Crolla il tesseramento piddino. Perché? di Eugenio Orso

1.      
Antefatto.

Un mio lettore e commentatore su Pauperclass, uno dei più assidui, attenti e intelligenti che si firma Valdo, ieri mi ha avvertito con un commento, che il tesseramento del pd per il 2014 sembra essere in crollo, rispetto al gran pienone, o quasi, del 2013. Valdo ha postato il commento con tanto di link, che corrisponde a un recente articolo sul tema:

http://www.repubblica.it/politica/2014/10/03/news/pd_crollo_iscrizioni-97212221/.
Rimando all’articolo linkato per i dettagli, ma sostanzialmente sembra che finora il partito unico collaborazionista abbia raccolto a malapena centomila tessere (si mormora addirittura di sole sessantamila), contro le quasi cinquecento e quaranta mila dell’anno precedente. Siamo a un trimestre dalla fine dell’anno e per quanto ci possano esser stati “problemi organizzativi”, in via di risoluzione, il crollo del tesseramento piddino mi è parso evidente e clamoroso.

Nell’articolo linkato si evidenzia che verrebbe meno la stessa “spina dorsale” del pd, con questo vistoso calo di tessere. Da parte sua, Valdo mi ha chiesto qualche spiegazione, cioè mi ha sollecitato a chiarire, se possibile, le ragioni di questa indubbia débâcle che sta subendo il pd, nella campagna per il tesseramento 2014. L’ho fatto una prima volta rispondendo sinteticamente al suo commento
(http://pauperclass.myblog.it/2014/10/02/partito-unico-democrazia-italia-eugenio-orso/?),
ma, data l’importanza della cosa, che potrebbe avere una qualche influenza sui miei “calcoli sociopolitici”, intendo farlo in un modo più articolato e attento con questo specifico post.                                                                                         

2.
In prima battuta, riflettendo sull’argomento in oggetto, ho creduto di scorgere un paradosso.

Mi spiego meglio.

Il partito unico collaborazionista gode di ogni sorta di appoggio: poteri forti esterni, media, giornalisti prezzolati, intellettuali-lacchè, diffusori accademici dell’ideologia e della sloganistica neoliberista, settori della società idiotizzati o anch’essi collaborazionisti, eccetera. Occupa le marcescenti istituzioni, ha il subpotere politico in questo sciagurato paese, privo di sovranità (il potere decisionale vero è altrove, come sappiamo). Inoltre, nelle recenti europee del 25 di maggio – “trasformate” tout court in elezioni politiche dai media compiacenti e dallo stesso pd, dopo l’esito favorevole – il partito collaborazionista ha avuto oltre il 40% dei voti, cosa di cui si vanta continuamente, a partire da Renzi, dalle sue veline e dagli accoliti più in vista. L’opposizione interna, che sostituisce quella parlamentare di altre sigle – ormai quasi inesistente e avviata all’estinzione – è debole, disunita, a volte solo “simbolica” e perfettamente integrata nel sistema di potere in essere (vedi scontro da operetta sull’articolo 18 e jobs act). Tutto si risolve nel pd, nella sua direzione, nella segreteria.

Se le cose stanno in tal modo, dopo il fatidico 40% alle europee “trasformate” in surrogato delle politiche per legittimare l’esecutivo renziano, tutto dovrebbe filare liscio. Data l’abitudine, invalsa in questo paese, di “saltare sul carro del vincitore” per mettersi al sicuro e ottenere qualche vantaggio personale, le tessere piddine 2014 rispetto a quelle dell’anno precedente avrebbero dovuto aumentare di numero, non diminuire in modo vistoso, annunciando addirittura un vero e proprio crollo del tesseramento. I piccoli opportunisti, infatti, sono merce spregevole ma diffusa. Così gli imbecilli sociali e politici, completamente obnubilati dalla propaganda mediatica pro-renziana.

Per tutto quanto precede, l’apparente paradosso “vince il partito unico collaborazionista, crolla il tesseramento” dovrebbe balzare subito all’occhio. 

3.     
Il paradosso non è tale, ma può essere spiegato.

Dividiamo la spiegazione in un paio di punti.

Punto primo.

