Caratteristiche del Polemos neocapitalistico di Eugenio Orso

Il demone che impazza nel mondo in questi giorni di guerra, epidemie e declino economico dell’occidente non è il frutto di un male oscuro, inesprimibile e alimentato da errori fatali nell’organizzazione socioeconomica dei paesi più “ricchi”, ma può essere compreso, si possono conoscere la sua natura e le sue origini e gli si può dare un nome: Polemos neocapitalistico.
Questo demone, il cui nome è mutuato dalla mitologia greca, agisce senza un attimo di respiro per la “normalizzazione” del mondo. Non per realizzare un disegno divino, più o meno “illuminato”, ma secondo i piani di dominio di una classe sociale sopranazionale, spietata, priva di etica e di responsabilità pubblica, votata unicamente al mantenimento e all’estensione del proprio potere.

La guerra totale che oggi si profila chiaramente è caratterizzata dalla sottomissione economica, dall’uso indiscriminato delle armi per la devastazione d’interi paesi, dalle epidemie artificialmente indotte. Ironicamente, ma con un’amarezza che sconfina nel sarcasmo, possiamo dire che i suoi elementi principali sono lo “spread” e il “rating”, imposti da regole e meccanismi di natura finanziaria onninvasivi, le azioni militari in difesa di “democrazia” e “diritti umani”, ossia il fuoco della guerra, e l’Ebola, cioè il terrore del contagio epidemico.

L’ampio spettro del Polemos neocapitalistico agisce oggi su tre grandi aree di conflitto: l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Proprio in queste grandi aree del mondo, tutti i suoi caratteristici elementi di morte producono gli effetti voluti.
Sì, perché non è casuale o frutto d’errori correggibili la decadenza economica italiana che mette in pericolo euro ed eurounionismo, condannandoci a disoccupazione perpetua, rigore contabile e “austerity” senza fine, come non è casuale l’affermazione nel sangue delle armate islamiste sunnite in Iraq, in Siria e in Libia. 

Allo stesso modo, l’epidemia di Ebola riaccesasi in Guinea, Liberia, Sierra Leone e sconfinata nella Nigeria, può non derivare dai “traffici di fauna” o dal consumo alimentare dei “pipistrelli della frutta” da parte di quelle popolazioni (link: http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/come-si-diffonde-lebola-i-trafficanti-fauna-i-responsabili-dellepidemia/).
Al contrario, l’epidemia può  avere un’origine artificiale e costituire un’ottima arma biologica da impiegare nel conflitto contro i popoli, come sostiene il professor Vladimir Nikiforov, che sembra interpretare l’epidemia come l’uso di un’arma biologica (link La Voce della Russia: http://italian.ruvr.ru/news/2014_08_09/Ebola-puo-agire-come-arma-biologica-7944/).

Ci sono fin troppi elementi inquietanti che ci consentono di unire le tessere del mosaico, dall’Europa all’Africa, per comporre un quadro d’insieme alimentato dalla logica di potere e dominazione elitistico-neocapitalista. I grandi interessi privati hanno un’infinità di mezzi a disposizione – dai droni alla sperimentazione di armi biologiche, dai meccanismi di mercato al controllo dei governi nazionali – per affermarsi su tutto e schiacciare l’interesse collettivo.

