Europa ultimo atto? di Eugenio Orso

L’esito di una storia bimillenaria e la caduta di un intero continente potrebbero essere dietro l’angolo. In questi giorni, in queste ore si decide la direzione che prenderà la storia. I rischi sono altissimi. E’ fin troppo evidente che la triade del male usa-nato-ue spinge la situazione al limite per far scoppiare un conflitto con la Russia, o più semplicemente per far calare una nuova cortina di ferro fra est e ovest, isolando la rinata potenza orientale. In attesa di destabilizzarla all’interno e di ridimensionarla o frantumarla.

L’Ucraina orientale è semplicemente il pretesto per attaccare la Federazione Russa, che non cerca il conflitto, ma vorrebbe spegnere il fuoco, e i recenti accordi di Ginevra sono carta straccia, ma non certo per responsabilità russa. Le forze paramilitari e gli armati ucraini al soldo dei globalisti occidentali non si fermano e il destino delle popolazioni russofone, nel Donbass e a Odessa, sembra essere segnato. La manovra bellica, tesa a far scoppiare un conflitto che lambirà tutto il continente, è orchestrata da usa e nato, con il supporto ue, e la volontà di dominio, sulle rovine dell’Europa, è quella espressa dal grande capitale finanziario. La realtà è esattamente opposta a quella virtuale che i media tratteggiano e le “sanzioni” imposte alla Russia dal cosiddetto g7 servono soltanto per accelerare lo sviluppo del conflitto.

La situazione attuale è quella di uno stato-fantoccio, l’Ucraina, governato illegalmente da mercenari al soldo degli usa, che attacca popolazioni inermi, difese da sparute milizie popolari sommariamente armate, per arrivare ai confini della Russia e provocarne l’intervento. I mercenari di Kiev sanno di fare il male del loro stesso popolo, e lo fanno senza scrupolo alcuno. Qui si va ben oltre la guerra del gas e dei gasdotti, per arrivare al controllo di un intero continente, costi quel che costi agli europei. E’ chiaro che la “regia” è esterna e che non siamo davanti ad uno stato minacciato, nella sua integrità territoriale e nella sua indipendenza, da una potenza diventata improvvisamente aggressiva. Anzi, è esattamente il contrario di ciò che si millanta, perché è proprio questa potenza, che finora ha resistito alle provocazioni, a essere seriamente minacciata. Lo stesso buon senso dovrebbe suggerircelo. Anche se tutti i media occidentali, cassa di risonanza del potere neocapitalistico e finanziario, dipingono le popolazioni russe dell’est Ucraina come il pericolo separatista in armi, che destabilizza il paese con l’appoggio russo. Si fa credere, mentre si trascina scientemente l’Europa verso un conflitto di vaste proporzioni o una nuova e insidiosa cortina di ferro, che è la parte aggredita, cioè la Federazione Russa, a spingere sull’orlo dell’abisso. Possiamo stupirci di come la potenza mediatica e disinformatrice, in occidente, riesca a rovesciare la realtà, ma dobbiamo stupirci, soprattutto, di come milioni di europei, nell’eurolager, scambino la realtà politica e sociale con l’irrealtà diffusa dai media. Di come la maggioranza, in paesi come l’Italia che rischiano il collo, sia lobotomizzata al punto di credere che un assassino stragista come Barack Obama, palesemente al servizio delle aristocrazie della finanza e del denaro, difenda la libertà in Europa e nel mondo. Per lui, e soprattutto per i burattinai che si muovono alle sue spalle, determinandone le iniziate politiche e militari, la guerra è pace e la libertà è schiavitù. Infatti, stiamo andando verso la guerra e verso la perpetuazione della schiavitù imposta dalla classe globale finanziaria, con l’Europa che è nell’occhio del ciclone. Se non esploderà un conflitto incontrollabile di vaste proporzioni, nella migliore ipotesi una nuova cortina di ferro calerà da Helsinki a Kiev, mettendo a nudo le menzogne sul potere “emancipante” della globalizzazione e sul sogno degli ”stati uniti d’Europa”.

