Anatomia del governo Renzi di Eugenio Orso

Analizziamo quest’oggi, seppur in modo sintetico, non troppo scientifico e sicuramente poco ortodosso, l’anatomia del governo Renzi. L’indagine ci pare opportuna e interessante, trattandosi di un organismo complesso, se non proprio evoluto, posto senza elezioni politiche alla guida dell’Italia.

Dunque … in primis possiamo notare che c’è la presenza minacciosa all’economia e finanze, che si distacca da tutto il resto, di Padoan Car Carlo, pardon … Pier Carlo, ex dell’ocse e del fmi, e di Cottarelli Carlo, ex fmi dove ha girato vari dipartimenti, che cura i tagli alla spesa sociale e ai servizi pubblici. Cottarelli, con tanto di spending review, è stato portato di peso da Renzi a Palazzo Chigi. Padoan è quello per cui il dolore dei popoli, alimentato dalle politiche neoliberiste e antisociali, sta producendo risultati … positivi per solo il capitale finanziario, ci possiamo scommettere. Un sadico, un torturatore sociale e un bastardo, ottima sponda governativa per le élite. In lui ideologia neoliberista e marchese De Sade si fondono inestricabilmente. Cottarelli, invece, con un ruolo non da ministro, ma da “censore” e potatore di spesa, è quello che vi renderà più costoso e difficoltoso persino prendere l’autobus, o la corriera. I due figuri in questione – soprattutto Padoan, all’economia e finanze – costituiscono una garanzia per le onnipotenze esterne che controllano il programma di governo, pilotandolo a loro piacimento.

In secundis, ci sono gli importanti aspetti del marketing politico, dell’immagine e degli annunci, curati da Renzi Matteo in persona, che in questo ruolo è addirittura esuberante e si trova perfettamente a suo agio, e dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, nonché segretario del consiglio dei ministri Del Rio Graziano. Quello che furbescamente ha ventilato la possibilità di tassare di più i bot della pensionata, senza però ucciderla, e che dopo aver tirato il sasso – tastando il polso e valutando le reazioni – ha nascosto la mano. Più venditor-teatrante Renzi Matteo, più misurato e meno appariscente Del Rio Graziano. I due si completano a vicenda, un po’ come il gatto e la volpe nella fiaba di Pinocchio. I 3 restanti sottosegretari alla presidenza del consiglio, Lotti Luca, Gozi Sandro e Minniti Domenico, sono, rispettivamente, “consigliere” di Renzi, ex assistente di Prodi, politico di fede dalemiana, così, tanto per rappresentare un po’ tutti i collaborazionisti europoidi.

Procedendo in ordine sparso, c’è pure il sotto-settore degli indagati, ai livelli più bassi, quelli dei sottosegretari e dei viceministri. Indagati che non possono mancare, anche se alla guida del governo non c’è più Berlusconi. Ad esempio Barracciu Francesca, vincitrice delle primarie in Sardegna, ma indagata per le spese pazze nella sua regione. Ci sono però gli altri sottosegretari e viceministri – quelli non indagati – che sono numerosi e soddisfano necessità cencelliane, dando qualcosa anche ai partitelli di governo che affiancano il pd, oppure garantendo un posticino a coloro che non gliel’hanno fatta a diventare ministri. Ad esempio, il liberal fiorentino eurounionista sfegatato Pistelli Lapo, anche lui del pd. In tutto, indagati compresi (che mi pare, sono solo quattro gatti), una quarantina fra sottosegretari e viceministri.

Ultimi ma non ultimi, almeno formalmente, tutti i ministri dell’esecutivo Renzi diversi da Padoan Carl Carlo, pardon … Pier Carlo. In tutto 15, escluso quello che “il dolore sta producendo risultati”, fra i quali 3 senza portafoglio (meglio non darlo a una come Madia Maria Anna …). Questo è l’ampio settore che qualcuno ha ironicamente e opportunamente definito “Peppa Pig”, o più precisamente “il governo di Peppa Pig”. Altri si limitano a dire che si tratta di personaggi di profilo modesto, e alzano il sopracciglio. Ve la vedete la Pinotti Roberta alla difesa, che ormai ha l’aspetto di una massaia un po’ appesantita, trattare con gli squali del dipartimento della difesa usa? Oppure Mogherini Federica, agli affari esteri, che incontra, in momenti drammatici di confronto est-ovest, niente di meno che Sergej Lavrov, ministro degli esteri della Federazione Russa? Certo, Lavrov non è il Molotov di Stalin, quello del patto con Ribbentrop di Hitler, o l’indimenticabile Andriej Gromyko, il “Mister Niet” di Breznev agli esteri per una vita. Eppure, quest’onesto ex diplomatico nello Sri Lanka ed esperto di Relazioni Internazionali, davanti alla Mogherini farebbe la figura (almeno) di un Ottone di Bismark, che era cancelliere e non ministro degli esteri, ma non importa … Per non parlare di Madia Maria Anna, semplificazione e pubblica amministrazione, o di Boschi Maria Elena, riforme costituzionali e rapporti con il parlamento, che sono indubbiamente due belle fighe (soprattutto la seconda), ma finisce lì. E infine, un Franceschi Dario dove lo mettiamo? Ai beni e attività culturali e turismo, volendo evitare le battute pesanti …

Riassumendo, abbiamo visto, sia pur in estrema sintesi, la complessità di un organismo come quello del governo Renzi. Ma ora, per comprendere come funziona, dobbiamo metaforizzare un po’, valendoci di riferimenti squisitamente anatomici.

Se Renzi è il cuore riconosciuto dell’organismo, Del Rio è l’aorta che parte dal cuore, cioè, allegoricamente, dal ventricolo sinistro di Renzi. Gli altri sottosegretari alla presidenza del consiglio sono posizionati nelle valvole e valvoline del cuore, ossia di Renzi stesso. 15 ministri su 16 – quelli di “Peppa Pig”, escluso Padoan che fa discorso a sé – sono stomaco, visceri, frattaglie, utili ma non “nobili”, considerato il modesto profilo che esprimono. I viceministri e sottosegretari, una quarantina ivi compresi gli indagati, sono, con licenza parlando, il culo e l’apparato urinario, e quindi hanno pur sempre la loro bella funzione di escretori. Ma sorprendentemente il governo Renzi, pur avendo un cuore e svariati organi interni, non ha un vero cervello tutto suo. Tanto cuore e niente cervello, si potrebbe ironizzare. Sveliamo l’arcano. Qui entra in gioco Padoan, il quale “sa cosa deve essere fatto”, a detta del (non troppo) sibillino Olli Rehn. Perché Padoan, mentre Cottarelli sforbicia forsennatamente la spesa, è l’apparecchiatura di trasmissione che trasmette gli ordini provenienti dall’esterno, non permettendo che si sfori allegramente il 3% deficit/ pil, o che si pensi seriamente a qualcosa di diverso dalla riduzione del debito pubblico. Così, se Renzi che ha un gran “cuore” non bada troppo alle coperture, e più di qualcuna gli può sfuggire, Padoan dovrà intervenire, freddamente e fiscalmente (nello spirito del fiscal compact), perché tale è la sua funzione. Se non si ha un cervello proprio, dietro c’è quello di qualcun altro, e così è nel caso di quell’organismo complesso, anche se non troppo evoluto, che è il governo Renzi.

Anatomia del governo Renzi di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-03-19T16:55:37+01:00da derosse
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