L’antiberlusconismo idiotizzante non è morto, ma potrebbe godere di ottima salute. L’antiberlusconismo rappresenta una forma di rimbecillimento massivo, tipica dell’Italia, utilizzata come cavallo di Troia per mettere Monti al posto di Berlusconi. Questo rimbecillimento ha permesso di generare consenso (idiota) intorno al primo Quisling, nominato attraverso Napolitano dalle oligarchie finanziarie occidentali. L’importante era estromettere con ogni mezzo il “satanello” locale, cioè Silvio Berlusconi. Non era importante, per gli idioti antiberlusconiani di sinistra, ciò che sarebbe accaduto dopo e che ora tutti paghiamo sulla nostra pelle. Così, la feccia antiberlusconiana di sinistra, in buona parte spregevole materia di consenso piddina, ha festeggiato all’epoca “la liberazione” e ha visto in Monti, come propagandato dai media di sistema, “il salvatore” dell’Italia (fortissimamente voluto da Bersani, oggi primitivo Fred Flintstone “di minoranza” nel pd!).

L’antiberlusconismo, però, agisce ancora, è in grado di muovere la massa-zombie e non morirà con la scomparsa di Silvio Berlusconi.

Ora, si dà il caso che Renzi sia il frutto di un’ibridazione di laboratorio, creata dall’apparato massmediatico congiuntamente a quello collaborazionista subpolitico. Un prodotto di marketing, che però rivela alcuni vistosi tratti berlusconiani, poiché al suo Dna ha contribuito anche l’odiato Silvo, vero e proprio “satanello” (il maligno nella politica italiana) per gli idiotizzati sinistroidi che esistono ancora in grande numero. L’ibrido mostra preoccupanti tratti blairiani (Tony Blair) e caratteristiche di altra natura, ma ciò che veramente conta, per la massa antiberlusconiana imbecille che ha come avanguardia “l’idiota acculturato di sinistra”, è l’impronta berlusconiana.

Per avventura, capita che un certo numero di questi spregevoli imbecilli abbia in tasca – o almeno, l’ha avuta fino a poco tempo fa – la tessera del partito unico collaborazionista, ossia quella con il simbolo del pd. Per costoro è intollerabile che un capoccia piddino abbia evidenti caratteristiche berlusconiane e, per soprammercato, tratti con Silvio, addirittura ricevendo voti da ex berlusconiani ed ex pidiellini. Perciò, in molti, scandalizzati, delusi, increduli, hanno deciso di non rinnovare la tessera, perdendo di vista persino gli interessi egoistici personali (“restare sul carro del vincitore” per ottenere qualche vantaggio). Se poi qualche antiberlusconiano idiotizzato, ancora esterno al pd, avrebbe potuto tesserarsi nel 2014 per questioni di opportunità (“saltare sul carro del vincitore”), si è guardato bene dal farlo, a causa dei tratti comuni fra Renzi e Berlusconi, che i media non si sono preoccupati troppo di nascondere.

Ironicamente, è proprio “Renzusconi”, artefice della vittoria elettorale alle europee, che ha funto da Autan (noto repellente anti-zanzare) e ha contribuito a compromettere il tesseramento 2014. Spiace di non poter affermare che il distacco dei tesserati sia avvenuto principalmente per questioni serissime, di ritrovata coscienza sociale e di sopraggiunta consapevolezza politica.

Tutta questa vicenda ha una morale: l’antiberlusconismo idiotizzante, duro a morire quale forma di imbecillità sociale organizzata, può risultare un’arma a doppio taglio.

Secondo punto.

E’ in corso da qualche decennio, in Italia, la trasformazione in senso squisitamente neoliberale di quelle aggregazioni, o associazioni politiche denominate partiti. A questa trasformazione, che implica il superamento dei partiti di massa d’impronta organizzativa socialista, con estesa militanza e capillare presenza sul territorio, ha contribuito Silvio Berlusconi lanciando il suo “partito-azienda”, più leggero, meno presente nella società di quanto lo fossero la Democrazia cristiana o il Partito comunista italiano, in transizione fra il partito di massa tradizionale (Dc, Pci, Psi, Msi) e i “club” liberali. In generale, dentro e fuori dai confini del nostro paese, si nota un certo svuotamento, in termini di militanza, dei partiti politici. La tendenza, considerando il clamoroso calo di tesserati del pd, è americaneggiante, così dal partito a partecipazione massiva si passa al “comitato elettorale”, che si attiva per far eleggere il leader e i suoi (Matteo Renzi e i renziani, ad esempio). Il nome del leader nel simbolo, che fino ad ora non ha riguardato il pd (Fred Flintstone Bersani si opponeva), è ormai metabolizzato, segno inequivocabile di una personalizzazione diffusa, che dovrebbe far gola a un “innovatore” come Matteo Renzi, molto più liberale e spregiudicato di Berlusconi.

