che ha dato di recente Paolo Barnard, pur eccessivo come il suo solito …
      E’ chiaro che c’è qualcosa di profondamente sbagliato, corrotto, deviante, nonché ipocrita e fasullo, se si punisce la violenza contro gli animali (a mio avviso giustamente), mentre si massacrano i barboni che dormono sulle panchine, i soggetti più deboli, per puro “diletto”, senza farsi alcuno scrupolo.
      Il problema, purtroppo, non è solo quella dell’inesistente combattività che impedisce la rivoluzione, lo scontro violento. A questo problema si somma quello dell’impossibilità di comprendere, per moltissimi, la realtà sociopolitica in cui vivono e l’impossibilità di identificare il nemico. Gli idioti sociali e politici non sono stati creati per un capriccio elitista …
      Far collassare un assessore è meglio di niente, anzi, è un’azione meritoria …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Dibattito interessante ma vorrei dire al giovane (se ho ben compreso) Alessandro che secondo me la Dc era meglio, forse molto meglio, del Pd. Non so se l’autore di questo sito concordi ma i livelli di cialtronaggine, collaborazionismo, ipocrisia, opportunismo e falsificazione della realtà oltre che di dominio mediatico dell’attuale Pd non si registravano nella vecchia Dc. Che ha anche espresso qualche politico di valore – che invece non ricordo nel Pds-Ds-Pd.

    • Per Valdo

      Sì. La dc era migliore del pd, ma anche il pds (addirittura) era migliore del pd, così come Occhetto, la cui segreteria ha opportunisticamente liquidato il Pci, era migliore di Renzi, che a sua volta è peggio di Bersani (una bella gara!). infatti, nel pd il peggio non è mai morto e i successori sono peggio dei predecessori.

      Il pd ha tre caratteristiche che lo fanno apprezzare dai suoi padroni sopranazionali, così riassumibili:
      1) Il pedissequo
      2) L’imbroglione
      3) La scimmia

      Il pedissequo perché è il servo (come quello della Roma antica) che segue il padrone pronto a soddisfare ogni suo desiderio (jobs act, privatizzazioni, 3%, eccetera). L’imbroglione perché è insuperabile nell’imbrogliare il popolo e lo sta dimostrando anche con il voto di fiducia per lo jobs act. La scimmia perché imita il padrone, infatti il pd è nato a imitazione del partito democratico americano (l’asinello) e Veltroni è l’imitazione (scadente) di J.F.K., mentre Renzi vorrebbe scimmiottare Tony Blair. Andreotti, per quanto figlio di puttana, non scimmiottava nessuno … era se stesso, nel bene e soprattutto nel male.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      PS: chiedo scusa alle simpatiche scimmie (Cita di Tarzan in particolare) per quanto ho scritto …

  4. Sempre molta imprecisione e confusione tra democrazia greca inventata nelle polis e il modello attuale.

    Contestualizzare! Diceva Benjamin o Toynbee, adesso non ricordo.

    Platone era informato del ciclo delle forme di dominazione politica, (forse il Ciclo di Cthlu di Lovercraft?) la democrazia sarebbe transitoria o un precario periodo che precede le forme militar-imperialiste o un apparato cybertronico che invita la fuga dei cervelli in una virtual machine formato PS4.

    Chiedo lumi, perchè so di non sapere un fico secco.

