Renzi boia è ora che tu muoia di Eugenio Orso (non preoccupatevi, è solo una rievocazione anni settanta …)

Se le controriforme renziane per conto troika, volte a rischiavizzare il lavoro dipendente giovanile e senile, fossero state proposte negli anni settanta, ciò che avremmo letto sui muri di molte città italiane, scritto con la vernice rossa o con quella nera, è esattamente <<Renzi boia è ora che tu muoia>>.

Bei tempi, quelli evocati, altro che “anni di piombo”, nel cupio dissolvi del fumo che usciva dalle canne delle pistole! La società era in movimento, i lavoratori avevano difese invalicabili, i giochi erano aperti e un discreto numero di persone, per lo più giovani, lottava convintamente contro il sistema. Non lo faceva solo scrivendo sui muri con lo spray o tirando il porfido della pavimentazione stradale sulla polizia, ma anche premendo il grilletto della P38. Autonomi, Nar, tanti altri gruppi, ma soprattutto le BR, al top dell’organizzazione, delle capacità militari e dell’ambizione di dare un contributo determinante alla rivoluzione, spaccando il Pci, disarticolando la Dc e il suo governo. La voglia di morte, il cupio dissolvi, si fondeva inesplicabilmente con una voglia di vita diversa e nuova, che nascondeva una compressa joie de vivre.

Per la verità, la minaccia scritta sui muri era, più precisamente, <<Kossiga boia è ora che tu muoia>>, soluzione radicale trasformata in slogan che allora, ancor giovane, colpì il mio immaginario. Facevano sul serio e si capiva dai morti e dai rapiti. Oggi non c’è l’odiato ministro dell’interno dei settanta, Francesco Cossiga senza la K. Ci ha lasciati da qualche anno, ma per non per le pallottole, bensì per un infarto con complicazioni respiratorie. Non c’è Aldo Moro, che invece è stato giustiziato dalle BR nel 1978 e neppure Giulio Andreotti, il quale, come sempre accade per l’erba cattiva, non si decideva mai a morire. E’ venuto a mancare da lunga pezza anche Enrico Berlinguer, colpito da ictus nel 1984, in quel di Padova.

Tranquilli, non voglio paragonare i predetti a Matteo Renzi. Lungi da me l’idea! L’epigono involuto, ridotto a clown mediatico nel circo allestito dalle élite del denaro, ha ben poco degli illustri predecessori (ma si! Mettiamoci nel mucchio anche Andreotti e Cossiga, con o senza la K). Soprattutto non ha la stoffa e quel po’ di autonomia che aveva il “boia” agli interni, o il segretario “Più Amato”, alla guida di un euro-Pci socialdemocratico, ma sinceramente idolatrato dalla base operaia. Eppure, nessuno degli illustri e remoti predecessori – che di Renzi, son certo, se lo vedessero si vergognerebbero – ha mai fatto tanto male al paese e al popolo italiano come quello che sta facendo Renzi. I suoi danni saranno irreparabili e prepareranno il terreno al governo-troika commissariale.

Se Renzi avesse osato, negli anni settanta, imporre per conto del “sistema finanziario e bancario” un contratto di lavoro con avvio precario e tutele crescenti forse, se e quando, non gli sarebbe bastata la scorta – che è bastata a Kossiga, ma non ad Aldo Moro – ma si sarebbe rifugiato in un bunker antiatomico sotterraneo, a trenta metri di profondità, vigilato 24×7 da cinquecento carabinieri. Oppure se avesse osato anche solo ipotizzare, sempre per conto delle “signorie finanziarie e bancarie”, non più fiorentine, il TFR in busta paga al 50%, facendolo passare per un generoso aumento onde non concedere più aumenti salariali ai lavoratori dipendenti, si sarebbero attivati tutti per “sistemarlo” definitivamente, dai Nar alle BR. Di più, se avesse osato fraternizzare, come ha fatto, con uno come Marchionne, apprezzando i suoi modelli non proprio di auto (che mediamente fanno schifo), ma quelli schiavisti applicati al lavoro, sarebbe diventato un bersaglio che cammina. Questione di ore, o di giorni. Non solo, ma nel caso del TFR in busta paga anche gli industriali si sarebbero incazzati. Forse avrebbero pagato un killer per risolvere il problema, un Oswald “de noantri”, tenendo in debito conto i mancati rimborsi alle imprese della pubblica amministrazione, promessi entro settembre dal clown.