Le ipotesi che si possono fare, in questo momento, sono due: 1) lo scoppio di un conflitto nel vecchio continente, in cui nato-usa e ue trascineranno la Russia. 2) Una nuova cortina di ferro da Helsinki a Kiev, vigilata dai carri della cosiddetta alleanza atlantica.

Nel primo caso, non resterebbe che pregare (almeno per i credenti) e i globalisti, in condizioni drammatiche di militarizzazione, assumerebbero il pieno controllo di tutto. Una sorta di legge marziale imposta a gran parte del continente. Nel  secondo caso, che prevede una replica della guerra fredda e del confronto fra i blocchi, si aprirebbero nuove e più stringenti opportunità di controllo dei paesi europei per la classe globale dominante. Comunque sarebbe la fine per l’Europa e la sua irrilevanza diverrebbe improvvisamente realtà. Fine di tutte le speranze di riscatto e autonomizzazione del vecchio continente, ancora in vita dopo la seconda guerra mondiale. Per dirla con un esotismo da videogioco: “game over”.

Pensiamo ora alla seconda ipotesi, con il serpente Obama al posto di Winston Churchill, che annuncia la nuova cortina di ferro non da Stettino nel Baltico a Trieste sull’Adriatico come nel maggio del 1946, ma da Helsinki in Finlandia, e scendendo più a sud degli staterelli baltici a Kiev in Ucraina, nei Balcani profondi, oggi più insidiosi di quelli adriatici. Il controllo della nuova frontiera, in una chiusura dei confini che rivelerebbe la vera natura della globalizzazione neoliberista, sarebbe affidato allo strumento militare della nato, nel quale la componente principale sono gli usa. Si esalterebbe il ruolo militare ed economico dell’organizzazione nord-atlantica, ancor più di quello del fondo monetario internazionale e delle screditate e tributarie “istituzioni europee”. In paesi come l’Italia, già ridotti a semi-stati privi di una propria moneta e affidati a collaborazionisti sub-politici, non sarebbe più necessario fingere. Non sarebbero più necessarie le elemosine ai lavoratori poveri, come gli ottanta euro concessi propagandisticamente dal ciarlatano Renzi a qualche milione di quasi-indigenti. Le politiche neoliberiste, grazie al ferro della cortina e al controllo armato, si potrebbero applicare senza sconti, nei tempi previsti. Fregandosene altamente delle conseguenze sociali, o della parvenza di un consenso di massa. Sotto la “protettiva” minaccia della armi nato, le controriforme si potrebbero fare da un momento all’altro, senza incontrare resistenze parlamentari o popolari. Anzi, non sarebbero più di vitale importanza un prodotto mediatico-elettorale come Renzi e un forte raggruppamento collaborazionista come il pd. Il subgoverno del paese, indipendentemente dalle elezioni, potrebbe essere direttamente affidato a tagliatori di teste professionisti, di provata fedeltà al padrone sopranazionale, come ad esempio un Mario Draghi.

Tolti di mezzo Renzi e le sue veline, resterebbero i Padoan e i Cottarelli, o quelli peggio di loro. Il dolore (della popolazione) produrrebbe più rapidamente risultati (creazione del valore finanziaria, azionaria e borsistica) e l’Italia diverrebbe in breve un paese “più moderno”, completamente riformato. Si potrebbero tagliare subito le pensioni, falcidiare i posti di lavoro nel pubblico impiego ed estendere la precarietà lavorativa alla massima ampiezza possibile. Tutto sarebbe più chiaro anche senza le solite, disgustose cantilene sulle libertà democratiche, sui diritti umani, e il re si mostrerebbe completamente nudo ma bene armato e minaccioso. Inoltre, si scongiurerebbe per lunghi anni la possibilità di una saldatura fra la Russia erede dell’Urss e il resto d’Europa. E’ per questo che la triade del male usa-nato-ue sta spingendo la situazione al limite in Ucraina? Io credo di sì.