La crisi economica strutturale, nel nord e nell’occidente nel mondo, non potrà che produrre disoccupati, insufficienze di reddito, tagli al welfare e un peggioramento graduale della sanità pubblica, con conseguenze aumento delle morti premature e della riduzione della vita media (non ancora verificata, ma lo sarà in futuro). La guerra in Medio Oriente e in Africa, produce morti, feriti e profughi, che poi muoiono fuggendo, per raggiungere l’Europa, nelle acque del Mediterraneo. Il contagio epidemico, come nel caso dell’Ebola in pieno sviluppo, riduce fatalmente la popolazione nei paesi più colpiti.
L’obiettivo di ridurre la popolazione mondiale per contenere l’impronta entropica sul pianeta e per rendere “sostenibile” l’economia neocapitalistica, a beneficio della classe dominante globale, si può più facilmente raggiungere “premendo l’acceleratore” sulla crisi economica, sui conflitti armati locali e sul contagio epidemico. Infatti, peggiorando le condizioni di vita della popolazione in Europa (con la Grecia a fare da “apripista”), uccidendo migliaia di civili in Iraq, in Siria, a Gaza, ritardando la scoperta e la distribuzione di vaccini per combattere l’Ebola, che ha tassi di mortalità del 68% (link: http://www.nurse24.it/blog/item/2503-nessun-trattamento-o-vaccino-per-ebola-ma-compresse-da-1000-euro-per-lepatite.html), si è già sulla strada di una riduzione forzata della popolazione. Questo processo è appena iniziato, ma potrà avere accelerazioni improvvise e sviluppi imprevisti nel prossimo futuro.

Un mio conoscente definisce “partito di Davos” i responsabili ultimi di questa situazione (ossia dei morti, dei feriti, dei profughi, delle distruzioni materiali e sociali), altri li chiamano “Bilderberg club”, in Europa spesso sono denominati “Troika”, ma si tratta semplicemente di una classe neodominante senza scrupoli, espressione del nuovo capitalismo finanziario e di un nuovo modo storico di produzione (richiamando Marx e le sue teorie). Una classe ben più adatta dell’alta borghesia proprietaria a condurre un conflitto così spietato, con caratteristiche di sterminio di massa, qual è il Polemos neocapitalistico. Agli elementi strutturali del nuovo capitalismo finanziario, che comprendono la crisi economica, possiamo perciò aggiungere la guerra, per quanto ancora “atomizzata” in una serie di conflitti locali, e le epidemie artificialmente indotte.

Tutte le responsabilità di questo avvio del massacro sembrano convergere verso un unico centro (di potere sopranazionale) e tutti gli eventi sono collegati. Così, se lo stragista sociale Mario Draghi alla guida della bce intima ai paesi dell’unione, e all’Italia in modo particolare, di cedere la sovranità alla “Troika” per fare le riforme antipopolari, l’avanzata dello stato islamico, se arriverà alle porte dell’Europa, imporrà ai paesi di cedere sovranità, in forza di paura, alla nato, cioè all’apparato neocapitalistico più forte e minaccioso, perché gestisce gli armamenti. In questo gioco sporco, fatto di violenza sulle masse, paura e ricatti, anche la diffusione di epidemie come l’Ebola ha la sua parte.

Come ho sostenuto con convinzione nell’articolo Verso l’apice della guerra (link: http://pauperclass.myblog.it/2014/07/27/verso-lapice-della-guerra-eugenio-orso/) lo stato islamico siro-irakeno e l’emirato di Bengasi in Libia sono creature mostruose della citata classe dominante globale, frutto di un’intesa fra le sue componenti americano-europee, sioniste-giudee e islamosaudite (questi ultimi in qualità di padrini e generosi finanziatori). Il fatto che il principale “impiegato” dei globalisti, Barack Obama, abbia ordinato qualche circoscritto bombardamento aereo sulle posizioni di artiglieria dello stato islamico è tutto fumo negli occhi. Non si tratta di un’azione militare di ampio respiro, che ha lo scopo di disarticolare l’esercito mercenario, ma solo di propaganda (“bombardamenti umanitari”), per fingere l’aiuto ai profughi e nascondere la complicità con i sanguinari islamisti sunniti (Link ad un buon articolo sul tema: http://www.controinformazione.info/il-diabolico-piano-degli-usa-in-iraq-promettono-bombardamenti-umanitaricontro-i-terroristi-da-loro-sponsorizzati/). Lo stesso dicasi per le recenti “esortazioni” di Obama e dell’amministrazione federale usa, rivolte a israele nel pieno di “margine protettivo”, per concedere una tregua “umanitaria” che risparmiasse le vite dei civili a Gaza, mentre il governo israeliano di Netanyahu ringraziava usa ed Europa per aver “reso possibile” l’operazione militare.
D’altra parte, i gas nel conflitto siriano li hanno usati i cosiddetti “attivisti” – nonostante lo starnazzare della casa bianca contro Assad – espressione volta a nascondere infiltrati e mercenari stranieri. Così com’è chiaro che il Boeing della Malaysia Airlines è stato abbattuto per far ricadere la colpa sui russi, indipendentemente dalle prove raccolte.