Le BR nei settanta erano incerte, all’inizio, se rapire Aldo Moro oppure Giulio Andreotti. Non conoscevano bene la Dc dall’interno, com’è ovvio, ma alla fine hanno optato per Moro, perché era più “abitudinario” e la mattina si fermava per la messa, nella stessa chiesa. Peccato, perché il peggiore fra i due era Andreotti. Mi chiedo se ci fosse stato Renzi, magari “rottamatore” sia di Moro sia di Andreotti, cosa avrebbero fatto. Avrebbero rapito lui o il coriaceo Cossiga, lui o il piagnucoloso Zaccagnini? Le BR di errori ne hanno commessi, per loro stessa ammissione (Moretti, Franceschini) e hanno avuto anche un po’ di sfiga. Quindi avrebbero rapito sicuramente Cossiga o Zaccagnini, lasciando il tristo e pericolosissimo Renzi in circolazione. Sarebbe scampato anche a via Fani. Ma sui muri delle città dell’epoca in tanti, non idiotizzati e impauriti come oggi, avrebbero continuato a scrivere <<Renzi boia è ora che tu muoia>>.

Non preoccupatevi, questa non è che una curiosa rievocazione degli anni settanta, anni diversi dagli attuali, anni di piombo e di sentimento, ma sicuramente migliori …  

Renzi boia è ora che tu muoia di Eugenio Orso (non preoccupatevi, è solo una rievocazione anni settanta …)ultima modifica: 2014-09-30T17:17:17+02:00da derosse
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5 pensieri su “Renzi boia è ora che tu muoia di Eugenio Orso (non preoccupatevi, è solo una rievocazione anni settanta …)

  1. Sono nato qualche mese prima della caduta del Muro, perciò non ho vissuto gli anni ’70, tuttavia ho l’impressione che la situazione allora fosse davvero preferibile all’attuale: vero è che anche all’epoca la disoccupazione era molto alta, specialmente quella giovanile, ma l’idea che mi son fatto -mi si corregga se sbaglio- è che anche se trovare un impiego poteva essere difficile, una volta ottenuto le garanzie di autonomia economica e sicurezza che esso poteva dare erano di gran lunga maggiori delle attuali, da cui la possibilità di potersi veramente costruire un futuro (casa, mutuo, matrimonio, figli etc.). Oggi invece siamo condannati alla precarietà, ed è una condanna vera e propria che non lascia scampo alla speranza, solo una sorta di angoscia sottile per il proprio futuro e le proprie possibilità alla quale purtroppo ci si abitua, pur non rassegnandosi né ad essa né al sistema a cui è dovuta. Forse anche a causa della minor scolarizzazione, da quanto mi è stato detto da chi quegli anni li ha vissuti, un diploma di perito all’epoca era già un ottimo punto di partenza per trovare lavoro ed una laurea non ti avrebbe mai lasciato disoccupato, mentre al giorno d’oggi per molti laureati c’è solo l’emigrazione. Inoltre all’epoca le famiglie erano ben più unite che ora (“le dita della mano devono aiutarsi a vicenda nel menare il remo”, esemplificava in tempi non sospetti padron ‘Ntoni de “I Malavoglia”), e quindi era più facile ottenere aiuto e supporto da esse.
    Paradossalmente quindi direi che c’è molto più disagio sociale adesso che allora, l’unica differenza è che non c’è (per ora) più il pericolo di golpe militare a spaventare la popolazione, anche perché la global class è riuscita ad attuare senza i carri armati svariati golpe liberali (ben più carichi di conseguenze di quelli reazionari della tradizione). Stando così le cose, verrebbe da pensare che le BR avrebbero avuto maggiori motivazioni per (in)sorgere nel contesto attuale che negli anni ’70.
    Mi spiace ripetere al riguardo le solite banalità trite e ritrite, ma tutto ciò suggerisce allora che questi gruppi di opposizione armata fossero davvero gli utili idioti di altri poteri, prestati in maniera più o meno consapevole alle loro trame: in malafede i NAR, nazionalrivoluzionari a parole ma mischiati con servizi, mafia e gladio nei fatti, in parziale buonafede le BR.
    A tal proposito, condividevo il termine giustiziato in riferimento a Biagi, ma personalmente non lo userei con Moro: per quanto non stimi la sua figura né sotto l’aspetto ideologico né sotto quello umano, secondo me avrebbe potuto svolgere un limitato ma pur sempre utilissimo ruolo antimperialista ridando maggior sovranità al paese. E’ noto che non amasse particolarmente gli Usa e soprattutto la NATO, inoltre era tollerante con l’OLP; il famoso lodo Moro fu quasi certamente la causa della sua morte e di altre, sicché è assolutamente lecito pensare che, com’è stato suggerito più volte, le BR avessero fatto il gioco dei nazionisti del moSSad (fino a che punto consapevolmente resta difficile dirlo).
    Magari mi sbaglio perché non avendo vissuto quegli anni mi mancano dati e impressioni dirette che mi farebbero pensare altrimenti, tuttavia l’idea che mi son fatto è che un Moro vale almeno dieci volte un Berlinguer (che se lo mettesse nel culo “l’ombrello protettivo della NATO”).