Europa ultimo atto? di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-04-26T12:36:32+02:00da derosse
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10 pensieri su “Europa ultimo atto? di Eugenio Orso

  1. Gent.mo Sig. Eugenio mi trovo a scrivere di nuovo nel suo blog dopo averlo fatto l’ultima volta in occasione del suo intervento. Più di un anno è passato da quando vidi con gioia il post successivo alla inattività del blog e leggendo questo suo ultimo scritto ho voluto dare una voce ad una delle persone che la seguono perchè pur non essendo bravo come lei ad esporre i fatti che stanno accadendo nel mondo ed in particolare in Europa lei ha praticamente dato forma anche ai miei pensieri e condivido ogni parola di quanto ha scritto. Vorrei che questo blog fosse visitato da più persone e anche da altri attivisti che come me sono nel M5S perchè molte persone stanno perdendo il contatto con la realtà ed ho paura che saranno in molti a svegliarsi bruscamente da questo torpore indotto dai media che sembra vogliano nascondere quello che inevitabilmente dovrà accadere. So che il mio commento potrà risultare banale ma è un modo per sentirmi meno solo. La ringrazio per il suo lavoro e per ogni singola parola che con passione scrive in questo spazio virtuale. Un cordiale saluto.
    Enrico L.

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  4. Salve.
    Ho letto questo post poiché indirizzatomi da Informare per Resistere. Leggo da anni siti di controinformazione che danno una versione dei fatti contraria o differente rispetto a quelli proposti dal mainstream. Problema: da questo post traspare che, comunque vadano le cose, siamo spacciati. Siamo finiti, non c’è più niente da fare per noi. Potremmo già spararci adesso che tanto continuare sarebbe solo perder tempo. Ma allora io Le chiedo, ha qualche soluzione da proporre? Qualcosa che nel nostro piccolo possiamo fare per cercare di affrancarci da questa situazione? La risposta del “diffondere le informazioni” già la so e già lo cerco di fare per quanto posso, ma non basta. MA non voglio rassegnarmi all’idea che, tanto, è tutto finito. Che se non nascevo era meglio per me e se non nasceranno i miei figli sarà meglio per loro.
    Un saluto e attendo risposta.