Nell’articolo che Valdo mi ha segnalato si legge che Renzi è portatore (malsano, a mio dire) di un modello di partito diverso dal passato. Al vistoso calo di militanza, che svuota gli oltre settemila circoli piddini, i renziani contrappongono il successo elettorale che riempie le urne (astensioni a parte …). E’ chiaro che i minori tesseramenti annunciano un diverso modello di partito, molto più liberal, molto più “comitato elettorale”, molto più “club”, orientato da nord a sud verso le Leopolde. Ciò implica, nei fatti, un drastico calo di militanza e quindi di partecipazione popolare, che non sembra più necessaria come in passato. Anzi, la partecipazione di massa con elevati numeri di tessere, nel caso del “comitato elettorale”, o partito-club organizzato in Leopolde, può creare inutili fastidi al leader, in termini di mediazioni ed estenuanti compromessi, se non rappresenta un vero e proprio ostacolo e un pericolo. Non si cerca più di “imbonire” i tesserati per trattenerli, evitando di imporre, con durezza e una certa arroganza, controriforme come quella renziana del lavoro, che esclude le tutele per i “nuovi ingressi”, cioè per i futuri contratti “a tutele crescenti”. Questi contratti riguarderanno inevitabilmente anche i tesserati, e la loro figliolanza.

Solo un’ultima considerazione sulla militanza politica, oggi ridotta al lumicino. Se il pd scende a centomila iscritti (lo capiremo a fine d’anno) e altri partiti non ve ne sono quasi più, possiamo stimare i “militanti politici” tesserati, nel nostro paese, in meno di duecentomila. In passato, ad esempio negli anni settanta, i tesserati dei partiti di massa più quelli dei partiti minori erano parecchi milioni, forse più di quattro milioni e mezzo. La loro incidenza sulla popolazione complessiva (tutto compreso, anche i bambini) poteva arrivare all’otto per cento, mentre oggi, se va bene, è di poco superiore al tre per mille, con una percentuale da commissione bancaria. E’ definitivamente compiuto, a questo punto, il conclamato distacco degli italiani dalla politica. 

4.    
Nota conclusiva.

Il drastico calo che rivela la campagna per il tesseramento del partito unico collaborazionista, nel momento della sua massima potenza, non rappresenta un paradosso, ma si può spigare tenendo conto di due fenomeni sociopolitici, che agiscono congiuntamente: I] L’antiberlusconismo endemico della sinistra neoliberale, avendo Renzi tratti comuni con Berlusconi e fin troppi riguardi nei suoi confronti. II] L’affermarsi di un nuovo modello di “associazione per scopi politici”, decisamente americaneggiante e liberal, diversa dai vecchi partiti ma più funzionale a Matteo Renzi, tale da non richiedere masse di iscritti e caterve di tessere, ma soltanto piccoli “club” e comitati elettorali ad hoc (le Leopolde).

Il “partito liquido” è alle porte!

Crolla il tesseramento piddino. Perché? di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-10-04T18:58:22+02:00da derosse
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8 pensieri su “Crolla il tesseramento piddino. Perché? di Eugenio Orso

  1. Pezzo esemplare. Rimane un ultimo interrogativo, però. Se la militanza conta sempre meno e il partito diventa comitato elettorale all’americana, il Pd non perde un vantaggio competitivo nel panorama dell’offerta politica, cioè quella di avere sempre e comunque un grosso zoccolo duro? Voglio dire, comitato elettorale per comitato elettorale, oggi voto Renzi del Pd ma domani posso votare Renzucchio del Pdl senza farmi alcun problema, visto che tessera e senso di appartenenza non contano più, giusto? Insomma, questa evoluzione verso il partito all’americana non finirà forse per intaccherà l’egemonia piddina?

