La nuova guerra (brevi considerazioni) di Eugenio Orso

Non sono un esperto di geopolitica, non ho accesso ha informazioni “riservate”, non sono un analista del calibro di Craig Roberts o di Thierry Meyssan, ma i contorni di questo nuovo conflitto che insanguina il mondo mi sono abbastanza chiari, così come le sue ragioni di fondo, che non hanno niente a che vedere con una reale e insanabile opposizione fra i popoli, trascinati loro malgrado nella fornace della guerra.

Da molte parti, in effetti, si parla di guerra mondiale, o meglio globale, anche se alcuni si aspettano un’esplosione definitiva, con un evento topico scatenante da “classica” guerra mondiale, e i paralleli con la situazione europea del 1914 si sprecano.

Che una fase del conflitto sia già in atto è vero, perché la cosa è testimoniata dalla molteplicità dei fronti di guerra aperti, anche se in apparenza non collegati gli uni agl’altri, almeno per quanto riguarda certi episodi bellici eclatanti. Ad esempio, il Donbass ucraino in rapporto a Siria-Iraq.

Risulta difficile, in questa circostanza storica, “leggere fra le righe”, andare oltre le apparenze e predire gli sviluppi, pur limitando la visione al futuro più prossimo.

Credo che si possa parlare di una pluralità di “fronti mobili” di conflitto e anche di “strategia mobile”, sul piano geopolitico (non trovo espressioni migliori, più tecniche in materia), destinata a rapide correzioni in “corso d’opera”. Si finanzia e si arma lo stato islamico, gli si consente di espandersi rapidamente, poi si bombarda, anche se con molta moderazione, non ancora per distruggerlo, ma solo per contenerlo o fingere di farlo. Se cambieranno le esigenze dei manovratori, dei signori della guerra (non tanto) occulti che scatenano ovunque le ostilità, si provvederà a disintegrarlo a vantaggio di altre comparse armate, destinate a prendere il suo posto.

Quello che mi è molto chiaro, è che si tratta di una guerra condotta scientemente e direttamente contro le popolazioni da sottomettere, o ridurre di numero, o addirittura dissolvere assieme agli stati. Con la seconda guerra mondiale, il numero di vittime civili ha raggiunto dimensioni mai viste prima nella storia umana ma questa volta si fa la guerra direttamente e scientemente contro i civili, le popolazioni inermi, le donne, i vecchi e i bambini. Guerra sociale in occidente, contro le classi subalterne da privare delle sicurezze, dei diritti, dello stato sociale, e guerra con armi tradizionali altrove, uccidendo a man salva. C’è qualcosa di malthusiano sotto, qualcosa di cupo, poiché non si vuole soltanto imporre il mercato sovrano e la “società aperta”, meticciata e globalizzata nella morsa del capitale finanziario, ma addirittura ridurre drasticamente i numeri della popolazione umana, come sarà più chiaro nelle fasi successive di questa nuova guerra. Di mezzo c’è pure l’epidemia di Ebola, che gioca un ruolo ben preciso (malthusiano) nelle “puntate” di questo conflitto a tutto campo, scatenato contro i popoli. Lo capiremo meglio in seguito, purtroppo sulla nostra pelle.

Con il procedere del conflitto e il moltiplicarsi dei focolai di guerra, si approssima “il punto più basso della civiltà”, di una civiltà che viene, essa stessa, messa in discussione, “ristrutturata” con violenza o semplicemente demolita, per allargare la riproduzione neocapitalistica e garantire la “creazione del valore”, finanziaria, azionaria e borsistica.

Inoltre, gli eserciti di ventura, i mercenari, i tagliagole prezzolati che combattono per il soldo, acquistano un ruolo di primo piano negli episodi bellici, mentre gli eserciti nazionali e regolari arretrano, subiscono l’iniziativa, diventando addirittura pedine di secondaria importanza sulla scacchiera. La prassi di usare mercenari prezzolati e tagliagole bene addestrati contro gli eserciti regolari si diffonde a macchia d’olio, in parallelo con l’estensione del conflitto. Pensiamo alla Siria, all’Iraq, o all’Ucraina prima della fragile tregua, con i regolari che non volevano sparare, disertavano per tornarsene a casa, ed erano fucilati da miliziani e mercenari. Ai mercenari si concede ampia libertà di saccheggio e si spingono a commettere atrocità sempre peggiori, come nel caso dello stato islamico sunnita, che avanza e controlla territori (per conto terzi) sottraendo beni patrimoniali a una popolazione minacciata di eccidio, che deve fuggire lasciandosi dietro tutti gli averi.

Se è vero che il mondo non ha ancora piena coscienza di essere in guerra, come alcuni giustamente sostengono [Luciano Lago, Controinformazione, http://www.controinformazione.info/la-terza-guerra-mondiale-e-gia-iniziata-ma-pochi-se-no-sono-accorti/#comment-39510], è però altrettanto vero che il caos e l’insicurezza stanno dilagando, persino in occidente. Questo le popolazioni, anche quelle non ancora coinvolte nella mattanza, ormai lo percepiscono, pur non comprendendone le vere ragioni.

