Lo spettacolo del governo demoeuropoide inscenato dai collaborazionisti pd. Personaggi e interpreti di Eugenio Orso

Quando affermo che l’Italia, vista così com’è oggi, non ha speranza di riscatto con le proprie forze e che solo eventi esterni di grande portata potranno salvarla – o distruggerla completamente, se negativi – non credo di sbagliare.

Dobbiamo sperare in una vittoria russa nel confronto geopolitico con gli usa+nato+ue (l’ultimo addendo può andare affanculo, come dicono gli stessi americani). Dobbiamo sperare che altri, in Europa, si ribellino all’eurolager e ripristino la sovranità nazionale provocando un salutare “effetto domino” (segnatamente, la Francia). Altre speranze per noi, nel breve-medio periodo, sinceramente non ne vedo.

In Italia si mette in scena un tristo spettacolo subpolitico a cura dei collaborazionisti degli occupatori del paese, veri registi e produttori. Un film che non finirà mai, se la storia non ci darà un robusto “assist”, con il prevalere russo nell’est europeo, o la vittoria dei nazionalsovranisti della Le Pen in Francia. O tutte e due le cose insieme, ma sarebbe troppa e immeritata grazia per gli italiani. Come spesso accade, causa propaganda sistemica usa+nato+ue (l’ultima affanculo, secondo Victoria Jane Nulan) le cose si rovesciano nel loro contrario, e gli italiani rimbecilliti non capiscono il trucco. Quelli che dovrebbero essere i buoni diventano i cattivi, grazie ai media nazionali e occidentali, e “l’impero del male”, culla della democrazia e dei diritti umani, porta la libertà fomentando la guerra. Vale ancora, per noi, ciò che ha scritto nel 1948 l’ottimo George Orwell, e cioè l’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù, come accade in quel grande “stato canaglia” che è l’immaginaria Oceania di 1984. I Winston Smith di oggi sono sempre più rari, soprattutto in Italia, dove funziona a dovere l’omologazione/ lobotomizzazione, non marxista o Socing orwelliana, ma squisitamente neoliberista-europide. Qui, il complesso di forze dedite a propaganda e disinformazione, degno sostituto della psicopolizia di Oceania, non incontra rivali, mentre i Prolet contemporanei sembrano non avere scampo, né coscienza della loro condizione.

Tornando allo spettacolo subpolitico nazionale, cerchiamo nel seguito di individuarne i principali personaggi e interpreti. Più che attori protagonisti, costoro sono servitori peggiori dei vecchi banderisti. Sono le caricature minori e vigliacche di un Stepan Bandera, collaboratore galiziano dei nazisti, che almeno prese iniziative sgradite ai tedeschi (nuovo stato ucraino di Leopoli) e per questo fu dagli stessi incarcerato. I personaggi e interpreti del collaborazionismo italiota non prenderebbero mai simili iniziative, sgradite ai loro padroni usa+nato+ue, rischiando così la poltrona, il posto al sole sul set e forse il collo.

Il protagonista e capostipite, se non altro per l’età avanzata e il lungo tragitto “politico”, infarcito di voltafaccia e di cambi di casacca, è Giorgio Napolitano. Secondo alcuni il vero capo del pd, sicuramente il presidente “onorario” a vita senza alternative. La sua funzione di basista, nel trasformare una democrazia liberaloide malfunzionante in dittatura indiretta della classe euroglobale, è ben nota. Da Monti a Letta, fino a Renzi che ha fatto da poco irruzione sulla scena. Probabile che il perfido vegliardo abbia in serbo qualche altra sorpresa, in caso di fallimento di Renzi e di rapido declino della sua immagine mediatica. L’obiettivo è evitare il più a lungo possibile le elezioni, in nome di una fumosa “stabilità”, infarcita di politiche del rigore, che rassicuri i Mercati. Napolitano è garanzia di continuità da una puntata alla successiva, da Monti a Renzi. C’è sempre, almeno sullo sfondo, e non muore mai. Forse aspetteranno che muoia, o lo faranno uccideranno, o più semplicemente e realisticamente lo pensioneranno. Chi?  I registi usa-nato-ue, naturalmente, perché il “serial” subpolitico possa rinnovarsi e continuare. Il suo sostituto? La parte potrà essere offerta a Draghi, in uscita dalla bce, ma potrebbe tornar utile, ancora una volta Mario Monti. Tanto gli italiani che assistono allo spettacolo – ridotti peggio dei Prolet di Orwell – hanno memoria corta e ben poco discernimento.