    • Per Valdo

      Teniamo conto dell’elemento “partito unico”, tendente a “comitato elettorale unico” per sopraggiunta carenza e progressiva inutilità della militanza di massa.
      Cosa c’è fuori dal pd, oggi, nel panorama sistemico liberaldemocratico? Praticamente nulla. M5s è una bufala, che ha come obiettivo la grande kermesse al Circo Massimo e non la creazione di veri spazi di opposizione alle politiche neoliberiste nella società. I collaboratori del pd collaborazionista, ossia ncd e scelta civica, esistono solo sulla carta e, come seggi, in questa legislatura, ma non nella prossima, se vi sarà. Forza italia è in piena decadenza, addirittura a rischio scioglimento. La Lega non ha la forza e la “dimensione geografica” per contare di più, ammesso (ma non concesso senza verifiche) che la segreteria Salvini sia all’altezza della situazione. La vergognosa “sinistra radicale” resterà legata al carro piddino, per ragioni di seggi e convenienze di sotto-potere. Il “Renzucchio” è probabile che faccia capolino nello stesso pd, nel frattempo ridotto a “comitato elettorale unico”, più che a “partito unico” data l’estinzione progressiva della militanza popolare.
      L’egemonia piddina dipende in parte rilevante da due fattori, che agiscono congiuntamente: 1) Il sostegno dei poteri forti esterni, che trae a sé quello dell’apparato massmediatico, ideologico, accademico e di settori della società italiana sottomessi e, anch’essi, collaborazionisti. 2) L’imbecillità socialmente organizzata che colpisce una parte rilevante della popolazione e la contemporeanea assenza di forze antagoniste, alternative, con sia pur piccola base popolare. Questi due fattori (ho cercato di sintetizzare in soli due punti) agiranno anche nel prossimo futuro, cioè nel breve-medio periodo. Ciò dovrebbe garantire la centralità del pd, sia pur ridotto progressivamente a comitato elettorale, a “partito liquido”, a scatola sempre più vuota in termini di militanza popolare (per quanto idiota …).
      Infine, ribadisco ciò che ho già scritto di recente, cioè che dopo Renzi potrebbe arrivare il “governo-troika diretto e definitivo”, con commissariamento dell’Italia sine die … Lo ritengo abbastanza probabile, anche se vi potrebbe essere un ultimo piccolo Quisling, prima del salto definitvo nella fornace (il tuo “Renzucchio” …). Ciò non comporterebbe la fine del pd, almeno per un po’ di tempo, perché dovrebbe pur sempre appoggiare l’esecutivo dell’occupatore del paese con il voto in parlamento. Poi, nel medio-lungo periodo (se mai ci arriveremo) le “signorie finanziarie, bancarie e assicurative” abbandoneranno al loro destino i collaborazionisti, non più utili, e forse anche l’intero paese, ormai svuotato di tutto.

      Grazie ancora per avermi ispirato il post e cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Sempre sul tema tesseramento, riporto questa incredibile analisi (chiamiamola così) del titolare della catena di gelati Grom, Guido Martinetti. Premetto che costui è uno degli imprenditori che più hanno tirato la volata a Renzi. Martinetti, come del resto Farinetti, quello di Eatitaly, vengono incredibilmente invitati a gogo in tv, manco fossero grandi menti dell’industria e dell’economia, dove sproloquiano di politica economica. Che per loro ovviamente si risolve nella esaltazione del neoliberismo, del precariato (di cui per esempio Eatitaly fa ampissimo uso) e del darwinismo sociale (se sei povero è colpa tua perché non hai saputo innovarti, questa è la frase preferita da questi cialtroni, imbevuti di moralismo da due soldi). Ma ecco cosa dice Martinetti: “Il calo degli iscritti del Partito Democratico è frutto di un Paese che vive nel benessere, prima c’erano persone più affamate che avevano voglia di fare e partecipavano alla vita politica.”. Ma certo: il calo di iscritti nel Pd non è dovuto al fatto che ormai nei partiti i tesserati non contano nulla perché si è voluto seguire il modello americano che piace tanto a lorsignori e non è dovuto neppure al fatto che il Pd, tradendo completamente il proprio ruolo originale, fa passare a chiunque la voglia di militarvi (esclusi ovviamente quelli che ci mangiano). No, il calo degli iscritti è dovuto al fatto che abbiamo la pancia piena! Incredibile. Io per ora mi limito a boicottare sistematicamente i prodotti di Grom e Eatitaly però, caro Orso, so che è molto poco. Hai ragione tu: negli anni 70 Martinetti dopo frasi come queste avrebbe avuto bisogno della scorta. Ma forse, allora, personaggi di livello culturale così basso non avrebbero avuto neppure spazio in tv e non ci sarebbe stato un Floris (tipico cameriere del Pd) ad invitarlo come se fosse non il cialtrone opportunista che è, ma una persona con qualcosa da insegnare.

