Dall’Iraq al Donbass, passando per la Libia di Eugenio Orso

La manovra a tenaglia dei globalisti finanziari occidentali, per sottomettere l’Europa e destabilizzare la Russia, continua senza soste.

Obiettivi geopolitici: l’intera Europa, la Federazione Russa e l’Iran.

Mercenari utilizzati: i tagliagole dello stato-canaglia ucraino, le armate genocide israeliano-giudee di tsahal, gli assassini sunniti dello stato islamico e i loro equivalenti libici.

Quali sono, un po’ più in dettaglio e nell’essenziale, gli obiettivi da conseguire pienamente?

1)    Imporre definitivamente all’Europa il dominio del mercato e delle istituzioni sopranazionali (ue, uem, nato) controllate dal grande capitale finanziario, nonché uno stretto legame con gli usa (trattato transatlantico sul commercio, rafforzamento dell’”autorità” della nato sugli stati membri) e separare la Federazione Russa dal resto del vecchio continente, per evitare pericolose, future alleanze paneuropee di stati sovrani. A tale scopo potrà servire l’approssimarsi, alla frontiere europee, della minaccia rappresentata dalle milizie islamiste sunnite, alle quali solo la nato potrà far fronte. Il quadro si completerà con i futuri tentativi di destabilizzazione interna e di smembramento della Russia.

2)    Consentire la vittoria e l’egemonia, in Medio Oriente, dei “sauditi” (tutte le monarchie del Golfo) e di israele, frantumando l’Iraq e la Siria, condannati a uno stato di caos e di guerra permanente, e isolando l’Iran, che potrà essere oggetto di future, violente destabilizzazioni interne. Gaza, Siria, Iraq non sono eventi bellici indipendenti, malauguratamente e “per caso” verificatisi tutti nello stesso periodo di tempo.

3)    Impedire che in Nord Africa, e in particolare in Libia, si riaffacci la “minaccia” di un altro Gheddafi, o di un’autentica rivoluzione araba contraria agli interessi neocapitalistici, e impedire, di conseguenza, che tutta l’area sfugga al controllo.

Chi sono le forze del male che operano dai Balcani profondi al Medio Oriente, passando per la Libia, per conseguire rilevanti obiettivi economici e geopolitici?

I detentori del grande capitale finanziario in occidente (rammentando che anche il Medio Oriente è parte dell’occidente geografico). Americani, europei (meglio sarebbe scrivere “europoidi”), “sauditi” e israeliano-giudei (in israele, in usa, in Europa). Questi sono gli agenti strategici neocapitalistici, e in questo gruppo possiamo comprendere non solo George Soros o i Rothshild, ma anche i principi Āl Saʿūd (capostipite Faysal, primo sovrano saudita) e l’emiro del qatar, al-Thani. I loro interessi sono convergenti e le loro alleanze talora non esplicite, come quella che esiste nei fatti fra gli israeliani-giudeosionisti e gli islamosauditi. In altre parole, lo stato islamico, considerando i predetti obiettivi da raggiungere in Medio Oriente, “cade a fagiolo” sia per le monarchie del Golfo sia per americani, europoidi e giudeo-sionisti.

Quali sono le “interposte persone” usate per scatenare le guerre e la destabilizzazione armata che (per ora) osserviamo da lontano?

a)    Lo stato-canaglia ucraino, la cui offensiva contro i propri cittadini russofoni (a rischio di sterminio e/o di cacciata) è alimentata da mercenari di ogni fatta, compresi quelli locali, organizzati nella cosiddetta guardia nazionale ucraina. Con loro combattono “consiglieri” militari americani e membri di organizzazioni private statunitensi molto note (in particolare, Greystone ex Blackwater). Anche gli stati dell’unione europoide (ad esempio la Polonia) devono contribuire alla guerra di aggressione contro i russi.

b)    Lo stato-canaglia israeliano in Palestina, che punta al genocidio della popolazione palestinese (questioni demografiche, economico-energetiche e di controllo del territorio si sommano), con “particolare attenzione” per quella della striscia di Gaza.