Renzi, giovin attore, è il colpo mediatico assestato con la puntata in corso. Anche se si è mangiato il “fratellino” maggiore Letta, l’ha fatto a fin di bene. Non il nostro bene, naturalmente, ma quello dei registi dello spettacolo che gli hanno dato la parte. Due i suoi punti di forza, per i quali buca lo schermo. 1) L’attivismo sfrenato che dimostra alla guida del governo mette in ombra persino l’aumento della tasi e quello delle accise che colpiscono la benzina. Non importa se la nuova legge elettorale è passata a metà, escludendo il senato, la cui abolizione è solo annunciata in una legge non costituzionale, perché finalmente c’è la legge elettorale, per suo attivismo e merito … con Berlusconi, però, a fargli da spalla. Renzi visita persino le scuole in rovina, promettendo di aggiustarle, finge di essere ancora un sindaco e fissa uno scadenziario per i provvedimenti governativi, da realizzare a stretto giro di posta. Non importa quali potrebbero essere i concreti effetti economici e sociali di tali provvedimenti, perché la sua è una nuova e più “intelligente” politica degli annunci. Ciò che non è mero annuncio, è controriforma a scapito della popolazione e dei lavoratori (JobsAct e precarietà in entrata), e l’abilità del giovin attore sta appunto nel farla percepire come il contrario di ciò che è (ridurrà la disoccupazione, soprattutto quella giovanile). 2) La capacità di parlare come un vero “innovatore” e “riformista radicale” (orribili espressioni, ma è questo ciò che superficialmente si percepisce), nascondendo intenzioni ultraliberiste che forse neanche i suoi predecessori nella parte, Monti e Letta, covavano. Durerà fin tanto che lo spettacolo avrà alti indici di gradimento, situazione socioeconomica delle masse permettendo.

D’Alema. E’ questo un vecchio attore che ha avuto una parte di coprotagonista nel drammatico serial sul Kossovo e la Serbia, ma sta “lavorando” ancora. Anche lui come Renzi, del quale sulla scena è avversario, si fa in quattro per il nostro male. Una particina ci sarà sempre anche per lui, visti i meriti pregressi. Ha concesso le basi per i bombardamenti sulla Serbia e sul Kossovo, ai quali ha partecipato anche l’Italia.

Bersani. Su costui non c’è molto da dire. E’ un protagonista mancato e messo da parte. La sua vocazione è piuttosto quella del caratterista (piuttosto sgangherato). Non ha soddisfatto le attese dei registi, che l’hanno messo fuori dal cast di governo. Poi gli è preso l’ictus, sul viale di un rapido tramonto.

Cuperlo rappresenta gli apparatčik del pd. Si è opposto fintamente a Renzi nel “trailer” chiamato primarie, che già annunciava il rinnovato serial del giovin protagonista. Gli apparatčik del pd sono tutti ancora lì, godono di buona salute, ma se ne stanno prudentemente nel backstage, perché il loro gradimento è crollato. Ma sono sempre pronti, nel caso i registi li chiamino, a uscire dall’ombra.

Civati, nello sceneggiato, è una finta “primula rossa”. Di rosso costui ha solo i capelli. E’ un giovane mentitore di bell’aspetto, con la faccia pulita e la coscienza sporca, tendente al nero. La sua è una particina ingrata, che potrebbe esporlo allo sputtanamento. Finge di opporsi al protagonista, lo critica ”da sinistra”, invoca le elezioni per legittimare con il consenso popolare il nuovo esecutivo, ma poi, al momento opportuno, con un colpo di scena teatrale (e un finto referendum in rete) si rimangia tutto, votando la fiducia a Renzi in parlamento. Con la fiducia al governo del pd non si scherza, è richiesta l’unanimità, altrimenti fuori dalle palle! E poi … Renzi ha già vinto le primarie per la segreteria del partito, a che serve votare ancora? Civati è quello che deve recitare la parte del poliziotto buono, per attirare i gonzi identitari “di sinistra”, per trattenere i delusi dal pd e per irretire gli ex sostenitori (e parlamentari) di m5s. Dopo aver abbassato la testa e votato la fiducia al governo Renzi – ingrata parte! – Civati ha persino proposto di costituire gruppi parlamentari misti, con il sel, la sinistra pd e gli espulsi da Grillo, tanto per intorbidare ancor di più le acque e arrampicarsi sugli specchi. Civati resterà sulla scena (e nel pd) perché anche lui, nel suo piccolo, è utile ai registi.

Per oggi basta. Non ce la faccio più a descrivere tutta questa merda subpolitica da tele-spazzatura, giunta all’ennesima puntata … Messo davanti a una scelta drammatica, preferirei guardarmi le repliche di Amici, con Maria De Filippi!

Lo spettacolo del governo demoeuropoide inscenato dai collaborazionisti pd. Personaggi e interpreti di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-03-05T18:48:32+01:00da derosse
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