Considerazioni sugli sviluppi della situazione ucraina di Eugenio Orso

Ora che il blitz atlantista supportato dalla falsa Europa dell’unione si è consumato, destabilizzando i “Balcani profondi” in un’accelerazione del confronto con la Federazione Russa, si possono fare alcune considerazioni sui futuri sviluppi in quel “quadrante geostrategico”.

Le notizie di ieri e di oggi mostrano una Russia molto prudente e responsabile, che cerca di riprendere l’iniziativa senza alimentare venti di guerra. Le manovre militari annunciate da Putin, con cento e cinquanta mila uomini impiegati ai confini dell’Ucraina, altro non sono se non un monito rivolto all’aggressore occidentale, che gioca sempre più sporco, e ai suoi fantocci ucraini. In Crimea, dopo la minaccia della minoranza tatara pro Kiev, milizie locali di autodifesa hanno occupato, nel capoluogo Sinferopoli, i palazzi del governo e del parlamento locali, prendendo il controllo, a stretto giro di posta, anche degli aeroporti di Belbek (nei pressi di Sebastopoli) e di Sinferopoli, per bloccare sulle piste il possibile afflusso di mercenari atlantisti pro Kiev. Come ci si poteva aspettare, il nuovo ministro degli interni ucraino, Avakov, ha accusato Mosca d’invasione armata, deformando la realtà.

A questo punto, potrebbe esserci la possibilità che la crisi ucraina, ancora in pieno corso, si risolva non con una sanguinosissima guerra civile, ma con la concessione di un’ampia autonomia da Kiev – quasi l’indipendenza – alla Crimea russofona e a Sebastopoli, base navale della flotta russa nel Mar Nero. Il parlamento di Crimea, dopo aver “licenziato” il governo della repubblica autonoma, ha indetto per il 25 di maggio un referendum proprio su questo tema. In tal caso, si scongiurerebbe lo spettro di un’altra Jugoslavia, e forse lo scoppio di un conflitto ancor più esteso in Europa. Naturalmente ci dovrebbe essere un accordo, magari stipulato sottobanco, fra gli americani da una parte e la Federazione Russa dall’altra, con o senza qualche coinvolgimento dell’unione europea. Gli usa sono la nato, manovrano l’onu e l’unione europea può andare affanculo, come ha chiarito in una telefonata con l’ambasciatore usa in Ucraina, Pyatt, la sottosegretaria del dipartimento di stato americano, Victoria Nulan. Ciò comporterebbe, di riflesso, un accordo stabile fra i fantocci filo-occidentali di Kiev e i legittimi rappresentanti del popolo di Crimea.

L’ipotesi precedente allontana la prospettiva di una guerra civile in Ucraina, dagli esiti imprevedibili per l’Europa e il mondo intero. Ci sono, però, altre ipotesi che si possono “ragionevolmente” fare.

La seconda ipotesi è che in seguito ad una secessione della Crimea, confortata dalla presenza militare russa a Sebastopoli, altri Oblast orientali e meridionali, tipicamente russofoni, seguano la stessa strada. Pensiamo al Donbass, o bacino del Donec, pensiamo all’Oblast di Odessa. Con la Crimea e Sebastopoli, gli Oblast di Doneck e di Luhansk, confinanti con la Russia, e l’Oblast di Odessa, confinante con la Moldavia sono sicuramente “papabili” per la secessione dall’Ucraina. In tal caso, il territorio che manterrebbe un forte legame con la Federazione Russa si amplierebbe, e l’Ucraina mutilata perderebbe alcune delle sue regioni più ricche, o meno povere. La popolazione dei predetti territori, in buona parte russa o russofona, è di circa dodici milioni, cioè poco più di un quarto dell’intera popolazione ucraina. Ma potrebbe non finire qui, perché il sud russofono comprende anche l’Oblast di Cherson, quello di Zaporižžja e quello di Mykolaïv, per oltre quattro milioni di abitanti. Questo percorso, che potrebbe essere letteralmente “di guerra”, pare scontato poiché i russofoni vogliono la vicinanza con Mosca e, intelligentemente, l’aiuto concreto della Federazione Russa, in grado di fornire energia a prezzo scontato e prestiti (fino a 15 miliardi di dollari a tasso agevolato, offerti da Putin all’intera Ucraina) per far fronte alle esigenze della popolazione. Gli “occidentali” ucraini, invece, odiatori di Mosca e nazionalisti fanatizzati, si mettono nelle mani del vampiro, ossia del fondo monetario internazionale, che concede prestiti solo a fronte dei famigerati “aggiustamenti strutturali” per “l’apertura al mercato”, che implicano nuova disoccupazione, tagli allo stato sociale, ulteriore impoverimento del paese. Difficile che la secessione di tanti territori ucraini avvenga in modo totalmente pacifico, non producendo scontri, faide, morti, combattimenti fra gruppi secessionisti filo-russi e gruppi armati filo-atlantici e nazionalisti ucraini. La situazione potrebbe sfuggire di mano sia ai tagliagole americani-nato, sia ai più ragionevoli russi.

La terza ipotesi, che integra la seconda peggiorandola, è più terrificante, perché alla secessione dei territori ucraini sud-orientali, a maggioranza russofona, potrebbe aggiungersi una sanguinosa lotta fra ucraini e russofoni per il controllo di Oblast misti. Come ad esempio quello di Dnipropetrovs’k, che ha circa tre milioni e mezzo di abitanti, con l’omonima città capoluogo di ben un milione di abitanti. Si tratterebbe di una guerra civile in salsa libanese, perché il capoluogo dell’Oblast ha grossomodo la popolazione di Beirut. E’ chiaro che aumenterebbero i rischi anzitutto di una cronicizzazione della guerra civile, con maggiori probabilità che il conflitto superi i confini del paese. Ma non finisce qui, perché si possono formulare ulteriori ipotesi, in caso di conflitto interno all’Ucraina. Odessa è russofona e confina con la Moldavia, repubblica ex sovietica indipendente dall’agosto del 1991, con oltre tre milioni e mezzo di abitanti e dominata dai rumeni. Nel 1992 c’è stata la guerra innescata dalla secessione della Transnistria da Chişinău, fatta finire, poi, dai russi. La Transnistria, popolata da russi e da popolazioni ostili ai rumeni, è una repubblica di fatto indipendente non riconosciuta dall’onu. Una situazione di forte instabilità in Ucraina, la secessione degli Oblast russofoni come Odessa e cenni di guerra civile, potrebbero drammaticamente riaprire la questione della Transnistria, mai definitivamente risolta. In tal caso, si affronterebbero il nazionalismo ucraino, il nazionalismo russo e quello rumeno.

Come si nota, i possibili sviluppi della situazione ucraina potranno riservare nel prossimo futuro molte, sgradevoli soprese. Un eventuale conflitto intestino, soprattutto se prolungato, difficilmente esaurirà i suoi effetti all’interno di quel paese.

Considerazioni sugli sviluppi della situazione ucraina di Eugenio Orsoultima modifica: 2014-02-28T18:11:14+01:00da derosse
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