c)     Lo stato-canaglia islamosunnita con i suoi armati, non riconosciuto quasi da nessuno, ma ben sostenuto e “foraggiato” dai neocapitalisti occidentali. Questa entità criminale opera (per ora) in Siria e Iraq con una ferocia e una velocità di conquista inedite. Discorso simile per ansar al-sharia e altri gruppi armati islamisti in Libia, anche se più deboli e forse “meno foraggiati” dello stato islamico mediorientale. In merito alla scottante questione “islamic state” e ai suoi successi bellici ho risposto come segue al commento di un mio lettore: E’ ovvio che l’islamic state è il prodotto di: 1) Mezzi finanziari impiegati senza risparmio dalle monarchie del Golfo con la complicità americana, sionista ed europea. 2) Ampia disponibilità di armi e mezzi veloci per conseguire obbiettivi geopolitici – contro Assad e l’integrità dell’Iraq – e conquistare siti di importanza economica (pozzi, raffinerie, ma anche le banche, le dighe, eccetera). 3) Flusso di mercenari a supporto di svariata provenienza (persino dall’Australia, come nel caso del “martire” al-Australi!), mascherati da credenti e combattenti per la “vera fede”, ma avidi di bottino e paghe elevate. In ciò, la piena realizzazione del soft power obamiano, che non prevede impegno diretto sul terreno. Non si conquista una città come Mosul solo con un migliaio (scarso) di mercenari, veicoli Toyota e armi in buona parte “leggere”. Altri gruppi locali armati hanno supportato l’azione. Anche loro pagati dai “sauditi”? La ragione dell’improvviso collasso delle difese a Mosul non può essere ridotta esclusivamente alla scarsa motivazione, se non all’inconsistenza, dell’esercito irakeno “safavide”.

Dall’Iraq al Donbass, passando per la Libia (senza scordare la Siria e Gaza) pare che gli agenti strategici neocapitalistici occidentali, o meglio i loro stati-canaglia e i loro mercenari sul campo, abbiano avuto e continuino ad avere un certo successo. Destabilizzano, conquistano, sterminano e generano profughi “su scala industriale”. Ciò accade (anche) perché buona parte dell’Europa è prigioniera nell’eurolager neocapitalista chiamato unione europea (monetaria), sotto costante minaccia nato, e non può esprimere una politica estera autonoma, sovrana, in accordo con la sua grande componente orientale, la Russia. Rendiamoci conto che se non ci fossero il mercato sovrano, il neoliberalismo e il neoliberismo – mascheramenti di un modo di produzione feroce, assolutistico come non mai – non ci sarebbero simili sconvolgimenti, decine di migliaia di morti e oltre dieci milioni di profughi. Né ci sarebbero la crisi economica strutturale e la depressione/deflazione avanzante in Europa.

Di recente, un inutilissimo parlamentare dell’altrettanto inutile m5s grillino, tale Alessandro Di Battista, ha sostenuto sul blog di Grillo (ISIS: che fare?) che lo stato islamico in Siria e Iraq e boko haram in Nigeria sono il prodotto di una sanguigna reazione popolare. Una reazione alle spietate dinamiche neocapitalistiche (per il papa gesuita Francisco [de Xavier] le generiche “economie disumane”) che usano in modo spregiudicato avanzate tecnologie belliche, come i droni, e bombardano i popoli dal remoto. Il loro terrorismo sarebbe niente altro che una disperata reazione dei popoli oppressi, e come tale spiegabilissimo se non proprio giustificabile. I popoli oppressi, colpiti dai droni, si imbottiscono di esplosivo e fanno attenti suicidi, nelle metropolitane e altrove, perché secondo il geniale Di Battista non hanno scelta e praticano l’unica forma di lotta per loro possibile. Non solo, ma i popoli oppressi, costretti a ingrossare le file di profughi per non morire, a questo punto sarebbero rappresentati dai tagliagole targati islamic state e da quelli (simili, ma non uguali) del boko haram africano. Per “stemperare” l’incandescente situazione internazionale, dall’Iraq alla Nigeria, o addirittura per salvare il mondo da una tragica implosione, si tratterebbe di considerare lo stato islamico e boko haram “interlocutori politici”(!!!), ma soprattutto – e pare una cazzata, scritto così – uscire in un baleno dall’era dei combustibili fossili, che alimenta la sopraffazione e la guerra (sempre nel quadro delle “economie disumane”, non meglio precisate, che il gesuita Bergoglio fustiga senza indicare con chiarezza i responsabili).