Dichiarazioni politiche mendaci, manipolazioni mediatiche finalizzate a distorcere il significato autentico degli accadimenti e “false flags” dovrebbero farci capire che la realtà non è ciò che sembra, e ciò che ci sembra non è la realtà.

E’ chiaro che il Polemos neocapitalistico, a mano a mano che si sviluppa sui diversi fronti con tutta la sua ferocia, si nutre di dichiarazioni politiche mendaci ad alto livello (Obama, Kerry e compagnia), di abbondanti manipolazioni mediatiche (cui partecipa anche l’italianissima Rai) e di “false flags”, per attribuire ad altri operazioni (militari, terroristiche) condotte sotto un falso vessillo. Nella sua complessità, generata dalla molteplicità degli strumenti utilizzati e dalla numerosità dei livelli di conflitto, il Polemos contiene la nostra vicenda sociale e il declino economico italiano, la drammatica sorte delle popolazioni medio orientali, vessate dallo stato islamico o dagli armati ebrei di tsahal, nonché il destino già segnato dei contagiati dal virus Ebola.

Caratteristiche del Polemos neocapitalistico di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-08-09T18:01:12+02:00da derosse
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4 pensieri su “Caratteristiche del Polemos neocapitalistico di Eugenio Orso

  1. Analisi completa e dettagliata che sottoscrivo pienamente. Il problema resta, adesso, quello di creare un fronte oppositivo in grado di contrastare questo processo sarei grato ad Eugenio se mi potesse dare dei suggerimenti a proposito. Da accanito lettore delle opere tua e di Costanzo ti sono vicino. Dobbiamo mettere insieme il nostro pensiero e interagire. I tempi sono stretti e così pure il sentiero.

    • Per francesco magnelli

      Purtroppo Costanzo non è più fra noi e io vivo isolato, senza contatti con associazioni, gruppi e circoli vari.
      Del resto, veri raggruppamenti di opposizione oggi non ce ne sono. Anche i vecchi “estremisti” sembrano scomparsi dalla circolazione, dissolti nel nulla del presente.
      L’assenza di alternative e di elementi di aggregazione è palese.
      Vero è che fu Marx a dire che capire non è sufficiente, perchè bisogna agire per il cambiamento (lui si riferiva in primo luogo ai filosofi), ma in questo vuoto – il nulla del presente – chiunque, anche Marx, incontrerebbe difficoltà insormontabili.
      In giro non vedo che idioti, disperati, anziani a fine vita, giocatori di slot, giovani senza futuro e generazione.
      La sensazione che provo è quella di un’assoluta “impotenza politica”.
      Siamo in fondo a un vicolo cieco.
      Il “che fare?” di Lenin – a cui Lenin dette risposta – oggi non troverebbe risposta.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. “In giro non vedo che idioti, disperati, anziani a fine vita, giocatori di slot, giovani senza futuro e generazione.” (allora non è soltanto una mia impressione)

    In principio era UNO, si specchiò in sè e divenne ONU e il verbo esclamò: “Sono NATO!”.

    E questo venne chiamato atto di cre(m)azione.
    m.b.

    • Per max

      La costruzione sociale dell’uomo precario ha preceduto e poi accompagnato i grandi, negativi cambiamenti in termini di politche economiche e sociali.
      Un indiviuo diminuito e privo di coscienza sociopolitica è più facilmente controllabile (e reprimibile …) di un uomo determinato a difendere interessi collettivi/classisiti e valori irrinunciabili.
      Si potrebbe dire, ironicamente, che il precarizzato, flessibilizzato e idiotizzato è l’espressione più “avanzata” dell’individuo liberale …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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