Berkut, la fiamma tricolore e l’Emiro dell’Afghanistan di Eugenio Orso

Беркут (berkut), l’aquila reale. La fiamma tricolore del Front National. Due simboli dell’Europa che resiste alle élite del denaro e della finanza occidentali. Occidente, così come s’intende oggi, non è Europa, ma la sua negazione. L’unione sopranazionale della moneta unica a debito non è l’Europa, ma il suo doppio maligno. Tutto ciò dovrebbe essere ben chiaro. Chi è il nemico principale e chi lo combatte. In Russia c’è stato ed è tuttora in corso un conflitto sotterraneo con una parte dei locali oligarchi, veri e propri “globalisti” orientali. Anche su questi contano gli usa per destabilizzare la Federazione Russa. In Francia un partito con radici e consensi nel paese, che ha un piede dentro il sistema, si appresta a sconfiggere gli euroservi politici del psf e dell’ump, e forse a dare una spallata improvvisa all’attuale governo eurosocialista. Questo Fronte raccoglie anche il voto operaio, mentre i comunisti o si sono estinti o sono diventati dei fossili. Altre resistenze francamente non ne vedo. Ne consegue che Russia e Francia sono le nostre sole speranze. Tant’è che il serpente Obama minaccia l’uso dello strumento militare nato – rasentando la peggior follia guerrafondaia – nel caso che la Russia non ceda all’aggressore (cioè a lui) in Ucraina e in Crimea. Vorrebbe che la Russia si lasci circondare e infiltrare senza opporre alcuna resistenza. C’è da credere alle minacce di un Obama senza scrupoli, vista la lunga sequenza di crimini, dalla Serbia alla Siria, passando per la Libia. Anche per questo motivo la nomination per il nobel per la pace a Putin, che agisce in modo assennato per evitare la guerra, ci sta tutta. Marine Le Pen, da parte sua, chiama a raccolta le forze sane, in Europa, per resistere al mostro unionista, nella prospettiva di abbatterlo. Lo farà entrando nella tana del lupo, cioè nel parlamento europoide. Putin e Le Pen. Altre speranze, soprattutto noi italiani, non ne abbiamo.

I figli di puttana della sinistra prona davanti al capitale finanziario, che lavora per toglierci anche l’aria, gli adoratori dei mercati e del sopranazionale, minacciano sciagure se non ci si forzerà a “amare” l’unione europoide. Qui, in Italia, giocano sulla paura e senza alcun pudore minacciano la popolazione. Dice ad esempio Serracchiani della direzione piddina che ”Ogni volta che si disprezza l’Europa, si dovrebbe ricordare che la Crimea non è così lontana e che sono passati solo 15 anni da quando la Nato bombardava Belgrado” (http://www.imolaoggi.it/, UE, Serracchiani minaccia: chi ne parla male ricordi che Crimea non è lontana). I padroni dell’infame Serracchiani sono pronti a bombardarci come a Belgrado? Evidentemente sì, e c’è da credergli quando minaccia gli italiani. Tuttavia meglio morire sotto le bombe di questi assassini che morire schiavi, più lentamente, nell’inedia.

L’Emiro dell’Afghanistan, oggi, è infinitamente migliore del nuovo imperialismo privato finanziarizzato, più di quanto lo era l’Emiro originale, ai tempi di Marx, Engels e delle guerre anglo-afghane, nei confronti del suo nemico. Cioè l’imperialismo britannico, fase suprema del capitalismo secondo Lenin. Se non altro, oggi il nuovo Emiro è più cosciente del suo ruolo nella storia e più ben disposto alle alleanze. Basterebbe appoggiarlo nella lotta contro il nemico principale, che è lo stesso per tutti. I veri reazionari, quelli che difendono vigliaccamente in qualità di servi lo status quo neocapitalistico (e da noi anche europoide), sono in gran parte schierati “a sinistra”, marciume neoliberale che predica diritti umani, democrazia fasulla e crescita impossibile. Sono tutti adoratori del mercato, più o meno scopertamente, quale nuovo vitello d’oro e moderno Baal che esige sacrifici umani. Appoggiano le guerre neoimperialiste e le false rivoluzioni, come quella ucraina del Maidan. Opportunisti senza dignità e traditori del loro stesso popolo. Sanno bene che l’unione è soltanto un potente strumento di dominazione, non un progetto per unire i popoli europei. In Francia l’hanno capito in molti, punendo il psf nelle recenti amministrative. In Italia, questi infami si chiamano partito democratico, ma la condizione di prostrazione degli italiani è tale che la maggioranza sembra non capire. Lo capirà quando sarà troppo tardi?

Berkut, la fiamma tricolore e l’Emiro dell’Afghanistan di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-03-26T11:45:36+01:00da derosse
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