    saluti

    • Per max

      Secondo la mia visione, non ci sono le condizioni culturali, economiche, domografiche e sociali per “restaurare” forme di democrazia diretta, assembleare, che partirebbero dal basso, come accadeva nella Grecia delle Polis, quindi è inutile parlarne. L’unica forma di democrazia che conosciamo, oggi, e che veramente esiste, è quella liberaldemocratica. La liberaldemocrazia si sta rivelando nemica dei popoli sul piano politico, un supporto al neocapitalismo e all’assolutismo del mercato. E’ la negazione stessa della volontà popolare e questo mi pare un’evidenza, soprattutto se consideriamo il caso italiano, in cui risulta lampante che gli elettori ratificano ciò che è già stato deciso, oppure dopo le elezioni si rovesciano gli esiti delle urne, oppure si “sospendono” le elezioni politiche e, ancora, il programma che i futuri esecutivi applicheranno è unico è già deciso a priopri.
      A mio (non tanto) sommesso avviso, in fasi storiche cruciali come l’attuale, nel caso la storia ci conceda uno sbocco rivoluzionario, andrebbe rivalutata, ripensata – e applicata – come forma di governo la Dittatura, oggetto di criminalizzazione propagandistica (Stalin, Robespierre, Saddam, Assad che però è stato eletto, eccetera) e babau per tutti i “sinceri democratici”, cioè per i servi del neocapitalismo e dei mercati. Infatti, in una condizione emergenziale, in cui ci si deve difendere dai nemici e far avanzare la rivoluzione, l’unica soluzione possibile, per non schiantarsi e non permettere un ritorno della feccia neoliberale, è un governo centralista rivoluzionario, autoritario, in grado di “mettere sotto l’economia” e parare i colpi dei controrivoluzionari.
      In estrema sintesi ecco il mio pensiero.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Io aggiungerei una cosa: i richiami spesso sentiti ad una fantomatica democrazia della polis greca, intesa come l’unica forma reale sviluppatasi di “vera democrazia” da prendere ad esempio, lasciano il tempo che trovano, dal momento che ad Atene meteci, schiavi e donne erano esclusi dal processo decisionale.
    Se non ricordo male quanto imparato dagli studi liceali, nel periodo dell’apogeo Atene esercitava la sua autorità su circa 120mila persone, di cui la metà meteci e schiavi, e 60mila cittadini a tutti gli effetti. Contando che di questi la metà circa erano donne, i cittadini ateniesi maschi erano più o meno 30 mila, e dal momento che solo gli adulti potevano partecipare alla vita politica, ne consegue che ben meno di 30mila persone potevano decidere delle sorti di 120mila individui.
    Questo (oggi, beninteso) non sembra affatto equo, per cui anche la democrazia diretta della polis greca non mi pare (oggi) molto desiderabile. A questo punto, collocandomi nell’ipotetico confronto tra l’antica Atene democratica e l’antica Gerusalemme teocratica ipotizzato da Preve, a differenza di Costanzo reputerei meno peggiore la seconda opzione.

    • Per Marco

      Ovviamente sono d’accordo. Più in generale, su circa 6,5 milioni di greci i liberi, nella pienezza dei diritti, erano forse 1,5 milioni, cioè un po’ meno di 1/4 della popolazione complessiva. La democrazia assembleare greco-ateniese era escludente, rivolta a una minoranza, ma quel che più conta è che oggi è irriproducibile. I trentamila si moltiplicano, diventano trenta milioni, o più. Farlo per singole comunità/città e cittadine sarebbe folle, perché i “veti incrociati”, frutto di interessi particolari e a volte contrapposti, rivalità reciproche, strutture produttive e composizione sociale diverse, produrrebbero il caos. Lasciamo perdere la democrazia diretta che appartiene alla storia, o è solo un’illusione.
      Ciò che conta è “questa democrazia”, che esiste ed è sempre più nostra nemica.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  6. Per non parlare dell’espropriazione dei mezzi di produzione da parte di banche e Equitalia, che sono la stessa merdosa cosa, che sottraggono uno dei capisaldi della presa di potere del popolo in caso di rivoluzione dal basso: l’occupazione delle fabbriche.

    Tutto è volto per sottrazioni continue e conseguenti: dai testicoli dell’uomo, all’utero delle donne, dai luoghi fisici del lavoro, al corpo fisico del lavoratore sottoprecario e ricattato, ormai un ectoplasma produttivo di povertà e di bassissimo reddito, il tutto a spirale giuuuu per l’imbuto marxista nell’incontrollato crollo della domanda interna e della rappresentanza politica.

    saluti cari

    • Per max

      L’espropriazione delle ricchezze del paese è funzionale alle strategie del grande capitale finanziario e dei suoi agenti. La ricchezza “privata” in Italia è alta, quindi è un’area privilegiata di saccheggio e in tale direzione dovrà muoversi il governo collaborazionista piddino.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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