    • Per Valdo

      La cosa è interessante e rivelatrice. Lo è perché è una prova della tendenza, in qualche misura pilotata, verso il comitato elettorale, verso il partito leggero, fondato sui talk show e sulle Leopolde, non sulla militanza di una massa ormai culturalmente disgregata, prostrata, in gran parte rimbecillita, sempre meno utile in una società individualizzata e dominata dal mercato. Gli idioti si devono attivare solo quando servono, anche loro “just in time” come i precari. Ad esempio, sono utilissimi in momenti “topici” e simbolici, legittimanti, come le primarie (a vincitore predeterminato, ovviamente) e per il rito elettorale vero e proprio. Prima e dopo non solo non servono, ai collaborazionisti subpolitici della grande finanza, ma possono rappresentare un fastidio. E’ questa una tendenza neoliberale evidente, che può far comodo a Renzi, poiché elimina la fastidiosa necessità di “mediare” o anche, più semplicemente, di “ascoltare” il cosiddetto popolo del pd (destinato ad estinguersi, riducendosi le tessere e l’attivismo). Loro (Renzi e complici, Bersani compreso) sanno perfettamente che i militanti portatori di tessera appartengono in grande maggioranza alle classe dominate, subendo come gli altri la de-emancipazione e le controriforme neoliberiste … Meglio non averne troppi “fra le balle” ed essere costretti ad “ascoltarli”, dandogli qualche contentino e rettificando, o attenuando l’impatto sociale delle controriforme. Del resto, fin dall’inizio della sua sciagurata esistenza (ottobre del 2007, mi pare), il pd ha mostrato la tendenza a perdere tessere e militanza. Tendenza che oggi è quanto mai chiara: si va verso il partito “liquido”/leggero/comitato elettorale/club/Leopolde, completamente svuotato di una stabile partecipazione popolare.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      PS: Quasi dimenticavo … La giustificazione data da questo Martinetti è a dir poco così ipocrita da sembrare grottesca. Vuole nascondere la realtà sociale. Al contrario, si potrebbe in prima battuta scorgere un paradosso, considerando che il calo di tessaramento/militanza avviene in un momento di grande e drammatica difficoltà socioeconomica, che nemmeno i media osano negare. La difficoltà dovrebbe portare i dominati “ad affilare le armi” e partecipare di più, non di meno, accentuando “il distacco dalla politica”. Noi sappiamo bene che così non è e che il paradosso è spiegabilissimo, anche in questo caso.

  3. Sicuri che tali cifre siano vere?
    Quelle elettorali comprese.
    In un film per la TV, il regista Joe Dante tratta delle elezioni americane come farsa.
    Il risultato non ci soddisfa?
    E noi lo cambiamo.
    Joe Dante è un liberal ed esercita la satira contro i neocon, ma sembra dare per scontata una democrazia burla. Nel paese più democratico del mondo. Se pensiamo che fra i consiglieri e amici di Renzi ci sono neocon americani e anelli di congiunzione ai neocon americani vien voglia di fare 2 e 2 ….

    • Per Vlad Tepes

      In questo clima, siamo sicuri di una sola cosa: di morire … e forse prima della “scadenza” naturale, per come si mettono le cose. Tuttavia, la tendenza piddina dal 2007 a oggi, con qualche correzione dovuta alle false tessere, è quella del calo di militanza.
      Sembra che nel 2014 questo fenomeno – il calo di tessere e adesioni – si sia velocizzato non poco. E’ ragionevole pensare che Renzi abbia giocato una parte in tal senso, per sua diretta convenienza politica. Il comitato elettorale, più agile, meno impegnativo, meno assillante, è preferibile al partito strutturato che ha tanti tesserati. Questi possono rompere i coglioni, richiedere mediazioni e compromessi. Meglio evitarli, risolvendo il problema alla radice! Leopolde e comparsate mediatiche sono il segreto della vittoria … naturalmente se si ha davanti una popolazione in maggioranza rimbecillita. In tal modo è anche più facile “cambiare i risultati”, prima di tutto nelle elezioni private e preliminari, cioè le primarie.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per Valdo

      Stavo ancora riflettendo sul tema, infatti …
      Allora, è almeno in parte vero che la parte peggiore del cosiddetto popolo italiano – la feccia sinistroide euroserva e filo-atlantista – salta sul carro del vincitore, sperando in piccoli vantaggi personali!
      Già oltre duecentomila tessere … Volevo ben dire! Ma questo contrasta un po’ con il modello del “partito leggero”/comitato, con la riduzione della “militanza” alle Leopolde, con lo sfoltimento delle file di iscritti che possono creare problemi, se troppo numerosi, richiedendo mediazioni e compromessi. Un piccolo fastidio per Renzi?

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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