    • Per Marco

      Io gli anni settanta li ho vissuti e nella seconda parte del decennio mi sono iscrtitto all’università (sono vecchiotto e già nonno …). Gli anni settanta sono stati gli anni dello Statuto dei Lavoratori (del 1970, appunto), frutto delle lotte operaie degli anni sessanta, e della cosiddetta Scala Mobile per l’adeguamento automatico di salari e stipendi all’inflazione, che Luciano Lama, comunista, guida della Cgil (questa volta in maiuscolo!), ha voluto fortemente. Erano gli anni della limitata emancipazione di massa concessa dal capitalismo dirigista, nazionale (modello autoctono di economia mista pubblico-privato) e keynesiano-assistenziale. Chiaro che la condizione sociale, dati gli standard di vita dell’epoca, era complessivamente migliore dell’attuale. Non solo, c’erano attese di ulteriori miglioramenti per gli anni a venire. L’operaio di fabbrica italiano, fra i più ben pagati del mondo, sognava il figlio dottore e, quindi, la promozione sociale (se non per lui, almeno per la prole). La promozione sociale era possibile perché vi era un compromesso Stato-Mercato che garantiva una pur limitata redistribuzione del prodotto sociale a vantaggio dei lavoratori. Una situazione opposta all’attuale. Inoltre, c’era la concorrenza-spauracchio del blocco sovietico, che aveva ancora la capacità di attrarre le masse operaie dominate in Europa occidentale e in italia. Anche per questo i capitalisti di allora erano molto cauti e più disposti al compromesso (Stato-Mercato). Tieni conto che il “ceto medio figlio del welfare postbellico”, come lo chiamo io, era in espansione e gli operai più qualificati, mettendondosi in proprio e rischiando qualcosa, potevano diventare piccoli o medi imprenditori.
      Tu sei nato alla fine degli ottanta e non hai esperienza diretta di quell’epoca. Comunque, la tua impressione è fondata. Oggi stiamo percorrendo la strada opposta, quella della de-emacipazione di massa, della rischiavizzazione del lavoro e dell’impoverimento del ceto medio. E’ nel dna del neocapitalismo, che amplia a dismisura i differenziali di ricchezza nella società.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. So di essere off-topic ma non resisto a chiedere la tua opinione su questo illuminante tweet dell’ex cameriere di partito della Rai e oggi grande politico Corradino Mineo: “L’euro è democrazia, welfare e libertà”, condito dalla considerazione che senza di esso saremmo colonia degli Usa. Insomma, l’euro come simbolo di una Europa dei popoli alternativa al neoliberismo anglosassone. Solo la finta opposizione della finta sinistra del partito di finto centro-sinistra chiamato Pd (i bersaniani ma soprattutto i civatiani alla Mineo e i fassiniani) possono arrivare al punto di fabbricare realtà completamente virtuali (l’Europa dei popoli alternativa al capitale) senza arrossire di vergogna. E il bello che di gonzi che credono sinceramente a queste menzogne ne trovano ancora.