La nuova guerra (brevi considerazioni) di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-10-05T11:05:46+02:00da derosse
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6 pensieri su “La nuova guerra (brevi considerazioni) di Eugenio Orso

  1. Analizzando globalmente le forze in campo e tenendo presente che non siamo nel 1914 ma nel 2014, dove la gente anche se per la maggiore è gestita dai media, ma per buona parte cerca le informazioni altrove, potrebbe semplicemente accadere il “realizzarsi” della realtà, e cioè il crollo e fallimento delle economie occidentali, a partire dal Giappone, Usa ed Europa a seguire, con conflitti e sommosse interne a questi paesi, ma non una guerra mondiale, come alcuni falchi vorrebbero.
    Più il tempo passa e più questo potrebbe semplicemente accadere, anche se i media non ne parlano, basta vedere il comportamento del governo Francese, che è dettato dal rapporto dei sevizi segreti dato al governo, se ci si informa bene, le ultime manifestazioni a partire dai Bonnet Rouge in Bretagna, agli agricoltori a Morlaix e in Alta Savoia, che hanno dato fuoco agli uffici della Agenzia delle Entrate locali, sono movimenti autonomi, non sono stati infiltrati nè da partiti politici, nè dai sindacati, il paese è in crisi profonda e il popolo non sta a guardare, contrariamente a noi popolo di polli che crediamo ancora ai Salsicciai che ci raccontano la storia del lupo….
    A Hong Kong, i manifestanti si sono presi una mucchio di botte dai commercianti, e non dalla polizia, segno che alcuni complotti non funzionano più.
    In Ukraina gli indipendentisti del Donbass hanno dato un mucchio di mazzate a un esercito regolare, anche questo complotto non lascia altro che un paese allo sfascio, abbandonato a se stesso, che nessuno aiuterà

    Saluti

    • Per Jean

      L’ira delle popolazioni sarebbe giustificata e potrebbe accelerare il crollo del neocapitalismo, che però, per nostra disgrazia, è ancora giovane e dispone di un’infinità strumenti di dominazione e controllo.
      Personalmente, credo che la milgior soluzione, per un’ipotesi di salvezza in Europa occidentale, sia la ribellione di gruppi politici organizzati e determinati, con un programma alternativo ma “con un piede dentro il sistema”, in paesi di un certo peso. Ad esempio, il Fronte Nazionale francese, disposto a una saldatura, cioè ad un’alleanza molto stretta con la Russia. L'”effetto trascinante” di una Francia ribelle – potena nucleare, non dimentichiamolo – che esce dal comando militare integrato della nato, affossa la ue a predominanza tedesca e la moneta unica si farebbe sentire anche in Italia, nonostante qui ci sia (come giustamente scrivi) un “popolo di polli” che si merita i Renzi. Questa sarebbe una strada migliore da percorre, pur con molti rischi (anche di guerra), perché nuove “Jacquerie”, per quanto estese e partecipate, avrebbero sicuramente un esito incerto.
      E’ comunque vero che le rivoluzioni colorate possono non funzionare, o incontrare il contrasto delle popolazioni (come ad Hong Kong), ma alle rivoluzioni colorate possono seguire, a stretto giro di posta, destabilizzazioni violente con l’uso di mercenari infiltrati …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Mi viene in mente il primo comandamento scolpito nel granito di un misterioso monumento inaugurato nel 1980 nei pressi di Atlanta, le Georgia Guidestones: mantieni l’umanità sotto i 500 milioni in perenne equilibrio con la natura.

    • Per salvo

      L’equilibrio naturale e la sostenibilità ambientale non sono le cose più importanti. Per le élite conta di più la “sostenibilità” del modo di produzione neocapitalista e dei modelli sociali che genera. La riduzione della popolazione mondiale, da perseguire con “piglio malthusiano” (moltiplicazione dei teatri di conflitto, diffusione di virus come l’Ebola, eccetera), può essere vista in quest’ottica.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Se veramente andiamo a considerare il momento economico, siamo alla frutta, ma nessuno lo dice purtroppo….
    Il mio commento è molto ottimista in merito, poichè comunque i falchi atlantisti cercano la terza guerra mondiale per risolvere il fallimento del sistema attuale.
    Anni addietro mi ero fatto una riflessione, credendo che chi di tale arma ferisce, di tale arma perisce, quindi dello stesso fallimento dei paesi occidentali verso quello che è stato il fallimento dell’Unione sovietica, non sono un veggente, ma credo che la migliore ipotesi per noi tutti sia questa, sperando in una non guerra….

    Saluti

    • Per Jean

      Può darsi, perché la storia e imprevedibile e può svoltare improvvisamente, in particolare per un collasso economico di grande rilevanza mondiale. Io, però, non sono così ottimista, perché – lo ripeto – il neocapitalsmo è ancora giovane e, inoltre, ha come elemento strutturale la crisi perpetua. Oggi, non solo il capitalismo si “ristruttura” attraversando grandi crisi ultradecennali fra un periodo e l’altro di espansione, come accadeva per quello che io chiamo “il capitalismo del secondo millennio” (o primo modo di produzione capitalista), ma il neocapitalismo (nuovo modo di produzione sociale) genera crisi in continuazione per mantenersi e riprodursi, aggredendo “mercati” (e aree del mondo) sempre nuovi. Ciò che osserviamo e che chiamiamo solitamente “crisi”, ossia i disastri economici, finanziari e sociali in occidente o in parte di esso, non è passeggero – frutto di errori, come tali correggibili pur con difficoltà e sofferti cambi di poltiche economiche – ma è, per così dire, l’essenza stessa del neocapitalismo finanziarizzato, un suo irrinunciabile basamento strutturale. La crisi strutturale perpetua, persisitendo, gli consente di riprodursi e allargarsi. Il “mostro” stesso è la crisi, della crisi si nutre e per essa ancora non morirà.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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