La condizione dei lavoratori nel mondo reale di Eugenio Orso

Spingendoci oltre le baggianate di Renzi e del sindacato che fintamente lo fronteggia, scopriamo la cruda realtà del lavoro in Italia, che ci riserva sorprese sempre più nuove e sempre peggiori.

Quelli di ComeDonChisciotte (Davide, per l’esattezza) hanno recentemente pubblicato un mio post dal titolo L’obiettivo di Renzi: lavoratori tutti uguali e tutti sfruttati. Guarda caso, il primo commento postato descrive in un modo asciutto, senza fronzoli e senza giri di parole, un‘esperienza concreta, personale di lavoro precario, mal pagato, stagionale. E’ bene riportare per intero, di seguito, il commento di clausneghe:

Re: L’OBIETTIVO DI RENZI: LAVORATORI TUTTI UGUALI E TUTTI SFRUTTATI
di clausneghe il Martedì, 23 settembre @ 09:19:59 BST

Vorrei portare a conoscenza dei lettori la mia ultima personale esperienza su questo tema.

Sono disoccupato da lungo tempo non per mia scelta, ovviamente. Un paio di settimane fa, tramite annuncio sul giornalino trova lavoro locale, vengo chiamato dal titolare di una azienda agricola operante nel campo della vinificazione. Dieci-undici ore di lavoro duro nel vigneto, a cinque virgola cinque € all’ora, intruppato con una numerosa marmaglia di extra-comunitari, in particolare Moldavi e Rumeni. Ritmi di lavoro pazzeschi, una sola pausa di mezz’ora giornaliera nel campo per bere acqua e mangiare un panino, con il padrone contadino sempre a pungolare e minacciare di lasciarti a casa se non vai svelto, io che ho 58 anni. Ogni giorno ne cacciava alcuni sui due piedi, subito rimpiazzati da altri schiavi che evidentemente il “padrone” non aveva difficoltà a rimpiazzare, stante l’enorme serbatoio di mano d’opera di cui dispongono i padroni e padroncini, fino a ieri oscuri mezzi morti di fame e ora grazie a questo nuovo potere assunti al ruolo di “Kapò”. Orbene, Domenica mattina ho un pesante alterco con un energumeno Moldavo che ambisce a fare il capetto e che mi accusa di essere troppo lento…Dopo essere arrivato sulla linea rossa, quella che poteva portarmi a piantargli le forbici nella pancia, mi calmo e me ne vado sui due piedi, contento tutto sommato di non essere stato colpito dal Moldavo pazzo e pericoloso, immaginate se mi avesse buttato fuori i denti malfermi quale danno anche economico avrei subito. Naturalmente il padrone e me lo ha detto sul muso, teneva al Moldavo anche perché sennò avrebbe perso gli altri schiavetti, solidali con il loro capetto. Morale della favola, io Italiano locale sono stato cacciato da un Moldavo con la complicità di un padrone leghista ignorante e approfittatore. Siamo arrivati a questo punto. E non mi si parli di guerra tra poveri, qui c’è dell’altro. e molto sbagliato. 

[Link:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13945

Mi pare assolutamente naturale che l’inserimento di questo commento abbia spostato l’attenzione dal mio articolo (centrato sul “piano lavoro” renziano e sulla querelle fra l’imbonitore fiorentino e la cgil) alla storia raccontata da clausneghe e alle sue rilevanti implicazioni antropologico-sociali. Tanto è vero che altri hanno commentato … il commento del mio quasi coetaneo (che dichiara 58 anni contro i miei 56). Al punto che clausneghe ha risposto come segue: 

[…] Ma schiacciarmi no, nessuno c’è mai riuscito e mai ci riuscirà, perché io possiedo una coscienza di classe e un orgoglio personale, quello che magari manca alla moderna “carne da cannone” straniera sfruttata da padroncini avidi e senza onore né morale. Io mi sono difeso con successo, ho evitato di farmi colpire dall’energumeno (mi faceva sentire il suo alito fetido sul muso) e soprattutto sono riuscito a non AMMAZZARLO, come la rabbia mi diceva di fare. Avrei finito i miei giorni in galera o al manicomio. Inoltre ho ancora frecce nel mio arco, e le userò. Sopravviverò anche a questo, perché tutto quello che non ti uccide ti fortifica. Ciao. 

Siamo andati di un passo oltre la guerra tra poveri, dunque, fino ad arrivare a un punto di non ritorno per il lavoro, in Italia e in molta parte d’Europa (nella Grecia dei trecento euro netti mensili di stipendio, o nella Spagna ad altissimo tasso di disoccupazione). Qui il discorso si intreccia con quello dell’immigrazione incontrollata, l’immigrazione che potremmo definire “indotta”, perché usata come arma sia contro i lavoratori autoctoni e i loro diritti, sia contro la specificità culturale dei nostri paesi. Ciò non significa colpevolizzare gli immigrati moldavi o rumeni (anche loro europei e soggetti alle stesse dinamiche che ci opprimono), ma solo riconoscere che attraverso di loro – o meglio, anche attraverso di loro – si esercita una pressione indescrivibile sui lavoratori italiani, ridotti in molti casi come clausneghe. Una pressione che per le sue implicazioni sociopolitiche, antropologiche e culturali va oltre il mero ricatto economico. A differenza di clausneghe, però, la grande maggioranza dei lavoratori oggi è priva di coscienza di classe … e della stessa classe come mondo culturale, attraversato da legami solidaristici! Così si inducono i “new workers” senza classe ad accettare condizioni di lavoro peggiori di quelle degli anni cinquanta. Se clausneghe resiste, grazie alla coscienza di classe che tiene alto l’orgoglio personale, tantissimi altri, più giovani, non hanno neppure questa difesa e non hanno piena consapevolezza della loro situazione di minorità. 