    PS: Da notare che Mineo, nonostante la sua profonda preparazione, difende quell’eurosistema che dentro il suo stesso partito i più furbi stanno piano piano mollando… perché sentono che a breve sostenerlo sarà davvero troppo impopolare (vedesi Francia).

    • Per Valdo

      La questione che hai sollevato è importante e lo slogan coniato da un individuo come Mineo nasconde l’origine dei nostri mali.

      L’euro è democrazia è un po’ come “L’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù” del socialismo inglese orwelliano in 1984. Il welfare, da parte sua, è (moderata) emancipazione di massa, o almeno una parziale libertà dal bisogno (economico), più equa redistribuzione del prodotto sociale, ma non è ancora libertà.

      La sinistra neoliberale e neoliberista, della quale fa parte a pieno titolo anche Mineo Corradino, qui, in Italia, si è giocata anche le palle con l’euro e l’unionismo e, per come la vedo io, ormai non ha scampo, non può tirarsi indietro. Essendo sottoposta alle “signorie finanziarie, bancarie e assicurative”, non italiche e non fiorentine (da lunga pezza), questa sinistra può solo appoggiare il “progetto europeo”, dalla sostanza criminale, e per tale motivo s’inventa slogan (di vago sapore orwelliano) come “l’euro è democrazia”. A ben vedere, però, l’accostamento fra la moneta dell’oppressore, l’euro, e la democrazia, chiaramente liberal, potrebbe anche starci, se solo si concepiscono sia l’euro sia la democrazia (liberale) come strumenti di dominazione e controllo dei popoli, su piani diversi, ma ambedue di matrice neocapitalista. Mineo recita una parte, a mio (non tanto) sommesso avviso: quella dell’opposizione che deve starnazzare un po’ nell’emiciclo parlamentare, per fingere il pluralismo e la “democraticità” del sistema. Il suddetto sa bene, però, che non può spingersi nella recita oltre un certo limite, ad esempio provocando la scissione nel partito collaborazionista al quale appartiene, oppure la caduta del governo del piccolo Quisling Renzi. Per questo dichiara, comunque sia, la sua “devozione” ai padroni sopranazionali (le signorie di prima) tirando in ballo la loro moneta privata e straniera.

      Personalmente non credo che i piddini collaborazionisti improvvisamente svolteranno, con numeri significativi, assumendo posizioni “euroscettiche”, anche se la situazione sociale italiana precipiterà ancora. Da come la vedo io i loro stessi destini personali, di servitori delle grandi aristocrazie del denaro e della finanza, sono indissolubilmente legati alla persistenza dell’unione europide e dell’eurolager.

      Cari saluti

      Eugenio Orso
      .

      • MATTEO …..RENZI …..NON…… TIRARE…. TROPPO….. LA CORDA ..CHE ……PRIMA …O…. POI SI…… SPEZZA. Hai ROTTO…… SERIAMENTE IL……. CAZZO….. SPERO VIVA,MENTE …… CHE….. QUALCHE……….. PATRIOTA . TI FACCIA SALTARE I COGLIONI …PEZZODIMMERDAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

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