I nuovi blocchi e l’Italia di Eugenio Orso

Come pensavo anni addietro, il vero avversario del blocco neocapitalistico occidentale non può essere che la Federazione Russa, che è ben più di una qualsiasi potenza regionale. Il resto, anche se in espansione economica, ha i piedi di argilla. A partire dai cosiddetti Fragile Five, cioè dagli emergenti dalla valuta debole e dai grandi squilibri sociali, come Brasile, India, Indonesia, Turchia e Sudafrica. Così anche la Cina, legata indissolubilmente alle esportazioni e dipendente energeticamente dall’esterno, grazie a un’industrializzazione forsennata, che rivelerà in futuro le sue fragilità. Piccolo particolare, la Russia può tenere testa agli usa quanto ad armamento non convenzionale. Infatti, la situazione delle sue forze armate – cinque in tutto, missili e settore spaziale compresi – è notevolmente migliorata dopo lo sprofondo degli anni novanta. SS-25 Topol, balistici intercontinentali e SS-26 Iskander tattici sono lì a dimostrarlo, suscitando l’apprensione usa-nato-ue. Gli aspetti militari e quelli dell’armamento non convenzionale sono importanti, perché per liberarsi dell’”incubo globale”, non basterà sostituire progressivamente il dollaro con altra valuta, o paniere di valute, nei pagamenti internazionali. Così com’è importante ritrovare un equilibro fra capitale e lavoro, con un ruolo di guida della politica che imbriglia l’economia finanziaria, impedendo la libertà assoluta di circolazione dei capitali finanziari che vale la loro piena supremazia. Ciò si potrà fare solo ridimensionando in modo drastico il sopranazionale (nelle mani delle élite del denaro e della finanza) e denunciando i trattati-capestro, come quelli unionisti, per riconquistare la sovranità perduta e il diritto alla protezione delle produzioni nazionali. Disponibilità di armamenti, compresa l’arma nucleare, controllo della moneta e giustizia sociale saranno requisiti essenziali per sconfiggere il mostro liberal-globalista.

Che la globalizzazione voglia dire disuguaglianze crescenti, “desertificazione” del sociale nei paesi di più antica industrializzazione, profonde divisioni nel mondo che suscitano rischi di conflitto, è fuori discussione. In simili contesti non ci può essere una vera unificazione planetaria, ma può sorgere (o risorgere) una potenza antagonista dell’ordine mondiale, globalizzato dalla grande finanza. Una potenza in grado di mostrare la strada per l’effettiva indipendenza ai popoli assoggettati, a partire dall’Europa, prigioniera dell’unione elitista. Non si tratta di aggrapparsi a improbabili e ambiziosi progetti euroasiatici, che mettono insieme carne e pesce, comprendendo anche la Cina e l’India, ma di fare riferimento alla Russia, il cui cuore batte in Europa. La Federazione Russa come contraltare dei globalisti occidentali, che controllano con pugno di ferro gli usa, la nato e la ue e tendono a espandersi a est.

Fatte le debite premesse, si può tornare alla dimensione più angusta delle questioni nazionali. L’occasione me la porge la mail di un mio corrispondente, “deluso di sinistra”. Costui ha letto i miei ultimi post favorevoli alla Russia, nello scontro con la troika globalista usa-nato-ue, e al Fronte Nazionale Francese anti-euro, anti-ue e anti-nato. Riporto di seguito il testo della mail, che fa esplicito riferimento all’incontro Obama-Renzi in Roma.

<< Come patriota però sei scarso: mentre tu berlusconianamente ti trastulli con l’oltralpina LePen, Obama, nel silenzio quasi totale dei media e come il peggiore dei mariti ubriaconi, scappa coi soldi del gas (e degli F35). Tra l’altro preziosi euri, ahimè, magari si fosse preso le lirette.>>

Segue la firma preceduta dallo storico logo della Rote Armee Fraktion, stella rossa, mitra al centro e acronimo RAF (“deluso di sinistra” sì, ma non al punto di cadere nella trappoletta pentastellata o in quella, molto peggiore, del nuovo giovanilismo iper-riformista, che avanza con Renzi).

Conviene, a questo punto, riportare una sintesi della mia risposta al suddetto, che fa lo spiritoso e mostra di essere un po’ superficiale.

L’analisi della situazione, così come si presenta, non lascia spazio alle speranze di un riscatto motu proprio per l’Italia. Le uniche speranze concrete sono legate a un’evoluzione positiva della situazione europea e internazionale. Sempre che non si voglia credere alla baggianata propagandistica della “battaglia in Europa”, per cambiare le regole del rigore contabile, durante il semestre di presidenza italiana. E’ questa la menzogna preferita dai piddini, il cui governo collaborazionista rispetta fino in fondo le regole elitiste, mentre il paese continua a sprofondare, ma contemporaneamente millanta la loro futura “ricontrattazione” da posizioni di maggior forza. Facendo credere al popolino di voler cambiare ciò che non può essere modificato, ossia l’impianto di potere unionista. Il penoso debutto di Renzi nei salotti del potere che contano, da Bruxelles a Berlino, ne costituisce la prova più evidente.

In merito al recente incontro romano di Renzi con Barack Obama, il mio corrispondente solleva con una certa ironia la questione del gas e quella degli F35, accusandomi di avere gli occhi foderati di prosciutto e di “trastullarmi” guardando all’evoluzione della situazione politica francese (come se non fosse importante anche per noi).  E’ scontato che Obama, quale emissario politico della Global class finanziaria, imponga ai “partner” di secondo piano i suoi prodotti, dagli arei militari supercostosi e di dubbio funzionamento al gas di scisto come alternativa a quello russo.