Si dirà che scrivendo queste righe ho scoperto l’acqua calda e, in effetti, sembra che sia proprio così. Il punto è che le grandi verità non necessariamente sono complesse, alla portata della comprensione di pochi dotati, ma spesso sono semplici, esattamente come questa. E’ qui che ci porta il discorso crudo e disincantato del mio quasi-coetaneo clausneghe, cinquantottenne che lavora quando può, quando trova qualcosa, “respinto” dal mondo del lavoro più dei giovani. A differenza di loro, proprio perché vecchio, non è oggetto dei “pianti da coccodrillo” dei politici collaborazionisti o delle pelose attenzioni renziane. 

Chiediamoci una cosa, dopo aver letto ciò che ha scritto il mio quasi-coetaneo, molto più “sfortunato” di me: cosa c’è oltre la guerra fra poveri, che rientra fra i classici strumenti di dominazione elitista? Cosa c’è oltre il mero ricatto economico, esercitato dal capitale sui lavoratori? C’è la scomposizione e ricomposizione dell’Europa per controllare una massa amorfa di lavoratori poveri che non hanno più le caratteriste culturali e, alle loro spalle, la storia dei popoli europei originari. Così sarà più facile azzerare del tutto la sovranità degli stati e delle nazioni, imporre la lex neoliberista senza concessioni al sociale, far digerire la robusta dose di darwinismo sociale – sopravvivano i più adatti, i più flessibili, i più “meticciati”! – che si nasconde dietro le attuali riforme del lavoro, per la supposta modernizzazione dell’omonimo mercato.

In chiusura, voglio ringraziare clausneghe per aver commentato su CDC.

La condizione dei lavoratori nel mondo reale di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-09-23T14:24:07+02:00da derosse
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8 pensieri su “La condizione dei lavoratori nel mondo reale di Eugenio Orso

  1. Pingback: L’obiettivo di Renzi – terzapagina

  2. Con l’intervento odierno di Ferruccio De Boccoli si chiude anche l’epoca di Matteo Renzi.
    Una volta i cicli duravano decenni, secoli, e ora si misurano in manciate di mesi.
    Non invidio gli storici che dovranno analizzare queste figure di quint’ordine.
    Sono sollevato. Stritolate le prime file di fanti, gli Eurocrati lanciano la cavalleria pesante per falciare le ultime resistenze.
    Come andrà a finire?
    Una sconfitta secolare?
    O ci sarà l’imprevisto?

    • Per Vlad Tepes

      Ti ringrazio per avermi segnalato l’attacco di De Bortoli – che diffonde a modo suo, da bravo pennivendolo, “La Voce del Padrone” sopranazionale – a Matteo Renzi, che già da un po’ di tempo vedo in difficoltà.
      L'”augurio” finale del viscido De Bortoli all’incontenibile Matteo sembra la posa di una pietra tombale : “Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori.“. Un altro modo di dire “stai sereno”!
      Come se non bastasse, annuncia il prossimo governo-troika che incombe su di noi, fingendo di non volerlo: “[…] pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika).

      Significativo (e inquietante) il riferimento all'”ottimo Padoan”, che probabilmente, dopo la rimozione di Renzi dalla presidenza del consiglio, giocherà qualche nuovo ruolo. Padoan è uno di quelli che – per dirla alla Jannacci – “il dolore sta producendo risultati”.
      Esplicito il monito di De Bortoli a Renzi (per conto delle eurocrazie dominati?): “L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti.

      Teniamo conto che l’importanza dell’Italia a livello internazionale oggi è molto ridotta. Ci hanno fatti cadere in basso, per assumere un ruolo sempre più secondario, se non marginale, nella loro “economia globale” super-competitiva, escludente e “sfidante” (orrenda espressione che il mio vecchio dirigente, quanto gli facevo da “spalla” in direzione, ripeteva sempre!). Perciò, gli storici del futuro – se ci sarà ancora la storia e non avrà sorprendentemente ragione il tristo Fukuyama Francis – dedicheranno a piccole tacche “di passaggio” come Renzi un paio di righe, o soltanto una nota a piè di pagina …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Oggi marcia indietro di Marchionne, che liquida De Boccoli con un filorenziano: “Lasciatelo lavorare”.
    Che sia stato un avvertimento?
    (Attento, sei stato messo lì per fare ciò che devi fare et cetera).
    Il poliziotto buono e quello cattivo, insomma.

    • Per Vlad Tepes

      Noi purtroppo non possiamo conoscere i retroscena che stanno dietro queste dichiarazioni pubbliche. C’è una lotta fra gruppi di potere? Sicuramente ci sono rivalità interne al mondo dei padroni globali, che le dichiarazioni dei loro “portavoce” rflettono. Credo che l’oggetto del contendere possano essere i tempi (la tempistica, la velocità delle controriforme da applicare al paese), non la necessità di arrivare a un vero e proprio commissariamento dell’Italia, con l’avvento del governo-troika definitivo (come lo chiamo io). Non dimentichiamo che di recente anche il tristo Marchionne, torturatore di operai, ha criticato il governo Renzi (e Renzi), chiedendogli con una certa ironia di scegliere tre cose (non una riforma annunciata – e non realizzata – a settimana) e farle veramente … Forse Marchionne intende dire lasciatelo lavorare ancora per un po’, non sostituiamolo subito, lasciamo che riesca a dare al paese almeno un paio di bastonate e che passi ancora qualche mese.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per Clausneghe

      Non c’è di che … la concretezza delle esperienze di vita, se descritta bene, in modo asciutto, vale più delle migliori analisi teoriche.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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