    • Risposta a Tnonis
      Teniamo conto della situazione italiana e ricordiamoci del Che fare? di Lenin. Ebbene, la nostra attuale situazione è più tragica di quella russa all’inizio del novecento.
      Questi gli elementi:
      1) L’Italia è un semi-stato (mi perdoni il grande Lenin) privo di sovranità politica e monetaria, in cui i governi non eletti (elezioni ormai con il contagocce) sono in tutto e per tutto collaborazionisti della cosiddetta troika.
      2) Le linee di poltica strategica che si riflettono sui programmi dei governi collaborazionisti sono decise all’esterno, contro gli interessi vitali del popolo italiano (riflessi del fiscal compact, del mes e presto del erp).
      3) La popolazione è in larga parte idiotizzata mediaticamente, non rappresentata politicamente, precarizzata lavorativamente ed esistenzialmente, spaventata dai ricatti della grande finanza internazionalizzata (i Mercati&Investitori, che “giocano” con lo spread, il debito, la spesa per interessi).
      4) Non esiste una vera e propria élite antagonista (o meglio, rivoluzionaria), né esistono veri e propri programmi politici applicabili, alternativi a quelli neoliberisti e coerenti.
      5) La passività delle masse è un dato sconcertante, in questo paese, ma ciò dipende in buona misura dai punti precedenti (soprattutto il 3 e il 4).
      In tali condizioni, anche un Lenin resuscitato non saprebbe che fare … e non avrebbe a disposizione neppure uno straccio di forza politica (rivoluzionaria) organizzata, come il partito dei Bolscevichi. Lenin ci ha insegnato che i rivoluzionari non devono attendere che si manifestino eventi favorevoli, ma devono lavorar duro, sistematicamente, anche in condizioni difficili, per poter poi sfruttare tali eventi quando accadono. Giusto. Ma oggi, in Italia, pare che non sia possibile nemmeno questo. Al momento attuale, non vedo aggregazioni politiche nuove ed extrasistemiche in grado di organizzare, convincere, creare strutture antogoniste. Quel che vedo, in questa fase decisamente “protorivoluzionaria”, sono gruppi politici, interni o parzialmente interni al sistema liberaldemocratico (ne accettano le regole, si dichiarano “pacifisti”) che iniziano a mettere in discussione alcune cose – pur di sostanziale importanza – come la moneta unica e i trattati-capestro europidi. Spero che non lo facciano solo per la campagna elettorale in corso …
      Sono certo che “diffondere informazioni”, cosa lodevole e meritoria quanto si vuole, è troppo poco e non basta …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. A questo punto forse è il caso di paventare un conflitto, uno cald o non freddo, dove il blocco russo/cinese/brics pssa eventualmente avere la meglio. Sarebbe tragico, o so. Ma pensi un attimo alla parte buona per un attimo. L’impero capeggiato dagli Usa sta facendo flop su più fronti:
    – Siria (Bashar non lo buttano giù, e lui sta riconquistando terreno.)
    – Ucraina, sempre più territori si stanno staccando
    – Egitto (i fratelli musulmani, in tutto e per tutto alleati degli americani, sono illegali)
    – Venezuela (per quanto stiano avvenendo agitazioni di piazza, lo vede come non poratno a nulla di fatto il governo di Maduro tiene duro (mi scusi il gioco di parole)
    Da quel che mi informo, quindi, riesco a vedere che le cose stanno andando per il verso sbagliato per gli usa&alleati, mentre è la Russia a ridersela sotto i baffi. Le sanzioni danneggiano più noi che loro (vedi questione gas), si sono presi la Crimea come se niente fosse e il popolo ucraino è dalla loro parte, e potrei andare avanti moltissimo.
    Io quindi irei che i game over è prima di tutto per gli USA. Mi corregga se sbaglio.

    • Per Tnonis

      Non sarei così certo dell’imminente collasso usa e di tutta la struttura portante neocapitalistica-globalizzatrice.
      Infatti, mi sto chiedendo se la pericolosissima iniziativa a est di usa-nato-ue, che vale un esplicito attacco alla Russia, sia segno di debolezza (far presto e guadagnare terreno, perché in futuro le cose potrebbero andar peggio) o un segno di forza (siamo in grado di passare all’attacco con decisione, senza indugi.
      In Siria la situazione sul campo sembra ancora piuttosto fluida e le armi chimiche le usano i mercenari filo atlantici.
      In Venezuela Maduro sta resistendo, ma le cose sembrano andar male, anche economicamente.
      In Egitto ci sono ancora una volta i militari, che lo hanno dominato dal 1952 con o senza Nasser, con o senza Mubarak.
      Il quadro generale mi pare piuttosto incerto. Possiamo solo dire che la destabilizzazione ha funzionato a varie latitudini. Inoltre, non siamo in fase di abbandono generale del dollaro nei pagamenti internazionali. Per ora vi sono solo ipotesi o minacce in proposito. Per quanto riguarda la Crimea, mi pare plausibile che gli stragisti occidentali abbiano considerato fin dall-inizio la possibilita di perderla.

      Cordialmente

      Eugenio Orso

      • Porpiro perché siamo incerti, dal canto mio continuo a informarmi e a informare, ma non voglio perdere del tutto al speranza. Sappiamo che la storia è un ciclo che si ripete, quindi anche se dovessimo arrivare a un totalitarismo puro, esso non può essere eterno. Non c’è una fine, tutto si ripete nella storia. E siccome la vita è una, non posso che sperare, fare quel che posso al massimo delle mie possibilità e sperare che le cose prendano un’altra piega. Ma darci per vinti sarebbe davvero autoschiavizzarsi. Sono d’accordo che le cose non sono certo rosee oggigiorno, e proprio il fatto che vi sia questa incertezza di fondo fa sì che si possa ancora sperare che la mano invisibie perda il controllo.

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