Due sono le questioni sollevate e soprattutto la seconda, trattandosi di energia, travalica i confini dell’Italia, abbracciando l’intera Europa.

1)    I cacciabombardieri di ultima (generazione) F35 Lockheed Martin acquisiti dall’Italia, sono stati ridotti a 90 esemplari (60 a decollo convenzionale e 30 a decollo corto) dagli oltre 130 previsti, e l’amerikano Obama vuole che non calino ulteriormente, o addirittura vorrebbe che aumentino. L’Italia, per gli F35, è un partner di secondo livello degli usa. Con il calo degli aerei in ordine da oltre 130 a 90, si sono ridotte le commesse all’Italia, che dovrebbe partecipare in posizione subordinata alla produzione dell’aereo yankee (l’ala e qualcos’altro). La produzione e vendita degli F35 non gioverà se non marginalmente alla malconcia industria nazionale, non produrrà nuovi e significativi posti di lavoro, ma rappresenta un costo non poco per il bilancio dello stato, trattandosi di oltre 150 milioni di dollari a velivolo. E’ chiaro che soprattutto in periodo di crisi le produzioni che contano e le tecnologie più evolute tendono a concentrarsi nel o nei paesi più forti, mentre la periferia che non conta subisce un processo di “desertificazione” industriale e di competenze di alto livello. Buona, al più, per estrarre risorse e forza lavoro a basso costo. A questa logica risponde Barack Obama, essendo il rappresentate politico più in vista del grande capitale finanziario. 

2)    Il gas di scisto nordamericano potrà diventare un’arma usa nel confronto geopolitico con la Russia. Il nuovo confronto est-ovest, scatenato dai globalisti occidentali, si articola su alcuni livelli. Essenzialmente i seguenti. A] Quello militare, “disturbando” con l’operazione euromaidan lo schieramento difensivo russo delle truppe e dei missili balistici tattici Iskander-M (eredi degli SS-23 , con 400 km di gittata), favorendo l’avvicinamento nato alle frontiere russe di qualche centinaio di chilometri, grazie allo stato-fantoccio ucraino. B] Quello della cosiddetta guerra dei gasdotti, scoppiata con il confronto fra il South Stream, che porta in Europa occidentale il gas russo bypassando Ucraina e Turchia, e il contrapposto Nabucco che segue la linea Turchia-Austria. Ricordiamo, in relazione al South Stream, il memorandum d’intesa Eni-Gazprom della metà del 2007 e l’evidente interesse italiano in proposito. Sempre più importante e incombente diventa il piano ordito dagli usa, con il supporto canadese, di sostituire il gas russo in Europa con il proprio “gas di scisto”, ottenuto dalle argille. Ciò comporterà uno sconvolgimento senza pari dell’ambiente naturale (in ciò la “green economy” di Obama?) e minori costi per i produttori con la prospettiva di grandi introiti. Enormi navi attraverseranno l’Atlantico per portare il gas in Europa, che dovrà provvedere ai rigassificatori per il gas americano … La Russia rischierà di esser tagliata fuori e per vendere il gas, che costituisce parte significativa delle sue esportazioni, dovrà volgersi sempre più a oriente, cioè all’Asia e alla Cina. Vi sarà un serio problema di dipendenza energetica dell’Europa dagli usa, che da tempo, con l’appendice canadese, investono a tale scopo miliardi di dollari. Il gas di scisto nordamericano sarà disponibile, in grandi quantità, fra qualche anno. Più a breve è disponibile il gas iraniano in alternativa a quello russo, nella prospettiva di “diversificazione delle fonti d’approvvigionamento” che gli usa vorrebbero si affermasse in Europa. E’ sicuramente per tale motivo che non si parla più, con una certa insistenza, di bombardamenti sull’Iran e di minaccia nucleare iraniana. La demonizzazione dell’Iran è per ora cessata, poiché il vero, il più insidioso nemico dell’”impero del male” global-finanziario sono i russi. Se i tedeschi – presunta locomotiva d’Europa – vanno cianciando che non c’è “alcuna alternativa ragionevole” al gas russo, non perfettamente allineati con gli usa, è perché dipendono per il 35% delle forniture (cito la percentuale a memoria, ma non vorrei sbagliare) proprio dalla Russia.

Per lo stato di prostrazione della popolazione italiana e per il fatto che l’Italia è ormai un paese interamente occupato, retto da collaborazionisti fra i più miserabili della storia umana, la posizione italiana nello “scacchiere” europeo non può essere autonoma e non può tener conto dell’interesse del paese. Renzi è il saltimbanco dei poteri esterni, costretto a barcamenarsi fra Obama, Merkel e unione europide, senza scontentare nessuno. Così, Obama può imporre all’Italia l’acquisto degli F35 e in prospettiva il “suo” gas, danneggiando sia l’Italia sia la Russia.

Riversare qualche speranza sul Front National, in Francia, e sulla Federazione Russa che resiste a est, non vuol dire “trastullarsi”, come pensa il mio spiritoso corrispondente, ma semplicemente riconoscere lo stato comatoso in cui versa il paese, ormai completamente desovranizzato, e fidare che eventi esterni positivi possano contribuire alla sua liberazione.  

I nuovi blocchi e l’Italia di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-03-29T18:23:36+01:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.