Niente di più falso. Possiamo affermare con una certa prosaicità che Di Battista non ha capito un cazzo della situazione e perciò è pericoloso, sia in qualità di commentatore/analista sia in veste di politico. Non importa se ha scritto il post incriminato, e pubblicato sul blog di Grillo, in assoluta buona fede o furbescamente. Magari con lo scopo di “mettersi in luce” e far parlare di sé, oscurando per un po’ l’“astro nascente” grillino, cioè Luigi Di Maio.

La verità è che gli armati dello stato islamico e di boko haram (ma anche quelli di pravi sektor in ucraina o di ansar al-sharia in Libia) non sono espressione della disperazione di popolazioni oppresse, ma strumenti di morte nelle mani dei detentori del grande capitale finanziario occidentale, usati senza risparmio contro quelle stesse popolazioni. Usati per scopi di dominio come il “valoroso” esercito israeliano (tsahal) che fa tiro a segno con i bimbi e le donne incinte di Gaza, vantandosene apertamente.  

Per spiegarmi meglio, considerando il caso eclatante degli islamisti di Iraq e Siria agl’ordini di al-Baghdadi, riporto di seguito la mia risposta a un commento di un lettore: E’ chiaro che ci sono potentati finanziari con larga disponibilità di mezzi, dietro lo stato islamico. Ad esempio, come mai i suoi tagliagole risultano i più pagati in assoluto, rispetto ai militari, siriani e irakeni, e anche al confronto con altri gruppi di mercenari? Chi paga? Altra domanda: come hanno fatto a portare in Iraq e in Siria oltre diecimila “combattenti stranieri”, provenienti persino dall’Europa e addirittura dall’Australia? Perché alcuni tagliagole, non arabi e non islamici, si sono “convertiti” all’islam per andare a combattere in Siria e Iraq (c’è il caso di un militare georgiano, diventato un capo del isis)? Per i lauti compensi o per la sopraggiunta fede in Allah? Come mai prima di conquistare un terzo dell’Iraq erano ottomila al massimo e oggi sono valutati in trentamila? Inoltre, anche se hanno catturato armi siriane e irakene, chi garantisce l’afflusso di rifornimenti, di munizionamento e di pezzi di ricambio? Di quanti miliardi di dollari dispongono, per devastare il Medio Oriente? Sarà mica che l’infame Qatar li ha finanziati e poi riconosciuti per “fare a mezzo” con il petrolio estratto dai pozzi che controllano? O hanno agito “per procura” con lo scopo di consegnare illegalmente le risorse energetiche siriane e irakene a Qatar e soci? Gli usa hanno anche loro (nonostante i pochi bombardamenti di questi giorni) “cointeressenze” petrolifere?
Possiamo porci tante altre domande, in proposito, ma sappiamo bene chi paga e chi è il mandante …

Dovrebbe essere evidente a tutti – anche ai grillini con la testa fra le nuvole, appagati dagli show di Grillo e dalle sparate dei loro (inutilissimi) parlamentari – che dall’Iraq al Donbass, passando per la Libia, un’unica regia ha moltiplicato i conflitti e posto le premesse per un allargamento della guerra.

I veri rappresentati della disperazione dei popoli, sotto attacco globalista, sono, semmai, l’esercito regolare siriano con le milizie popolari che lo sostengono (compreso Hezbollah sciita, formalmente un “partito di dio”!), i patrioti russi del Donbass, che rispecchiano i sentimenti e le aspirazioni della popolazione dell’ucraina orientale russofona, persino i combattenti curdi in Iraq, sostenuti dalle minoranze religiose ed etniche minacciate di sterminio, e persino i libici armati del generale in pensione Khalifa Haftar, a Bengasi, che cercano di fermare l’avanzata islamista nel loro martoriato paese.

Dall’Iraq al Donbass, passando per la Libia di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-08-17T14:41:04+02:00da derosse
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